17/02/2025
𝐔𝐧𝐚 𝐏𝐢𝐜𝐜𝐨𝐥𝐚 𝐒𝐪𝐮𝐚𝐝𝐫𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐮𝐧 𝐆𝐫𝐚𝐧𝐝𝐞 𝐑𝐢𝐬𝐮𝐥𝐭𝐚𝐭𝐨: 𝐥𝐚 𝐒𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐌.𝐁. 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐂𝐑𝐀 𝐀𝐥𝐛𝐞𝐬𝐚𝐧𝐢
Nel cuore delle Case Residenza Anziani (CRA), un cambiamento silenzioso ma profondo sta trasformando la cura degli ospiti. Non si tratta più solo di anziani, ma di persone più giovani che, a causa di ictus, SLA, Parkinson e altre gravi malattie, hanno bisogno di terapie personalizzate. La sfida per il personale delle CRA è grande: essere pronti a rispondere con approcci innovativi, cercando sempre di migliorare la qualità della vita dei pazienti.
Un esempio straordinario di questo impegno è la storia di M.B., un uomo di 62 anni, ex appassionato di rugby e lavoratore a Milano. Dopo un ictus emorragico che ha compromesso gravemente la sua vita, M.B. ha affrontato anni di ospedali e riabilitazione intensiva. Quando è arrivato alla CRA Albesani il 3 gennaio 2024, le sue condizioni erano delicate: disorientamento temporale e spaziale, gravi difficoltà motorie e cognitive. Era un uomo che, nel cuore, non aveva mai smesso di combattere.
Ma la vera forza di questa storia risiede nell’approccio che l’équipe della CRA Albesani ha scelto di adottare. Con l’aiuto del RAS, degli infermieri, della fisioterapista e anche degli studenti di infermieristica dell'Università di Parma, è stato creato un piano neuro-riabilitativo personalizzato attraverso il PAI (Piano Assistenziale Individualizzato), con l’obiettivo di stimolare la mente e il corpo di M.B. Ogni piccolo passo era una sfida, ma anche una vittoria. Gli esercizi di memoria, l’orientamento spazio-temporale, la stimolazione visuo-spaziale e la fisioterapia sono diventati parte della sua routine quotidiana, affiancati da strumenti innovativi come il tablet.
Per M.B., un semplice calendario in camera è diventato un punto di riferimento, mentre le sessioni di Pet Therapy, che coinvolgevano anche altri ospiti, hanno contribuito non solo al miglioramento del tono dell’umore, ma anche ad accrescere il senso di autoefficacia. Un momento di socializzazione che ha reso più leggeri anche i giorni più difficili.
Eppure, i veri progressi sono arrivati con il tempo. Dopo soli sei mesi di trattamento, il punteggio del Mini Mental di M.B. è salito da 15 a 22/30, segno di un miglioramento significativo delle sue funzioni cognitive, in particolare nell'orientamento temporale. La valutazione dei neuro-riabilitatori ha confermato che M.B. stava migliorando. Non solo nelle capacità mentali, ma anche nell’autonomia nelle attività quotidiane, come mangiare e curare la propria igiene grazie alla stimolazione giornaliera a carico del personale oss. Un piccolo gesto che per M.B. era diventato un grande traguardo.
La vera bellezza di questa storia, però, sta nell’impatto che ha avuto sulla vita di M.B. e dei suoi cari. Durante il periodo natalizio, l’equipe è riuscita a permettere a M.B. di trascorrere un pranzo speciale al ristorante, ordinando autonomamente e partecipando attivamente alla conversazione con la famiglia. Un traguardo che sembrava impensabile solo pochi mesi prima.
Il progetto ha dimostrato che, anche in una struttura pensata per gli anziani, l’approccio personalizzato e l’integrazione di diverse professionalità possano fare miracoli. Non solo per migliorare la qualità della vita, ma anche per restituire la speranza a chi, come M.B., ha affrontato sfide straordinarie. Grazie alla dedizione di un’équipe di professionisti e alla collaborazione con la famiglia, M.B. ha potuto riscoprire una vita che pensava di aver perso.
In un mondo dove spesso ci si concentra sui limiti, la storia di M.B. ci ricorda che l’umanità e l’impegno, l’entusiasmo e la formazione del personale possono trasformare qualsiasi difficoltà in un’opportunità. Lavorando insieme, in modo sinergico e con passione, si può davvero fare la differenza, ma il cammino è ancora lungo.
L’equipe composta da: Dr. Capuano, Dr. Corradi, Dr. Fiorentino, RAS Casale Stenio, tutti i colleghi infermieri che hanno partecipato e lavorato a questo progetto, la fisioterapista Artemi Alice, il personale OSS e la RAA di nucleo A2 ringraziano, il sostegno ricevuto dall’unità di neuro riabilitazione di Fiorenzuola D'Arda, le studentesse di infermieristica dell’Università di Parma: Emma, Giorgia e Valeria. Ringraziamo inoltre i familiari per la fiducia e la collaborazione ricevuta durante il progetto.
𝐶ℎ𝑖𝑢𝑛𝑞𝑢𝑒 𝑝𝑢𝑜̀ 𝑎𝑟𝑟𝑒𝑛𝑑𝑒𝑟𝑠𝑖, 𝑒̀ 𝑙𝑎 𝑐𝑜𝑠𝑎 𝑝𝑖𝑢̀ 𝑠𝑒𝑚𝑝𝑙𝑖𝑐𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝑚𝑜𝑛𝑑𝑜, 𝑚𝑎 𝑟𝑒𝑠𝑖𝑠𝑡𝑒𝑟𝑒 𝑞𝑢𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑖 𝑔𝑙𝑖 𝑎𝑙𝑡𝑟𝑖 𝑠𝑖 𝑎𝑠𝑝𝑒𝑡𝑡𝑎𝑛𝑜 𝑑𝑖 𝑣𝑒𝑑𝑒𝑟𝑡𝑖 𝑐𝑎𝑑𝑒𝑟𝑒 𝑎 𝑝𝑒𝑧𝑧𝑖, 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑎 𝑒̀ 𝑙𝑎 𝑣𝑒𝑟𝑎 𝑓𝑜𝑟𝑧𝑎.