13/03/2026
Lèp, tutelare la separazione dei poteri votando «NO». Il Movimento di azione civica libertà è partecipazione: «Il voto al referendum è politico, non tecnico»
DOCUMENTO POLITICO SUL REFERENDUM COSTITUZIONALE
22 e 23 MARZO 2026
Lèp, in questi tempi bui per la Repubblica, con la Costituzione sempre sotto attacco, dopo una lunga consultazione con la base del mondo cattolico e associazionistico, ha deciso di votare
NO
al prossimo referendum Costituzionale. Il Movimento di azione civica «Libertà è partecipazione» non coinvolge con questa decisione le sue Scuole, ognuna autonoma e indipendente, libere di decidere come agire sul tema, ma solo gli iscritti e i simpatizzanti, che agiranno nella società civile per sostenere il
NO
La decisione è fondata e frutto di studi approfonditi e consultazioni con esperti dei vari blocchi. Al termine del percorso, ci è chiaro che la riforma costituzionale del prossimo 22 e 23 marzo non è tesa al bene comune o alla risoluzione dei problemi della giustizia, ma a un preordinato piano politico per assoggettare uno dei poteri dello Stato all’Esecutivo. Già il Parlamento, il potere legislativo, a causa della norma elettorale attuale, non è eletto, scelto dai cittadini, che nemmeno li conoscono i parlamentari, ma nominato da ristrette oligarchie di partito – questi si che devono essere regolati come dice la Costituzione – dove non vincono i migliori o il merito ma i rapporti di affiliazione, parentela o dipendenza. In forza di ciò la funzione legislativa è sottomessa al Governo di turno. Se cadesse nelle mani del Governo anche la funzione giudiziaria, nel nostro Paese non ci sarebbe più un argine al potere di chi siede a Palazzo Chigi, chiunque sia. Perciò il referendum costituzionale non è un mero provvedimento tecnico ma un progetto politico del Governo per subordinare e sottomettere la magistratura
Nel merito delle questioni, c’è molta aria fritta sul tema:
1) Il fascismo non centra nulla con la separazione delle carriere, l’attuale conformazione della magistratura era preesistente alla riforma Grandi del 1941, realizzata tra l’altro in tempo di guerra. Il fascismo controllava i giudici attraverso i provvedimenti disciplinari, il controllo delle carriere ecc ecc. E soprattutto attraverso il regolamento giudiziario che prevedeva che i magistrati erano sottoposti alla «direzione» del ministro di Grazia e Giustizia e lo faceva da prima dl 1941. Fu Palmiro Togliatti, mentre era guardasigilli, d’intesa con Alcide De Gasperi ad eliminare la parolina, sostituendola con «vigilanza», ancora oggi attuale, liberando i magistrati dal cappio del Governo;
2) Le correnti per come le raccontano i media sono un obbrobrio: una degenerazione inventata da tale Palamara, poi destituito dall’Ordine Giudiziario, che con lui sono morte e nulla hanno a che fare con la realtà. Le correnti di pensiero sono legittime, nessuno vuole che sia negata la libertà di pensiero a nessuno: ai magistrati come ai parlamentari come ai semplici cittadini, eccetto il Governo. Come un obbrobrio è il sorteggio: vorreste mai vedervi negata una carica o una funzione lavorativa perché siete sfortunati a tombola;
3) Il Csm non è un organo amministrativo, i magistrati non sono prefetti, pur nobile funzione, ma sono un potere dello Stato con speciali guarentigie. Il Csm è un organo di rilievo costituzionale;
4) La riforma non riguarda in alcun modo il bene comune e il miglioramento della funzione giudiziaria o della giustizia civile. Non tocca per nulla questi temi: sono solo soldi spesi per mettere sotto controllo i magistrati. Sarebbe bene che il Governo e la Meloni utilizzassero questi fondi – la stima del costo della riforma è di settanta milioni euro, secondo la rivista Giustizia Insieme - per il bene comune e per gli italiani in particolare, per un servizio come la Sanità, a esempio. Ci sono tante cose da fare e i magistrati sono un pilastro del Paese. Ci sono problemi gravi come la sanità e le mafie, su cui il governo dovrebbe impegnarsi, ma si dimentica la sua missione;
5) La separazione delle carriere è già nei fatti e non si capisce a cosa serve vietare assolutamente i cambi di funzione. E nemmeno si capisce a che serve fare due concorsi per magistrato e pm? Il pm magistrato e non avvocato, garantisce i cittadini. Considerata anche la qualità dell’avvocatura in alcune zone del Paese. Nessuno vuole un avvocato come pubblica accusa. E’ bene tenere presente che in Francia la carriera del magistrato è unica, contrariamente a quanto si dice. La differenza è che il pm è sotto il controllo del ministro. Vi sentireste tranquilli a sapere che è un politico che decide la causa con vostra moglie o con vostro marito?
6) Lo sdoppiamento del Csm non migliora l’attività disciplinare, ma crea solo un doppione con maggiori spese e incarichi da conferire. Il Governo utilizzasse i soldi degli italiani per gli italiani e non per foraggiare politici, politicanti o amici;
7) La riforma costituzionale in definitiva smonta la Costituzione – l’unico baluardo dei cittadini dalla nascita della Repubblica - e ha come obiettivo la difesa della politica, spesso corrotta, e la concentrazione del potere nel Governo;
Per tutti questi motivi Lèp vota NO e farà campagna per il NO
ROMA, 5 MARZO 2026
I PORTAVOCE NAZIONALI