03/01/2022
"È un grande patrimonio culturale quello lasciatoci dalla civiltà longobarda. Una volta soffiata la polvere dai personaggi e dagli eventi, una volta scrostati i tratti leggendari che il folclore ha cucito addosso ai protagonisti, ciò che stupisce è il fascino, per la verità non mai sopito e affatto intaccato, che esercita ancora su di noi la civiltà longobarda. Un fascino indissolubilmente legato alla riscoperta delle radici storiche e culturali più profonde della nostra Lombardia. Un esempio su tutti, evocativo di ipotesi da più di mezzo secolo, è il ciclo di affreschi della chiesa di Santa Maria Foris Portas a Castelseprio, la cui riscoperta dobbiamo a quel genio inquieto che fu Gian Piero Bognetti, storico del diritto e pioniere di studi longobardi. Bognetti paragonò Teodolinda a Maria Teresa d'Austria, madre di Giuseppe II e di Pietro Leopoldo, che nel corso del secolo decimottavo promosse una serie di importanti riforme nel ducato di Milano, imponendosi come un modello positivo di assolutismo illuminato. I Longobardi rappresentano quell'antica tribù di origine germanica che ha dato il nome alla nostra magnifica regione. Dieci anni orsono, nell'ambito del riconoscimento del sito seriale "I Longobardi in Italia. I luoghi del potere (568-774 d.C.)" ottennero il prestigioso blasone dell'Unesco anche Castelseprio e Gornate Olona, con il monastero di Torba, e Brescia, con la chiesa di San Salvatore e il monastero di Santa Giulia. Lo ottennero in compagnia di Cividale del Friuli, Spoleto, Campello sul Clitunno, Benevento e Monte Sant'Angelo. È del tutto evidente che il peso dei due luoghi longobardi lombardi, Castelseprio e Brescia, fu allora decisivo per ottenere il riconoscimento Unesco. II decennale 2011-2021 è passato quasi inosservato, ma noi l'abbiamo celebrato con uno specifico accordo di valorizzazione sul modello di quello adottato per i quarant' anni del riconoscimento del primo sito Unesco in Italia, le incisioni rupestri, tra le quali c'è la rosa camuna, ineguagliato simbolo della nostra regione. E tuttavia, la presenza dei Longobardi in Lombardia non si esaurisce certo con Castelseprio e Brescia, che sarà oggetto di particolari attenzioni da parte nostra per la valorizzazione del "corridoio" che dal Capitolium porta a Santa Giulia, compreso l'antico e bellissimo teatro romano. Alludo, al di là e oltre i luoghi del sito seriale "I Longobardi in Italia", ai recenti ritrovamenti nell'ambito dei lavori di scavo per la realizzazione dell'autostrada BreBeMi e agli scavi archeologici realizzati a Leno, in provincia di Brescia, intorno alla tomba dire Desiderio. Da Brescia alla capitale Pavia, da Castelseprio a Leno, senza dimenticare Monza, la città di Teodolinda e della Corona ferrea: questa vasta area che occupa una gran parte del territorio lombardo testimonia lo stretto legame culturale della regione con la civiltà dei Longobardi. E deve essere promossa con sensibilità e intelligenza, sforzandosi di andare oltre l'autoreferenzialità accademica, spesso fine a se stessa, degli studiosi. In prima linea è il Centro Studi Longobardi, fondato da Regione Lombardia qualche anno fa e attivo presso l'Università cattolica. Ma dopo la ricerca storica intorno ai Longobardi, occorre fare un significativo e importante sforzo in direzione della divulgazione e dell'organizzazione dell'offerta culturale con la costruzione di reti e filiere tra i vari siti archeologici e le diverse realtà museali lombarde dedicate alla civiltà longobarda. E infatti compito prioritario delle istituzioni pubbliche quello di offrire ai cittadini significative e intelligenti opportunità di crescita, in particolare per quanto attiene alla riscoperta del proprio passato storico. E dunque, della propria identità culturale così strettamente legata ai Longobardi". Stefano Bruno Galli