14/10/2025
🔥 Fino alla fine – L’urlo (ragionato) di un Movimento vivo
Alcuni — dentro e fuori il M5S — si chiedono: “Dopo le elezioni toscane vinte dalla sinistra… ha ancora senso il Movimento?” E io rispondo: mai disperare, mai fare ragionamenti sentenziali.
Nessuno è scomparso, mi sembra. Conte è ben vivo, e con lui milioni di persone che ancora credono che la politica possa essere una storia collettiva, non una televendita. Il PD parla con noi, noi con il PD. E va bene così. La forza non sta nel dividere, ma nel formare famiglie, nel restare insieme, non soli col gatto a commentare il TG.
C’è chi non apre nemmeno le finestre per paura di essere contaminato — da cosa poi? — dal futuro, forse. C’è chi resta ancorato ai ricordi di un Movimento che fu, e oggi si dipinge solo di rosso, dimenticando che il nostro colore è sempre stato l’arcobaleno dei cittadini comuni. C’è chi manda ancora meme e battutine, perché non sa più che dire. E poi c’è chi lavora in silenzio, apre nuove iniziative, mantiene viva la dignità della politica.
Io la penso così: Non siamo morti, non siamo finiti. Abbiamo una posizione, una visione, una speranza.
Difendere le nostre riforme.
Quelle che, giorno dopo giorno, cercano di smantellarci sotto il naso. Dal reddito di cittadinanza al 110, tutto ciò che ha ridato ossigeno al popolo vero, quello che esiste, lavora, sopravvive.
La strada? Unirsi. Alla forza democratica, a quella ecologista, a quella civile che da sempre ci accompagna. Perché dentro il Movimento c’erano tutti: missini e radicali, lotta continua e rifondatori, verdi, ciclisti, elettricisti, tranvieri, animalisti. C’erano gli italiani veri, non i loggionisti da talk show.
Quelli che grazie al reddito hanno tirato avanti, quelli che hanno ricostruito case dopo i terremoti, quelli che hanno visto un viadotto crollare e una speranza risorgere.
E mentre loro provavano a rialzarsi, altri — i soliti — si incollavano alle poltrone come cozze sullo scoglio del potere. I piddini da scranno eterno, i nuovi borghesi di Stato. Pronti a colludere con chiunque pur di non mollare il telecomando del sistema.
Milano come un lager digitale, Monza che segue a ruota: telecamere, fototrappole, droni, sistemi “intelligenti” che ti segnalano all’Europa se mandi la foto del nipotino alla nonna. Tutto per il controllo, niente per la libertà. Da estirpare, sì: la razza inquisitoria che odia il commercio, la creatività, la differenza.
Certo, anche noi abbiamo fatto errori: i monopattini suicidi, le piste ciclabili degne di un film di Fellini, le auto elettriche da milionari. Ma nessuno potrà toglierci la coscienza pulita di chi ha provato a cambiare davvero.
E intanto, Ostellari, Giorgetti, Cartabia & Co. permettono che gli amministratori — anche piddini — pignorino stipendi e pensioni a innocenti, anziani, lavoratori. Un insulto all’Italia che lavora, che ha sempre pagato, che oggi si vede derubata dalle sue stesse istituzioni.
Queste sono le vere battaglie. Non le chiacchiere, non le alleanze da salotto.
Serve logica. Serve etica. Serve morale. E per farlo dobbiamo parlare con chi ragiona, con chi ancora crede che la politica serva a qualcosa.
Una sola parola. Una sola direzione.
Fino alla fine.
Cccppp
Comitato redazionale