Potere al Popolo Catanzaro

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08/09/2026

Nessuno potrà dire che non li aveva visti arrivare. Perché AfD in Germania è ormai da anni che cresce. E negli ultimi questa crescita si è tradotta in alcuni casi in veri e propri balzi elettorali.

Come successo nella Sassonia-Anhalt. Un'alta partecipazione elettorale, il 778%, circa venti punti superiore alla precedente e un 43,8% di preferenze per il partito guidato a livello nazionale da Alice Weidel. Significa che un elettore su due tra i 2,1 milioni di abitanti del Land tedesco (tra i più piccoli della Germania federale), ha scelto AfD.
Se ciò è accaduto e sta accadendo è innanzitutto perché ha trovato davanti a sé un tappeto rosso, gentilmente stesole dalle “grandi coalizioni” tra destra (CDU-CSU) e “sinistra” (SPD e Verdi).
Perché il problema non è tanto alzare un muro contro una specifica organizzazione politica, ma farlo contro le idee che incarna. Se invece quelle idee vengono addirittura incorporate nel proprio bagaglio, non ci si può poi stupire se sul mercato elettorale vinca l'originale e non la copia.
Perché comprare la merce ideologica dell'ultradestra i voti li dà non a chi la compra (CDU ma anche SPD), bensì a chi la vende (AfD per l'appunto).
Per questo, il primo insegnamento da trarre dopo le elezioni in Sassonia-Anhalt è che ciò di cui abbiamo bisogno non è una politica “accomodante” verso le idee dell'ultradestra, ma una che dia battaglia, senza cedere di un centimetro; una politica che pianifichi una radicale trasformazione economica, capace di redistribuire l'enorme ricchezza che ha accumulato chi campa di profitti e di rendita (immobiliare o finanziaria) a favore della maggioranza.

In Germania, al contrario, sono decenni che CDU-CSU e SPD e Verdi applicano ricette che si sono tradotte sistematicamente in un impoverimento e in un indebolimento della classe lavoratrice e, per contro, in un arricchimento e in un rafforzamento della minoranza di privilegiati. Non si è trattato di un errore del sistema, ma dell'esito desiderato dalle classi dominanti.

Non può stupire, così, che la scelta di chi ha votato in Sassonia-Anhalt è stata in primo luogo sulla base dell'esigenza di una risposta al bisogno di maggiore “sicurezza sociale”.
Per essere concreti: dal 1990 a oggi la Germania ha dismesso gran parte del patrimonio di case popolari e oggi accade che il decile più povero della popolazione sia costretto a spendere più del 60% dei propri redditi nelle spese per affitto e abitazione; per contro, la più grande impresa immobiliare, Vonovia, nel 2025 ha festeggiato il ritorno agli utili in grande stile, registrando un utile netto di più di 4 miliardi.

Merz ha deciso di affrontare la difficile situazione del Paese sposando la linea dettata dalle imprese. Così ha abbassato l'aliquota dell'imposta sui redditi delle società dal 15% al 10%.
Spinge per una riforma delle pensioni che alzi l'età pensionabile.
E ha fatto propria la posizione di chi, come il manager della Mercedes Martin Burdermüller, sostiene che si debba allungare la giornata lavorativa. Il tutto nello stesso momento in cui sta rendendo più difficile per le classi popolari l'accesso alla prestazioni sociali.

In questo contesto, la Sassonia-Anhalt è tra chi più ha sofferto le difficoltà. Da almeno dieci anni (ma bisogna risalire già al processo di unificazione) va avanti un processo di de-industrializzazione, tutt'altro che compensato dalla crescita del terziario povero. E gli stipendi nel turismo, nella ristorazione, nella logistica sono più bassi di quelli corrisposti agli operai dell'industria: il risultato è il salario medio più basso di tutte le Regioni dell'ex Germania dell'Est.
La conseguenza è anche la fuga dei più giovani e l'invecchiamento della popolazione: la Sassonia-Anhalt ha perso il 5,6% della sua popolazione (125mila persone) in dieci anni e oggi un abitante su due ha più di 50 anni.

Ma c'è di più: il PIL è praticamente fermo da dieci anni (-1% nell'ultimo decennio). Come suggerisce Romaric Godin sul francese Mediapart, se la torta non cresce diventa ancor più pressante il tema della sua distribuzione.

Come affrontano il tema i diversi attori politici?

Dentro questa cornice AfD costruisce il nemico nel migrante, rappresentato come causa di ogni male dei lavoratori tedeschi. Eppure in Sassonia-Anhalt le persone migranti sono il 9%, ben al di sotto della media tedesca, e per lo più giovani: contribuiscono per di più alla stabilizzazione della sanità pubblica, settore in cui c'è strutturale carenza di personale.

Gli altri partiti politici inseguono e anche dopo la sconfitta continueranno a “copiare” la destra più estrema. Non solo: perché come mostra l'esperienza di Scholze prima e di Merz poi, in realtà sono disponibili a rompere anche quelli che fino a poco fa erano veri e propri dogmi, ma non nella direzione che servirebbe alla maggioranza. La Germania infatti prevede oggi lo sforamento dei vincoli di bilancio, ma per finanziare il riarmo e non, invece, i bisogni sociali della popolazione.

Così tutti gli attori politici fanno sparire dalla scena il ruolo giocato in questi anni da profitti e rendite. Cresciuti a dismisura, non per caso, ma grazie a una politica che ha lavorato incessantemente affinché ciò accadesse.

È questo il terreno su cui dovremmo lavorare, anche in Italia, non solo per impedire l'ulteriore crescita di una destra ancora più “ultra” di quella attuale, ma soprattutto per fornire risposte concrete all'urgenza di “sicurezza sociale” che è sempre più la richiesta prevalente tra le classi popolari. Contro cui si staglia un intero sistema di potere politico.

08/09/2026

La vittoria di destre “ultra” come AfD in Germania non sarebbe possibile se non ci fosse questo abbraccio con i “liberali” che ne sposano le ragioni e le politiche.

In fondo anche il fascismo in Italia arrivò al Governo grazie all’abbraccio con monarchia e liberali.

Tra fascismo e liberalismo c’è più linea di continuità che di rottura.

05/09/2026
03/09/2026
03/09/2026

Alessandro Di Battista sta per tornare in Italia.
È stato ricoverato a Cuba, Paese povero del Sud del mondo, per una settimana. A parere di tutti gli addetti ai lavori, ha ricevuto cure qualitativamente altissime, non solo per l'isola caraibica, ma per il mondo intero.

Per il trasferimento da Santa Clara a L'Avana, per il ricovero e per tutte le cure ricevute, non ha dovuto sborsare un euro (né un peso).
Non perché sia un privilegiato. Ma perché così funziona la sanità in un Paese come Cuba. È gratuita per tutte e per tutti. E tra l'altro Di Battista non è l'unico italiano ricoverato in questi giorni. Ci sono altre persone, sottoposte a cure da settimane per sconfiggere un'altra malattia, il dengue. Sempre senza dover sborsare un euro. Perché, come diceva Ernesto Guevara, “vale più la vita di un essere umano che tutto l'oro dell'uomo più ricco del mondo”.

Se Di Battista avesse avuto lo stesso problema mentre si trovava negli USA, la potenza egemone del mondo in cui viviamo, la stessa trafila medica gli sarebbe potuta costare decine e decine di migliaia di euro (o dollari, poco cambia). Negli USA anche la salute è una merce. Se sei ricco la puoi comprare, altrimenti ti devi arrangiare.
Trump da mesi ha incrudelito l'attacco contro Cuba, contro i suoi medici impegnati nelle missioni all'estero (anche nella nostra Calabria), con un rafforzamento di quella che è una forma moderna di assedio medievale: punta a stremare, affamare, uccidere.
Il bloqueo energetico significa che gli ospedali e le stesse strutture sanitarie cubane che hanno salvato Di Battista, hanno difficoltà a funzionare nel giorno dopo giorno. Combattere contro il bloqueo, significa lottare per la vita. Quella di un intero popolo, contro il “lento” genocidio deciso a Washington.

Ad Alessandro Di Battista va il nostro augurio di pronta guarigione. Al popolo cubano va la nostra promessa: non dimentichiamo la vostra solidarietà, non vi lasceremo soli di fronte al blocco criminale degli Usa.

31/08/2026

Il Sole 24 Ore stima che dal 2021 a oggi la spesa costi il 30% in più.

Per la stessa spesa che 5 anni fa pagavamo 100€ oggi dobbiamo ti**re fuori 129€ e 50 centesimi.

Negli stessi 5 anni, quanto è cresciuto il tuo stipendio?
È in questa differenza che si cela l’impoverimento di milioni di lavoratori e lavoratrici.

Sarà l’ora di alzare gli stipendi? Di un salario minimo di 12€ l’ora? Di redistribuire gli enormi profitti di pochi a vantaggio delle vite della maggioranza?

Meloni & soci seguono la linea Bo****no: va tutto bene.
Certo, va tutto bene, madama la marchesa.

Il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, ha indetto il referendum popolare sulla riforma dello Statuto re...
23/08/2026

Il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, ha indetto il referendum popolare sulla riforma dello Statuto regionale. La consultazione si terrà domenica 29 novembre 2026.
La consultazione riguarda la legge regionale 3 marzo 2026, numero 9, che modifica lo Statuto e interviene sull'assetto istituzionale della Regione, prevedendo tra l'altro l'introduzione della figura dei sottosegretari e l'ampliamento della Giunta. Il quesito chiede agli elettori se siano favorevoli al testo della legge statutaria approvato dal Consiglio regionale con seconda deliberazione il 27 gennaio 2026.

Indirizzo

Discesa Piazza Nuova, 19
Catanzaro
88100

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