Energie Nuove

Energie Nuove Associazione culturale, propugnatrice di cultura liberale

Cesena e la gara per le amministrativeL’ultimo consiglio comunale ha anticipato lo schema della prossima campagna per le...
13/10/2023

Cesena e la gara per le amministrative

L’ultimo consiglio comunale ha anticipato lo schema della prossima campagna per le amministrative, invero non c’è voluta molta fantasia, ahimè.

Occorre dare atto che l’Assessore ai LL.PP, nonché vicesindaco Christian Castorri, ha lavorato di sana lena per mettere a terra ben 62 milioni di euro di progetti PNRR. Lo diciamo con convinzione, il lavoro è tutt’altro che semplice, richiede competenza e capacità di seguire gli iter con costanza. Alla data il lavoro è ben avviato, mentre altri lavori sono stati conclusi, anche se ereditati dalla precedente sindacatura, vedi per citarne alcune il Terzo Lotto della Malatestiana, Piazza della Libertà, le Tre Piazze, per finire, ma mai finita veramente, la rete di videosorveglianza e rete Man.

Che dire poi del buon lavoro svolto dall’Assessore al Bilancio Camillo Acerbi su insoluti e recupero dell’evasione, un modello che ci si augura venga mantenuto anche in futuro, perché la strada è quella giusta, quella da tanti anni indicata dalle opposizioni, e i risultati cominciano ad arrivare.

Il resto, pur importante in sé come tematica, rientra nella collaudata politica del welfare diffuso e…distribuito. Del resto oggi per una giunta politica è divenuto molto più facile fare le scelte, in questo aiuta l’ampio menù messo a disposizione dalla UE, poi tradotto dai bandi regionali in appetitose portate.

Anche se a fatica, hanno fatto capolino anche i soldi per l’alluvione per i lavori svolti in somma urgenza e urgenza, 9 milioni di euro pronti per pagare quei lavori conclusi, accertati dai tecnici comunali e iscritti a bilancio: 2,9 milioni di euro per quelli già svolti e pronti per i pagamenti, gli altri in attesa vengano conclusi i lavori. Sembra quasi un peccato, perché su quella mancanza di fondi si era costruita tanta propaganda da parte della maggioranza tutta, ora rimasta orfana ed a cui rimane solo la querelle del ritardo, questo mentre l’amministrazione ha impiegato ben 5 mesi per ridurre sua sponte gli affitti delle case popolari rimaste allagate, non proprio un esempio di celerità, ma si sa, la complessità colpisce tutti, grandi e piccoli.

Da parte delle opposizioni rimane quindi poca materia per controbattere la gragnuola di milioni che letteralmente piove su Cesena. Sì si può indicare la rete MAN e Videosorveglianza, un progetto faraonico del 2015 da 10 milioni di euro, che lo stesso proponente fece presto a ridurre in secondo piano, dopo averlo promozionato urbi et orbi per un anno intero. Ma è roba per pochi buongustai oramai, passato il tempo in cui veniva ipotizzata la soluzione territoriale per internet, ancor più la soluzione ideale al problema sicurezza.

Il tema principe delle opposizioni molto probabilmente sarà l’alluvione, prima, durante, dopo e nel futuro. Qui non verranno in aiuto i soldi del PNRR, sarà l’occasione per discutere delle scelte politiche passate, per determinare quelle future. Certo, saranno messi in gioco i soldi per la messa in sicurezza del territorio, sarà il commissario a concordare il come e dove, i subcommissari si adegueranno, o andranno in piazza, anche se poco istituzionale.

Peccato, perché vi sarebbe spazio in abbondanza per analizzare il buon governo in termini di gestione dei 600 dipendenti comunali, partendo dalla dirigenza; delle numerose partecipate; delle tante convenzioni stipulate, che altri non sono che esternalizzazioni di attività, competenze e responsabilità; degli strumenti di dialogo con i cittadini sui servizi erogati; della trasparenza, un po’ opaca per la verità, nel fornire dati di dettaglio sui servizi; del dichiarare in sede di avvio di nuovi strumenti e/o servizi gli obiettivi quantitativi e qualitativi che si vogliono ottenere e la loro misurazione. Senza di ciò all’attuale maggioranza sarà facile affrontare la sfida delle amministrative con un braccio legato dietro alla schiena.

L’ultimo consiglio comunale ha anticipato lo schema della prossima campagna per le amministrative, invero non c’è voluta molta fantasia, ahimè.

IL PREMIO MALATESTA NOVELLO SIA ASSEGNATO A DENIS UGOLINILe Associazioni Energie Nuove, Paese Nuovo, Salute e Libertà, i...
15/10/2020

IL PREMIO MALATESTA NOVELLO SIA ASSEGNATO A DENIS UGOLINI

Le Associazioni Energie Nuove, Paese Nuovo, Salute e Libertà, in vista della quattordicesima edizione del Premio Malatesta Novello, “da attribuire a persone, cesenati per nascita o residenza o che abbiano operato a favore della città e che si siano distinte per la loro opera meritoria in campo sociale, culturale, artistico, scientifico, sportivo ed economico”, propongono di attribuire il riconoscimento a Denis Ugolini, scomparso nel 2016.
Denis Ugolini è stato personaggio di spicco della vita politica cittadina, regionale e nazionale, sempre votata al bene comune e guidata da alti ideali.
Con l’Associazione Energie Nuove, da lui fondata, ha contribuito al dibattito cittadino con pubblicazioni, dibattiti, convegni.
Dopo la fine del suo impegno politico diretto, ha affrontato una lunga malattia, che lo ha portato ad essere un riferimento per tanti cesenati ai quali ha dispensato consigli e suggerimenti, indicato specialisti , acceso speranze.
Con l’Associazione Salute e Libertà ha creato occasioni di sensibilizzazione e raccolta fondi per la ricerca contro i tumori, sostenendo, fra le altre, le iniziative di IRST e IOR.
È stato, inoltre, il primo cesenate a depositare il proprio testamento biologico, battendosi convintamente per ottenere una legge sul fine vita.
Denis Ugolini ha dato molto alla sua città, sotto tanti punti di vista.
Riteniamo che assegnargli il Premio Malatesta Novello sarebbe un riconoscimento postumo alla sua intelligenza, alla sua passione, alla sua umanità.
Ecco perché invitiamo tutti i cittadini a indicare il suo nome, utilizzando il link presente nel sito del Comune di Cesena, che riportiamoci seguito:

http://www.comune.cesena.fc.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/42871

IN RICORDO DI CARLO.Ci ha lasciato Carlo Flamigni, personaggio di spicco della cultura laica e grande medico.Ricordiamo ...
06/07/2020

IN RICORDO DI CARLO.

Ci ha lasciato Carlo Flamigni, personaggio di spicco della cultura laica e grande medico.
Ricordiamo le tante attività, i tanti convegni, le tante chiacchierate che abbiamo vissuto insieme a lui.
Carlo Flamigni ha dato lustro a quel pensiero laico che dalle pagine del nostro giornale, e con le iniziative che organizziamo, cerchiamo di tenere vivo.
Oggi lo piangiamo.
Nei prossimi mesi lo ricorderemo come merita.

MERCOLEDI' 22 GENNAIO MINA WELBY A CESENA PER PARLARE DI FINE VITA E TESTAMENTO BIOLOGICO.Mercoledì 22 Gennaio, alle ore...
10/01/2020

MERCOLEDI' 22 GENNAIO MINA WELBY A CESENA PER PARLARE DI FINE VITA E TESTAMENTO BIOLOGICO.

Mercoledì 22 Gennaio, alle ore 20.30 presso la Sala Cacciaguerra in Viale Bovio, Energie Nuove e Paese Nuovo organizzano un dibattito con MIna Welby, Co-Presidente dell'Associazione Luca Coscioni.
Un'occasione per discutere di questi temi, sui quali da sempre siamo impegnati, per il diritto di poter scegliere come morire.

Energie Nuove - NUMERO 2 -novembre-dicembre 2019Urbanistica dal volto umano per rigenerare le cittàdi Augusto Patrignani...
23/12/2019

Energie Nuove - NUMERO 2 -novembre-dicembre 2019

Urbanistica dal volto umano per rigenerare le città

di Augusto Patrignani - Presidente Confcommercio cesenate

Le nostre città, i nostri Comuni comprensoriali e provinciali, hanno la necessità di essere rilanciati attraverso una più massiccia presenza di attività commerciali, turistiche e di terziario e secondo Confcommercio la problematica deve essere affrontata con una correzione delle politiche urbanistiche che parta da interventi di rigenerazione urbana resi possibili dal pubblico con il coinvolgimento delle forze private. Confcommercio caldeggia in tal senso percorsi che valorizzino la presenza delle attività economiche ed il terziario di mercato quali componenti fondanti del rilancio socio-economico delle città.
A tal fine, nel 2015, è stato sottoscritto da Confcommercio nazionale un protocollo d'intesa con l'associazione nazionale comuni italiani che ha prodotto l'adesione di numerose città, di diversa grandezza demografica e localizzazione geografica, che hanno inteso intraprendere questo percorso sperimentale. Il Laboratorio sperimentale nazionale di Rigenerazione Urbana si prefigge di rigenerare le città, incidendo sugli strumenti urbanistici e sulle norme; introdurre misure di fiscalità di vantaggio; costituire partenariati per la redazione di progetti a valere sulle risorse nazionali o europee; formare professionalità in grado di gestire i processi partecipati di rigenerazione urbana.
Alla luce di queste considerazioni Confcommercio cesenate rilancia il proprio appello a sindaci e amministrazioni comunali a porre in agenda la priorità della rigenerazione urbana negli interventi di rilancio delle loro città. C'è un'emergenza economica sociale nei nostri comuni, quella non solo della salvaguardia della rete distributiva, ma della sua implementazione anche per favorire luoghi di incontro e di socialità in ambiti urbani che hanno necessità di essere sostenuti. Il rilancio della rete distributiva, la tenuta e l’ammodernamento del commercio non sono questioni di bottega che riguardano solo gli imprenditori del settore e le organizzazioni di categoria. Sono un problema delle nostre città, delle comunità e della politica, perché luoghi di vita spenti se non smorti, con le serrande abbassate, peggiorano la qualità della vita urbana di tutti noi. A queste considerazioni, se ne aggiungono altre che riguardano l'aspetto estetico delle nostre città, in cui edifici abbandonati e dismessi costituiscono un vulnus, una ferita all'immagine e al decoro urbano.
Per tutte queste ragioni, Confcommercio cesenate è pertanto impegnata a studiare nuovi percorsi per rilanciare la vitalità delle nostre città, dai centri storici alla periferia, partendo da un principio cardine, secondo quanto affermano gli stessi urbanisti di vaglia, quello di rigenerare edifici e spazi urbani, appunto.
Rigenerare vuol dire utilizzare l’esistente dandogli nuovo valore. Utilizzare gli edifici a disposizione allo scopo di alimentare la vitalità e la fruibilità dei luoghi urbani. Alcuni esempi li abbiamo già fatti in passato, come emblematici del processo di rigenerazione urbana da attuare, a partire dal porto canale di Cesenatico, il centro storico di Cesena autentico gioiello, ma anche tante altre aree urbane dei nostri comuni hanno palazzi, immobili spazi che si prestano ad essere rigenerati come ad esempio l’ area ex Sacta di Gambettola, che rende perfettamente il concetto e il cui recupero potrebbe far decollare il cuore urbano di quel comune, ma potremmo aggiungere tante altre situazioni da sbloccare. In questi palazzi si potrebbero insediare attività commerciali anche di più ampie dimensioni, negozi di grandi firme che hanno bisogno di spazi estesi. Ma le attuali norme urbanistiche, affermano i tecnici, non lo consentono. Vi sono tanti, troppi vincoli e a essere penalizzate sono prima di tutto le città stesse che potrebbero godere di una ben più ampia e variegata gamma merceologica.
A nostro avviso le regole urbanistiche debbono essere funzionali agli obiettivi da perseguire, e non viceversa, e quindi serve più snellezza burocratica e regolamentare, che non significa certo selvaggia deregulation, ma norme più compatibili a favorire l'utilizzo dei contenitori da rilanciare.
Confcommercio chiede dunque a sindaci e amministrazioni comunali chiede di creare un terreno più favorevole alla rigenerazione per favorire la vitalità del commercio e della città, e anche la bellezza dei nostri centri storici. La politica deve prenda in mano le redini della situazione e consentire ai privati di muoversi e agire. La parola d'ordine deve essere rigenerare, non ingabbiare e bloccare, altrimenti lo sviluppo urbano, commerciale ed economico resterà imbrigliato nelle maglie di regolamenti astrusi. Confcommercio, in fine dei conti, sollecita a realizzare un'urbanistica dal volto umano per far diventare le città più belle e vissute. Ciò che la buona politica dovrebbe sempre mettere ai primi posti dell'agenda.

Energie Nuove - NUMERO 2 -novembre-dicembre 2019PUG: dalle “regole” alle “strategie”di Gianluca BattistiniLa riforma urb...
23/12/2019

Energie Nuove - NUMERO 2 -novembre-dicembre 2019

PUG: dalle “regole” alle “strategie”

di Gianluca Battistini

La riforma urbanistica regionale di cui abbiamo accennato la genesi su queste pagine nell’aprile 2017, è stata approvata in via definitiva con la legge regionale Nr. 24 del 21.12.2017. Il nuovo strumento di governo del territorio è denominato PUG, acronimo di Piano Urbanistico Generale, imperniato sul documento per la “Strategia per la qualità urbana ed ecologico ambientale” (art. 34), che dovrà contenere gli indirizzi per la trasformazione della città esistente, nell’ottica della limitazione massima al consumo di nuovo territorio, con l’obiettivo di innalzare la qualità dell’ambiente urbano promuovendo riuso, rigenerazione, sostituzione (demolizione e ricostruzione) e addensamento dei tessuti edilizi.
La fase transitoria impone entro il 2020 a tutti Comuni (o Unioni dei Comuni) la costituzione dell’Ufficio di Piano e l’avvio della redazione del nuovo piano urbanistico generale, da formalizzare con appositi atti. Al 1 gennaio 2023 è invece fissata la scadenza per la conclusione dell’iter di approvazione del nuovo piano e, in caso di inadempienza, è sancita la decadenza delle previsioni urbanistiche in espansione previste dai vecchi piani regolatori, fatti salvi gli interventi aventi caratteristiche di rigenerazione urbana.
I diversi piani attuativi in corso di validità avranno pertanto un termine perentorio per l’attuazione e, per assicurarne l’avvio e il completamento, viene esclusa dalla normativa la proroga delle convenzioni non attivate in questo frangente. La fase istruttoria del PUG garantisce comunque la possibilità per l’amministrazione di tramutare in interventi diretti o accordi operativi i diversi piani attuativi attuati parzialmente o comunque ritenuti strategici. Il nuovo procedimento dell’accordo operativo, che si conclude con la convenzione urbanistica è di immediata attuazione e prevede diversi livelli di progettazione (urbanistica e di dettaglio) nonché un piano economico-finanziario e di fattibilità dell’intervento.
Nel corso degli ultimi mesi le amministrazioni comunali hanno dato il via ad alcuni adempimenti obbligatori; Cesena e Montiano redigeranno il Piano in forma associata, in tal senso hanno avviato la costituzione dell’ufficio di piano. Dato che la situazione dell’Unione dei Comuni della Valle del Savio risulta frammentata, ad esempio Sarsina non ha conferito la competenza in materia urbanistica, non sarà possibile redigere un Piano per l’intera Valle del Savio, anche perché Cesena e Montiano sono dotate di PRG redatto ai sensi della vecchia LR. 47/1978, mentre per gli altri comuni è in vigore il Piano Strutturale, redatto ai sensi della LR. 20/2000.
La costituzione del nuovo Ufficio di Piano, ai sensi della nuova normativa, è avvenuta integrando il personale dipendente degli uffici comunali con alcune nuove figure specialistiche, individuate tramite appositi bandi: un esperto in materia paesaggistica, un esperto in estimo ed economia territoriale, un esperto in materia ambientale, un esperto in materia legale in ambito urbanistico e, infine, una figura di garanzia per la comunicazione e la partecipazione.
L’ufficio di piano, grazie alle nuove professionalità individuate, sarà chiamato nel breve termine non solo alla redazione del “quadro conoscitivo” aggiornato, propedeutico alle prime valutazioni in merito a carenze infrastrutturali e dei servizi, ma anche ad attivare procedure partecipative e di coinvolgimento della realtà locale, per una verifica complessiva delle opportunità di intervento che favoriscano il riuso e inneschino processi di rigenerazione urbana, con meccanismi virtuosi per la riappropriazione dell’ambiente urbano da parte di residenti, imprese e associazioni.
La riforma intrapresa impone un radicale cambiamento di approccio al tema dello sviluppo urbano. Dai vecchi Piani Regolatori concepiti per governare trasformazioni mediante normative, zonizzazioni e regolamenti puntuali, si passa oggi ad una visione “binaria” del territorio: urbanizzato e non urbanizzato; territorio costruito e pertanto modificabile, territorio non costruito e pertanto da salvaguardare. Per entrambe le categorie e, laddove possibile, l’ambiente costruito o meno, sarà da valorizzare e migliorare nei sui aspetti paesaggistici e ambientali.
La nuova legge urbanistica, infatti, riducendo drasticamente la possibilità di intervento sui suoli non edificati, obbliga ad operare in maniera preponderante e radicale sui tessuti edilizi, anche su quelli più recenti, riutilizzando e rigenerando ambiti urbani in declino, migliorando le dotazioni tecnologiche e incrementando la resilienza degli edifici e dei quartieri. Come già previsto con la LR. 20/2000 la nuova norma impone per il nuovo piano comunale la previsione e realizzazione di edilizia residenziale sociale (ERS), in quota non inferiore al 20% delle nuove realizzazioni a destinazione residenziale.
Per il centro storico risultano ampiamente confermate le politiche di salvaguardia e riqualificazione, impostate fin dalla LR. 47/1978, da implementare anche attraverso nuove forme di sostegno alle attività commerciali e artigianali di servizio. Un approccio analogo dovrà essere adottato allo scopo di mantenere nelle periferie e nei diversi insediamenti delle frazioni, dotazioni capaci di creare “attrazione” nei centri minori, nell’ottica della qualificazione dei servizi diffusi sul territorio, in stretta relazione con la mobilità, le sue nuove forme, e la riallocazione di servizi pubblici diffusi. La recente deliberazione regionale (DAL 186/2018) che ha aggiornato le modalità di calcolo degli oneri di urbanizzazione e del contributo sul costo di costruzione, favorisce in numerosi casi i cambi delle destinazioni d’uso di immobili posti nel territorio urbanizzato, da destinare ad esempio a artigianato di servizio o pubblico esercizio.
Il territorio rurale di Cesena, caratterizzato nelle due entità principali della pianura e della collina, vedrà confermate le tutele paesaggistico/ambientali attualmente vigenti, oltre alle limitazioni di intervento sul patrimonio edilizio avente valore storico testimoniale, ancorché passibile di verifiche puntuali sulla effettiva permanenza dei vincoli tipologici a distanza di alcuni decenni dalle prime rilevazioni. Importanti possibilità di intervento si aprono invece per il recupero/riuso di fabbricati non più funzionali all’attività agricola o avicola, prevedendo la possibilità di riconoscere incentivi premianti per le delocalizzazioni che favoriscono il recupero e la continuità dei suoli agricoli. Nuove costruzioni saranno possibili solo per motivate esigenze delle attività agricole, qualora non sussistano alternative di recupero dell’esistente, e limitando al massimo lo sprawling insediativo.
Oltre alla novità dei processi partecipati - con procedimenti innovativi di pubblicità e trasparenza - per i cittadini, le associazioni, le imprese e tutti i portatori di interessi su specifici ambiti o argomenti, la nuova legge promuove e favorisce il ricorso agli strumenti del concorso di idee e del concorso di progettazione (art. 17). A tal fine, sono previste specifiche modalità incentivanti, da attuare sia nella fase di elaborazione degli indirizzi strategici del PUG che, successivamente, nella elaborazione di progetti di riuso, anche temporaneo, e nella fase progettuale per accordi operativi privati, nell’ottica di elevare la qualità degli interventi e dell’ambiente urbano.

Energie Nuove - NUMERO 2 -novembre-dicembre 2019Da una storia antica al prossimo futurodi Roberto GrazianiPresidente Fon...
23/12/2019

Energie Nuove - NUMERO 2 -novembre-dicembre 2019

Da una storia antica al prossimo futuro

di Roberto Graziani
Presidente Fondazione Cassa di Risparmio di Cesena

La Fondazione Cassa di Risparmio di Cesena ha una storia antica, in quanto “continuazione ideale” - come recita il suo statuto - della Cassa di Risparmio di Cesena, fondata nel 1841 da 105 persone.
Nella prima metà dell’ottocento Cesena era una cittadina immersa nella provincia dello stato Pontificio. L’economia era povera e arcaica, basata soprattutto sull’agricoltura, su qualche modesta forma di artigianato, sui commerci legati ai prodotti della terra e all’allevamento del bestiame.
In questo contesto provinciale, povero di stimoli e contatti culturali e politici, un nucleo di personaggi locali assunse l’iniziativa di creare, senza alcun vantaggio economico personale, ma, si direbbe oggi, per spirito civico, o anche per sana emulazione di quanto già avveniva in molte altre aree del centro nord, un istituto bancario con tre scopi fondamentali: educare al risparmio, erogare piccolo credito, utilizzare gli utili per rafforzare il patrimonio e fare “beneficenza“.
Ai soci promotori si unirono poi altre persone sensibili al progetto, che in poco tempo diede vita a una Cassa di Risparmio di natura assembleare, ossia dotata di un organismo composto da soci provenienti dalla società civile, in questo differenziandosi dalle casse di risparmio in cui i poteri - approvazione del bilancio, nomina degli amministratori, ecc. - erano esercitati direttamente da alcune istituzioni locali - civili e religiose - che ne avevano promosso la costituzione.
In un avviso a stampa del 1841, datato 22 dicembre, i cesenati potevano leggere: "Col principiare del nuovo anno 1842, lo stabilimento della Cassa di Risparmio, situato nel piano terra del palazzo del Signor Duca Torlonia già Braschi, sarà aperto al pubblico".
Così venne resa pubblica la notizia che anche a Cesena era stata fondata una Cassa di Risparmio, riconosciuta dal governo pontificio il 18 maggio 1841.
Anche Cesena partecipò così a quel grande fenomeno destinato a creare, con le casse di risparmio, una f***a rete di banche locali, legate allo sviluppo economico e sociale del proprio territorio e in buona parte attrici di questo sviluppo.
Non è questa la sede per ripercorrere la complessa storia della Cassa cesenate, che si intreccia profondamente con quella del Territorio di riferimento, fino al ruolo rivestito nel miracolo economico del secondo dopoguerra.
Nel 1991, in attuazione della riforma organica del settore bancario pubblico, sono sorte due distinte entità, la Banca commerciale e la Fondazione con finalità sociali.
Quindi la Fondazione Cassa di Risparmio di Cesena, che ha iniziato a operare come tale all’inizio del 1992, è portatrice di questo originario patrimonio ideale, e ciò a maggior ragione dopo che la Cassa S.p.A., a seguito della criticità emerse nel 2016, è stata incorporata nel Crédit Agricole e non esiste più come realtà autonoma e come marchio.
Le vicende più recenti della Banca hanno provocato anche un forte ridimensionamento delle disponibilità economiche della Fondazione; il suo patrimonio era in larga parte investito in azioni della Cassa S.p.A. e ne ha subìto il deprezzamento provocato dalle pesanti perdite di bilancio e dal conseguente aumento del capitale sociale sottoscritto dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, che è stato la premessa alla cessione del controllo della Cassa a Crédit Agricole (cui è seguita l’incorporazione).
Oggi il patrimonio della Fondazione ammonta a circa 17 milioni di euro (a fronte degli oltre 120 milioni di qualche anno addietro), di cui poco più di 7 milioni rappresentano la liquidità riveniente dalla cessione a Crèdit Agricole, perfezionata poco prima della fusione, dell’intero portafoglio di azioni Cassa Cesena S.p.A. (la Fondazione era stata esclusa dalla possibilità di partecipare all’Offerta Pubblica di Acquisto di azioni della Cassa di Risparmio di Cesena che Crédit Agricole aveva promosso nella primavera del 2018).
I ricavi della Fondazione e le disponibilità destinate all’attività istituzionale (ossia al sostegno finanziario di iniziative proprie o di terzi) si sono conseguentemente ridotti: sia il preconsuntivo del 2019 sia il bilancio preventivo 2020 prevedono la destinazione a questi scopo di circa 160.000 euro. Nel contempo le spese amministrative sono state compresse al minimo indispensabile per assicurare l’operatività della struttura amministrativa, con la riduzione del personale e altre misure di contenimento dei costi, come l’azzeramento dei compensi e dei gettoni di presenza agli amministratori e ai componenti l’Organo di indirizzo.
Questo, in sintesi, è il quadro nel quale sono entrati in carica gli Amministratori e il Presidente nominati nel maggio scorso.
Partendo da questo contesto oggettivo sono state individuate alcune linee comportamentali ritenute necessarie per fare sì che la Fondazione si rivitalizzi e riprenda sul Territorio, con assai meno risorse finanziarie rispetto al passato ma con molto entusiasmo e spirito creativo, un ruolo consono al suo essere la continuazione della Cassa di Risparmio sorta nella prima metà dell’800 e quindi coerente con il suo patrimonio genetico fatto di attenzione alle esigenze sociali e allo sviluppo economico e culturale del Territorio Cesenate (nel quale rientrano, per statuto, anche 14 Comuni della valle del Savio, del mare, dell’area del Rubicone).
In primo luogo è stata prestata attenzione alla composizione degli organi di governo della Fondazione, con tre obiettivi: - rinnovamento graduale dei componenti per dare nuova linfa alle capacità propositive e valutative delle persone; - progressivo ringiovanimento anche anagrafico, con un ricambio generazionale utile per affrontare impegni e problematiche con maggiore dinamismo e apertura alle novità; - più ampia e costante partecipazione all’attività sociale da parte sia di coloro che fanno parte degli organi della Fondazione (Consiglio di Amministrazione e Consiglio Generale) sia di esponenti esterni, per favorire il massimo contributo di idee e di proposte. L’attuale Consiglio di Amministrazione, di cui fa parte anche il Presidente della Fondazione, è composto da sette persone (numero così diminuito, rispetto ai nove precedenti, in applicazione dello statuto modificato nel 2016), di cui cinque di prima nomina e due con un solo mandato alle spalle.
Gli amministratori in carica sono portatori di professionalità, esperienze e competenze ampiamente diversificate, in grado quindi di affrontare con cognizione di causa gli aspetti più rilevanti della vita della Fondazione (esigenze del Territorio, attività istituzionale, rapporti con i terzi, modalità di impiego delle risorse patrimoniali, problematiche fiscali e legali, organizzazione e amministrazione dell’Ente).
Sono infatti presenti due imprenditori, un dirigente scolastico, un manager pubblico, un avvocato, un commercialista, un dirigente bancario. Sia nel Consiglio di Amministrazione sia nel Collegio dei Revisori dei Conti è stata assicurata la presenza del genere femminile, come prevedono lo statuto e il Protocollo d’intesa sottoscritto nel 2015 dall’Acri, associazione di categoria che agiva in rappresentanza di pressoché tutte le fondazioni bancarie, e il MEF, Ministero dell’Economia e della Finanza.
Il maggiore coinvolgimento della “società civile” è stato raggiunto con la ricostituzione delle commissioni consultive, dopo anni di sospensione nei quali la vita della Fondazione è stata monopolizzata dalle vicende legate alla crisi della Cassa S.p.A.
Sono state istituite quattro Commissioni consultive: - Educazione, istruzione e formazione; Ricerca scientifica e tecnologica. - Arte, attività e beni culturali. - Salute pubblica, medicina preventiva e riabilitativa; Assistenza agli anziani; Volontariato, filantropia e beneficenza. - Sviluppo locale, edilizia popolare locale; Attività sportiva.).
Ogni commissione è composta da otto membri, provenienti sia dagli organi sociali della Fondazione (Assemblea, Consiglio Generale, Consiglio di Amministrazione) sia dall’esterno, con differenze di genere e di provenienza territoriale.
Per valorizzare le competenze e l’indipendenza di giudizio la presidenza delle commissioni è stata affidata alle persone che non ricoprono ruoli all’interno della Fondazione.
Le Commissioni sono chiamate a svolgere un ruolo rilevante quali luogo di discussione, di esame delle richieste di sostegno finanziario, di formulazione di proposte, e anche di individuazione di nuove forme di intervento sul Territorio.
In forza della loro composizione variegata in termini di conoscenze ed esperienze dei componenti, le Commissioni potranno contribuire efficacemente a conciliare la contenuta disponibilità di risorse con l’obiettivo di realizzare comunque iniziative che rappresentino un valore aggiunto per la collettività, in applicazione dei principi di sussidiarietà, di perseguimento dell’utilità sociale, di promozione dello sviluppo economico locale.
È di grande rilievo anche il secondo fronte su cui la nuova Presidenza sta agendo con molta determinazione, ossia la cura delle relazioni e della collaborazione con gli interlocutori terzi o, come si dice con un termine usato e abusato, con i propri stakeholder.
Fra questi si ricordano, in particolare, Crédit Agricole, il Comune di Cesena, le altre Fondazioni che operano localmente.
Quanto ai legami con il primo di essi, anche per superare definitivamente il trauma dell’incorporazione della Cassa di Risparmio, sono stati ulteriormente rafforzati con esiti importanti per il Territorio, perché è stato confermato per il 2019 il budget di 400.000 euro che già nel 2018 Crédit Agricole aveva messo a disposizione per sostenere economicamente iniziative e progetti meritevoli nei settori del “sociale” e delle “attività culturali”.
L’individuazione di queste iniziative e progetti è demandata alla Fondazione in forza della sua profonda conoscenza del Territorio e poi condivisa con Crédit Agricole, cui va dato atto di prestare grande attenzione ai giudizi della Fondazione, in uno spirito di proficua collaborazione. Sulla scorta delle prime, positive esperienze che hanno consentito di finanziare diversi progetti e iniziative importanti, permarrà l’attenzione per questo rapporto, peraltro facilitato da interlocutori sensibili all’ascolto e alle indicazioni della Fondazione.
Si deve considerare, inoltre, che Crédit Agricole è subentrato alla Cassa di Risparmio in tutti i rapporti che quest’ultima intratteneva con imprese, famiglie, professionisti, in termini sia di finanziamenti sia di raccolta del risparmio, detenendo la maggiore quota di mercato locale. Anche per questo, si avverte con forza il dovere di mantenere un rapporto di collaborazione, di confronto e di dialogo con la Banca che è ad essa è succeduta, nel perseguimento dello scopo statutario di “promozione dello sviluppo economico del territorio”.
Il tradizionale rapporto di collaborazione con il Comune di Cesena è stato recentemente rafforzato dalla stipula dell’atto di donazione di Palazzo OIR da parte della Fondazione, cui seguirà nei prossimi anni un intenso dialogo finalizzato alla creazione della Pinacoteca della Città cui saranno apportati i dipinti antichi della Fondazione e di Crédit Agricole, attualmente facenti parte della Galleria ospitata nella sede storica dell’ex Cassa di Risparmio, e di una selezione di opere di proprietà del Comune.
Si tratta di un progetto di grande rilievo destinato a incidere positivamente sulla Città sotto più profili. Sul piano culturale i dipinti antichi saranno ulteriormente valorizzati dalla bellezza del Palazzo in cui verranno ospitati; l’apertura al pubblico della Pinacoteca contribuirà a dare ulteriore impulso alla rivitalizzazione di Piazza della Libertà e al ritorno di esercizi commerciali.
Non mancheranno altri momenti importanti di confronto, come la possibilità di accorpare la Biblioteca giuridico economica “Giovanni Ghirotti” alla Biblioteca Malatestiana.
È noto che operano localmente altre due importanti Fondazioni, Romagna Solidale Onlus e Fruttadoro Orogel (FOR), con una mission simile a quella della Fondazione Cassa di Risparmio, soprattutto per quanto concerne gli interventi nel sociale, nel volontariato, nell’assistenza alle fasce più deboli della popolazione.
In una situazione di contenute risorse economiche proprie, la Fondazione ha accentuato i rapporti di collaborazione con queste due Fondazioni, per raggiungere una maggiore massa critica in termini di risorse umane e di volumi finanziari dedicati a iniziative concordate. È una strategia già fatta propria e attuata dal precedente Consiglio di Amministrazione, che sarà perseguita e accentuata convintamente anche dai nuovi organi della Fondazione.
Infine la nuova governance è fortemente impegnata nella migliore allocazione delle risorse liquide per conciliare doverosi criteri di prudenza e di salvaguardia del patrimonio con l’esigenza di ottenere quei ricavi finanziari senza i quali la Fondazione sarebbe destinata a languire. Sinora sono stati raggiunti risultati decisamente positivi anche se, ovviamente, rapportati a un patrimonio contenuto.
Occorre realisticamente archiviare ogni recriminazione sui fatti che hanno portato alla situazione attuale e il rimpianto verso un passato che non tornerà più, e guardare con positività, soltanto al futuro.
La responsabilità di ridare vigore all’attività della Fondazione comporta un impegno non indifferente ma doveroso per chi abbia assunto la funzione civile di amministrarla; chi mi ha preceduto, nella Presidenza e nel Consiglio di Amministrazione, ha proposto con forza di mantenere in vita la Fondazione escludendo ipotesi estreme di fusione con altre realtà o, addirittura, di liquidazione dell’ente ventilate nell’«ora più buia», ricevendo peraltro il consenso incondizionato prima dell’Organo di indirizzo e poi dell’Assemblea dei soci.
Le Fondazioni, come ha affermato la Corte Costituzionale nel 2003 in esito a un lungo contenzioso che aveva interessato il mondo delle fondazioni di origine bancaria, sono “soggetti privati appartenenti all’ordinamento civile”; sono sottoposte al controllo pubblico sulla legittimità dei loro atti ma hanno piena autonomia, statutaria e gestionale; non sono di proprietà pubblica né di privati (è noto che i soci, da sempre, non hanno alcun diritto sul patrimonio e sulle rendite della Fondazione).
Il patrimonio - economico e culturale - della Fondazione appartiene, quanto meno sul piano morale, alla comunità di riferimento.
Una fondazione che sia un cardine importante di coesione sociale indipendente dalla politica ma in grande collaborazione con le istituzioni che governano i territori. Questo è il mio obiettivo.

Indirizzo

Via P. S. Mattarella, 60
Cesena
47521

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Energie Nuove, la storia

La messa in discussione dei modelli politici di fine Ottocento/inizio Novecento ha generato sconvolgimenti nelle sicurezze sociali che ciascuno di noi portava con sé, tuttora in corso e lungi dall’essere superati.

Tra coloro che se ne accorsero per tempo ci fu l’amico Denis Ugolini, pronto a costruire il percorso del confronto tra quanti si fossero resi disponibili nel traguardare il futuro comune, incerto ma non per questo meno ricco di opportunità.

Il nostro obiettivo è continuare a dare vita ad uno spazio dove le idee prevalgono sui dogmi, e il confronto sulla chiusura.