23/12/2019
Energie Nuove - NUMERO 2 -novembre-dicembre 2019
Da una storia antica al prossimo futuro
di Roberto Graziani
Presidente Fondazione Cassa di Risparmio di Cesena
La Fondazione Cassa di Risparmio di Cesena ha una storia antica, in quanto “continuazione ideale” - come recita il suo statuto - della Cassa di Risparmio di Cesena, fondata nel 1841 da 105 persone.
Nella prima metà dell’ottocento Cesena era una cittadina immersa nella provincia dello stato Pontificio. L’economia era povera e arcaica, basata soprattutto sull’agricoltura, su qualche modesta forma di artigianato, sui commerci legati ai prodotti della terra e all’allevamento del bestiame.
In questo contesto provinciale, povero di stimoli e contatti culturali e politici, un nucleo di personaggi locali assunse l’iniziativa di creare, senza alcun vantaggio economico personale, ma, si direbbe oggi, per spirito civico, o anche per sana emulazione di quanto già avveniva in molte altre aree del centro nord, un istituto bancario con tre scopi fondamentali: educare al risparmio, erogare piccolo credito, utilizzare gli utili per rafforzare il patrimonio e fare “beneficenza“.
Ai soci promotori si unirono poi altre persone sensibili al progetto, che in poco tempo diede vita a una Cassa di Risparmio di natura assembleare, ossia dotata di un organismo composto da soci provenienti dalla società civile, in questo differenziandosi dalle casse di risparmio in cui i poteri - approvazione del bilancio, nomina degli amministratori, ecc. - erano esercitati direttamente da alcune istituzioni locali - civili e religiose - che ne avevano promosso la costituzione.
In un avviso a stampa del 1841, datato 22 dicembre, i cesenati potevano leggere: "Col principiare del nuovo anno 1842, lo stabilimento della Cassa di Risparmio, situato nel piano terra del palazzo del Signor Duca Torlonia già Braschi, sarà aperto al pubblico".
Così venne resa pubblica la notizia che anche a Cesena era stata fondata una Cassa di Risparmio, riconosciuta dal governo pontificio il 18 maggio 1841.
Anche Cesena partecipò così a quel grande fenomeno destinato a creare, con le casse di risparmio, una f***a rete di banche locali, legate allo sviluppo economico e sociale del proprio territorio e in buona parte attrici di questo sviluppo.
Non è questa la sede per ripercorrere la complessa storia della Cassa cesenate, che si intreccia profondamente con quella del Territorio di riferimento, fino al ruolo rivestito nel miracolo economico del secondo dopoguerra.
Nel 1991, in attuazione della riforma organica del settore bancario pubblico, sono sorte due distinte entità, la Banca commerciale e la Fondazione con finalità sociali.
Quindi la Fondazione Cassa di Risparmio di Cesena, che ha iniziato a operare come tale all’inizio del 1992, è portatrice di questo originario patrimonio ideale, e ciò a maggior ragione dopo che la Cassa S.p.A., a seguito della criticità emerse nel 2016, è stata incorporata nel Crédit Agricole e non esiste più come realtà autonoma e come marchio.
Le vicende più recenti della Banca hanno provocato anche un forte ridimensionamento delle disponibilità economiche della Fondazione; il suo patrimonio era in larga parte investito in azioni della Cassa S.p.A. e ne ha subìto il deprezzamento provocato dalle pesanti perdite di bilancio e dal conseguente aumento del capitale sociale sottoscritto dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, che è stato la premessa alla cessione del controllo della Cassa a Crédit Agricole (cui è seguita l’incorporazione).
Oggi il patrimonio della Fondazione ammonta a circa 17 milioni di euro (a fronte degli oltre 120 milioni di qualche anno addietro), di cui poco più di 7 milioni rappresentano la liquidità riveniente dalla cessione a Crèdit Agricole, perfezionata poco prima della fusione, dell’intero portafoglio di azioni Cassa Cesena S.p.A. (la Fondazione era stata esclusa dalla possibilità di partecipare all’Offerta Pubblica di Acquisto di azioni della Cassa di Risparmio di Cesena che Crédit Agricole aveva promosso nella primavera del 2018).
I ricavi della Fondazione e le disponibilità destinate all’attività istituzionale (ossia al sostegno finanziario di iniziative proprie o di terzi) si sono conseguentemente ridotti: sia il preconsuntivo del 2019 sia il bilancio preventivo 2020 prevedono la destinazione a questi scopo di circa 160.000 euro. Nel contempo le spese amministrative sono state compresse al minimo indispensabile per assicurare l’operatività della struttura amministrativa, con la riduzione del personale e altre misure di contenimento dei costi, come l’azzeramento dei compensi e dei gettoni di presenza agli amministratori e ai componenti l’Organo di indirizzo.
Questo, in sintesi, è il quadro nel quale sono entrati in carica gli Amministratori e il Presidente nominati nel maggio scorso.
Partendo da questo contesto oggettivo sono state individuate alcune linee comportamentali ritenute necessarie per fare sì che la Fondazione si rivitalizzi e riprenda sul Territorio, con assai meno risorse finanziarie rispetto al passato ma con molto entusiasmo e spirito creativo, un ruolo consono al suo essere la continuazione della Cassa di Risparmio sorta nella prima metà dell’800 e quindi coerente con il suo patrimonio genetico fatto di attenzione alle esigenze sociali e allo sviluppo economico e culturale del Territorio Cesenate (nel quale rientrano, per statuto, anche 14 Comuni della valle del Savio, del mare, dell’area del Rubicone).
In primo luogo è stata prestata attenzione alla composizione degli organi di governo della Fondazione, con tre obiettivi: - rinnovamento graduale dei componenti per dare nuova linfa alle capacità propositive e valutative delle persone; - progressivo ringiovanimento anche anagrafico, con un ricambio generazionale utile per affrontare impegni e problematiche con maggiore dinamismo e apertura alle novità; - più ampia e costante partecipazione all’attività sociale da parte sia di coloro che fanno parte degli organi della Fondazione (Consiglio di Amministrazione e Consiglio Generale) sia di esponenti esterni, per favorire il massimo contributo di idee e di proposte. L’attuale Consiglio di Amministrazione, di cui fa parte anche il Presidente della Fondazione, è composto da sette persone (numero così diminuito, rispetto ai nove precedenti, in applicazione dello statuto modificato nel 2016), di cui cinque di prima nomina e due con un solo mandato alle spalle.
Gli amministratori in carica sono portatori di professionalità, esperienze e competenze ampiamente diversificate, in grado quindi di affrontare con cognizione di causa gli aspetti più rilevanti della vita della Fondazione (esigenze del Territorio, attività istituzionale, rapporti con i terzi, modalità di impiego delle risorse patrimoniali, problematiche fiscali e legali, organizzazione e amministrazione dell’Ente).
Sono infatti presenti due imprenditori, un dirigente scolastico, un manager pubblico, un avvocato, un commercialista, un dirigente bancario. Sia nel Consiglio di Amministrazione sia nel Collegio dei Revisori dei Conti è stata assicurata la presenza del genere femminile, come prevedono lo statuto e il Protocollo d’intesa sottoscritto nel 2015 dall’Acri, associazione di categoria che agiva in rappresentanza di pressoché tutte le fondazioni bancarie, e il MEF, Ministero dell’Economia e della Finanza.
Il maggiore coinvolgimento della “società civile” è stato raggiunto con la ricostituzione delle commissioni consultive, dopo anni di sospensione nei quali la vita della Fondazione è stata monopolizzata dalle vicende legate alla crisi della Cassa S.p.A.
Sono state istituite quattro Commissioni consultive: - Educazione, istruzione e formazione; Ricerca scientifica e tecnologica. - Arte, attività e beni culturali. - Salute pubblica, medicina preventiva e riabilitativa; Assistenza agli anziani; Volontariato, filantropia e beneficenza. - Sviluppo locale, edilizia popolare locale; Attività sportiva.).
Ogni commissione è composta da otto membri, provenienti sia dagli organi sociali della Fondazione (Assemblea, Consiglio Generale, Consiglio di Amministrazione) sia dall’esterno, con differenze di genere e di provenienza territoriale.
Per valorizzare le competenze e l’indipendenza di giudizio la presidenza delle commissioni è stata affidata alle persone che non ricoprono ruoli all’interno della Fondazione.
Le Commissioni sono chiamate a svolgere un ruolo rilevante quali luogo di discussione, di esame delle richieste di sostegno finanziario, di formulazione di proposte, e anche di individuazione di nuove forme di intervento sul Territorio.
In forza della loro composizione variegata in termini di conoscenze ed esperienze dei componenti, le Commissioni potranno contribuire efficacemente a conciliare la contenuta disponibilità di risorse con l’obiettivo di realizzare comunque iniziative che rappresentino un valore aggiunto per la collettività, in applicazione dei principi di sussidiarietà, di perseguimento dell’utilità sociale, di promozione dello sviluppo economico locale.
È di grande rilievo anche il secondo fronte su cui la nuova Presidenza sta agendo con molta determinazione, ossia la cura delle relazioni e della collaborazione con gli interlocutori terzi o, come si dice con un termine usato e abusato, con i propri stakeholder.
Fra questi si ricordano, in particolare, Crédit Agricole, il Comune di Cesena, le altre Fondazioni che operano localmente.
Quanto ai legami con il primo di essi, anche per superare definitivamente il trauma dell’incorporazione della Cassa di Risparmio, sono stati ulteriormente rafforzati con esiti importanti per il Territorio, perché è stato confermato per il 2019 il budget di 400.000 euro che già nel 2018 Crédit Agricole aveva messo a disposizione per sostenere economicamente iniziative e progetti meritevoli nei settori del “sociale” e delle “attività culturali”.
L’individuazione di queste iniziative e progetti è demandata alla Fondazione in forza della sua profonda conoscenza del Territorio e poi condivisa con Crédit Agricole, cui va dato atto di prestare grande attenzione ai giudizi della Fondazione, in uno spirito di proficua collaborazione. Sulla scorta delle prime, positive esperienze che hanno consentito di finanziare diversi progetti e iniziative importanti, permarrà l’attenzione per questo rapporto, peraltro facilitato da interlocutori sensibili all’ascolto e alle indicazioni della Fondazione.
Si deve considerare, inoltre, che Crédit Agricole è subentrato alla Cassa di Risparmio in tutti i rapporti che quest’ultima intratteneva con imprese, famiglie, professionisti, in termini sia di finanziamenti sia di raccolta del risparmio, detenendo la maggiore quota di mercato locale. Anche per questo, si avverte con forza il dovere di mantenere un rapporto di collaborazione, di confronto e di dialogo con la Banca che è ad essa è succeduta, nel perseguimento dello scopo statutario di “promozione dello sviluppo economico del territorio”.
Il tradizionale rapporto di collaborazione con il Comune di Cesena è stato recentemente rafforzato dalla stipula dell’atto di donazione di Palazzo OIR da parte della Fondazione, cui seguirà nei prossimi anni un intenso dialogo finalizzato alla creazione della Pinacoteca della Città cui saranno apportati i dipinti antichi della Fondazione e di Crédit Agricole, attualmente facenti parte della Galleria ospitata nella sede storica dell’ex Cassa di Risparmio, e di una selezione di opere di proprietà del Comune.
Si tratta di un progetto di grande rilievo destinato a incidere positivamente sulla Città sotto più profili. Sul piano culturale i dipinti antichi saranno ulteriormente valorizzati dalla bellezza del Palazzo in cui verranno ospitati; l’apertura al pubblico della Pinacoteca contribuirà a dare ulteriore impulso alla rivitalizzazione di Piazza della Libertà e al ritorno di esercizi commerciali.
Non mancheranno altri momenti importanti di confronto, come la possibilità di accorpare la Biblioteca giuridico economica “Giovanni Ghirotti” alla Biblioteca Malatestiana.
È noto che operano localmente altre due importanti Fondazioni, Romagna Solidale Onlus e Fruttadoro Orogel (FOR), con una mission simile a quella della Fondazione Cassa di Risparmio, soprattutto per quanto concerne gli interventi nel sociale, nel volontariato, nell’assistenza alle fasce più deboli della popolazione.
In una situazione di contenute risorse economiche proprie, la Fondazione ha accentuato i rapporti di collaborazione con queste due Fondazioni, per raggiungere una maggiore massa critica in termini di risorse umane e di volumi finanziari dedicati a iniziative concordate. È una strategia già fatta propria e attuata dal precedente Consiglio di Amministrazione, che sarà perseguita e accentuata convintamente anche dai nuovi organi della Fondazione.
Infine la nuova governance è fortemente impegnata nella migliore allocazione delle risorse liquide per conciliare doverosi criteri di prudenza e di salvaguardia del patrimonio con l’esigenza di ottenere quei ricavi finanziari senza i quali la Fondazione sarebbe destinata a languire. Sinora sono stati raggiunti risultati decisamente positivi anche se, ovviamente, rapportati a un patrimonio contenuto.
Occorre realisticamente archiviare ogni recriminazione sui fatti che hanno portato alla situazione attuale e il rimpianto verso un passato che non tornerà più, e guardare con positività, soltanto al futuro.
La responsabilità di ridare vigore all’attività della Fondazione comporta un impegno non indifferente ma doveroso per chi abbia assunto la funzione civile di amministrarla; chi mi ha preceduto, nella Presidenza e nel Consiglio di Amministrazione, ha proposto con forza di mantenere in vita la Fondazione escludendo ipotesi estreme di fusione con altre realtà o, addirittura, di liquidazione dell’ente ventilate nell’«ora più buia», ricevendo peraltro il consenso incondizionato prima dell’Organo di indirizzo e poi dell’Assemblea dei soci.
Le Fondazioni, come ha affermato la Corte Costituzionale nel 2003 in esito a un lungo contenzioso che aveva interessato il mondo delle fondazioni di origine bancaria, sono “soggetti privati appartenenti all’ordinamento civile”; sono sottoposte al controllo pubblico sulla legittimità dei loro atti ma hanno piena autonomia, statutaria e gestionale; non sono di proprietà pubblica né di privati (è noto che i soci, da sempre, non hanno alcun diritto sul patrimonio e sulle rendite della Fondazione).
Il patrimonio - economico e culturale - della Fondazione appartiene, quanto meno sul piano morale, alla comunità di riferimento.
Una fondazione che sia un cardine importante di coesione sociale indipendente dalla politica ma in grande collaborazione con le istituzioni che governano i territori. Questo è il mio obiettivo.