11/11/2024
🚴*𝗡𝗼, 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗮 𝗽𝗶𝘀𝘁𝗮 𝗰𝗶𝗰𝗹𝗮𝗯𝗶𝗹𝗲 𝗰𝗼𝘀𝗶̀ 𝗻𝗼𝗻 𝗵𝗮 𝘀𝗲𝗻𝘀𝗼
Nel 2015 chiudevo la mia prima campagna elettorale con una biciclettata che attraversava l’intera città, fino al cuore del Corso cittadino per il comizio finale. Promuovere una mobilità sostenibile, limitare il traffico e migliorare la vivibilità urbana sono da sempre valori alla base delle mie idee politiche. Ma oggi, vedendo come vengono gestite alcune iniziative, mi chiedo: chi potrebbe davvero opporsi a una pista ciclabile ben progettata?
Di recente si è detto tanto, eppure non tutto. A Cerignola, progetti che altrove sarebbero una scelta naturale e utile sembrano diventare complicati e divisivi. Ricordate il Palazzetto dello Sport? Un'opera che, senza programmazione, ha suscitato opposizioni e raccolto 15.000 firme contro una realizzazione percepita come speculativa e inappropriata…e che ha impattato, con la realizzazione del supermarket, non poco sul traffico veicolare della parte Sud della città.
E ora è la volta della pista ciclabile. Come può essere realizzata in assenza di un piano del traffico? Il Comune ha avviato la redazione di un piano traffico insieme al Politecnico di Bari, annunciato ad agosto 2023, per ottimizzare la mobilità e raccogliere i suggerimenti dei cittadini. Ma come si può conciliare un approccio partecipativo con un progetto che sembra forzato e poco condiviso?
Chi sta monitorando i lavori? È sufficiente guardare la striscia di asfalto designata come area ciclabile per notare tombini non allineati al livello stradale, con buche che rappresentano un pericolo per chi va in bici. E il problema parcheggi? Non si può ignorare la realtà del Corso cittadino: poche aree di sosta e attività come bar e pizzerie che necessitano di spazi adeguati al flusso di clienti.
Una pista ciclabile non può essere solo uno slogan o un finanziamento colto al volo. Deve essere parte di una visione integrata, volta a migliorare la vita dei cittadini, non a complicarla. Ma la domanda è più profonda, politica, che si fa? Si continua a fregarsene della volontà della cittadinanza, degli esercenti, si va avanti alla cieca come è successo già in passato, oppure ci si ferma a ragionare a capire, riflettere come riavviare un dialogo con la città che si è interrotto? Chi si dice progressista no può esimersi dalla chiamata a raccolta e al confronto con la città, tutta la città.
(in foto la biciclettata del 2015)