16/02/2026
**FACCIAMO CHIAREZZA SUL FANGO**
E SUI CONFINI TRA BUROCRAZIA E REALTA'
La risposta dell’amministrazione al video "C'è qualcosa che non va" recentemente pubblicato conferma e rafforza le argomentazioni portate all’attenzione pubblica da due mamme e le consigliere di minoranza.
A una corretta critica politica fondata su problemi reali l’amministrazione risponde sulla pagina Facebook istituzionale con un chiarimento sui regolamenti riguardanti l’iscrizione di bambini all’asilo comunale. Sono i regolamenti che, insieme a una comunicazione fallace, hanno generato evidenti criticità. Le due mamme per avere chiarimenti hanno dovuto sollecitare diversi incontri con l’amministrazione, l’ultimo dei quali supportate da un legale che ha ravvisato qualche cono d’ombra, a tal punto da rendere possibile un ricorso al TAR. Basterebbe questo per riconoscere serenamente che qualche problema sia emerso realmente e non inventato.
Si risponde a una critica meramente politica paventando azioni legali per presunte diffamazioni o calunnie, di fatto inesistenti. “Contro il reiterarsi delle calunnie e delle affermazioni diffamatorie del video e a corredo dello stesso, che vanno oltre ogni misura di decenza, a voler stravolgere l’evidenza dei fatti e infangare il buon nome di un asilo nido comunale, di amministratori e dipendenti comunali, è altrettanto valutabile di agire legalmente”. Qui, purtroppo, si va oltre. Un ente pubblico che in sostanza dice: “Stai stravolgendo la realtà, e se fai un altro video di quel tenore posso valutare una querela!”
Come ha ben specificato Camilla Lazzarotti qui a essere infangata è solo la fiancata di uno scuolabus disteso fuoristrada nelle nostre campagne. E come già accaduto pochi mesi fa l’intervento su temi delicatissimi di legalità portato in Consiglio dalla minoranza, proprio a tutela della scuola e dell’istituzione comunale, fu definito come “atto di distruzione dell’immagine della scuola” (!).
Le mamme e le due consigliere hanno posto con un video l’attenzione su una comunicazione insufficiente, su una discutibile gestione dei posti e di una sezione lattanti più rispondente a un’operazione di facciata che reale, su una programmazione carente. Niente di offensivo. Rispettare le regole e le normative (avendo valutato un eventuale ricorso al TAR, qualche dubbio rimane – si può dire?) non ha nulla a che vedere con l’ascolto dei cittadini e la volontà di aiutare a risolvere eventuali problemi. Questo è il punto. Che può sintetizzarsi in un profondo disagio espresso dalle mamme e da una critica politica delle consigliere.
Tutto ciò è confermato dall’affermazione dell’ente: “Contro gli atti della pubblica amministrazione, compresi quelli emessi nel corso di questa procedura, è possibile fare ricorso, nei modi previsti dalla legge a tutela dei cittadini”. Tradotto: le mamme possono fare ricorso al TAR spendendo una cifra che va dai 3 ai 5mila euro, oltre alle spese per un legale, per avere una sentenza che mediamente arriva dopo 1 o 2 anni. Questa risposta racconta cosa significa confrontarsi con la burocrazia. E nel caso specifico suona quasi come offensiva. Non ci dimentichiamo che lo stipendio dei dipendenti pubblici e dei politici è pagato dai contribuenti. Solo per questo tutti i cittadini e si sottolinea – tutti – meritano massimo rispetto, disponibilità, collaborazione e impegno a risolvere problemi.
Così, sempre per chiarezza, teniamo ben presente un principio fondamentale. A critica politica si può rispondere: 1) Con argomentazioni politiche nel merito delle questioni; 2) Accusando la parte politica avversa di strumentalizzazioni (modalità diffusa per distogliere l’attenzione dal merito); 3) Minacciando azioni legali temerarie (fondate sul nulla). Nella terza ipotesi chi amministra tira fuori i muscoli a scapito del confronto aperto. Le azioni legali da parte dell’ente pubblico sono ammissibili solo davanti alla violazione evidente della legge e vanno ben ponderate perché per farle si utilizzano risorse dei contribuenti, non di funzionari, dirigenti o politici.
Infine nel video contestato dall’amministrazione si evidenziavano problematiche serie riguardanti la sicurezza nel trasporto scolastico: lì è calato il silenzio.
Forse sarebbe stato sufficiente ascoltare anziché arroccarsi in una posizione di difesa accompagnata dalla minaccia di ricorrere ad azioni legali. In democrazia, nella dialettica politica, evidenziare criticità (quando sono reali) è un valore per la cittadinanza. Esprimere un dissenso non significa diffamare, calunniare, infangare. Questa è una forzatura inaccettabile.