11/10/2025
ARTICOLO PER INTERO
Centro Nuoto Copparo: 40 anni di storia, 8 dipendenti e 80 collaboratori a rischio. Il futuro è appeso a un filo
La società: “Situazione finanziaria grave. Senza interventi, l’impianto rischia la chiusura"
Nel 2026 il Centro Nuoto Copparo compirà 40 anni. La società conta oggi 8 dipendenti e circa 80 collaboratori, la cui occupazione è direttamente minacciata dalla crisi attuale. Dal 1986 a oggi, la società che lo gestisce ha accompagnato generazioni di cittadini nella pratica sportiva, diventando un punto di riferimento educativo, sociale ed aggregativo per tutto il territorio. In questi spazi sono cresciuti atleti che hanno raggiunto palcoscenici internazionali, dalle competizioni mondiali alle Olimpiadi, ma anche migliaia di persone comuni che qui hanno trovato benessere, educazione e comunità.
Oggi, però, il futuro è a rischio reale. La società lancia un appello pubblico: senza un intervento immediato, la prosecuzione delle attività non potrà essere garantita. E l’impianto, cuore pulsante dello sport copparese, rischia concretamente di restare chiuso per un periodo indefinito.
“Per molto tempo abbiamo scelto di non far pesare all’esterno le difficoltà crescenti — dichiara la società —. Ma oggi è giusto che cittadini, utenti e istituzioni sappiano come stanno davvero le cose.”
Il Centro Nuoto Copparo è gestito dalla società in convenzione con il Comune dal 2008, a seguito di un importante investimento per la costruzione dell’impianto attuale. Originariamente, il mutuo contratto per finanziare l'opera doveva estinguersi nel 2023, in parallelo alla cessazione dei contributi pubblici che ne garantivano l'equilibrio economico e finanziario. Tuttavia, a seguito della moratoria Covid, la scadenza del mutuo è stata prorogata fino al 31 ottobre 2027, mentre i contributi sono cessati come previsto. Lo squilibrio nasce proprio da questo disallineamento: la società ha continuato a sostenere i costi del mutuo senza più ricevere il sostegno pubblico che ne compensava il peso.
Il mutuo stesso è garantito dal Comune di Copparo. Questo significa che, in caso di inadempienza da parte della società — come purtroppo sta accadendo, perché è vero: siamo in ritardo con le rate —, sarà il Comune a dover onorare la garanzia. E questo, inevitabilmente, ricadrà sulle finanze pubbliche e quindi sulle spalle dei cittadini. Così come ricadranno sulla collettività gli eventuali costi legati a una chiusura prolungata dell'impianto o, peggio, a un suo riavvio dopo mesi di inattività.
A questo punto, ci chiediamo: vale davvero la pena rischiare tutto questo? È lecito domandarsi se sia giusto mettere a repentaglio un presidio sportivo, educativo e sociale come il nostro, che ogni giorno accoglie migliaia di persone. Pur riconoscendo che sono stati avviati momenti di confronto e percorsi formali, resta il dubbio se tutto ciò sia stato sufficiente a garantire la reale continuità del servizio. Non sarebbe più saggio intervenire oggi — con lucidità e responsabilità — piuttosto che trovarsi domani a doverne sostenere i costi economici e sociali, ben più pesanti?
Chi legge queste righe, chi conosce il valore del Centro e chi frequenta ogni giorno questi spazi con i propri figli o i propri genitori, si ponga questa domanda: davvero è accettabile che tutto questo venga sacrificato sull'altare dell'indifferenza istituzionale?
Fin dall’inizio della conduzione (2008) l’equilibrio economico e finanziario è stato garantito da un sistema di contributi pubblici calibrato, composto da circa 130.000 euro per utenze, 20.000 euro per prodotti chimici e 15.000 euro per lavori straordinari. Questi contributi, che assicuravano una gestione sostenibile e continuativa, sono stati gradualmente ridotti come previsto dal piano originario, ma senza un'applicazione coerente con il contesto storico ed economico post-pandemico. Basti osservare che fino al 2021 il contributo per il gas metano superava costantemente la spesa sostenuta, permettendo anche la restituzione dell’eccedenza al Comune in fase di conguaglio. Ma dal 2022 la tendenza si è invertita bruscamente: i costi sono esplosi, i contributi sono crollati.
Nel solo 2022, la società ha sostenuto quasi 109.000 euro di spesa per il gas, a fronte di un contributo diretto di soli 22.000 euro: un disavanzo di oltre 86.000 euro. Nel 2023 la situazione è proseguita con un saldo negativo di oltre 44.000 euro solo sulla voce “gas metano”.
A questo si aggiunge la totale eliminazione, a partire dal 2024, dei contributi per prodotti chimici e lavori straordinari, che per anni erano stati garantiti con regolarità. Oggi la società riceve solo 70.000 euro in contributi indiretti per luce e acqua, contro i circa 165.000 euro annui che riceveva in passato. Una riduzione netta, continua e strutturale.
È vero: questa evoluzione era formalmente compresa nel riequilibrio siglato. Ma quanto un riequilibrio può dirsi tale, se di fatto sancisce la sostenibilità solo sulla carta? La società ha accettato quelle condizioni per senso di responsabilità verso la collettività, ma i numeri oggi parlano chiaro. E pongono una domanda inevitabile: possiamo davvero considerare “risolta” una crisi, se chi la subisce ne paga ancora tutte le conseguenze da solo?
La società si è così ritrovata, a partire dal 2024, con costi invariati e un sostegno economico dimezzato, dovendo comunque continuare a onorare il mutuo e sostenere le spese di gestione. Questo ha generato un buco strutturale annuo di circa 95.000 euro, che ha progressivamente eroso ogni margine di equilibrio economico e finanziario.
“Abbiamo operato in perdita per due anni, senza smettere mai di garantire il servizio. Il totale delle risorse mancanti nel biennio 2024–2025 sfiora i 190.000 euro. Tutto questo in un contesto segnato anche da un forte aumento dei costi energetici e dai nuovi obblighi normativi legati alla riforma dello sport, che ha impattato pesantemente sul costo del personale.”
Nel 2021 la società ha attivato, con grande impegno, un percorso di dialogo istituzionale volto a ottenere un riequilibrio economico-finanziario, come previsto dal Decreto Rilancio. La documentazione è stata redatta con il supporto scientifico del Dipartimento di Economia dell’Università di Ferrara, che ha analizzato nel dettaglio la situazione economica e gestionale dell’impianto. Il percorso si è concluso nel 2024 con l’approvazione di un nuovo assetto contributivo da parte del Comune, che prevede un contributo indiretto di 70.000 euro annui, destinato al pagamento di utenze relative all’impianto vecchio.
Pur trattandosi di un intervento importante sul piano formale, la realtà dei fatti ha confermato una condizione di squilibrio. La società ha firmato l'accettazione di questo riequilibrio ben otto mesi dopo la delibera del Consiglio Comunale, trovandosi di fronte a un bivio drammatico: da un lato, l'aggravarsi dei debiti per ulteriori 70.000 euro; dall’altro, la possibilità di incassare quel contributo e provare, con determinazione, a costruire una soluzione. Si è scelto di proseguire per senso di responsabilità, anteponendo la continuità del servizio e il bene della comunità alla salvaguardia della società stessa. Tuttavia, a dieci mesi di distanza, è evidente che quel riequilibrio, nella sua attuale configurazione, non è stato sufficiente a risolvere la crisi.
Nel tempo, l’approccio adottato dall’Amministrazione comunale nei confronti della società si è rivelato sempre più improntato a una logica privatistica, dimenticando forse che — pur essendo una realtà giuridicamente privata — il servizio che viene svolto è pubblico. Il Centro Nuoto Copparo non è un’attività commerciale qualunque: è un presidio sportivo, educativo e sociale, che risponde ogni giorno ai bisogni della collettività.
Secondo il principio di sussidiarietà, quando un soggetto privato si fa carico, per conto della comunità, dell’erogazione di un servizio pubblico, è compito dell’ente pubblico accompagnare e sostenere questo percorso. Invece, troppo spesso, abbiamo ricevuto silenzi.
Basti pensare al fatto che, dal 1° aprile 2024, l’Amministrazione ha tolto l’uso del palazzetto del tennis, con un danno economico netto, già documentato, di circa 25.000 euro. A oggi, non solo quel danno non è stato riconosciuto, ma non è mai arrivata nemmeno una risposta formale alle nostre richieste.
Ma i silenzi non si limitano a questioni economiche. Anche su iniziative simboliche e condivise, come la festa dei 50 anni della piscina comunale (non della società), che abbiamo organizzato su richiesta dell’Amministrazione, coinvolgendo catering, gruppo musicale, sostenendo spese SIAE e logistica, non è mai arrivato un riscontro alla nostra richiesta di rimborso, nonostante l’accordo fosse stato definito insieme. Silenzi su silenzi.
Nonostante ciò, e pur riconoscendo che vi sono partite aperte nei confronti del Comune e una posizione debitoria nei suoi confronti, abbiamo sempre fatto scelte gestionali con l’unico obiettivo di garantire il servizio. Abbiamo evitato ogni decisione che potesse interrompere o impoverire le attività, e abbiamo messo al primo posto la comunità, i lavoratori e i collaboratori.
Le scelte che ci siamo trovati ad affrontare negli ultimi anni sono state spesso dure e senza alternative: pagare il mutuo o pagare le persone? E noi abbiamo sempre scelto le persone.
Siamo stanchi, sinceramente. Come Presidente e società, è difficile continuare a reggere un sistema così squilibrato, in cui a ogni sforzo non corrisponde mai una risposta. Abbiamo fatto tutto il possibile, spesso oltre le nostre forze. Ora, siamo arrivati al limite.
Mi rivolgo direttamente alla politica locale: è giunto il momento di assumersi le proprie responsabilità. Non si può più ignorare che questa crisi ha un impatto diretto su centinaia di cittadini, su lavoratori, su famiglie intere. La sopravvivenza di un presidio come il nostro non può poggiare unicamente sulle spalle di chi lo gestisce: è tempo che anche le istituzioni escano dal silenzio e decidano se questa comunità merita davvero di essere sostenuta.
Se non arriveranno soluzioni reali e tempestive, saremo costretti ad attivare formalmente la procedura di crisi d’impresa. E, di conseguenza, l’attività si fermerà. Questo comporterebbe la chiusura dell’impianto sportivo e l’interruzione di tutti i servizi.
Ci auguriamo che l’Amministrazione comunale, pienamente a conoscenza della situazione, abbia delle soluzioni concrete da presentare alla collettività e alla società attuale finora non presentate. Da parte nostra, avevamo avanzato la proposta di un tavolo tecnico (che si è svolto) con una delle aziende più importanti al mondo nella progettazione e gestione di impianti natatori: erano interessati, avevano studiato strategie di rilancio, ma il loro coinvolgimento è stato archiviato rapidamente perché non apportavano liquidità immediata alla società. Ancora una volta, si è cercata la risposta più rapida, non quella più strutturale.
Eppure, è importante dirlo con chiarezza: la società sta lavorando bene. Oggi il Centro Nuoto Copparo serve una comunità di circa 3.500 persone ogni anno, con una media di oltre 300 ingressi giornalieri tra bambini, adulti, anziani e utenti con fragilità. Il settore agonistico del nuoto conta oltre 100 atleti che si allenano e competono sotto i nostri colori, rappresentando il territorio in ambito regionale e nazionale. I numeri del 2024 lo dimostrano: siamo al terzo anno consecutivo di crescita, con un incremento positivo di presenze rispetto all’anno precedente, crescita nei corsi nuoto e nel fitness, crescita nelle progettualità. Collaboratori motivati, utenti soddisfatti, progetti educativi e sociali sempre attivi. Nonostante tutto.
Per questo è così difficile accettare l’idea di una chiusura. Perché il centro funziona, la comunità risponde, le persone ci credono.
Quarant’anni di storia meritano una fine dignitosa o, ancora meglio, un nuovo inizio. Ma in ogni caso, è giusto che la comunità sappia la verità, perché è coinvolta tanto quanto noi.
** Dove finirà tutto questo capitale umano, sociale, sportivo ed educativo costruito in quarant’anni?
Una dichiarazione del Presidente
"Ho sempre creduto che il Centro Nuoto Copparo fosse molto più di un impianto sportivo. È un luogo di relazioni, di crescita, di comunità. In questi quattro anni abbiamo affrontato tempeste silenziose, senza clamore, rimboccandoci le maniche ogni giorno. Abbiamo lavorato con umiltà, spesso in silenzio, convinti che il nostro impegno parlasse da sé.
La delusione più grande non è solo la fatica, ma il fatto che questa fatica non sia stata riconosciuta da chi avrebbe dovuto sostenerla, valorizzarla, proteggerla. Anzi, spesso è stata oggetto di umiliazioni. Abbiamo fatto tutto ciò che era nelle nostre possibilità, senza mai piegarci di fronte alle difficoltà, perché sapevamo di avere una responsabilità verso la nostra comunità.
Il centro nuoto è casa per noi, per tutti.