07/06/2026
Rrëshen-Il popolo albanese, per la gran parte, è sceso in piazza contro l'edificazione dell'ecomostro targato Kushner ed Edi Rama; quest'ultimo, infine, ha messo in luce, ancora una volta, il vero volto del partito socialista: un partito filo-sionista, una carovana pseudo riformista, che ha accolto a carissimo prezzo investitori esteri privi di qualsiasi risvolto morale ed etico.
Rama ha trattato l'Albania come un monolocale messo in vendita al migliore offerente.
Il risultato? Imprenditori esteri si sono riversati tra i confini del Paese delle Aquile, portando con loro sfruttamento e devastazione del bene pubblico.
Il premier albanese ha presentato il suo paese come scevro dall'operato dei sindacati, in cui i diritti di base dei lavoratori vengono sistematicamente annientati da un sistema che va oltre la legalità: tale scenario altro non è che una estremizzazione del modello socialdemocratico ideato tra le aule di Bruxelles.
In Italia, nel nostro piccolo, abbiamo fatto qualcosa di simile quando il PD cancellò l'Art. 18 e istituì il Jobs Act: il tutto per rendere più attrattivo il nostro paese per investitori nazionali ed esteri; come se la cancellazione dei diritti acquisiti fosse uno strumento fondamentale per dare maggiore impulso all'economia.
Indubbiamente, l'Albania ha scelto la via del dumping economico pur di avere investimenti terzi, si veda, ad esempio, il proliferare delle industre italiane costruite nelle periferie della città di Durazzo; oltre al dumping è stata praticata la via della devastazione delle aree protette, le quali, se ben valorizzate, potrebbero portare ad un turismo responsabile, rispettoso ed equilibrato. Al contrario, si è optato per un turismo sfarzoso, cialtrone e dall'impatto rovinoso.
Tornando alle proteste, auspico che queste continuino e diventino una sorta di lotta vera e propria contro il governo del paese e che sfocino anche in un conflitto duro, purché questo serva a fermare la spinta socialdemocratica di Edi Rama, che si è dimostrato un politico assai poco degno. Se questi sono i socialisti, i riformisti, i socialdemocratici odierni preferisco di gran lunga la via massimalista.
Jacopo Rinaldini