21/07/2026
Il 20 luglio 2026 nella Basilica della Cattedrale di Catania sono stati presentati i complessi lavori di restauro del busto reliquiario, del velo e dei gioielli di Sant’Agata.
L'incontro, che ha visto la partecipazione della stampa locale e delle massime autorità civili, militari e religiose, è stato aperto dal saluto di S.E. l’Arcivescovo Metropolita di Catania, Luigi Renna, accompagnato dal parroco della cattedrale Mons. Barbaro Scionti, a cui sono seguiti gli interventi del sindaco Enrico Trantino, del Soprintendente ai Beni Culturali Maurizio Auteri, del Presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, Suor Raffaella Petrini, e del Direttore dei Musei Vaticani, Barbara Jatta, a testimonianza del respiro internazionale e dell'alto valore scientifico dell'operazione.
Sono seguiti gli interventi degli esperti che hanno materialmente curato il restauro: il professor Luca Ventura che ha illustrato il recupero del cranio, la dottoressa Chiara Pavan del Laboratorio di Restauro Arazzi e Tessuti dei Musei Vaticani che ha dettagliato il delicato recupero del Sacro Velo, seguiti dalla relazione della Direttrice dei lavori, la professoressa Elisabetta Cioni, che ha ricostruito la storia e l'inestimabile valore artistico dell'opera, e dalle importanti testimonianze delle restauratrici del laboratorio metalli e ceramiche dei Musei Vaticani, Barbara Pinto Folicaldi, esperta in oreficeria storica, Eva Mentelli e Joyce Terreni, specializzate in materiali ceramici, vitrei, organici e lapidei.
Dopo gli interventi sono stati esposti il busto reliquiario rinnovato, la teca con il teschio della Martire, il restaurato Velo all'interno della sua storica teca ritornata all'antico splendore e persino un busto tattile per i non vedenti in 3D scala 1:1, un busto con in dosso un corpetto con i gioielli recuperati e restaurati.
Il momento assume un valore ancora più profondo perché si inserisce nelle celebrazioni del IX centenario del ritorno delle reliquie della Patrona da Costantinopoli, avvenuto il 17 agosto 1126, una delle pagine più emozionanti della storia Catanese
Un ringraziamento va innanzitutto all'Arcidiocesi di Catania e al suo Arcivescovo, Sua Eccellenza Monsignor Luigi Renna, per avere concepito, sostenuto e fortemente voluto questo importante progetto di restauro. Affidare il più prezioso bene della Chiesa catanese, uno dei massimi capolavori dell'oreficeria medievale europea, ai Laboratori di Restauro dei Musei Vaticani significa assumere una responsabilità altissima e, insieme, dare un segnale preciso: riconoscere che la tutela del patrimonio non consiste semplicemente nel conservarlo, ma nell'adottare le migliori procedure conservative, fondate sulla ricerca scientifica, affinché il bene possa continuare a parlare alle generazioni future
Il busto reliquiario di Sant'Agata e i suoi gioielli non sono soltanto oggetti di culto; costituiscono un patrimonio spirituale, storico, artistico e civile che appartiene all'intera comunità catanese e, al tempo stesso, una delle testimonianze più alte della cultura figurativa europea del XIV secolo.
Nell'esercizio delle proprie funzioni la Soprintendenza è stata particolarmente lieta di accompagnare questo percorso, condividendo con la direzione dei lavori ogni scelta metodologica e scientifica riguardante il restauro del busto, dei preziosi ornamenti che nei secoli lo hanno arricchito e, soprattutto, il delicato equilibrio tra il capolavoro trecentesco e la sua successiva storia devozionale. È stato un confronto continuo, rispettoso e fecondo.
Il busto reliquiario costituisce uno dei documenti più importanti della storia medievale di Catania. Esso dimostra che la nostra città apparteneva pienamente alla geografia artistica del Gotico internazionale e ci ricorda che Catania fu la Capitale del Regno nel Trecento, quando il Regno di Sicilia, sotto il governo di Federico III, era pienamente inserito nelle reti politiche e culturali del Mediterraneo e dell'Europa. Non soltanto un capolavoro dell'oreficeria gotica europea, ma un documento storico di eccezionale valore, capace di raccontare il ruolo che Catania occupava nel panorama artistico e culturale del Trecento.
Per secoli la devozione dei fedeli lo ha rivestito di doni preziosi. Una stratificazione di fede, di gratitudine e di amore che costituisce essa stessa una pagina fondamentale della storia della città. Quei gioielli sono parte integrante della biografia dell'opera e nessuno potrebbe immaginare di separarli dalla memoria della devozione agatina.
Tuttavia ogni epoca è chiamata a interrogarsi sul modo migliore per trasmettere il patrimonio che ha ricevuto. In questa prospettiva, insieme all'Arcivescovo Monsignor Luigi Renna, al parroco della Cattedrale Monsignor Barbaro Scionti, alla direzione scientifica, ai restauratori e a tutti gli altri protagonisti di questo percorso si è condiviso la scelta di custodire e valorizzare alcuni gioielli di minore rilevanza storico-artistica nel Tesoro della Cattedrale
Così facendo si restituisce al busto parte della sua originaria leggibilità e si torna ad ammirare la straordinaria eleganza delle mani modellate da Giovanni di Bartolo, la finezza anatomica delle dita, troppo a lungo celata da una sovrabbondanza di anelli
Con coraggio e lungimiranza si è scelto non soltanto di restaurare un capolavoro, ma di restituire alla città il volto più autentico del suo simbolo identitario. Si è scelto di riconsegnare ai catanesi non semplicemente un oggetto prezioso, ma una pagina fondamentale della loro storia.
Questo è il significato più alto della tutela: non conservare il passato come una reliquia immobile, ma renderlo nuovamente vivo, comprensibile e capace di parlare al presente.
Un sentito e doveroso ringraziamento ai funzionari della Soprintendenza che hanno seguito questo impegnativo percorso. In particolare alla dottoressa Roberta Carchiolo, storico dell'arte, che ha seguito con competenza e costanza tutte le fasi del restauro, e ai colleghi architetti Salvatore Sorbello, Salvatore Girianni e alla restauratrice Carmela Di Blasi per il prezioso supporto assicurato.