14/07/2026
Cara Emanuela La Mela
Ci tengo a ringraziarti sinceramente per lo spazio, l'attenzione e la sensibilità che hai dedicato alla mia storia e a quella dei Calanchi del Cannizzola sulle pagine del Quotidiano di Sicilia . Dare voce a chi resiste non è mai un semplice atto di cronaca, ma un tassello fondamentale per rompere il muro del silenzio.
Il tuo articolo mette in luce una ferita aperta che va ben oltre la mia azienda: l'assoluta e colpevole assenza della politica siciliana. È inaccettabile che territori di inestimabile valore vengano ricordati dalle istituzioni solo quando c'è da sfilare per qualche passerella elettorale, per spartirsi finanziamenti che non lasciano traccia sul territorio o per concedere i Calanchi come set cinematografico.
Mentre i Carabinieri presidiano come possono e noi imprenditori rischiamo la vita e il futuro per difendere la legalità, la politica regionale continua a girarsi dall’altra parte, lasciando che i confini amministrativi diventino la scusa perfetta per l'inerzia. Questa non è solo incapacità gestionale; è un abbandono sistematico che finisce per spianare la strada alla criminalità.
Grazie ancora per aver acceso un faro dove molti preferiscono che rimanga il buio. La tua penna è uno strumento di resistenza prezioso.
Con stima,
I custodi del deserto di Sicilia.
“Ho iniziato a chiedere aiuto anche alla comunità per supportare le nostre attività e a denunciare pubblicamente quello che stava succedendo. Supportato dall’Associazione antiestorsione Libero Grassi di Catania sono riuscito a difendere i miei terreni”, racconta Capizzi.
Le forze dell’ordine al QdS: “Abbiamo pensato di dover agire subito”.
Continua a leggere l'articolo di Emanuela La Mela in apertura su QdS.it
https://qds.it/calanchi-cannizzola-mafia-pascoli-francesco-capizzi/