Carc Siena Val d'Elsa

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Ex Beko, ancora una volta, ripartiamo dai fatti.A bando appena aperto e a pochi dai sopralluoghi del sito di viale tosel...
01/06/2026

Ex Beko, ancora una volta, ripartiamo dai fatti.

A bando appena aperto e a pochi dai sopralluoghi del sito di viale toselli, Michelotti interviene a sproposito. A Siena, oggi, come a fine estate 2025, ritorna in auge la voce dell’acquisizione del sito di viale Toselli da parte di Leonardo. Per noi la voce infondata dello scorso anno fu una mela avvelenata lanciata nel dibattito per dividere i lavoratori e l’opinione pubblica, cosa che effettivamente avvenne. La voce non aveva paternità e infatti, dopo un po’ di giorni di caciara, tutto è finito nel dimenticatoio. Come P.CARC rimanemmo fuori dalle polemiche e abbiamo detto la nostra, qualche giorno dopo, con il comunicato “EX BEKO: PARTIAMO DAI FATTI”, che riproponiamo, perché da allora non è cambiato nulla (e perché anche la dichiarazione della FIOM condivide il nostro approccio di nove mesi fa): i problemi che avevamo evidenziato sono ancora lì e le soluzioni che abbiamo proposto restano ancora quelle che dovrebbero essere perseguite oggi.
Però rispetto a nove mesi fa, qualcosa è cambiato, oggi l’autore della boutade ha un nome, quello di Michelotti. Michelotti, a pochi giorni dall’attacco al presidio antifascista del 23 maggio, esce con un’intervista con la quale ci vorrebbe far credere che un’azienda come la Leonardo si gestisce come una bottega, che basta essere compaesano del presidente per chiedere ad una delle più grandi multinazionali italiane di cambiare la sua politica industriale: certo, se fosse vero, allora la cosa sarebbe ancora più grottesca della richiesta stessa, peggio della peggiore DC del secolo scorso. Ma, andando oltre l’amichettismo, che ci interessa il giusto, vogliamo sollevare il problema politico dell’intervista, tralasciando qualunque valutazione sulla Leonardo. Michelotti ha mostrato di non aver rispetto innanzitutto delle lavoratrici e dei lavoratori della ex Beko, dei sindacati che stanno portando avanti la vertenza (ma dai commenti viene il dubbio che FIM e UILM se ne sono dimenticati), ma anche delle istituzioni che stanno cercando di reindustrializzare il sito.

C’è una vertenza che dura da oltre un anno, è stata creata una società statale, finanziata anche con i soldi del comune di Siena, è appena stato emesso il bando per la reindustrializzazione che scade il 30 giugno, entro il 3 giugno le aziende interessate dovranno comunicare la volontà di effettuare il sopralluogo del sito, obbligatorio per chi vorrà partecipare al bando, che si dovrà tenere il 4 e/o il 5 giugno. Eppure tutti a dare credito ad un’intervista che non tiene per nulla conto dei fatti.
L’onorevole Michelotti, quindi, quando fa interviste del genere, sbeffeggia il ministero che si sta occupando della vertenza da oltre un anno (grazie alla lotta delle lavoratrici e dei lavoratori che hanno presidiato l’azienda e che hanno avuto il coraggio di fermare i camion il giorno dopo l’entrata in vigore dell’infame decreto sicurezza), quando bastava fare una telefonata amichevole? Quando dice che ci vorrà tempo per le valutazioni di Leonardo, intende dire che le lavoratrici e i lavoratori dovranno stare altri mesi in cassa integrazione, per poi essere licenziati? Sa già che il bando andrà deserto? Sa già che nessuno accetterà di prendere il sito? Sa già che chi prenderà il sito poi lo darà in gestione a Leonardo? Sa già che Leonardo è l’unica vera alternativa per Siena e tutto il resto sono solo chiacchiere e propaganda?
Invitiamo Michelotti a portare rispetto alle lavoratrici e ai lavoratori che, nonostante le difficoltà economiche, lottano e resistono per il loro posto di lavoro e per la loro città.

Facciamola finita con questo governo e con i suoi rappresentanti locali.
Creiamo un fronte anti larghe intese e Imponiamo un Governo di Emergenza che attui le parti più progressiste della costituzione.

[Siena] Ex Beko: ripartiamo dai fatti e non dalle chiacchiere

Come sezione di Siena-Valdelsa del P.CARC sentiamo la necessità di prendere posizione sulla polemica che da giorni sta infiammando i social in merito alle voci sull'interessamento di Leonardo al sito Beko di Viale Toselli a Siena; non si tratta di una questione etica o morale: per noi un eventuale arrivo di Leonardo rappresenterebbe un problema politico.
Questo perché un insediamento di un sito produttivo di questo gruppo militare-finanziario è una scelta che verrebbe da un governo, quello capitanato da Meloni, che si è caratterizzato per il carovita alle stelle, la repressione e la mano libera a multinazionali (come Beko) e fondi di investimento, un governo che spinge sul riarmo operando in perfetta continuità con i governi tecnici bipartisan e gli altri partecipati dal PD: come chi li ha preceduti, sta continuando il processo di deindustrializzazione e militarizzazione del nostro paese. Leonardo, così come Invitalia, sono soggetti statali e con soggetti, come Cingolani, che ne ricoprono ruoli importanti in ogni stagione e con ogni governo; questo dimostra che, anche all'interno di una società capitalista come la nostra e con un governo simile, c'è ancora spazio per un intervento pubblico. Quindi la vertenza Beko, e non solo, si può risolvere.

Da comunisti e quindi materialisti dialettici riteniamo si debba partire dai fatti e dal loro legame con il resto della realtà per fare un'analisi concreta della questione. La prima cosa che rileviamo è che tutto questo dibattito si basa su niente di concreto, su un'indiscrezione non verificata né confermata. Riteniamo che questa notizia arrivi proprio ora come una mela avvelenata lanciata da qualcuno che aveva necessità di irrompere nel pieno della campagna elettorale e spaccare il fronte di lotta, scatenando l'ennesima guerra tra poveri: cosa che, a guardare quanto accade sui social (anche a quelli diamo il giusto peso..), è riuscita benissimo. E così, mentre in tanti si perdono a discutere della Leonardo e a tifare pro o contro, siamo arrivati a settembre, ovvero a tre mesi esatti dalla chiusura dello stabilimento e a parte le promesse, le buone intenzioni e la propaganda, in mano i lavoratori Beko e i cittadini senesi non hanno nulla.
Tornando ai fatti vogliamo chiedere direttamente agli operai Beko, che conoscono come le tasche la “loro” fabbrica, alcune questioni nel caso andasse in porto questa operazione con Leonardo: quanta sicurezza hanno che l'arrivo di una produzione così particolare (sia essa bellica o “dual use) sia adatta alle loro competenze professionali? Leonardo secondo loro sarà disposta ad affrontare tempi e costi necessari per riqualificare lavoratori di una certa età per un lavoro che nulla c'entra con quello svolto finora? Quanti dei 299 operai verrebbero riassunti, stante la necessità di trovare anche nuove figure anche professionali (ingegneri, tecnici, commerciale “particolare”)? Infine, chi si prenderà la responsabilità in caso di incidente o, peggio, di un attacco (una fabbrica simile diventerebbe automaticamente un bersaglio), tenendo conto della posizione del sito e della totale assenza di infrastrutture adeguate per determinate tipologie di trasporti? Queste sono le domande sui fatti concreti da fare e farsi su una eventuale acquisizione da parte di Leonardo, a nostro avviso. E le risposte, sempre a nostro avviso, ci portano a pensare che non si prospetterebbe niente di buono per i lavoratori Beko, almeno per la maggior parte di loro.

I lavoratori e le lavoratrici non possono e non devono spaccarsi su una voce e, al contrario, devono alzare il loro livello di coscienza di classe in modo da far avanzare ulteriormente la propria lotta. È oggettivamente sbagliato accettare supinamente qualunque scelta calata dall'alto, al grido “basta che si lavori”. Così come è oggettivo che oggi si continui a parlare di Beko grazie alla lunga lotta degli operai supportati dalla cittadinanza, dalle contrade, dagli studenti: è una relazione dialettica che non si può interrompere. Oggi quasi tre italiani su quattro sono contro la guerra al punto che perfino il governo Meloni e il PD sono costretti a balbettare qualcosa (e fare poco o nulla) contro il genocidio in Palestina per esempio; appoggiare una scelta calata dall'alto senza neanche fare un'analisi della situazione reale, può solo danneggiare una lotta che vive grazie anche all'appoggio delle masse popolari senesi. Inoltre, un altro tipo di riconversione industriale, o meglio ancora il mantenimento della attuale tipologia di produzione, siamo sicuri che incontrerebbe il favore, la solidarietà e il sostegno di migliaia di altri lavoratori, studenti, cittadini e contradaioli.
Accettare tutto purché si lavori significa essere disposti a cedere a qualunque ricatto e i sindacati, in primis la FIOM, devono abbandonare questa posizione profondamente arretrata e non fare da sponda in alcun modo a questi ragionamenti.
Il ricatto, che effettivamente non c'è oggi perché si sta parlando solo di una voce, è già pronto sul piatto. A quello vero si arriverà automaticamente tra tre mesi, quando scatterà la data di chiusura: senza il protagonismo dei lavoratori, anche questi tre mesi passeranno e allora sì che si arriverà a dover accettare qualunque cosa, che sia Leonardo, lo "spezzatino" o il dover accettare il nulla di fatto con l'ennesimo rinvio di chi per interessi economici e personali gioca con le vite dei lavoratori, e la chiusura definitiva.
Ha torto la FIOM quando dice che il problema non è la produzione bellica ma chi attua politiche guerrafondaie: farsi trascinare in questo dibattito, accodarsi a FIM e UILM nella guerra tra poveri e nello spartirsi le miserie è fuorviante, e poi come si giustifica una simile posizione il giorno dopo il Digiuno per Gaza? Significa far esplodere la contraddizione tra lo scendere in piazza per la pace e per la Palestina e accettare nei fatti di diventare complici della spesa militare, aumentata al 2% e poi al 5% del PIL a danno della spesa sociale. La FIOM e i lavoratori devono spingere perché si conservi e si migliori quello che si ha, non dare campo a scelte di cui tutti si pentiranno quando i guerrafondai al governo costringeranno i figli dei lavoratori e le masse popolari ad utilizzare quanto viene prodotto dalle nostre fabbriche per massacrare altri operai e altri giovani: alla faccia di oltre un secolo di protagonismo nel movimento pacifista della CGIL, che durante la Seconda Guerra Mondiale dalla clandestinità insieme al CLN guidava gli operai nelle azioni al sabotaggio delle industrie di armi...

La vicenda della ex GKN di Campi Bisenzio (FI) dimostra che i lavoratori hanno le capacità e l'autorevolezza di poter portare da soli avanti un'azienda attraverso un loro piano industriale. È questo l'esempio da seguire. E allora, a tre mesi dai licenziamenti, dopo estenuanti trattative che si sono tradotte in attendismo circondato di promesse ad ora inconcludenti, forse è arrivato il momento di smetterla di parlare di reindustrializzazione ma chiedere al governo che ha fatto togliere tranquillamente le tende alla Whirlpool lasciandosi dietro i becchini turchi, di mettere i soldi per continuare la produzione dei congelatori, come si accetterebbero i soldi del governo per l'avviamento delle attività di Leonardo. In questa grande lotta, il limite più grande che individuiamo (e lo diciamo anche in termini autocritici) è quello di non aver saputo individuare, proporre e imporre un'alternativa vera: i congelatori di Siena potrebbero fornire il settore della camperistica della Valdelsa, le mense scolastiche e universitarie, gli ospedali, le strutture ricettive, le aziende... E proprio dall’esempio degli operai GKN e del suo Collettivo di Fabbrica, che sono stati supportati da tecnici e specialisti, sarebbe dovuto partire Montanari, che, anziché entrare solo oggi nella discussione e fare paternali a tempo scaduto, avrebbe potuto utilizzare la sua posizione per mettere l’università senese, con i suoi tecnici, professori e ricercatori, al servizio dei lavoratori e della città per la realizzazione di un progetto di reindustrializzazione. Avrebbe potuto in questo modo contribuire a dimostrare che le masse popolari e i lavoratori sono in grado di prendere in mano il futuro del paese e impedire il teatrino, fatto di voci, promesse, riunioni e rinvii, a cui oggi assistiamo.

La questione è squisitamente politica e per arrivare a una soluzione riteniamo necessario cacciare il governo Meloni, ma non per sostituirlo con un altro governo tecnico o del cosiddetto campo largo, che ogni giorno di più assomiglia a un circo dove ci sta dentro di tutto, da Renzi a Conte purchè sbuchi una poltrona per ognuno. Dobbiamo organizzarci per imporre un Governo di Emergenza che faccia davvero gli interessi delle masse popolari e che decida cosa e come produrre basandosi esclusivamente sulle esigenze delle masse popolari, con l'impiego delle risorse necessarie che, stando a quanto vuole spendere il governo nel riarmo per seguire i diktat di NATO e UE, di certo non mancano. È necessario un Governo che, basandosi sulle parti più avanzate della Costituzione, garantisca a tutti un lavoro utile e dignitoso, assegni a ogni azienda compiti produttivi secondo un piano nazionale ed elimini tutte quelle attività e produzioni inutili e dannosi per l’uomo e per l’ambiente, che dia seguito pratico al protagonismo dei lavoratori e popolare e sia loro espressione compiuta.

Che fare nell'immediato? Riteniamo un punto cruciale della lotta l'incontro con i candidati alle elezioni regionali delle larghe intese, Giani e Tomasi, previsto il 17 settembre: bisogna portare la battaglia per i posti di lavoro al centro della campagna elettorale. Non bisogna permettere di ripetere le sfilate che, da centro destra, Urso, Michelotti e Fabio hanno fatto durante la campagna per le amministrative mentre al campo largo del PD e del M5S bisogna ricordare che, nonostante anni di governo nazionale e regionale, nulla hanno fatto per impedire la deindustrializzazione della fabbrica, della nostra regione e per migliorare le condizioni dei lavoratori e delle masse popolari. Ora più che mai è necessario incalzare i candidati alla poltrona perché non saranno sostenibili, per nessuno di noi a prescindere dalla condizione attuale, altri cinque anni di politica asservita agli speculatori, ai guerrafondai e agli agenti del capitalismo.
Il 17 settembre è necessario andare all'incontro facendo richieste concrete, a partire dall'attuazione della legge regionale sui consorzi industriali, approvata grazie alla lotta dei lavoratori GKN, e valorizzando il sito e il territorio con quello che si ha già: un sito che produce frigoriferi a pozzetto e una Valdelsa che spicca a livello nazionale per la produzione di camper.

AD OGNI ADULTO UN LAVORO UTILE, AD OGNI INDIVIDUO UNA VITA DIGNITOSA, AD OGNI AZIENDA QUANTO SERVE PER FUNZIONARE!
UNITI NELLA LOTTA AL FIANCO DEI LAVORATORI E DELLE LAVORATRICI EX BEKO!

Il recente epilogo delle indagini sul rogo all'ex Casa del Popolo di Abbadia di Montepulciano, unito alle denunce di 13 ...
31/05/2026

Il recente epilogo delle indagini sul rogo all'ex Casa del Popolo di Abbadia di Montepulciano, unito alle denunce di 13 minorenni per apologia del fascismo e detenzione di armi, non rappresenta solo una fredda cronaca giudiziaria ma un profondo campanello d’allarme che tocca il cuore dei valori nati dalla Resistenza. Bene hanno fatto le forze politiche e le organizzazioni popolari senesi a denunciare pubblicamente in piazza e sui media perché non sono stati colpiti soltanto dei muri o delle stoffe, ma i simboli stessi della socialità e della libertà, a dimostrazione che la libertà e l'antifascismo non sono conquiste immobili, ma principi da difendere ogni giorno. E questo è dimostrato anche da Michelotti e dal suo codazzo di FdI senese che, anziché fare una condanna politica per i rigurgiti neofascisti (e quindi anticostituzionali), hanno preferito attaccare i promotori del presidio antifascista del 23 maggio, anche grazie alla complicità di alcuni media locali (avremo modo di tornare sull’informazione locale, ridotta a strumento di propaganda del governante di turno, e sul livello professionale della stessa), rispondendo con becera propaganda all’intervento giusto e legittimo della compagna che ha denunciato alcuni esempi di comportamenti fascisti e razzisti delle istituzioni senesi: in merito a ciò, la sezione senese del P.CARC esprime solidarietà alla compagna Francesca.

I responsabili materiali sono, però, solo la punta dell’iceberg: un governo che viola sempre di più i valori sanciti dalla Costituzione, che reprime chi si oppone o non difende a spada tratta neanche chi porta aiuti ad un popolo sotto attacco, supporta la rinascita di movimenti reazionari, scimmiottatori del fascismo. Il governo Meloni, però, è solo l’ultimo in ordine cronologico che attacca la Costituzione (e sicuramente lo fa in maniera poco velata visto che molti dei ministri al “nostro” governo non riescono neanche a definirsi antifascisti): pensiamo solo all’attacco all’articolo 18 da parte di Renzi, pensiamo ai vari decreti sicurezza Minniti-Orlando, pensiamo allo smantellamento della sanità pubblica nella regione Toscana ecc...
Per questo motivo non possiamo indignarci solo quando succedono questi eventi ma dobbiamo lottare quotidianamente in difesa e per l’applicazione delle parti progressiste della Costituzione nata proprio dalla Resistenza antifascista.
Ecco che tutte quelle forze politiche e tutte quelle organizzazioni sindacali, operaie, popolari e tematiche (a partire da quelle che hanno organizzato il presidio lo scorso sabato in piazza Salimbeni a Siena) che ogni giorno lottano per l’applicazione dei principali diritti elusi o calpestati in nome del profitto (diritto alla salute, diritto di istruzione e di studio pubblici, diritto ad un lavoro utile e dignitoso, diritto di parola, ripudio della guerra ecc…), rappresentano oggi gli eredi della Resistenza. Una Resistenza che, oltre ad opporsi pubblicamente ai nuovi fascisti, si oppone strenuamente ad ogni altro attacco ai diritti conquistati dalle masse popolari in passato.

Difendiamo i diritti costituzionali praticandoli! Mobilitiamoci quotidianamente contro la repressione, contro la censura e contro i nostalgici del ventennio!
Costruiamo un governo che applichi le parti progressiste della Costituzione!

Il 27 marzo abbiamo reso noto il fatto che due nostre compagne della Segreteria Federale Toscana, Silvia e Chiara, sono ...
27/05/2026

Il 27 marzo abbiamo reso noto il fatto che due nostre compagne della Segreteria Federale Toscana, Silvia e Chiara, sono state raggiunte da verbali di “accertamento e contestazione di violazione amministrativa”, ossia da multe che vanno dai mille ai diecimila euro, in seguito alla realizzazione di un video con uno striscione di denuncia delle politiche di guerra e repressione del Governo Meloni nei pressi della sede di Fratelli d’Italia in Piazza Oberdan a Firenze. Si è trattato, per quanto ne sappiamo, della prima applicazione del “nuovo” Decreto Sicurezza firmato da Mattarella lo scorso 26 febbraio.

Tramite il nostro avvocato, le compagne hanno presentato ricorso e hanno richiesto di essere sentite dal Prefetto, questo non certo in ragione di qualche tipo di velleità per il quale illudersi di poter “convincere” delle nostre buone ragioni il nostro interlocutore, ma semmai perché reputiamo che la lotta contro la repressione vada portata avanti su tutti i fronti, dentro e fuori i luoghi del potere, sempre con l’ottica di passare da accusati ad accusatori.

Le nostre compagne sono quindi state convocate presso la Prefettura di Firenze (Via Antonio Giacomini n.8) giovedì 28 maggio alle ore 11:00: invitiamo tutte le realtà e i singoli che, nelle scorse settimane, si sono interessati alla vicenda, a passare fuori dalla Prefettura ad esprimere solidarietà e far sentire la propria vicinanza alle compagne: trasformiamo anche momenti come questi, in cui siamo a confronto diretto con le istituzioni della borghesia, in occasioni di mobilitazione.

La lotta contro le multe di Silvia e Chiara è la lotta per tutti i compagni e tutte le compagne colpite dalle stesse misure repressive (ad esempio, in Toscana, i cittadini che hanno protestato contro l'apertura della sede del nostalgico Vannacci a Firenze e i sindacalisti del SUDD COBAS che hanno impedito ai fascisti di “Remigrazione e Rinconquista” di manifestare a Prato il 7 maggio). Facciamo cartastraccia di questi decreti sicurezza!

Il 27 marzo abbiamo reso noto il fatto che due nostre compagne della Segreteria Federale Toscana, Silvia e Chiara, sono state raggiunte da verbali di “accertamento e contestazione di violazione amministrativa”, ossia da multe che vanno dai mille ai diecimila euro, in seguito alla realizzazione d...

Abbiamo posticipato l'iniziativa di sabato 23 maggio alle 18:30 per partecipare al presidio in piazza Gramsci, alle 17:0...
20/05/2026

Abbiamo posticipato l'iniziativa di sabato 23 maggio alle 18:30 per partecipare al presidio in piazza Gramsci, alle 17:00, sul carovita, organizzato da Movimento Log-In. Invitiamo tutte e tutti a partecipare ad entrambe le mobilitazioni.

Dario Salvetti sulla Flotilla stanotte ha detto che l'idf ha intercettato loro che non sono nessuno. Non siamo d'accordo...
01/05/2026

Dario Salvetti sulla Flotilla stanotte ha detto che l'idf ha intercettato loro che non sono nessuno. Non siamo d'accordo con queste parole perché i volontari e gli attivisti che sono partiti con la global sumud flotilla rappresentano il nemico di chi ha portato l'Italia e il mondo verso la terza guerra mondiale. Non siamo d'accordo perché per chi è rimasto a terra la flotilla rappresenta l'alternativa reale al governo meloni e dei guerrafondai dell'UE. Non siamo d'accordo perché milioni di persone a settembre sono scese in piazza per bloccare tutto dopo il primo attacco alla flottilla. Non siamo d'accordo perché dietro la flotilla c'è un potere politico enorme: quello delle masse popolari organizzate.
Ma c'è di più: le mobilitazioni di settembre e ottobre sono partite dai portuali che, al grido di blocchiamo tutto, hanno portato in piazza una marea umana. E tutti i sindacati, in quell'occasione, hanno preso una posizione forte e hanno supportato i lavoratori nella lotta contro un nemico tanto grande. Le mobilitazioni di settembre e ottobre dimostrano come bruci il fuoco sotto la cenere e come basti un appello della classe operaia per trascinare in piazza le masse. Gli operai e i lavoratori si sono riversati nelle strade sempre più consapevoli che c'è un legame tra quello che succede in Palestina o in Iran o in Libano e quello che succede in Italia e nella nostra provincia, dove chiudono decine di fabbriche e di aziende, dove vengono tagliati i fondi alle scuole, alle Università e agli ospedali, dove sono frequentissimi incidenti o omicidi sul posto di lavoro. Raggiungere il 5% delle spese militari significa dichiarare guerra alle masse popolari e ai lavoratori. E proprio oggi, primo maggio, sentiamo il bisogno di rimettere al centro il lavoro e i lavoratori come sancito dalla nostra costituzione. Sono stati proprio i lavoratori che, di fronte all'inerzia del governo o ai suoi tentativi di mettere mano alla costituzione, si sono mobilitati in piazza o sono andati in massa alle urne. Sono stati i lavoratori del collettivo di fabbrica Gkn a stendere una legge contro la delocalizzazione. Sono stati i portuali a dire NO al traffico di armi. Ecco, rimettere al centro il lavoro è mettere al centro i lavoratori che non rimangono chiusi nelle loro fabbriche o nei loro uffici o nelle loro scuole ma si chiedono quale sia il loro posto nel mondo. È quindi centrale uscire dalla propria fabbrica o dalla propria scuola e fare politica, invertire i rapporti di forza, dimostrare (come negli scioperi di ottobre o come nei blocchi stradali di Bologna) che quando la classe operaia vuole può far vacillare il governo. Continuiamo così fino a farlo cadere, fino ad istaurare un governo che sia partigiano della Palestina e dei lavoratori

Alcuni scatti della nostra settimana rossa che ci ha visti:- il 22 al convegno organizzato dal Forum per la Pace di Coll...
26/04/2026

Alcuni scatti della nostra settimana rossa che ci ha visti:

- il 22 al convegno organizzato dal Forum per la Pace di Colle Val d'Elsa "Ripudiamo le guerre, riprendiamoci il futuro";
- il 23 all'assemblea di Cravos in vista del corteo del 25 aprile;
- il 24 a Campi Bisenzio per l'iniziativa " firmare il riarmo, obiezione di coscienza e lotta dei lavoratori contro guerra e genocidio":
- il 25 a Siena per il corteo studentesco.

Tutti questi appuntamenti confermano che la lotta partigiana non si è esaurita il 25 aprile 1945 ma che vive anche oggi nelle tante realtà che si battono per la difesa proprio di quei diritti e di quei valori sanciti dalle parti progressiste della Costituzione nata dalla Resistenza.
Oggi più che mai, di fronte a guerre e genocidi, dobbiamo avere sempre più chiaro chi è il nostro nemico e chi lo foraggia e sostiene. Oggi più che mai è necessario liberare il nostro Paese da chi lo ha trascinato nella Terza guerra mondiale, da chi impone alle masse popolari del nostro Paese misure di lacrime e sangue, da chi reprime coloro che alzano la testa e che esercitano il proprio diritto di manifestare di esprimere la propria opinione.
Cacciamo il governo Meloni e sostituiamolo con uno partigiano della Palestina e delle masse popolari!

24/04/2026

Ringraziamo Cravos Siena per la solidarietà espressa ai compagni vittima di repressione.

Rilanciamo con questo video, oltre la loro solidarietà, il corteo studentesco che anche quest'anno animerà le vie di Siena, per ricordare che il 25 Aprile non è solo una ricorrenza ma è soprattutto un momento per portare in piazza le rivendicazioni di studenti, lavoratori e masse popolari.

Per una nuova Liberazione

Aldo dice (ancora) 26X1

Cacciare ora il governo Meloni e sostituirlo con un governo che attua la Costituzione

Ringraziamo i partiti, le organizzazioni, i movimenti, i singoli che ci hanno espresso e ci stanno esprimendo solidariet...
23/04/2026

Ringraziamo i partiti, le organizzazioni, i movimenti, i singoli che ci hanno espresso e ci stanno esprimendo solidarietà. Sono già tanti per poterli nominare tutti.

Rinnoviamo l’appello a tutte le Organizzazioni che a Siena condividono con noi piazze e iniziative a scrivere a [email protected] prendere posizione pubblica, esporsi. Perché questo attacco repressivo, come ogni attacco repressivo, non è mai una questione privata di chi ne è bersaglio, è una questione politica che riguarda tutti.

https://www.carc.it/2026/04/21/sulle-perquisizioni-per-terrorismo-del-21-aprile/

Denunciamo il tentativo di colpire il P.Carc con un’evidente e provocatoria montatura giudiziaria che combina i vecchi a...
21/04/2026

Denunciamo il tentativo di colpire il P.Carc con un’evidente e provocatoria montatura giudiziaria che combina i vecchi arnesi delle procure forcaiole e anticomuniste (270 bis) con le moderne perversioni repressive del governo dei nostalgici del ventennio tipo “reato della parola” e propaganda terroristica a mezzo social.

Invitiamo le organizzazioni e i partiti del movimento comunista italiano, gli organismi operai e popolari, i movimenti e le reti sociali a prendere posizione pubblicamente contro questa sporca manovra repressiva che si aggiunge alle altre decine in corso in tutto il paese per manifestazioni e cortei: con le accuse di “terrorismo” contro il P.Carc le autorità giudiziarie allargano il loro attacco contro tutto il fronte delle masse popolari e della lotta contro il governo Meloni. Quanto più il loro tentativo di cade nel vuoto, tanto più la lotta contro il governo Meloni, il sistema delle Larghe Intese e le loro autorità giudiziarie si sviluppa e si rafforza.

Rivoltiamo la repressione contro chi la promuove!

Solidarietà ai compagni sotto attacco e ai loro famigliari!

11/02/2026

Indirizzo

Via Garibaldi N. 44
Colle Val D'Elsa
53034

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