Forza Italia Collesalvetti

Forza Italia Collesalvetti Forza Italia Collesalvetti 2k20

Complimenti Chiara 💙
27/07/2026

Complimenti Chiara 💙

Oggi non abbiamo celebrato soltanto un congresso. Abbiamo dimostrato che una grande storia politica può attraversare il dolore, resistere all’assenza del suo fondatore e trovare ancora la forza di costruire il futuro.

Il primo congresso regionale di Forza Italia in Toscana rappresenta un passaggio storico. Per me segna anche l’inizio di una nuova responsabilità: assumere il ruolo di Vice Segretario regionale vicario è un onore profondo e un impegno che accolgo con determinazione.

Con la guida autorevole di Antonio Tajani, Forza Italia continua a trasformare l’eredità politica di Silvio Berlusconi in una prospettiva seria, credibile e profondamente europea.

La riconferma di Marco Stella alla guida del partito toscano premia un lavoro fondato su presenza, radicamento e capacità di unire territori, amministratori e militanti.

Gli incarichi hanno valore soltanto quando diventano servizio e responsabilità. Porterò con me Livorno, la costa, i nostri comuni e la voce di chi ogni giorno costruisce Forza Italia, spesso lontano dai riflettori.

Le nostre radici sono profonde. La nostra responsabilità è grande. La nostra ambizione deve esserlo ancora di più.

18/07/2026

15/07/2026

Preferisco dare la mia PREFERENZA, ma…

Proviamo, per un momento, a leggere ciò che è accaduto in Aula con uno sguardo un po’ più ampio, andando oltre le contrapposizioni immediate e le parole d’ordine più facili.

Dire “preferenze” è semplice. È una parola che suona bene, è popolare e consente di presentarsi immediatamente come difensori della libertà di scelta degli elettori.

Ma una legge elettorale non si costruisce con una parola d’ordine.

Se si vuole davvero introdurre un sistema fondato sulle preferenze, occorre affrontare la questione a trecentosessanta gradi. Bisogna ragionare sulla geografia elettorale, sulla dimensione e sul disegno dei collegi, sulla rappresentanza dei territori e sulle condizioni reali nelle quali si svolge la competizione.

Perché collegi troppo grandi o costruiti male possono rendere la sfida squilibrata, penalizzare intere aree e trasformare la possibilità di essere eletti in un privilegio riservato a chi dispone di maggiori risorse, strutture più forti o reti di consenso già consolidate.

Occorre avere anche il coraggio di affrontare i rischi più delicati: le pressioni sul voto, le degenerazioni clientelari e quei meccanismi che, anziché ampliare la libertà di scelta, finiscono per comprimerla.

Le preferenze sono davvero democratiche soltanto se inserite in un sistema che garantisce una competizione aperta, equilibrata e accessibile, senza penalizzare i territori e senza rendere il consenso una gara a chi può permettersi la campagna elettorale più costosa.

Per questo il tema non è semplicemente “preferenze sì” o “preferenze no”. Il tema è come costruire una legge elettorale seria, nella quale ogni elemento sia coerente con gli altri.

Altrimenti resta un dibattito facile, utile a raccogliere consenso, ma del tutto insufficiente a migliorare davvero la qualità della rappresentanza.

E lo dico da chi non ha mai avuto alcun problema a candidarsi con le preferenze e da chi, in Aula, ha votato con coerenza, rispettando le indicazioni della maggioranza.

Ma lo dico anche osservando il comportamento di chi, dall’opposizione, ha costruito una lunga battaglia politica in nome delle preferenze e poi, al momento decisivo, ha ritirato tutti i propri emendamenti, compresi quelli che le introducevano.

Perché il voto segreto avrebbe potuto rendere concreto ciò che fino a quel momento era stato soltanto proclamato, arrivando persino a far approvare davvero le preferenze.

Ed è forse questo l’aspetto più surreale dell’intera vicenda: tutti pronti a celebrarle finché restano uno slogan, molto meno quando rischiano di diventare legge.

05/07/2026

L’opposizione
NON VEDE.
NON SENTE.
NON CAPISCE.

Ho provato in 1 minuto e 31 secondi a spiegare una cosa semplice: investire in difesa oggi significa proteggere il Paese, le infrastrutture, la cybersicurezza, i confini e anche gli uomini e le donne delle nostre Forze Armate.

Capiranno?
Mah.

24/06/2026

Export, l’Italia corre nel mondo

La politica estera non è fatta solo di vertici e diplomazia, ma anche di mercati, imprese, export e presenza italiana nel mondo.

La scelta voluta dal ministro Antonio Tajani di rafforzare la Farnesina sul fronte dell’internazionalizzazione è stata lungimirante: oggi l’Italia è una grande potenza economica, ha superato il Giappone nell’export e ha aumentato di oltre il 7% le esportazioni verso gli Stati Uniti.

È il risultato di un grande lavoro: quando diplomazia e imprese camminano insieme, il sistema Italia cresce.

Per questo mantenere rapporti solidi con gli Stati Uniti, al di là delle amministrazioni di turno e anche davanti a qualche uscita non proprio da manuale diplomatico, è stata una scelta seria e nell’interesse nazionale.

L’Italia non deve essere subalterna né isolata: deve stare ai tavoli che contano, a testa alta.

Dal 1° agosto il biglietto urbano del trasporto pubblico in Toscana passerà da 1,70 a 2 euro.Dopo l’aumento dell’IRPEF r...
17/06/2026

Dal 1° agosto il biglietto urbano del trasporto pubblico in Toscana passerà da 1,70 a 2 euro.

Dopo l’aumento dell’IRPEF regionale e dopo il rincaro delle tariffe nel 2023, Giani aumenta ancora.

I toscani pagano di più, ma il servizio non migliora.

La Regione può richiamare l’adeguamento Istat e le clausole contrattuali, ma la responsabilità politica resta sua.

In Toscana, e anche nella provincia di Livorno, il trasporto pubblico continua ad avere criticità evidenti: corse insufficienti, collegamenti deboli, disagi quotidiani.

Prima di aumentare i biglietti, Giani dovrebbe garantire servizi migliori.

Pagare di più per avere lo stesso servizio non è accettabile.

“Uccidere” il   è un delitto
15/06/2026

“Uccidere” il è un delitto

Il punto non è stabilire se una vita valga più di un’altra.
Questa è la scorciatoia dei sofisti.

Il punto è capire che ogni civiltà si misura dal modo in cui riconosce le forme del male.

Il male, infatti, non è mai astratto.
Non scende nel mondo come una nube generica.
Prende corpo.
Assume riti, linguaggi, abitudini, giustificazioni.
A volte si veste da passione.
A volte da ordine naturale.
A volte perfino da ragione.

Ed è qui che il machismo più insidioso compie il suo capolavoro: non nega la donna urlando, ma la ricolloca concettualmente. La riconosce come essere umano, certo, ma poi pretende di giudicare la sua libertà come eccezione, disordine, sfida, provocazione. Le concede l’esistenza, ma non l’alterità.

Il femminicidio nasce esattamente lì: non quando un uomo “perde il controllo”, ma quando non ha mai accettato il limite metafisico davanti a sé.
L’altro.

Perché l’altro è il grande scandalo della coscienza immatura.
L’altro non obbedisce al mio desiderio.
Non coincide con la mia ferita.
Non esiste per risarcire il mio vuoto.
Non è il teatro della mia potenza.

L’altro è il confine davanti al quale l’io deve diventare adulto.

E quando una donna viene uccisa perché ha scelto, lasciato, rifiutato, interrotto, non siamo davanti soltanto a un crimine contro una persona.
Siamo davanti alla rivolta brutale dell’io contro il limite.

Questa è la questione profonda.

Non la “categoria”.
Non la “parola”.
Non il cavillo da salotto per uomini che scambiano la freddezza per intelligenza.

Il femminicidio nomina una frattura originaria: l’incapacità di riconoscere che la libertà dell’altro non è una concessione del mio amore, ma una verità che mi precede e mi giudica.

E qui la teologia arriva dove la sociologia spesso si ferma: nessuna creatura può pretendere di possederne un’altra, perché ogni persona custodisce un’origine che non dipende da chi la guarda, la desidera, la ama o la perde.

La donna non è sacra perché fragile.
È sacra perché indisponibile.

Indisponibile al dominio.
Indisponibile alla vendetta.
Indisponibile perfino alla retorica di chi vorrebbe difenderla riducendola a simbolo.

Per questo negare il femminicidio non è pensiero forte.
È sofistica del dominio travestita da filosofia.

Il pensiero forte non ha paura dei nomi.
Sa che nominare non divide la realtà: la rende intelligibile.

E una società che non sa più distinguere le forme del male finisce per chiamare neutralità la propria cecità.

12/06/2026

Tre anni della tua nuova vita.

Lo scrivo così, Presidente, perché non riesco a pensarti semplicemente come un’assenza.

Ci sono uomini che attraversano la storia.
E poi ci sono uomini che attraversano le anime.

Tu, per me, sei stato questo.

Non mi hai soltanto indicato una strada politica.
Hai dato corpo, voce, sentimento e destino a qualcosa che viveva già dentro di me, ma che ancora non sapevo riconoscere.

Con te, attraverso di te, quella parte di me ha preso forma.
È diventata pensiero, scelta, appartenenza, coraggio.
È diventata la mia libertà.

Non sei stato solo il mio leader.
Sei stato il luogo in cui una verità interiore ha smesso di restare nascosta.

Per questo non ti ricordo come si ricorda chi è passato.
Ti sento come si sente ciò che continua.

Nella fede, so che la vita non finisce.
Si compie.
E forse oggi tu abiti davvero quella dimensione più alta che, in fondo, ti somigliava già: luminosa, larga, impossibile da contenere.

Tre anni della tua nuova vita, Presidente.
E io continuo a camminare dentro quella luce che hai acceso.

A nome mio, di Forza Italia e di tutta la nostra comunità politica esprimo il più profondo cordoglio alla famiglia dell’...
04/06/2026

A nome mio, di Forza Italia e di tutta la nostra comunità politica esprimo il più profondo cordoglio alla famiglia dell’operaio che oggi ha perso la vita a Rosignano mentre svolgeva il proprio lavoro.

Una tragedia che ferisce il nostro territorio e l’intero Paese.

In questo momento il pensiero va ai suoi cari, ai colleghi e a tutti coloro che sono stati colpiti da questo dolore. Ogni morte sul lavoro richiama tutti a una responsabilità più grande: fare della sicurezza una priorità vera, concreta, quotidiana.

28/05/2026

Senza industria l’Italia non sta in piedi.

E senza una vera politica industriale europea, l’Italia rischia di pagare due volte: per i costi dell’energia e per regole pensate troppo spesso lontano dalle fabbriche.

Per anni l’Europa ha inseguito transizioni ideologiche e vincoli astratti, mentre la manifattura veniva stretta tra concorrenza globale, energia cara e burocrazia.

Oggi serve un cambio di passo: energia stabile, pulita e competitiva, investimenti, tecnologia. Anche per questo il Governo ha fatto una scelta importante, riportando finalmente il nucleare di nuova generazione dentro una discussione seria, concreta, non ideologica, con un disegno di legge oggi all’esame della Camera.

Difendere l’ambiente sì. Spegnere l’industria no.

Perché senza industria non c’è lavoro, non c’è crescita, non c’è sovranità.

Indirizzo

Colle Salvetti

Sito Web

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Forza Italia Collesalvetti pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Scelte rapide

Condividi