Cia Reggio Emilia

Cia Reggio Emilia Associazione autonoma ed indipendente che propone servizi specializzati per le imprese e le persone

🟢⚪️🔴 Trionfo storico a Stafford: il Parmigiano Reggiano eletto miglior formaggio italiano➡️ Straordinario successo per i...
26/06/2026

🟢⚪️🔴 Trionfo storico a Stafford: il Parmigiano Reggiano eletto miglior formaggio italiano

➡️ Straordinario successo per il comparto lattiero-caseario italiano a Stafford, in Inghilterra: il Parmigiano Reggiano si aggiudica il titolo di Miglior Formaggio d’Italia all’International Cheese and Dairy Awards (ICDA), il più antico e prestigioso concorso mondiale del settore, fondato nel 1897. Per il Re dei Formaggi si tratta di uno storico primato, conquistato per la terza volta consecutiva nell'arco di un solo anno solare. A firmare l'ambìto trofeo, sotto l'egida della Nazionale del Parmigiano Reggiano, è il Caseificio San Luigi di Guiglia (Modena), eccellenza dell’Appennino modenese.

Tra gli oltre 4.500 formaggi, il bilancio complessivo per CheeseItaly – la compagine che unisce la Nazionale Italiana Formaggi e la Nazionale Parmigiano Reggiano – è eccezionale. La spedizione italiana, che ha presentato eccellenze provenienti da 8 regioni diverse, incassa un bottino di 53 medaglie complessive (di cui 28 ori, 14 argenti e 11 bronzi). Uno schieramento di eccellenze DOP, IGP e tradizionali appartenenti a un comparto strategico, il cui solo valore dell'export supera i 5 miliardi di euro.

Grazie a questa massiccia adesione, l'Italia si è imposta sin dall’inizio come il Paese mediterraneo maggiormente rappresentato all'interno dell'intera fiera. Un primato consolidato dai verdetti della giuria, che assume un valore ancor più significativo alla luce delle complessità burocratiche e doganali post-Brexit che, alla vigilia, avevano destato non poche preoccupazioni, in particolare per la logistica dei formaggi freschi.

Grande la soddisfazione espressa dal presidente di CheeseItaly, Gabriele Arlotti, che ha dichiarato:

“Dopo i trionfi in Wisconsin contro i 'Parmesan' esteri grazie al Caseificio Il Battistero di Parma, e in Svizzera con la Latteria San Bartolomeo di Reggio Emilia (eletto in quell'occasione miglior formaggio d’Italia), ora il gradino più alto italiano del podio nel Regno Unito parla modenese. Esprimo un immenso apprezzamento a tutte le aziende che hanno scelto di mettersi in gioco proponendo prodotti di livello assoluto. Un plauso a Dai Williams, direttore della giuria, che lo scorso dicembre è sceso in Italia per presentarci questa importante opportunità, e a tutto lo staff del concorso per il costante lavoro di valorizzazione del settore”.

Questi prestigiosi riconoscimenti internazionali si configurano ora come potenti strumenti di promozione e marketing per le singole aziende. Studi di settore dimostrano infatti come l'apposizione del bollino di medaglia possa generare un premium price commerciale capace di sfiorare il +20% sul valore del prodotto rispetto al periodo antecedente la competizione.

A coronare il successo della missione inglese vi sono stati due importanti momenti istituzionali e di relazioni pubbliche. Da un lato, l'incontro della delegazione di CheeseItaly con la leggenda dello sport britannico Eddie "the Eagle" Edwards, celebre campione di salto con gli sci, che ha simbolicamente invitato i produttori a "inseguire sempre il proprio sogno e a spiccare il proprio salto di qualità". Dall'altro, la stretta sinergia con l'ufficio di Londra dell'ICE (Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane), che ha sostenuto l’evento valorizzando e presentando i grandi marchi DOP del nostro Paese ai buyer internazionali.

Nel frattempo, forte di questo slancio, CheeseItaly ha già ufficialmente aperto le iscrizioni per la prossima grande sfida globale: il World Cheese Awards, in programma a Córdoba (Spagna) dal 12 al 15 novembre 2026.

🔴🔴 Caldo: Cia, all’agricoltura italiana un conto da oltre 1,5 miliardi➡️ L’ondata di caldo del 2026 rischia di costare a...
24/06/2026

🔴🔴 Caldo: Cia, all’agricoltura italiana un conto da oltre 1,5 miliardi

➡️ L’ondata di caldo del 2026 rischia di costare al settore primario oltre 1,5 miliardi di euro, tra campi e ore di lavoro evaporate, secondo le stime di Cia-Agricoltori Italiani. È un impatto pesantissimo che si abbatte sull’agricoltura nazionale mentre alte temperature, scarsità idrica e stress termico mettono sotto pressione colture, allevamenti e disponibilità produttiva, con il rischio concreto di rincari selettivi per i consumatori, soprattutto su frutta, verdura e produzioni più sensibili.

Il rapporto Fao‑Wmo Extreme Heat and Agriculture chiarisce che il caldo estremo non è più un fenomeno episodico, ma un moltiplicatore sistemico di rischio per sicurezza alimentare, produttività agricola e salute dei lavoratori. La frequenza, l’intensità e la durata degli eventi estremi sono cresciute nettamente nell’ultimo mezzo secolo, mentre il settore agricolo perde già ogni anno circa 500 miliardi di ore di lavoro a causa del caldo.
Per il 2026 le proiezioni internazionali indicano temperature sopra la media quasi ovunque tra giugno e agosto, Europa compresa. Per l’Italia questo significa affrontare la parte più delicata della stagione con risorse idriche già sotto pressione e fabbisogni irrigui in aumento.

Le criticità riguardano direttamente i principali comparti produttivi. Mais e soia sono esposti ai colpi di calore e a un crescente fabbisogno d’acqua; l’ortofrutta rischia scottature, cali di resa e sfasamenti nei calendari di raccolta; negli allevamenti, temperature elevate e umidità compromettono salute animale, fertilità e produzioni di latte (-20%) e uova.

Il tema dell’acqua resta decisivo. Dopo la crisi del 2022 nel bacino del Po, la peggiore in 70 anni, l’Italia continua troppo spesso a rincorrere l’emergenza senza aver accelerato abbastanza su invasi, manutenzione, reti e capacità di accumulo. In quella fase erano minacciate irrigazione e produzioni nel cuore agricolo del Paese, con riduzioni del 30‑40% per frutta e verdura nella valle del Po, un calo del 30% per i meloni e fino al 50% per mais e soia.

Tempo scaduto, ribadisce Cia, per proteggere le aziende agricole e la sovranità alimentare servono tre priorità: infrastrutture idriche resilienti, dall’ammodernamento delle reti ai bacini di accumulo; diffusione dell’irrigazione di precisione, dei sensori e del riuso delle acque reflue; più ricerca varietale, tecniche agronomiche di adattamento e strumenti rapidi di copertura del rischio climatico. Senza una strategia nazionale dell’acqua e investimenti concreti, il Paese continuerà a contare i danni anno dopo anno invece di prevenirli.

🕊️ Oggi a Roma anche le imprenditrici reggiane di Donne in Campo CIA Reggio Emilia per la paceUna delegazione di Donne i...
21/06/2026

🕊️ Oggi a Roma anche le imprenditrici reggiane di Donne in Campo CIA Reggio Emilia per la pace

Una delegazione di Donne in Campo CIA Reggio Emilia è presente oggi nella Capitale per partecipare alla manifestazione nazionale promossa dalla rete “10, 100, 1000 piazze di donne per la pace. Disarmiamo le città”.

Donne provenienti da tutta Italia si ritrovano a Roma per lanciare un messaggio forte e condiviso: dire no alla guerra, al riarmo e all’economia bellica, affermando i valori della pace, del dialogo e della convivenza tra i popoli.

Anche le imprenditrici agricole reggiane hanno scelto di esserci, portando la voce di un’agricoltura che ogni giorno coltiva territorio, comunità e futuro. Perché non può esserci sviluppo senza pace, né sicurezza alimentare senza cooperazione e solidarietà.

🌿 Dalle campagne reggiane a Roma, insieme per costruire un mondo più giusto, più umano e più pacifico.



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🟢⚪️🔴 𝐋𝐀 𝐏𝐀𝐂 𝐂𝐇𝐄 VOGLIAMO❗️L’agricoltura europea non può essere sacrificata né ridimensionata. Le ipotesi sul futuro dell...
19/06/2026

🟢⚪️🔴 𝐋𝐀 𝐏𝐀𝐂 𝐂𝐇𝐄 VOGLIAMO❗️

L’agricoltura europea non può essere sacrificata né ridimensionata. Le ipotesi sul futuro della Pac post 2027 mettono a rischio il ruolo strategico del settore primario, la sicurezza alimentare e la competitività delle imprese agricole europee. 👨‍🌾🇪🇺🌾

Per questo Cia alza la voce e indica con chiarezza 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐞 𝐩𝐮𝐧𝐭𝐢 𝐢𝐫𝐫𝐢𝐧𝐮𝐧𝐜𝐢𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢: una Politica Agricola Comune più forte, adeguatamente finanziata, più equa e realmente capace di garantire reddito agli agricoltori, tutela delle produzioni e sviluppo dei territori rurali.

L’Europa ascolti chi produce cibo ogni giorno: senza agricoltura non c’è futuro. 💪🌱🇮🇹🇪🇺

🔴🔴 Ue: Cia, agricoltura sotto attacco. Italia guidi fronte anti-tagli➡️ “Agricoltura sotto attacco”, a ribadirlo Cia–Agr...
18/06/2026

🔴🔴 Ue: Cia, agricoltura sotto attacco. Italia guidi fronte anti-tagli

➡️ “Agricoltura sotto attacco”, a ribadirlo Cia–Agricoltori Italiani, che lancia un appello alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni in vista del Consiglio Ue del 18 e 19 giugno, dove si discuterà il prossimo Quadro finanziario pluriennale (QFP). Al centro, il futuro del bilancio europeo e il rischio concreto di un ridimensionamento delle risorse destinate al “progetto europeo” e quindi all’agricoltura. “L’Italia continui a mobilitarsi perché l’agricoltura resti una priorità dell’Europa, con un bilancio adeguato, autonomo e vincolato, scongiurando qualsiasi forma di rinazionalizzazione che frammenta il quadro comune e indebolisce il mercato unico”, dichiara il presidente nazionale di Cia, Cristiano Fini. “I produttori europei non possono garantire sicurezza alimentare, sostenibilità ambientale e presidio dei territori se si continuano a tagliare risorse e strumenti a loro disposizione”.

Nel mirino di Cia anche l’ipotesi, avanzata dalla presidenza cipriota, di una riduzione complessiva delle risorse europee del 2%, con ricadute a cascata su vari fondi Ue. Da qui la richiesta di un cambio di passo netto: un budget agricolo rafforzato di almeno il 50% rispetto alla proposta attuale di 294 miliardi e indicizzato all’inflazione, per evitare una perdita reale di capacità d’intervento. Cia chiede, inoltre, una maggiore integrazione tra i diversi strumenti finanziari europei, a partire da una sinergia più efficace con il Fondo di coesione, per sostenere lo sviluppo delle aree rurali e contrastare lo spopolamento. Fondamentale anche garantire al settore primario un accesso diretto al Fondo europeo per la competitività, così da accompagnare le imprese agricole nei processi di innovazione e transizione.

La partita sul bilancio agricolo resta strettamente legata alla definizione complessiva del QFP 2028-2034, da cui dipenderà la dotazione del futuro Fondo. Per questo Cia ribadisce la propria mobilitazione permanente sollecitando il Governo italiano a svolgere un ruolo attivo e determinante nel negoziato europeo.

📍 Oggi la delegazione di CIA Agricoltori Italiani Reggio Emilia è a Enovitis in Campo 2026, l'evento nazionale di riferi...
17/06/2026

📍 Oggi la delegazione di CIA Agricoltori Italiani Reggio Emilia è a Enovitis in Campo 2026, l'evento nazionale di riferimento per l'innovazione nel settore vitivinicolo.

Una giornata intensa tra prove in campo, nuove tecnologie, meccanizzazione, sostenibilità e confronto diretto con le realtà più avanzate del comparto. Un'occasione preziosa per approfondire soluzioni concrete da portare nelle aziende agricole del nostro territorio.

Crediamo che l'innovazione passi anche dalla formazione e dal confronto: per questo essere presenti a eventi come Enovitis significa investire nel futuro delle nostre imprese e della viticoltura italiana.

🍇 Buona visita e buon lavoro ai nostri soci presenti!


🎥🌿 Nuovo appuntamento con Agri7 e CIA Reggio Emilia! 🌿🎥Questa settimana vi portiamo a Viano, tra le colline del nostro A...
16/06/2026

🎥🌿 Nuovo appuntamento con Agri7 e CIA Reggio Emilia! 🌿🎥

Questa settimana vi portiamo a Viano, tra le colline del nostro Appennino, alla scoperta dell’Azienda Agricola Rio delle Castagne, dove la titolare Sara Camagnoni ci ha accompagnato in un viaggio tra agricoltura, fattoria didattica e fattoria sociale, raccontandoci un modello di impresa che unisce produzione, educazione e inclusione.

Ad aprire la trasmissione è stato Federico Gregori, che ha presentato l’azienda e fatto il punto sulle sfide e le opportunità dell’agricoltura di montagna, mentre Corrado Lamberti (membro del comitato esecutivo) ha approfondito il ruolo delle imprese agricole nel presidio del territorio appenninico.

Spazio poi all’attualità con la presidente Valeria Villani, che ha illustrato l’andamento della stagione cerealicola e le ragioni della mobilitazione promossa da CIA al Porto di Ravenna, per chiedere maggiore valorizzazione delle produzioni italiane e regole più eque per gli agricoltori.

📺 Non perdete la nuova puntata di Agri7: storie, persone e territorio per raccontare l’agricoltura reggiana che guarda al futuro senza dimenticare le proprie radici.


12/06/2026

🟢⚪️🔴 Protesta del grano, ecco l’intervista alla presidente Valeria Villani durante la manifestazione a Ravenna!

Qui sotto il suo intervento integrale dal palco!
➡️ Amici agricoltori, cittadine e cittadini,
oggi siamo qui per parlare di grano.
Ma il grano, oggi, è molto più di una coltura agricola.
È un simbolo. Il simbolo di una battaglia più grande: la battaglia per la dignità del lavoro agricolo, per la difesa delle nostre campagne, per la sovranità alimentare del nostro Paese e per il futuro del cibo che arriva sulle tavole degli italiani.
Perché quando un agricoltore è costretto a vendere sotto costo, quando le importazioni senza regole schiacciano chi produce qualità, quando chi coltiva la terra non riesce più a vivere del proprio lavoro, non è soltanto il grano ad essere in pericolo.
È l'agricoltura italiana.

E noi, oggi, stiamo assistendo al suo funerale.
Un funerale celebrato lentamente,
anno dopo anno,
azienda dopo azienda,
campo dopo campo.

Chi semina fatica raccoglie perdite.
Chi custodisce la terra viene lasciato solo.
Chi produce il cibo che ogni giorno arriva sulle nostre tavole non riesce più a vivere del proprio lavoro.
E tutto questo accade nel silenzio generale.

Ma noi oggi siamo qui per dire che non è più accettabile.
Siamo qui per difendere l’agricoltura del nostro Paese.
Siamo qui per difendere il lavoro degli agricoltori.
Siamo qui per difendere un patrimonio che appartiene a tutti gli italiani.
Perché il grano non è soltanto una coltura.
È la storia delle nostre campagne.
È il paesaggio che ci circonda.
È il pane che portiamo sulle nostre tavole.
È la pasta che rappresenta l'Italia nel mondo.
Eppure oggi chi produce quel grano viene pagato meno di quanto costa produrlo.
Questa non è economia.
Questa è ingiustizia.

Come si può chiedere a un agricoltore di continuare a investire, a innovare, a garantire qualità e sicurezza alimentare, quando il prezzo riconosciuto al suo lavoro non copre nemmeno le spese?
Come si può parlare di futuro quando nelle nostre campagne si contano più aziende che chiudono che giovani che iniziano?
Come si può parlare di sostenibilità se non è sostenibile nemmeno il reddito di chi produce?

La verità è che siamo arrivati a un punto di rottura.
Per anni abbiamo sentito parlare di valorizzazione del Made in Italy.
Per anni abbiamo sentito grandi discorsi sull'importanza dell'agricoltura.
Per anni ci hanno detto che il settore primario è strategico.
Ma oggi i fatti raccontano una realtà diversa.

Mentre i nostri agricoltori combattono con costi sempre più elevati, arrivano nei porti italiani enormi quantità di cereali provenienti dall'estero.
Prodotti ottenuti troppo spesso con regole ben diverse dalle nostre.
Con standard ambientali, sociali e sanitari che non sono gli stessi richiesti agli agricoltori italiani. Sono drammaticamente sotto.
E a pagare il prezzo di questa ingiustizia sono sempre le nostre aziende agricole.
Questa non è concorrenza.
Questa non è reciprocità.
Questa è una penalizzazione sistematica dell’agricoltura italiana.

Per anni ci è stato detto: "Gli Ogm nei vostri campi no."
Però intanto arrivano tonnellate e tonnellate di soia Ogm dall'estero.
Ogni giorno.
Entrano nei nostri porti.
Entrano nel nostro mercato.
E contribuiscono a schiacciare il valore delle produzioni nazionali.
Ai nostri agricoltori i divieti.
Agli altri i vantaggi competitivi.
Questa non è una politica agricola.
Questa è una resa.
Una resa che impoverisce le nostre aziende, svuota le nostre campagne e mette a rischio il futuro dell'agricoltura italiana.
E noi non siamo più disposti ad accettarla.

Ma non solo soia ogm. Pensiamo al caso del glifosate utilizzato in Canada come disseccante in preraccolta.
Una pratica vietata nei nostri campi.
Ma consentita per produzioni che poi arrivano in Italia e in Europa.
Entrano nei nostri mercati.
Entrano nelle nostre filiere.
Sono sui nostri scaffali.
Una contraddizione che alimenta dubbi.
Che alimenta preoccupazioni.
Che alimenta un legittimo senso di ingiustizia tra agricoltori e consumatori.
Perché una domanda dobbiamo farcela.
Per quale motivo ciò che è vietato ai nostri agricoltori può arrivare dall'estero e finire sulle nostre tavole?
Per quale motivo a noi si chiedono sacrifici sempre maggiori, mentre ad altri si permette di competere con regole diverse?
Il risultato è sotto gli occhi di tutti.
Il prezzo del grano italiano crolla.
Il reddito degli agricoltori si riduce.
Le campagne si svuotano.
Le aziende chiudono.
Le nuove generazioni rinunciano a investire nella terra.
Noi NON siamo contro il commercio.
NON siamo contro il mercato.
Ma pretendiamo regole uguali per tutti.
Pretendiamo trasparenza.
Pretendiamo reciprocità.
Pretendiamo che chi produce rispettando norme rigorose non venga penalizzato da chi opera con condizioni diverse, ben peggiori rispetto alle nostre.
E pretendiamo che i cittadini abbiano il diritto di sapere da dove arriva ciò che mangiano.
Perché la trasparenza non è un favore.
È un diritto.
Lo ripeto perché deve essere ben chiaro: un diritto.

Ogni consumatore deve poter scegliere consapevolmente.
Ogni famiglia deve sapere se il grano utilizzato per produrre pane e pasta è italiano oppure no.
Nascondere con sotterfugi l'origine significa togliere libertà di scelta.
Significa indebolire il rapporto di fiducia tra chi produce e chi consuma.

C'è una parola che oggi deve tornare al centro del dibattito: sovranità alimentare. E non solo come teoria.
Sovranità alimentare significa avere la capacità di produrre il cibo necessario per il proprio Paese.
Significa non dipendere completamente dalle importazioni.
Significa garantire sicurezza alle generazioni future.
Perché una nazione che rinuncia alla propria agricoltura rinuncia a una parte della propria libertà.
Se smettiamo di coltivare i nostri campi, domani saremo costretti a dipendere sempre di più da ciò che arriva da fuori.
E quando il cibo dipende dagli altri, anche il futuro dipende dagli altri.
Per questo la difesa del grano italiano non riguarda soltanto gli agricoltori.
Riguarda ogni cittadino.
Riguarda ogni famiglia.
Riguarda il futuro dell'Italia.

E oggi NON ci limitiamo a denunciare il problema.
Noi portiamo anche delle proposte precise.
Chiediamo il rispetto della legge contro le pratiche sleali e lo stop a quotazioni del grano che non coprono nemmeno i costi di produzione.
Chiediamo controlli rigorosi in tutti i porti italiani, su ogni nave che trasporta cereali, con il coinvolgimento delle autorità sanitarie e degli organismi di vigilanza.
Chiediamo che sul grano importato vengano applicati gli stessi standard sanitari, ambientali e di sicurezza richiesti agli agricoltori europei.
Chiediamo una vera tutela del Made in Italy, con l'obbligo di indicare con chiarezza l'origine del grano utilizzato per la pasta che si presenta come italiana.
Chiediamo un piano nazionale di promozione e valorizzazione della pasta ottenuta da grano 100% italiano.

Perché difendere il grano italiano non significa chiudersi al mondo.
Significa garantire regole giuste.
Significa garantire trasparenza.
Significa garantire futuro alle imprese agricole.
Significa garantire sicurezza ai consumatori.
E allora chiediamo allo Stato di assumersi le proprie responsabilità.
Chiediamo politiche concrete.
Chiediamo che l'agricoltura venga considerata davvero un settore strategico e non soltanto nelle dichiarazioni di circostanza.
Perché senza agricoltori non c'è cibo.
Senza agricoltori non c'è territorio.
Senza agricoltori non c'è tutela dell'ambiente.
Senza agricoltori non c'è sovranità alimentare.

Noi oggi non siamo qui per lamentarci.
Siamo qui per lanciare un grido d'allarme.
Siamo qui per chiedere rispetto.
Rispetto per il lavoro.
Rispetto per la terra.
Rispetto per chi ogni giorno garantisce cibo sicuro e di qualità.

Noi siamo quelli che si alzano quando gli altri dormono.
Siamo quelli che lavorano sotto il sole, sotto la pioggia, nel freddo e nella siccità.
Siamo quelli che continuano a seminare anche quando il raccolto precedente non ha ripagato i sacrifici.
Siamo quelli che custodiscono il territorio, prevengono il degrado, mantengono vive le comunità rurali.
Eppure troppo spesso veniamo considerati l'ultimo anello della catena.
No.
Noi siamo il primo.
Perché senza agricoltura non esiste alcuna filiera.
Senza agricoltori non esiste alcun cibo.
Non vogliamo elemosine.
Vogliamo giustizia.
Non chiediamo privilegi.
Chiediamo dignità.
Non chiediamo favori.
Chiediamo il diritto di continuare a fare il nostro mestiere.

Per questo oggi alziamo la voce.
Per questo oggi siamo qui.
Per questo oggi diciamo con forza che il grano italiano va difeso.
Che gli agricoltori italiani vanno difesi.
Che l'agricoltura italiana va difesa.
Perché difendere il grano italiano significa difendere il futuro del nostro Paese.
Perché quando chiude un'azienda agricola non perde soltanto un agricoltore.
Perde un territorio.
Perde una comunità.
Perde l'Italia.

E noi non siamo disposti a restare in silenzio mentre tutto questo accade.
Non siamo disposti a guardare morire le nostre campagne.
Non siamo disposti a consegnare il nostro futuro nelle mani di chi considera il cibo una semplice merce e non un bene strategico.
Difendere il grano italiano significa difendere il lavoro.
Difendere il grano italiano significa difendere la salute dei cittadini.
Difendere il grano italiano significa difendere la nostra sovranità alimentare.
Difendere il grano italiano significa difendere l'Italia.
E noi questa battaglia la combatteremo fino in fondo.
Potete starne certi!

🚜🌾 CIA REGGIO EMILIA A RAVENNA: "DIFENDERE IL GRANO ITALIANO SIGNIFICA DIFENDERE IL FUTURO DEL PAESE"Una mobilitazione f...
12/06/2026

🚜🌾 CIA REGGIO EMILIA A RAVENNA: "DIFENDERE IL GRANO ITALIANO SIGNIFICA DIFENDERE IL FUTURO DEL PAESE"

Una mobilitazione forte, partecipata e determinata quella che si è svolta oggi al Porto di Ravenna, dove centinaia di agricoltori hanno preso parte al flash mob promosso da CIA Agricoltori Italiani Emilia-Romagna per chiedere regole più giuste, trasparenza nelle importazioni e una reale tutela del grano italiano.

A rappresentare gli agricoltori reggiani è stata la presidente di CIA Reggio Emilia, Valeria Villani, che nel suo intervento ha denunciato le difficoltà sempre più gravi che stanno vivendo le aziende cerealicole italiane, schiacciate da prezzi che non coprono i costi di produzione e da una concorrenza internazionale che spesso opera con standard molto diversi da quelli richiesti alle nostre imprese agricole.

«Non possiamo accettare che chi produce qualità, rispettando regole rigorose e garantendo sicurezza alimentare, venga penalizzato da importazioni ottenute con condizioni che ai nostri agricoltori non sono consentite», ha sottolineato Villani davanti ai manifestanti.

Il presidente di Cia Emilia Romagna, il reggiano Lorenzo Catellani, ha ribadito dal palco alcune richieste precise: “Controlli più rigorosi nei porti, piena reciprocità delle regole tra produzioni italiane ed estere, applicazione efficace della normativa contro le pratiche commerciali sleali, valorizzazione della pasta ottenuta da grano 100% italiano e maggiore trasparenza sull’origine delle materie prime”.

«Difendere il grano italiano non significa chiudersi al mercato, ma garantire equità, trasparenza e futuro alle imprese agricole. Senza agricoltori non c'è cibo, non c'è territorio e non c'è sovranità alimentare», ha concluso la presidente di CIA Reggio Emilia.

11/06/2026

🎥🍅 È online il servizio di RaiNews24 dedicato ai pomodori di nicchia della nostra provincia! 🍅🎥

Un viaggio tra biodiversità, tradizione, innovazione e sapori autentici che raccontano il volto più vero dell’agricoltura reggiana.

Siamo entrati nella Società Agricola Anzola di Boretto, dove Marco coltiva con passione ben 27 varietà di pomodori particolari: colori, forme, profumi e gusti diversi che rappresentano un patrimonio unico da custodire e valorizzare.

Abbiamo poi raggiunto la Piccola Piedigrotta di Reggio Emilia, dove lo chef Giovanni ha trasformato queste eccellenze in piatti straordinari, dimostrando come la qualità agricola possa diventare un’esperienza gastronomica capace di emozionare.

Nel video, l’intervento della presidente di CIA Reggio Emilia, Valeria Villani, che ricorda l’importanza di queste produzioni:

“Dietro ogni varietà c’è un patrimonio agricolo, culturale e gastronomico che parla del nostro territorio. Difendere la biodiversità significa sostenere gli agricoltori, preservare le tradizioni e costruire un’agricoltura più forte e resiliente per il futuro.”

Guardate il servizio e scoprite perché questi pomodori non sono semplicemente ortaggi, ma veri e propri custodi di identità, storia e biodiversità. ❤️🌱

▶️ Buona visione!

🍅🇮🇹

Indirizzo

Castelnovo Di Sotto

Orario di apertura

Lunedì 08:30 - 18:00
Martedì 08:30 - 18:00
Mercoledì 08:30 - 18:00
Giovedì 08:30 - 18:00
Venerdì 08:30 - 17:00

Telefono

0522 514516

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