01/06/2026
𝐋𝐀 𝐏𝐎𝐋𝐈𝐓𝐈𝐂𝐀 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐄 𝐄𝐌𝐎𝐙𝐈𝐎𝐍𝐈, 𝐋𝐀 𝐏𝐎𝐋𝐈𝐓𝐈𝐂𝐀 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐄 𝐈𝐃𝐄𝐄
𝑀𝑎𝑛𝑖𝑓𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑝𝑒𝑟 𝑢𝑛𝑎 𝑟𝑖𝑣𝑜𝑙𝑢𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑔𝑒𝑛𝑡𝑖𝑙𝑒
𝐋𝐚 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐞𝐦𝐨𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 è la scelta, ormai trentennale, di creare consenso sulla base di mal di pancia, frasi ben scritte, discorsi superficiali ma accorati, toni +++ scandalistici +++.
La politica delle emozioni è stata scelta, prima da parte e poi praticamente da tutto l’arco costituzionale, per far leva su rabbia e paura: perché, infatti, parlare di contenuti e soluzioni - ardua impresa per politici responsabili - quando si può semplicemente urlare alla pancia degli italiani che gli altri sono fascisti, mafiosi, incapaci, ladri, diversi, “non italiani”, collusi (senza processo), zecche e tanto, tanto altro ancora?
La politica delle emozioni riempie oggi teatri, intere piazze, allietando gli astanti alla brezza rassicurante - e deresponsabilizzante - della rabbia e dell’indignazione verso il nemico, mai l’avversario, di turno.
𝐋𝐚 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐢𝐝𝐞𝐞 è invece anacronistica. Vive di osservazioni, percorsi, ragionamenti, analisi, proiezioni: tutto troppo lento per una società digitale, sempre di corsa, che spinge a scegliere e prendere posizione prima possibile.
La politica delle idee, infatti, non riempie le piazze e nemmeno fa il pieno di consensi: è spesso considerata “antipatica”, noiosa. Non ha i numeri, quindi è quantitativamente fuori da un gioco che spesso di qualitativo ha ben poco.
La politica delle idee, tuttavia, è abbastanza paziente da fare tesoro delle difficoltà: ha in seno valori e competenze utili a trasformare un fallimento in opportunità, proprio perché non ha alcuna fretta, nessun desiderio di consenso facile.
E forse, dalla stessa politica delle emozioni, potrebbe anche imparare qualcosa: comprendere le emozioni del popolo per farsi ascoltare meglio.
A rabbia, disprezzo, paura, la politica delle idee dovrebbe tuttavia iniziare ad offrire un linguaggio di serenità, rispetto, fiducia, soprattutto 𝐬𝐩𝐞𝐫𝐚𝐧𝐳𝐚.
La gente è arrabbiata, la gente ha paura? Ai vari “la politica fa schifo”, “siete tutti ladri”, “ci vorrebbe l’esercito”, prediligere un linguaggio speranzoso, che possa restituire ottimismo ed una - inedita - prospettiva positiva.
𝐏𝐞𝐫 𝐥𝐚 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐢𝐝𝐞𝐞, “𝐚𝐧𝐝𝐫𝐚̀ 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐛𝐞𝐧𝐞”, in questo mare di problemi e sconforto: sarà questa forse l’unica visione alternativa che potrebbe davvero rivoluzionare questo meraviglioso Paese, questa disgraziata e bellissima Regione, questa incoerente ma magnifica Città.
Roberto Lannino
Sicilia in Azione
Azione