25/08/2026
𝗖𝗼𝗻𝗳𝗶𝗻𝗶, 𝗹𝗮 𝗱𝗼𝗺𝗮𝗻𝗱𝗮 𝗴𝗶𝘂𝘀𝘁𝗮 𝗻𝗼𝗻 è «𝗽𝗶ù 𝗼 𝗺𝗲𝗻𝗼 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼𝗹𝗹𝗶», 𝗺𝗮 𝘀𝗲 𝗳𝘂𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗻𝗼.
Le dichiarazioni del sindaco di Trieste riportate da Il Piccolo il 25 agosto pongono una domanda concreta: dove impiegare risorse di sicurezza che non sono illimitate.
Su un punto ORA! concorda: è prioritario rafforzare il presidio nei quartieri e negli orari critici. Più organici, mezzi, formazione e polizia di prossimità servono a contrastare la microcriminalità e a rafforzare la sicurezza percepita.
I controlli alla frontiera interna con la Slovenia sono stati ripristinati il 21 ottobre 2023 e, dopo successive proroghe, sono attualmente previsti fino al 18 dicembre 2026. Alla scadenza avranno superato i tre anni.
Con un parere del 2 giugno, la Commissione europea ha invitato l'Italia a procedere verso una graduale revoca, facendo pieno uso delle misure alternative disponibili. L'11 giugno il governo sloveno ha deciso di abolire i propri controlli alle frontiere con Croazia e Ungheria, passando a controlli basati sull'analisi del rischio e a misure compensative.
Secondo un'inchiesta de Il Piccolo, il costo stimato fino all'inizio di giugno era di almeno 20 milioni di euro.
𝗢𝗥𝗔! 𝗰𝗵𝗶𝗲𝗱𝗲 𝗾𝘂𝗶𝗻𝗱𝗶 𝗰𝗵𝗲, 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝟭𝟴 𝗱𝗶𝗰𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲, 𝗚𝗼𝘃𝗲𝗿𝗻𝗼 𝗲 𝗣𝗿𝗲𝗳𝗲𝘁𝘁𝘂𝗿𝗲 𝗰𝗼𝗻𝗱𝗶𝘃𝗶𝗱𝗮𝗻𝗼 𝘂𝗻 𝗯𝗶𝗹𝗮𝗻𝗰𝗶𝗼 𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼𝗿𝗻𝗮𝘁𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗺𝗲𝘁𝘁𝗮 𝗶𝗻 𝗿𝗲𝗹𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲, 𝗰𝗼𝘀𝘁𝗶 𝗲 𝗿𝗶𝘀𝘂𝗹𝘁𝗮𝘁𝗶, 𝗰𝗼𝗻 𝗱𝗮𝘁𝗶 𝗱𝗶𝘀𝗮𝗴𝗴𝗿𝗲𝗴𝗮𝘁𝗶 𝗲 𝘃𝗲𝗿𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮𝗯𝗶𝗹𝗶. I dati ufficiali registrano arresti, respingimenti e altri risultati operativi, ma non consentono un confronto completo con le alternative né documentano gli effetti specifici su Trieste, Gorizia e Udine. Una misura eccezionale che assorbe agenti e denaro pubblico deve poter essere giudicata su dati oggettivi.
I controlli alla frontiera italo-slovena possono produrre risultati operativi, ma da soli non bastano a governare i movimenti lungo la rotta balcanica. Il controllo degli ingressi nello spazio Schengen deve concentrarsi anzitutto sulle frontiere esterne, a partire da quelle della Croazia con Bosnia Erzegovina e Serbia. Al tempo stesso, quella italo-slovena è una frontiera interna in un'area integrata, attraversata ogni giorno da migliaia di lavoratori. Servono strumenti complementari: in Europa, responsabilità condivise e pattuglie congiunte lungo le frontiere esterne dell'Unione; in Italia, canali regolari commisurati ai fabbisogni, procedure efficienti e contrasto al lavoro irregolare. Percorsi regolari e accessibili, accompagnati da controlli mirati, possono sottrarre mercato alle reti criminali che organizzano gli attraversamenti irregolari lungo la rotta balcanica.
Trieste è città di confine, di porto e di transito da molto tempo. Sa distinguere quando un confine viene ben governato. Chiediamo che lo Stato sia presente dove serve, e che dimostri con i numeri di esserlo in maniera efficace.
ORA! Trieste
Massimo Simonetta - Segreteria regionale ORA
Domitilla Savino referente ORA Trieste