02/01/2026
https://www.facebook.com/share/p/1AtZTEbcn9/
Oggi non è una notizia qualunque.
Oggi è uno di quei giorni in cui le parole fanno fatica a uscire, ma non possono restare dentro.
Chiara Costanzo aveva 16 anni.
Sedici. L’età dei sogni ancora intatti, delle risate leggere, delle promesse non scritte.
È la prima vittima italiana accertata della strage di Capodanno a Crans-Montana.
Una ragazza. Una figlia. Una studentessa.
Non un numero. Non un titolo di cronaca.
Ogni volta che accade una tragedia come questa, ci diciamo che “non doveva succedere”.
Ma la verità è che continua a succedere.
E ogni volta ci arrivano immagini, servizi, parole…
ma il dolore vero resta nelle stanze vuote, nei cellulari che non squillano più, nei genitori che da oggi vivranno con una ferita che non ha rimedio.
Sedici anni non sono un’età per morire.
Sedici anni sono un’età per tornare a casa.
Oggi il mio pensiero va alla famiglia di Chiara,
a chi stanotte l’ha aspettata senza sapere che l’attesa sarebbe diventata eterna.
Va a tutti quei ragazzi che erano lì per festeggiare la vita e invece si sono trovati intrappolati nella morte.
Non è retorica.
È umanità ferita.
E forse l’unica cosa che possiamo fare, oltre al silenzio e al rispetto,
è non abituarci mai a queste notizie.
Perché il giorno in cui non ci fanno più male…
abbiamo perso qualcosa anche noi.
Riposa in pace, Chiara.
Che il cielo sia più giusto di questo mondo.