26/07/2026
“Tre giorni. È durata tre giorni la loro antimafia.
Alla veglia erano tutti in prima fila: magliette con scritto “Paolo vive”, candele strette al petto, occhi compunti, fotografie solenni.
Giorgia Meloni scriveva che il suo governo avrebbe continuato a percorrere "la strada indicata da Borsellino", con impegno nella lotta alla criminalità organizzata e in difesa della legalità.
La Russa, da Catania, comunicava all'umanità che Borsellino oggi "sarebbe un ministro di Fratelli d'Italia".
Poi quella strada, per uno strano scherzo del destino, è passata dal cellulare di Andrea Delmastro.
La Procura della Repubblica ha chiesto le chat tra il sottosegretario e un uomo indicato come prestanome della camorra. Conversazioni che i magistrati ritengono essenziali per ricostruire rapporti e affari.
La risposta della destra, quella della legalità, dell’ordine, delle pene più dure e del “chi non ha nulla da nascondere non deve temere nulla”, è stata: no.
Ed ecco svelato il loro personalissimo metodo antimafia.
Borsellino va benissimo stampato su una maglietta.
Va benissimo dentro un tweet.
Va benissimo illuminato da una candela, purché ci sia un fotografo nei paraggi.
Quando però Borsellino smette di essere una commemorazione e diventa metodo (seguire i rapporti, ricostruire i contatti, acquisire le conversazioni, lasciare lavorare i magistrati) improvvisamente arrivano le barricate.
Prima "seguiremo la sua strada". Poi, appena la strada entra nel telefono di uno dei loro: deviazione obbligatoria. Eccoli, i pellegrini della legalità.
Da “Paolo vive” a “le chat restano sepolte” in appena tre giorni.
Una velocità che persino nella fuga dalla legalità merita una fiaccolata.”
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