Commissione Pari Opportunità - città di Caserta

Commissione Pari Opportunità - città di Caserta Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Commissione Pari Opportunità - città di Caserta, Servizi sociali, Comune di Caserta, Caserta.

07/09/2026
20/08/2026

L'avvocata e senatrice: «La legge Codice Rosso è salvavita, ma non sempre viene applicata bene. Ci sono ritardi, sottovalutazioni e misure blande»

Una morte annunciata
20/08/2026

Una morte annunciata

Tania Terrin, 39 anni, è stata soffocata sul divano della sua casa dall’ex Dino Keber, 43 anni. Dopo averla uccisa, l’uomo si è tolto la vita.

Ad aprile era già finita in ospedale, dopo essere stata strangolata fino a perdere i sensi. Aveva trovato la forza di querelare l’ex compagno. A giugno il questore di Venezia aveva emesso un ammonimento per violenza domestica. Tania si era rivolta ai Carabinieri già 8 volte. E Keber era già stato denunciato anche da tre precedenti compagne.

Non era una paura confinata tra le mura di casa. Il pericolo era stato raccontato, segnalato, denunciato. Era nei verbali, nelle richieste di aiuto, nei provvedimenti delle istituzioni.

Eppure Tania è morta.

Da anni diciamo alle donne di non tacere, di rivolgersi alle forze dell’ordine, di chiedere aiuto. Ma che cosa significa davvero dire a una donna "denuncia"?

Una denuncia è una richiesta di protezione.
E proprio per questo il suo significato non può esaurirsi nel momento in cui viene raccolta. Una donna che denuncia sta affidando allo Stato una parte della propria paura e sta chiedendo che quella paura venga trasformata in protezione concreta.

A non essere bastato non è stato il coraggio di Tania. Non è stata la sua denuncia. Non è stato il fatto che non abbia parlato abbastanza.

Tania aveva denunciato.

Era arrivata in ospedale.

Aveva chiesto aiuto.

E il pericolo era stato riconosciuto anche formalmente.

Tania non avrebbe dovuto fare di più per meritare di essere protetta. Non avrebbe dovuto essere più convincente, più insistente, più spaventata. E soprattutto non avrebbe dovuto morire perché qualcuno, dopo la sua morte, dicesse: "Era davvero in pericolo".

Quando una donna denuncia di temere per la propria vita e quella stessa vita viene spezzata, dobbiamo interrogarci sulla distanza tra ascoltare una donna e proteggerla davvero.

Perché ascoltare non significa soltanto raccogliere una denuncia.
Significa riconoscere il rischio. Agire. Impedire che una minaccia annunciata diventi una bara.

Ma quante volte una donna deve dire di avere paura prima che quella paura diventi, per lo Stato, un’urgenza?

25/07/2026

Luigia Fortunato aveva 33 anni e giovedì è stata uccisa a Loreto dall’ex compagno Sami Khemaies.

I due, da tempo separati sotto lo stesso tetto, avevano deciso di continuare a vivere insieme per non turbare il figlio di 8 anni. Giovedì l’ultima lite, lui la accoltella, la massacra, poi si presenta in caserma per costituirsi.

Per la Procura di Ancona però non si tratta di femminicidio, ma di omicidio volontario, perché non ci sarebbero gli elementi che provano un quadro di odio costante, reiterato, di continue violazioni, intimidazioni o limitazioni della libertà della donna in quanto donna.

Come se una separazione in corso, la convivenza forzata, la pressione sulla gestione del figlio, la scelta di colpire a morte l’ex compagna dentro casa non fossero già, di per sé, violenza di genere.
Dire che non è femminicidio significa non capire ancora come funzionano i meccanismi della violenza maschile sulle donne che non è sempre fatta di denunce, accessi al pronto soccorso, lividi e referti.
In tantissimi casi avviene attraverso ricatti emotivi, paura, controllo economico, isolamento dalle reti familiari e dalle amicizie, minacce, denigrazione.

È una violenza quotidiana e logorante che non sempre mostra segnali evidenti all’esterno fino a che non diventa tragedia.
Chi opera nella giustizia ha il dovere di conoscere tutto ciò, serve formazione obbligatoria sulla violenza di genere anche e soprattutto ai giudici perché derubricare il femminicidio in “lite familiare” è un’ulteriore forma di violenza di istituzionale verso la vittima.
Quando neppure da uccise le donne sono riconosciute vittime di femminicidio, la responsabilità è anche dello Stato che le nega, le cancella e le uccide una seconda volta.
E poi, soprattutto, bisogna prevenire, non basta punire. In questo Paese viene uccisa una donna ogni tre giorni, e finché non sradichiamo la cultura patriarcale e non introduciamo l’educazione affettiva e sessuale nelle scuole, lo Stato continuerà ad arrivare sempre troppo tardi. Non si può continuare a piangere sui corpi delle donne, si deve arrivare prima. Si faccia tutto il necessario per interrompere questa strage annunciata e continua.

25/07/2026

● Stanotte all'Aquila è morta una ragazza di 22 anni che stava frequentando la scuola Ispettori e Sovrintendenti della Guardia di Finanza di Coppito. È caduta dalla finestra della sua stanza al terzo piano. Di quello che è successo sappiamo ancora poco, ma ci sono indagini in corso.

Quello che sappiamo invece, e che denunciamo da anni, è che da quella scuola sono arrivate numerose segnalazioni per fatti molto gravi.

Il primo aprile del 2025 ho presentato la prima interrogazione, dopo aver ricevuto le prime segnalazioni dal Sindacato Finanzieri Democratici. Mi segnalavano vessazioni fisiche e psicologiche, privazione del sonno, docce fredde, un solo bicchiere d'acqua al giorno e l'impossibilità di curare l'igiene personale in modi e tempi umanamente civili.

Nelle settimane precedenti era avvenuto anche un tentativo di suicidio, e prima ancora una denuncia per violenza sessuale su un'allieva.

Un'altra allieva denunciava "regole da campo di concentramento", il divieto di guardarsi negli occhi tra compagni, il dover marciare con il ciclo senza la possibilità di andare in bagno, finché il sangue non le scorreva sugli scarponi.

Ho chiesto, allora, se i ministri competenti fossero a conoscenza di queste condizioni e quali verifiche intendessero avviare.

Silenzio.

Un mese e mezzo fa, il 9 giugno, sono tornata a chiedere conto, dopo la segnalazione della punizione di un allievo maresciallo: 250 giorni in un solo anno, durante i quali gli era impedito svolgere attività fisica o attività che tutelassero il suo benessere psicofisico.

Ho chiesto anche i dati ufficiali su sanzioni e abbandoni degli ultimi dieci anni, e se il Governo intendesse rivedere quel modello alla luce della dignità della persona sancita dalla Costituzione.

Nessuna delle mie domande ha avuto risposta.

Oggi una famiglia piange una figlia di 22 anni che non c'è più, e che forse si sarebbe potuta salvare se le segnalazioni fatte avessero avuto seguito e non ci fosse stata totale indifferenza.

Pretendiamo di sapere cosa succede dentro quella scuola e lo pretendiamo in tempi rapidi.
*
Ilaria Cucchi

22/07/2026

𝗜𝗿𝗺𝗮 𝗕𝗮𝗻𝗱𝗶𝗲𝗿𝗮, 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗶𝗴𝗶𝗮𝗻𝗮
29 anni... voi cos'è che fate oggi a 29 anni? Cercate lavoro con un curriculum lungo come la barba del profeta, vero? Io no. Io a 29 anni crepavo con due colpi alle tempie e uno alla gamba, dopo le torture. E sì, niente anni '50 per me, non ho visto la Repubblica, non ho visto i Beatles e nemmeno le schifezze che hanno fatto e fanno ancora oggi quelli che potevano essere i miei figli... i "boomer", come li chiamate. Non ho visto nulla, e l'ho fatto proprio per loro... per voi. Perché è per voi che sono morta, che siamo morte in tante.
Direte, e chi te l’ha fatto fare? Venivi da una buona famiglia, antifascista, certo, ma benestante. Te ne potevi stare tranquilla, a fare la vita della ragazza elegante, ad aspettare che la guerra finisse, tanto a liberare Bologna da quei macellai ci avrebbe pensato qualcun altro… E certo, per voi ci deve pensare sempre qualcun altro!
Non fraintendetemi, ci ho pensato pure io. Che credete, stavo così bene con mia sorella e col mio fidanzato.
Federico, bravo ragazzo, non meritava di finire così.
Sì, perché la Storia a volte ti viene a cercare. Chissà, magari sarei diventata lo stesso una partigiana, ma il fatto che il mio Federico me l’abbiano portato via dopo l’otto settembre, deportato e poi disperso, un po’ ha contato, voi che dite?
A Funo ho conosciuto quel Dino Cipollani, nome di battaglia: "Marco", e ho iniziato a fare la staffetta.
Portavo armi, documenti compromettenti, grosse somme di denaro tra Bologna, Castel Maggiore e la pianura, sempre con l’unico lasciapassare possibile, la mia aria da ragazza perbene, quell'eleganza di buona famiglia. I fascisti sono sempre stupidi, sennò non sarebbero fascisti, no? Loro non ci pensavano nemmeno che una ragazza potesse fare qualcosa di pericoloso o intelligente. Noi donne, del resto, per loro potevamo solo fare figli, figli della Lupa e tutte quelle cazzate.
Se avevo paura? Certo che avevo paura, mica ero stupida, io.
Però, ascoltatemi bene, certe cose vanno fatte e basta, perché se non le fai tu, se non ti prendi la responsabilità, non è mica detto che poi le faccia davvero qualcun altro, e quelli finiscono per averla vinta.
Mi è andata bene, su e giù coi miei carichi “particolari”, per parecchio tempo.
Poi, il 7 agosto del 1944 mi hanno presa a Funo di Argelato.
Beccata con carte che scottavano e troppi soldi addosso. Quel bastardo sadico del capitano Tartarotti.
Ah, ma è finito a guardare i fucili del plotone d’esecuzione dalla parte della canna pure lui, poco tempo dopo. A volte il karma arriva, raramente ma capita.
Mi hanno torturata per una settimana intera. Sei, sette giorni, boh, il tempo perde consistenza quando ti strappano pure gli occhi per farti parlare.
Volevano sapere tutto, delle basi, dei compagni.
E indovinate un po’? Esatto, non ho detto una parola.
E sennò a cosa sarebbe servito tutto lo sbattimento a fare la partigiana, se dovevo far saltare tutta la rete?
Nossignore, non ho detto una sillaba e loro, il 14 agosto mi hanno portata al Meloncello, vicino casa mia, già accecata, e mi hanno sparato due colpi alla tempia e uno alla coscia. Il mio corpo lo hanno buttato lì, in bella vista come monito per la cittadinanza.
Vigliacchi, buoni a prendersela in tanti contro una ragazza e a squagliarsela quando c’era un pericolo, così erano e sono ancora i fascisti.
Ma sapete come vanno le cose, quella si chiamava via Camicie Nere… beh, oggi è via Irma Bandiera perdio! E di loro nessuno ricorda nemmeno i nomi.
La loro vigliaccheria gli è crollata addosso.
Quel ca****re esposto è diventato un simbolo che ha accelerato tutto.
I comunisti fecero girare volantini clandestini che dicevano com’era andata, una brigata e i gruppi della SAP presero subito il mio nome, con la guerra era ancora in corso.
Nel dopoguerra mi hanno dato pure la Medaglia d'oro al valor militare e mi hanno sepolta nel Monumento Ossario della Certosa.
A me non frega nulla di queste cose, onorificenze vuote per cui quegli altri, quei fessi, avrebbero dato chissà cosa.
Rimpianti? La solita domanda, ma se vi aspettate che vi dica “rifarei tutto”, boh… statemi a sentire, non è che volessi andare all’altro mondo a 29 anni, così male, poi. Solo che è andata così, e che non ci si può sempre voltare dall’altra parte.
Una cosa però ve la voglio dire. A guardarvi oggi, mi viene un po’ male.
Mi fate pure un po’ schifo, direi se non fossi la “ragazza elegante e di buona famiglia” che piace tanto nelle biografie su di me.
Quello che abbiamo combattuto, quello schifo per cui siamo morti ogni tanto ritorna, zitto zitto ritorna nei discorsi quotidiani al bar, poi nella cabina elettorale.
Quelle cabine dove andate a votare liberamente che, ve lo dico tanto per essere chiari, senza di noi non ci sarebbero.
C’è pure qualcuno che vorrebbe cancellare la memoria dei partigiani, tanto i morti sono morti e se stavi di qua o di là era uguale, sempre ragazzi erano.
Beh, gente, di qua o di là un c***o, e scusate il linguaggio.
Di qua era la parte giusta, di là era quella sbagliata, quella dove torturavano e uccidevano una ragazza di 29 anni come me, sotto casa dei genitori.
Povera Argentina, povero Angelo, quanto avranno pianto?
Ecco, questo mi dispiace, ma il resto no, era l’unico modo per darvi la libertà che avete oggi.
O chissà, magari sì, visto come la usate.

22/07/2026

Perchè un concorso didattico sul tema della parità?

Non è una domanda in cui si può rispondere velocemente, non perchè manchino le parole, ma perché il bisogno è reale ed è ovunque: nei libri di scuola che raccontano poche donne, nei mestieri ancora divisi per genere nell'immaginario dei più piccoli, nelle battute dette senza pensarci, nelle storie che la storia "ufficiale" ha lasciato ai margini.

Perchè possiamo spiegare cos'è uno "stereotipo di genere" in mille modi diversi, ma è tutta un'altra cosa quando sono studentesse e studenti a scoprirlo.. come? Cercando una storia dimenticata, immaginando di intervistare una scienziata o una partigiana, girando un video con le compagne e i compagni di classe, creando un podcast da zero.

Ogni anno, il concorso didattico "Le Marche sulle vie della parità" offre alle classi un percorso in cui mettersi in gioco, un percorso per riflettere e cambiare.

Chi partecipa impara a riconoscere uno stereotipo perché lo ha visto, analizzato, smontato con le proprie mani, impara che la disparità di genere non è un argomento astratto, ma qualcosa che si può raccontare, misurare, contestare, qualcosa che purtroppo ci circonda e caratterizza la nostra società.

In dieci anni il concorso ha coinvolto centinaia di classi, ha permesso l'intitolazione di spazi pubblici, e ogni volta è stata una scoperta per le alunne e gli alunni, che hanno conosciuto storie spesso dimenticate, ma anche per i/le docenti e per le comunità, che hanno ritrovato un pezzo di storia e di identità.

A settembre vi racconteremo tutti i dettagli, nel frattempo potete trovare il bando sul nostro sito!

22/07/2026

Giovanna Bonsignore, la madre di Carlotta Sinagra, è stata uccisa nel 2022. La ragazza è stata ospitata in casa dallo zio e seguita nell’ambito del progetto “R…

Indirizzo

Comune Di Caserta
Caserta
81100

Sito Web

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Commissione Pari Opportunità - città di Caserta pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Scelte rapide

Condividi