03/06/2026
La lettera al Direttore del Messaggero Veneto di Marco Donato, Referente Autonomie Locali di ORA!FVG, Consigliere Comunale di Basiliano, già vicesindaco:
"Gentile Direttore, lo spunto per queste considerazioni l’ho avuto lunedì scorso 4 maggio ascoltando quanto detto all’evento pubblico tenutosi a Udine dal titolo: “NUOVE PROVINCE PER GLI ELETTI O PER I CITTADINI?” in cui sono intervenuti Leopoldo Coen, già professore Associato di Diritto Amministrativo presso l’Università di Udine, Sandro Fabbro, Presidente Associazione per la Terza Ricostruzione del Friuli Venezia Giulia e Giovanni Bellarosa, già Segretario Generale della nostra Regione, Presidente della Commissione Paritetica e Magistrato della Corte dei Conti. Entrando nella sala gremita e osservando i presenti (in gran parte ex politici locali degli anni in cui le province erano ben radicate nei nostri territori), la risposta alla domanda posta dal titolo dell’incontro mi è da subito sembrata abbastanza chiara: per gli eletti! Una conferma è risultata palese anche quando, in una delle risposte alle domande rivolte ai relatori del vostro vicedirettore, è stata
sottolineata la sproporzione di attenzione che l’attuale Amministrazione Regionale sembra aver
riservato al sistema elettorale per le “nuove” provincie rispetto all’attenzione che ci si aspettava per il tema legato alle mansioni a cui questi enti redivivi dovrebbero assolvere.
La finalità della reintroduzione di enti intermedi tra Regione e Comuni se proprio deve esserci come
da scelta a quanto pare irrevocabile dell’attuale Amministrazione Regionale e recentemente approvata anche dal Cal (Consiglio per le Autonomie Locali) dovrebbe puntare al rafforzamento dei comuni in particolare di quelli più piccoli. Se questo fosse lo scopo il nuovo Ente intermedio (chiamato “Provincia” o “Ente di Area Vasta”) dovrebbe fornire una struttura amministrativa deputata a sostenere i comuni e a sgravarli da tutta una serie di incombenze che oggi non riescono a soddisfare perché poco strutturati, ma in questo caso è evidente che ciò di cui avrebbero bisogno i nuovi Enti sono competenze tecnico-amministrative specializzate a cui non serve rappresentanza politica.
Come è stato evidenziato in un articolo congiunto del professor Zilli e del professor Grandinetti quasi
un anno fa sempre su queste pagine, in Friuli Venezia Giulia attualmente ci sono 215 Comuni - di cui i quattro capoluoghi di Provincia più Monfalcone sopra i 20 mila abitanti, tre quarti con meno di cinquemila abitanti), sei Comunità Montane (Carnia, Canal del Ferro e Valcanale, Gemonese, Destra Tagliamento, Dolomiti Friulane e Natisone e Torre), una quella Collinare (Collinare del Friuli) che coinvolgono metà dei Comuni della Regione e un sesto della Popolazione; quattro Comunità Volontarie (Riviera, Friuli Orientale, Sile, Del Collio) che invece coinvolgono trentatré Comuni e oltre un sesto della Popolazione.
Questo assetto odierno già delineerebbe una tripartizione tra Comunità, Sistemi Urbani e Comuni con livello amministrativo Intercomunale. Senza dimenticare poi, i consorzi di comuni per la gestione dei servizi dell’acqua e dei rifiuti, A titolo di esempio recentemente anche il mio comune (Basiliano) si è rivolto alla Comunità Volontaria del Sile per le funzioni di stazione appaltante specializzata come richiesto dal nuovo Codice degli Appalti. Questo per evidenziare come le funzioni amministrative che si vorrebbero attribuire ai nuovi Enti siano già svolte dalle associazioni di comuni denominate Comunità.
L’altra impressione avuta dall’incontro citato è che quella messa in campo dall’attuale Amministrazione Regionale sia un’operazione nostalgia: quale sarebbe lo scopo di reintrodurre i nuovi Enti Intermedi banalmente così com’erano le vecchie Province nello stesso numero e con lo stesso perimetro geografico senza alcun ripensamento e una seria riflessione sull’attuale assetto socio/economico della nostra Regione?
Tutte queste considerazioni tralasciando argomenti di altrettanta importanza come l’opportunità di una consultazione referendaria consultiva con la popolazione per una decisione così importante.
Senza contare che nelle altre Regioni le Province sono Enti di secondo livello dove non è prevista
alcuna elezione diretta e che questa sia consentita nella nostra Regione anche se a Statuto Speciale
rimane questione dibattuta."