29/08/2026
POLTRONA SACCO BY ZANOTTA
Il 1968 è un anno di rivoluzioni vere, di rotture e di contestazioni, mentre il mondo cambia nelle piazze, a Torino tre giovani designer, Piero Gatti, Cesare Paolini e Franco Teodoro, fanno la loro piccola, silenziosa rivoluzione nel design.
La loro filosofia influenzata dal clima di contestazione, vuole creare oggetti che abbiano un design totalmente opposto alle linee classiche, una sorta di anti-design che disegni contro-oggetti.
Così, realizzano un sacco rivestito in tessuto, vinile plastico e poi anche in pelle, che riempiono con migliaia di microsfere di polistirolo, nessuna struttura, nessun telaio, nessuna imbottitura rigida.
La poltrona Sacco di Zanotta è un atto di ribellione, non è un mobile da ammirare, ma un oggetto con cui interagire, che si adattava alla forma del corpo, senza imporre una postura, un'esaltazione del comfort informale e anarchico.
Il successo non è tanto immediato a livello commerciale, quanto culturale e simbolico: la Sacco entra nei musei, diventa un manifesto del design radicale, l’icona perfetta di una generazione che vuole liberarsi dalle convenzioni.
Il design della poltrona dimostra che l'innovazione non sta per forza nella complessità, nelle linee studiate ed eleganti, ma può essere resa anche grazie a un design che appare il più semplice possibile.
Il suo non-design la rende, per assurdo, un'icona di design e la mancanza di rigidità un oggetto comodo e versatile, con buona pace del personaggio di Fracchia, che la elesse a simbolo dell'incomprensione tra le generazioni in contrasto in quegli anni, contribuendo a renderla ancor più famosa.
Oggi la Sacco è un oggetto di design ricercatissimo, vintage ed elegante, mantiene la sua forza evocativa, ma ha perso la valenza rivoluzionaria che aveva negli anni 60.
Foto: Mario Sarotto / Archivio di famiglia (CC0 via Wikimedia Commons)