ANVG Catania

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Associazione Nazionale Volontari di Guerra
(ANVG)
Federazione Provinciale di CATANIA

VOLONTARI di GUERRA - COMBATTENTI - FANTI d'ITALIA - CADUTI SENZA CROCE della provincia di CATANIA
(comitato d'intesa INTERFORZE)

02/08/2026

CADUTI DIMENTICATI... A CATANIA!
PATRIA INGRATA.

(TgSicilia del 26 novembre 2024)

Reparti d'assalto - Un po' di storia  29 LUGLIO 1917 È la data di nascita dei Reparti d'assalto, adottata convenzionalme...
29/07/2026

Reparti d'assalto - Un po' di storia

29 LUGLIO 1917
È la data di nascita dei Reparti d'assalto, adottata convenzionalmente, ed è giusto ricordarla ogni anno. Quel giorno venne inaugurata la Scuola d'assalto di Sdricca, dinnanzi al re, ai principali generali del Regio esercito e a rappresentanze degli alleati. Peccato che non vi sia documentazione fotografica.
Tuttavia è il 26 GIUGNO 1917 ad essere la data che ufficializza storicamente la nascita della specialità, grazie alla circolare n.111660 (Reparti d’assalto), che rimosse il vincolo della provvisorietà dei reparti di militari arditi e specialisti da costituire al momento dell’esigenza. Inoltre dispose che i comandi d’armata costituissero, sotto la data del 1° luglio, un’unità della forza di almeno una compagnia, aumentabile in seguito sino al livello di battaglione, formata esclusivamente da volontari, tratti di preferenza dai bersaglieri, comandati da un tenente anziano di provato valore e capace di infondere sentimenti di ardimento e disciplina.
Il reparto della 2a Armata che a Sdricca dimostrò le nuove tecniche di combattimento dinnanzi al re e alle autorità fu il primo ad essere costituito (autorizzazione in data 5 luglio). Numerato col primo numero romano, era formato da una compagnia di bersaglieri e due compagnie di fanteria, traendo gli effettivi dal II, IV, VI, VIII, XIV, XXIV e XXVII CdA, alle dipendenze amministrative del Deposito del 2° Fanteria dislocato a Udine.
Il distintivo da braccio, cucito sulla manica sinistra a metà tra spalla e gomito, fu adottato con circolare n.455 del luglio 1917: un gladio romano, simbolo di onore e coraggio, con pomolo a testa di leone, simbolo di forza, o a testa d’aquila, simbolo del potere, iscritto tra un serto d’alloro a sinistra, simbolo di vittoria, e una fronda di quercia a destra, simbolo di lealtà e forza. Il nodo Savoia legava i rami all’arma sulla cui guardia campeggiava il motto FERT, altro riferimento alla casa regnante.

Ragazzini eroi. Loro sono gli ARDITI della prima guerra mondiale, gli antenati degli incursori o "forze speciali". Sono ...
29/07/2026

Ragazzini eroi. Loro sono gli ARDITI della prima guerra mondiale, gli antenati degli incursori o "forze speciali". Sono giovani VOLONTARI addestrati agli assalti all'arma bianca e bombe a mano, abilissimi ad infiltrarsi ed annichilire postazioni nemiche ben difese da mitragliatrici.

109 anni fa', diciottenni e ventenni come molti di voi lasciarono i banchi di scuola o il lavoro e partirono. A questi ragazzi sono dedicati molti monumenti in quasi tutte le città italiane, i "monumenti ai caduti" per capirci... Quando vedete queste statue di soldati e leggete i nomi incisi nelle lapidi, fermatevi un momento ed immedesimatevi.

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Il 29 luglio 1917 nascono le Fiamme Nere che ancora ardono nel cuore di ogni vero italiano. 29 LUGLIO 1917 – NASCONO GLI...
29/07/2026

Il 29 luglio 1917 nascono le Fiamme Nere che ancora ardono nel cuore di ogni vero italiano.

29 LUGLIO 1917 – NASCONO GLI ARDITI

Non devono avanzare in massa contro le mitragliatrici. Devono aprirsi un varco, irrompere nelle trincee e colpire prima che il nemico riesca a reagire.

Il 29 luglio 1917 nasce ufficialmente la nuova specialità dei Reparti d’Assalto del Regio Esercito: gli Arditi.

Dopo oltre due anni di guerra, gli attacchi frontali contro reticolati e posizioni fortificate hanno provocato perdite enormi. Servono uomini capaci di agire in piccoli nuclei e conquistare rapidamente i punti decisivi della linea avversaria.

Tra i principali artefici del progetto vi è il maggiore Giuseppe Bassi, che sperimenta le nuove formazioni presso la 48ª Divisione. La scuola viene organizzata a Sdricca di Manzano.

Gli uomini sono scelti per coraggio, resistenza e iniziativa. L’addestramento comprende percorsi a ostacoli, combattimento corpo a corpo ed esercitazioni con bombe e munizioni reali.

Anche l’equipaggiamento cambia: giubba più comoda, fiamme nere sul bavero, pugnale, pi***la, bombe a mano e pistole mitragliatrici Villar Perosa.

Gli Arditi precedono la fanteria, attraversano i varchi aperti dall’artiglieria e assaltano i capisaldi nemici.

Il battesimo del fuoco arriva durante l’Undicesima battaglia dell’Isonzo. Sulla Bainsizza irrompono nelle difese austro-ungariche, conquistando trincee e alture ma pagando perdite altissime. Nel 1918 combattono sul Piave, sul Grappa e nell’offensiva di Vittorio Veneto.

La guerra finisce, ma l’arditismo sopravvive. Molti reduci diventano protagonisti dell’impresa di Fiume, del fascismo delle origini e, sul fronte opposto, degli Arditi del Popolo. Uomini e simboli nati nelle trincee entrano nella tormentata vita politica del dopoguerra.

L’eredità militare attraversa la Seconda guerra mondiale con il 10º Reggimento Arditi e giunge fino a oggi. Le tradizioni del IX Reparto d’Assalto sono raccolte dal 9º Reggimento d’Assalto Paracadutisti “Col Moschin”, reparto di incursori delle Forze Speciali dell’Esercito Italiano.

Dalle trincee dell’Isonzo alle moderne operazioni speciali, il nome e le fiamme degli Arditi non sono mai scomparsi.

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Due marinai, Angelo Pappalardo e Santo Ursino, nel luglio 1943, fucilati a Linguaglossa (CT) perché considerati disertor...
17/07/2026

Due marinai, Angelo Pappalardo e Santo Ursino, nel luglio 1943, fucilati a Linguaglossa (CT) perché considerati disertori.
Per non dimenticare.

Il 15 Luglio 1943 segnò l’ingresso di Linguaglossa nel conflitto bellico.
In un paese quasi spopolato, nella tarda mattinata, i pochi residenti lungo la via principale notarono due marinai, in particolare quelli del quartiere San Francesco. Il grande caldo e l’eco dei grandi bombardamenti nell’area intorno a Catania tenevano sveglia la popolazione. Nelle prime ore del mattino vengono notati due marinai seduti nel grande sedile davanti la Chiesa di San Francesco, che all’ombra del campanile prendono respiro e riposo. Tanti erano i marinai linguaglossesi partiti per la guerra, ma questi due non lo erano. La loro presenza, inattesa e inaspettata per le strade del paese, suscitò grande curiosità: cosa ci facevano due marinai a Linguaglossa, quale il motivo della loro presenza, alcuni li considerarono disertori in fuga, mentre altri li videro semplicemente stanchi ma tranquilli, non in fuga da nessuno. Il loro atteggiamento appariva sereno. Rimasti per breve tempo, furono visti allontanarsi in direzione di Piedimonte.
I due marinai erano catanesi: Angelo Pappalardo, figlio di Salvatore, di 23 anni, nato e cresciuto nel quartiere di piazza Cavour, e Santo Ursino, figlio di Pasquale, di 24 anni, nato nel quartiere di piazza Cutelli. Appartenevano alla corazzata italiana “Vittorio Veneto”, che, dopo un lungo periodo di navigazione e un pesante bombardamento subito nella base navale di La Spezia il 5 Giugno 1943, era ripartita sebbene danneggiata e parzialmente riparata. Le riparazioni non erano state sufficienti e la corazzata era stata costretta ad approdare nel porto di Messina il 12 Luglio. Il Comandante della corazzata, Ammiraglio Virgilio Spigai, concesse ai marinai siciliani una breve licenza per far visita ai parenti. Prima della partenza, Pappalardo salutò il fratello, anch’egli marinaio ma in servizio su un’altra nave. Considerando che l’intera costa era costantemente oggetto di incursioni aeree e che gli angloamericani miravano a bloccare la fuga dei soldati dell’Asse, i due marinai decisero di raggiungere Catania attraverso le vie interne. Dopo due giorni di cammino, giunsero a Linguaglossa. I soldati che presidiavano i confini del territorio, nei tre bunker che segnavano i due territori di Castiglione e Linguaglossa, li avevano lasciati passare senza alcun problema, ma qualcosa non andò per il verso giusto: “solo un cuore duro come un macigno di pietra lavica può avere il coraggio di denunciare due giovani. Eppure in nome del dovere fascista una Guardia Municipale ha fatto la spia”.
Giunti in prossimità del passaggio a livello di Terremorte, ove presidiava un ulteriore posto di blocco, i due marinai vennero fermati e tradotti presso la casa Previtera, in Via Roma, sede del Comando del 22° Gr. Artiglieria Costiera. Invano i giovani cercarono di spiegare, con candore, la loro estraneità a ogni forma di sbandamento o diserzione, chiarendo che la loro meta era Catania, per un congedo di pochi giorni, prima di far ritorno a Milazzo, dove c’era la loro nave.
Era il giorno e l’ora infausta per tentare di discolparsi e palesare la legittimità della loro presenza. Da poche ore, infatti, la 213a Divisione Costiera era stata sciolta e l’agitazione serpeggiava negli animi. La staffetta tedesca aveva annunciato che da li a poco sarebbe passato il Generale Hube diretto al quartiere generale del XIV Corpo Panzer di stanza nella piana di Cerro. Il Generale Comandante Gotti, in accordo con il colonnello Pappalardo, nel desiderio di fornire un monito contro lo sbandamento delle truppe, ne decretò la condanna a morte.
Non v’è dubbio che i due marinai non colsero appieno la terribile portata della pena inflitta, perché, come venne riconosciuto da tutti, non erano né disertori né sbandati ma si trovarono, per pura sventura, nel luogo e nel momento sbagliato.
La notizia della loro condanna a morte si diffuse rapidamente nel paese. L’Arciprete Palermo così scrive nel suo diario quotidiano: “e domani saranno fucilati. Il mio tentativo non ha sortito l’esito sperato. Il colonnello mi ha ascoltato ma poi ha detto che il tribunale militare, in questi casi, prevede la pena di morte. Nessuno può fare più nulla. La fucilazione sarà eseguita domani di pomeriggio al piano Ciaramidaro proprio dietro la Chiesa del Calvario. Questo è ciò che mi ha confidato il colonnello. Ho chiesto il permesso di confessarli prima dell’esecuzione e impartire loro i sacramenti. Vorrei sostituirmi a loro perché ormai la mia vita è stata in gran parte spesa, ma tutto ciò non è possibile. Ho la morte nel cuore, ho la morte nell’anima, ma mi consola pensare che questi due innocenti raggiungeranno il Paradiso e potranno da lì osservare il male del mondo con la pietà che sulla terra non si è avuta per loro”.
I due marinai, sempre uniti come un’unica entità, trascorsero un giorno nella stanza mortuaria e il 18 luglio vennero sepolti. Angelo Pappalardo, iscritto nel registro cimiteriale al numero 77-82, fu tumulato nella “Cappella Del Campo”, mentre Santo Ursino, iscritto al numero 78-83, trovò sepoltura nella “Cappella dell’Immacolata”.
Al termine della guerra, nel 1945, le famiglie dei due caduti provvidero a recuperare le loro spoglie e, come due fratelli, li fecero seppellire nella medesima tomba nel cimitero di Catania.
Sulla tomba sono poste le fotografie dei due militari e un’epigrafe commemorativa: “ANGELO PAPPALARDO - SANTO URSINO. PIU' DI DUE FRATELLI VI AMASTI IN QUESTA GUERRA MA UN CUORE SENZA PIETA' E SENZA TIMORE DI DIO NEL FIORE DEGLI ANNI VI VOLLE SOTTO TERRA. DORMITE UNITI SOTTO IL MANTO DI MARIA E TRA GLI ANGELI IN CIELO GODETE E COSI' SIA”.
Il 12 marzo 1945, il Comune ricevette una lettera dal Ministero della Marina con la quale si richiedevano informazioni riguardo alla morte del Nocchiere Ursino Santo, specificando: “da chi risulta sia stato fucilato”. Il Commissario Castrogiovanni rispose: “la fucilazione del nocchiero in oggetto è avvenuta in questo Comune per ordine di un Generale che ebbe a sorprendere l’Ursino di aver abbandonato la località ove era comandato in servizio. Unitamente all’Ursino venne fucilato tale Pappalardo Angelo fu Salvatore”.
Circa quattro anni dopo, il 29 ottobre 1949, giunse un’altra richiesta di “precise informazioni circa la fucilazione”, questa volta relativa al nocchiere Pappalardo Angelo. Il Commissario Prefettizio Francesco Abatelli Trigona replicò: “In riferimento alla nota su indicata comunico che da informazioni assunte risulta che il marò in oggetto indicato sbandatosi ad Augusta in seguito agli eventi bellici del 1943, di passaggio da questo abitato il 15-7-1943 veniva fermato da una ronda ed accompagnato all’allora Comando della zona di stanza in questo Comune. Il giorno successivo, il detto Pappalardo, per ordine del Generale e Comandante la Divisione Militare, veniva fucilato assieme ad altro militare.
Dicesi che la fucilazione dei due militari sia stata ordinata per esempio e monito agli altri militari sbandati.”

La leggenda degli “Uomini Gamma”, i nuotatori d’assalto della Marina che affondarono 4 navi in una sola notte. Dagli Uom...
15/07/2026

La leggenda degli “Uomini Gamma”, i nuotatori d’assalto della Marina che affondarono 4 navi in una sola notte.

Dagli Uomini Gamma agli Arditi Incursori della Marina un filo conduttore fatto di professionalità, eccellenza e audacia.

“Non importa affondare la nave nemica. Una nave viene ricostruita. Quello che importa è dimostrare al nemico che vi sono degli italiani capaci di morire gettandosi con un carico di esplosivo contro le fiancate del naviglio avversario“. Questo era il motto del Gruppo Gamma, un gruppo speciale di nuotatori d’assalto, provenienti della Regia Marina italiana, dal Regio Esercito e dalla MVSN addestrato in gran segreto presso La Spezia, che si rese protagonista di vari attacchi, molti dei quali riusciti, alle forze navali alleate durante la seconda guerra mondiale, all’interno della Xª Flottiglia MAS.

Il “Gamma” fu il primo nucleo di incursori della Marina. Tra i membri di questo gruppo, il comandante Eugenio Wolk, Luigi Ferraro (l’uomo che da solo ha affondato più navigli al mondo nelle operazioni ad Alessandretta e Mersina), Agostino Straulino, Giorgio Baucer, Egil Khersi e Rodolfo Beuk.

La Decima Flottiglia MAS nacque all’inizio della seconda guerra mondiale quale reparto segreto della Regia Marina per l’utilizzo dei nuovi mezzi d’assalto subacquei e di superficie, sviluppati difficoltosamente alla fine degli anni ’30.

Fra il 1941 ed il 1943 le poche centinaia di uomini che ne fecero parte operarono missioni ad alto rischio, conseguendo, sia pure a caro prezzo, successi tali da modificare persino l’assetto strategico navale del Mediterraneo.

Nel contempo venivano concepite e perfezionate le attrezzature per operazioni subacquee ancor oggi in uso; si realizzavano strumenti d’attacco come il “maiale” (in sostanza un mini sommergibile con un equipaggio di due uomini, dapprima alloggiati esternamente e quindi in un apposito abitacolo, in grado di portare sin dentro ai porti nemici una o più cariche esplosive), il barchino esplosivo, il motoscafo silurante, i sommergibili tascabili per il trasporto di incursori o per operazioni costiere. Nasceva la specialità degli Uomini Gamma, nuotatori che percorrendo lunghe distanze andavano a porre sotto le chiglie nemiche cariche esplosive denominate “cimici”, “mignatte” o “bauletti”.

L’operazione Gibilterra (14 luglio 1941 – Nome in codice “GG1”).

E’ la notte tra il 13 ed il 14 luglio del 1941, quando un’unità di assalto composta da 12 marinai dell’unità “Gamma” penetrano le difese attorno alla super protetta e strategica Base navale di Gibilterra, danneggiando pesantemente e costringendo all’incaglio 4 navi, per un totale di ben 9.465 tonnellate.

Quella notte tutti gli “Uomini Gamma” si infiltrarono nelle acque pattugliatissime antistanti la base inglese, nuotando dal confinante territorio spagnolo fino a Gibilterra ed esfiltrarono, a missione compiuta, senza subire alcuna perdita.

Ad imperitura memoria di sommo coraggio e puro patriottismo, i nomi degli Italiani, 12 Uomini Gamma del commando, che affondavano le navi nemiche con le braccia e con il tritolo, furono decorati per questa eccezionale azione di Medaglia d’Argento al Valor Militare.
Quegli uomini erano:
S.T.V. Agostino Straulino
S.T.V. Giorgio Baucer
C. Sil. 2ª Cl. Alfredo Schiavoni
2°C. Can. Alessandro Bianchini
S.C. Giovanni Lucchetti
S.C. Smz. Vago Giari
S.C. Noc. Carlo Del Valle
S.C. Pal. Giuseppe Feroldi
S.C. Can. Evideo Boscolo
Pal. Bruno Di Lorenzo
Marò Fuoc. Rodolfo Lugano
Marò Fuoc. Carlo Bucovaz

Il Gruppo Gamma portò a compimento altre 7 operazioni “border-line” prima della fine della seconda guerra mondiale. Dopo l’armistizio del 1943 confluirono nella RSI (Repubblica Sociale Italiana), ma questa è un’altra storia.

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14/07/2026

CATANIA - Ricordati i soldati caduti nella Battaglia del Simeto nel luglio del 1943

(OraTG REITV 14-07-2026)

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14/07/2026

Onori!

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Lui resiste... A qualunque costo ed a qualsiasi cosa. Non temeva le pallottole allora e nemmeno adesso si piega alla for...
13/07/2026

Lui resiste...
A qualunque costo ed a qualsiasi cosa.
Non temeva le pallottole allora e nemmeno adesso si piega alla forza del mare.

Il Bunker: Impavido e quasi immortale, lui è nato per resistere... dal 1943.

Area marina del Plemmirio (SR)

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