12/05/2026
Quest'uomo si chiamava Bakary Sako, aveva 35 anni ed era maliano. È stato ucciso a Taranto tre giorni fa da 5 ragazzini italiani, visto che qui bisogna sempre specificare le etnie.
C'è un'immagine che fa rabbrividire: le mani di Bakari davanti al volto. Le dita aperte nel tentativo disperato di fermare le coltellate.
Sapete come si muore accoltellati? Non è come nei film. Succede lentamente. Hai il tempo di guardare il sangue che sporca i vestiti, che ti cade sulle scarpe a grosse gocce. Provi a tamponare, a scappare, a piangere. Hai il tempo di capire che è finita.
Bakari Sako aveva 35 anni. Veniva dal Mali. Si alzava all'alba ogni mattina per spaccarsi la schiena nei campi.
L'hanno accerchiato, pestato e ammazzato con un coltello.
Immagina di morire accoltellato da dei ragazzini dopo che sei sopravvissuto alla povertà, alla guerra, al deserto, alle umiliazioni. Ne hai fatta di strada tra la morte per trovarne una così futile. Così banale. Così "infantile". Morire per il capriccio di cinque ragazzini.
Si fa presto a gridare al razzismo. Ma il razzismo, per quanto disgustoso, è comunque un pensiero. Un'ideologia che guida una mano. Questi ragazzini dentro non avevano nemmeno quello. Non hanno quindici anni e sono già gusci vuoti. Non hanno ucciso Bakari perché era nero. L'hanno ucciso perché era lì. Come si spacca un vetro. Per il rumore. Per sentire qualcosa nel nulla.
Chiamarlo razzismo gli darebbe troppa dignità. Significherebbe che un'idea, per quanto mostruosa, ha guidato quelle mani. No. Qui non c'è nessuna idea. C'è il vuoto.
E il vuoto è più pericoloso dell'odio, perché l'odio lo riconosci, lo chiami per nome, lo combatti. Il vuoto no. Il vuoto non ha faccia. Non ha movente. Non ha nemmeno un motivo per cui ti puoi incazzare.
A Taranto cinque ragazzini cresciuti senza conoscere il valore di niente hanno stabilito che una vita umana costa meno di un sabato mattina vuoto.
Nello zaino di Bakari c'erano dei vestiti puliti e una bottiglia d'acqua per il turno nei campi. Li aveva preparati la sera prima.
Come fa uno che, nonostante tutto, crede ancora nel domani.
(fonti: Adamo Romano, telegiornale radio , skytg24 )