20/07/2026
Il caporalato e lo sfruttamento si modernizzano, la prevenzione e la lotta a questi fenomeni purtroppo no. È quanto sta emergendo dall’inchiesta che, come Commissione sulle condizioni di lavoro in Italia, stiamo conducendo sulle campagne italiane.
Una rete del caporalato sposta i migranti in tutta Italia, da nord a sud. Reclutati nei ghetti e nelle bidonville, quei luoghi che dovevano essere smantellati con il PNRR ma sul quale il Governo non ha fatto niente, e costretti a oltre 10 ore di lavoro al giorno nei campi e nelle serre.
È proprio quell’intermediazione irregolare che è centrale nel fenomeno del nuovo schiavismo. C’è il caporalato nero, fatto di minacce e violenze, e quello grigio, fatto di finti contratti, di buste paga non registrate, di ricatti. Il meccanismo è semplice tanto quanto grave: in busta paga vengono registrati una decina di giorni di lavoro a fronte di 50 o più lavorate, abbattendo gli oneri contributivi, negando la disoccupazione agricola ai braccianti e compromettendone il permesso di soggiorno.
La realtà è che mancano i controlli. Se esistono flussi di lavoro stagionali, ed esistono, andrebbe ripensata anche la stagionalità degli ispettori, oltre a un serio piano di assunzioni che ormai ho chiesto così tante volte da finire quasi la voce.
C’è uno sfruttamento che avanza silenzioso e uno Stato che sta, di fatto, alzando bandiera bianca.