05/06/2026
IL RITORNO AL NUCLEARE
Con il voto alla camera di ieri, si è palesato plasticamente il fallimento della politica energetica del governo Meloni. La premier e il suo ministro dell’ambiente Gilberto Pichetto Frattin, hanno alzano bandiera bianca sulle rinnovabili (mal pianificate e mal gestite) per aprire le porte al passato: il nucleare di fissione. Le SMR, ossia reattori modulari di piccole dimensioni, non porteranno ne risparmio per i cittadini ne benefici a breve termine, in quanto basati su una produzione di energia molto costosa e soprattutto pericolosa (creano scorie radio attive).
Il Politecnico di Milano stima in 20 miliardi solo i costi iniziali per realizzare i reattori e successivi 3,5 miliardi per ogni singolo reattore con tempi lunghi di realizzazione e alte spese di gestione e sicurezza. L’Agenzia internazionale per l’energia ha stimato che il costo di generazione elettrica del nucleare oggi disponibile, è di circa 170 dollari al megawattora, contro i 50 del fotovoltaico e i 60 dell’eolico (fonte quotidiano ‘La Notizia’).
Quindi, mentre si cerca ancora un deposito nazionale per incamerare le vecchie scorie (che ci sta costando intorno ai 13 miliardi di euro tra smantellamento delle centrali e dei rifiuti), il governo cosa fa? Riduce, in corsa, del 64% i fondi del PNNR alla Comunità Energetiche, veri modelli di energia pulita e diffusa, di collettività che investono in progetti solidali favorevoli a risparmi economici e ambientali per aziende, enti locali, scuole, associazioni e categorie di cittadini, mandando in stallo tutto il sistema.
Ancora, centinaia i ricorsi in tutta Italia (si stima oltre 800) per progetti di FER, calati dall’alto, senza condivisone con i territori sulla base di una normativa, quella delle ‘Aree Idonee’ che lascia spazio a interpretazioni, confusione e soprattutto a speculazioni di grandi gruppi, spesso esteri, che senza vincoli reali comprano terreni agricoli a basso costo per piazzare impianti invasivi e devastanti per biodiversità e paesaggio. I comuni, già in difficoltà a gestire una legislazione farraginosa in tema di rinnovabili, si troveranno ora anche la responsabilità di individuare le zone di installazione dei reattori nucleari e relativi depositi di scorie.
Il governo ha stabilito, spacciandolo per un elemento di novità, che i comuni potranno autocandidarsi, spontaneamente, per ospitare questi siti di produzione e stoccaggio. Il presidente di Confindustria afferma che “molte aziende sono pronte a ospitare gli SMR. La decisione spetterebbe agli enti locali, con l’evidente priorità per gli amministratori di non perdere il consenso sul territorio” (fonte La Repubblica). Ma se il nucleare di terza generazione è così conveniente e sicuro, perché gli amministratori dovrebbero perdere consenso e non acquisirlo?
Inoltre, è veramente questa la priorità?
Come ha dichiarato il Presidente Conte, il Movimento 5 Stelle non è contrario al nucleare a prescindere, ma è essenziale puntare sul finanziamento della ricerca sul nucleare di fusione, ossia le centrali di quarta generazione, AMR (Advance Modular Reactors). Solo progetti realmente sostenibili potranno darci una vera indipendenza energetica scollegata dagli avvenimenti geopolitici, spesso tragici e dirompenti come quelli che stanno avvenendo in Europa e in Medioriente. La giustizia sociale si realizza anche attraverso politiche energetiche più eque, puntando in primis sul risparmio e efficientamento del sistema, questo renderebbe i cittadini più liberi.
Purtroppo, ascoltando ciò che dice il ministro dell’ambiente, per vedere abbassare i costi delle nostre bollette, dovremo aspettare l ‘ l’inizio del prossimo decennio’, tenete duro famiglie italiane, forse nel 2035, a suon di miliardi vedremo i primi reattori SMR operativi.
Sarà veramente così?