01/07/2026
C’è chi dice:
“… mamma mia che caldo in questi giorni! Questa è la dimostrazione del cambiamento climatico in atto!” oppure:” è sempre stato così, i picchi di calore ci sono sempre stati! Non è cambiato niente”
Sbagliano entrambi, perché si basano sull’esperienza puntuale e basata sulla percezione individuale, e la trasformano in una valutazione generale, confondendo il meteo con il clima.
Il clima sta cambiando e questo è dimostrato da studi scientifici di climatologi, fisici, ecologi. Tutti sono concordi nel dire che il clima sta cambiando e le temperature (in particolare la temperatura media del pianeta) si stanno innalzando. La discussione vera è sulle cause che provocano questo andamento. Se le comprendiamo bene, possiamo in qualche modo intervenire.
L’incremento di CO2 nell’aria e il conseguente aumento dell’effetto serra senza dubbio influenzano questo fenomeno, nessuno sostiene che ne sia l’unica causa, ma è un dato di fatto che con l’industrializzazione (basata sulla fonte fossile dell’energia) il fenomeno sia accelerato. Il problema è proprio qui: la velocità con cui sta avvenendo il cambiamento. Gli effetti possono essere (e sono già) catastrofici. Il contenimento dell’aumento di 2 gradi della temperatura media del pianeta rispetto ai livelli preindustrializzazione (scenario già di per sé difficile da ottenere se non si mettono in atto misure significative di mitigazione) sarà raggiunto entro questo secolo (2050-2070). I nostri figli e i nostri nipoti vivranno in un ambiente più ostile di quello in cui siamo vissuti, con fenomeni estremi sempre più intensi, con picchi di calore alternati da fenomeni temporaleschi più violenti, (tropicalizzazione), siccità, aumento della temperatura dei mari e delle acque superficiali (e quindi dell’evaporazione). Questo influenza le specie naturali così come gli ordinamenti colturali delle aziende agricoli, alcune aree del pianeta diventano ancora più “invivibili” (migrazioni climatiche). Tutto questo sta già avvenendo. E noi pensiamo di non fare niente? Che basta un climatizzatore in casa, a scuola, in ospedale? Ci chiudiamo in casa e per il resto chi se ne frega! Ma davvero siamo cosi miopi?
Mettiamoci attorno ad un tavolo e cominciamo a individuare dei percorsi virtuosi per adattarci (= vivere meglio) agendo sugli effetti e nello stesso tempo per mitigare(= agire sulle cause). Il problema è globale , certo, non basta la buona volontà di pochi stati. Non basta neppure l’Europa, da sola. Ma chi farà una politica internazionale che ascolta la scienza e interviene con strategie e misure di lungo periodo se dalla base non parte un segnale forte in questo senso? O dobbiamo arrenderci alla politica del “drill, baby drill!” dei Repubblicani americani? Che assomiglia più ad una azione disperata di un Paese sull’orlo della catastrofe (economica oltre che climatica) che ha scelto la ricetta del qui e ora, senza preoccuparsi del suo futuro e di quello del pianeta. La conservazione della biodiversità, la transizione energetica, uno stile di vita e di alimentazione con meno sprechi, sono delle necessità: prima ne diventiamo consapevoli e meglio sarà per tutti.
(Emilio Romagnoli)