03/09/2026
Le comunicazioni alternative a quelle ufficiali
Chi desidera essere informato può inviare in privato il proprio numero di telefono, nome e cognome, indicando anche la contrada o la località di appartenenza. Sarà necessario, inoltre, memorizzare il numero ……………… e, naturalmente, anche il nome del nostro “supereroe”.
Ma dietro questa comunicazione si cela una riflessione politica più ampia.
La politica clientelare si esercita soprattutto cavalcando le difficoltà quotidiane delle persone, trasformando persino i disservizi e le inefficienze in strumenti di consenso e di dipendenza. Un esempio emblematico è rappresentato proprio dalla gestione delle emergenze e dei disservizi idrici, dove troppo spesso i cittadini sono costretti a ricorrere a canali informali e personali per ottenere informazioni che, in una comunità amministrata in modo trasparente ed efficiente, dovrebbero essere garantite attraverso i canali ufficiali di comunicazione.
È una situazione che dovrebbe far riflettere tutti.
Prendiamo sempre più coscienza del fatto che questa comunità rischia di non cambiare il proprio modo di vivere e, soprattutto, di sopravvivere. Non perché manchino le persone capaci di comprendere ciò che accade, ma perché nel tempo si è consolidato un clima di sudditanza e di rassegnazione, nel quale il diritto di esprimere liberamente il proprio pensiero sembra diventare un privilegio e non un diritto.
Una comunità libera dovrebbe poter discutere, criticare, dissentire e persino sbagliare senza paura. Dovrebbe poter pubblicare un'opinione, formulare una critica o assumere una posizione diversa senza temere che le conseguenze ricadano sui propri affetti, sul proprio lavoro o sulla propria vita quotidiana.
E invece, quando a un eventuale rifiuto si risponde con pressioni, intimidazioni o minacce, anche soltanto velate, il messaggio che passa è sempre lo stesso:
“Io posso. Tu devi obbedire.”
Ma la politica non dovrebbe mai essere questo.
La politica dovrebbe essere servizio, responsabilità, confronto e rispetto della dignità dei cittadini. Il consenso non dovrebbe nascere dalla necessità, dalla paura o dalla dipendenza, ma dalla libera scelta di persone consapevoli e informate.
E allora la domanda che dovremmo porci, soprattutto quando saremo chiamati a scegliere, è semplice:
vogliamo continuare ad accettare una comunità nella quale per ottenere un'informazione o risolvere un problema bisogna conoscere qualcuno, chiedere un favore e dipendere dalla disponibilità del “supereroe” di turno? Oppure vogliamo pretendere istituzioni che funzionino attraverso regole, trasparenza e diritti uguali per tutti?
Perché il vero cambiamento comincia proprio quando un cittadino smette di chiedere favori e comincia a pretendere diritti.
Prima o poi arriverà il momento in cui il Re sarà costretto a mostrarsi per quello che è.
E allora, forse, ne vedremo davvero delle belle.