25/02/2020
Imparare dalle lotte dei rivoluzionari argentini.
Ci furono un tempo ed un luogo in cui "le forze dell'ordine apparivano sempre meno in grado di contenere la spinta dei lavoratori e, sempre più spesso, soccombevano dinnanzi alla determinazione dei manifestanti. Enormi fionde comparivano nelle retrovie dei cortei e scagliavano molotov da un litro fino a centoventi metri di distanza. Le fionde [...] tra le fila dei manifestanti, fungevano da artiglieria leggera che la polizia non riusciva quasi mai a requisire."
Stiamo parlando dell'Argentina, raccontata nel libro "La linea del Fuoco" di Manolo Morlacchi da cui sono tratti il brano che avete appena letto e quello che state per leggere.
Ci fu infatti una fase storica e un paese dove la popolazione fece "concrete conquiste sindacali e rivoluzionarie: la lotta dei lavoratori degli zuccherifici, [...] diventata la testa di un ponte del movimento operaio; la lotta degli operai delle grandi città [...]; l'attacco senza sosta alla burocrazia sindacale; la saldatura tra operai e studenti nelle lotte delle grandi città; la vittoria della rivoluzione cubana; [...] la nascita di un nuovo sindacalismo di classe.".
Pensiamo sia importante ricordare la ferrea determinazione che ha ispirato quelle lotte per far comprendere a tutti [ovvero ai lavoratori di oggi, ai precari, ai sottopagati, agli studenti che finiti gli studi entreranno nel mondo del lavoro e scopriranno (qualora non lo sapessero già) che è un ginepraio senza speranze di potersi impegnare per dare un contributo tangibile alla società in cui vorrebbero vivere, poiché questa società ora non esiste] dicevamo, per far comprendere loro che possono combattere.
Stiamo parlando del fatto che siamo nel capitalismo e sembra che non ci sia scampo; ma è allora che ci tornano in mente i proletari argentini e le loro lotte, e le loro conquiste, che se furono grandi allora, benché alto fu il prezzo da pagare, paragonate a quelle di oggi sono immense.
Ne parleremo insieme sabato, di questo e di altri momenti di lotta accaduti in Argentina.
Serve dare una svolta alla situazione di stallo in cui la popolazione, non solo italiana, si trova.
Dobbiamo prendere esempio da chi ha affrontato con la necessaria radicalità il conflitto con il vecchio ordine sociale, e lavorare affinché gli sfruttati ritornino ad avere potere nelle loro mani, non si facciano più massacrare e si rivoltino al grigiore dello stato attuale, pretendendo condizioni di vita dignitose, e organizzandosi per strutturare un sistema più umano.
Perché senza lotta di classe siamo come i gusci di uova in foto: vuoti, fragili, non fertili.
Discutiamone insieme sabato 29 febbraio, ore 19.30, in Via Vittorio Emanuele II, 436, CT.
IMPARARE DALLE LOTTE DEI RIVOLUZIONARI ARGENTINI!
Ci furono un tempo ed un luogo in cui "le forze dell'ordine apparivano sempre meno in grado di contenere la spinta dei lavoratori e, sempre più spesso, soccombevano dinnanzi alla determinazione dei manifestanti. Enormi fionde comparivano nelle retrovie dei cortei e scagliavano molotov da un litro fino a centoventi metri di distanza. Le fionde [...] tra le fila dei manifestanti, fungevano da artiglieria leggera che la polizia non riusciva quasi mai a requisire."
Stiamo parlando dell'Argentina, raccontata nel libro "La linea del Fuoco" di Manolo Morlacchi da cui sono tratti il brano che avete appena letto e quello che state per leggere.
Ci fu infatti una fase storica e un paese dove la popolazione fece "concrete conquiste sindacali e rivoluzionarie: la lotta dei lavoratori degli zuccherifici, [...] diventata la testa di un ponte del movimento operaio; la lotta degli operai delle grandi città [...]; l'attacco senza sosta alla burocrazia sindacale; la saldatura tra operai e studenti nelle lotte delle grandi città; la vittoria della rivoluzione cubana; [...] la nascita di un nuovo sindacalismo di classe.".
Pensiamo sia importante ricordare la ferrea determinazione che ha ispirato quelle lotte per far comprendere a tutti [ovvero ai lavoratori di oggi, ai precari, ai sottopagati, agli studenti che finiti gli studi entreranno nel mondo del lavoro e scopriranno (qualora non lo sapessero già) che è un ginepraio senza speranze di potersi impegnare per dare un contributo tangibile alla società in cui vorrebbero vivere, poiché questa società ora non esiste] dicevamo, per far comprendere loro che possono combattere.
Stiamo parlando del fatto che siamo nel capitalismo e sembra che non ci sia scampo; ma è allora che ci tornano in mente i proletari argentini e le loro lotte, e le loro conquiste, che se furono grandi allora, benché alto fu il prezzo da pagare, paragonate a quelle di oggi sono immense.
Ne parleremo insieme sabato, di questo e di altri momenti di lotta accaduti in Argentina.
Serve dare una svolta alla situazione di stallo in cui la popolazione, non solo italiana, si trova.
Dobbiamo prendere esempio da chi ha affrontato con la necessaria radicalità il conflitto con il vecchio ordine sociale, e lavorare affinché gli sfruttati ritornino ad avere potere nelle loro mani, non si facciano più massacrare e si rivoltino al grigiore dello stato attuale, pretendendo condizioni di vita dignitose, e organizzandosi per strutturare un sistema più umano.
Perché senza lotta di classe siamo come i gusci di uova in foto: vuoti, fragili, non fertili.
Discutiamone insieme sabato 29 febbraio, ore 19.30, in Via Vittorio Emanuele II, 436, CT.