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14/10/2026
14/10/2026
14/10/2026

🔴LAVORO: M5S, DA CALDERONE ANCORA FAKE NEWS INDECENTI SU SALARIO MINIMO
Roma, 12 ott. (Adnkronos) - ''La ministra del Lavoro, Marina Calderone, ha rilasciato la solita intervista al solito giornale amico, con domande del calibro di 'è vero che lei è patita di tecnologia?'. Ma, al di là delle celebrazioni di rito, Calderone non ha perso occasione per riproporre le solite fake news sul salario minimo, sostenendo che in Italia è irrealizzabile perché contrario alla buona contrattazione. Una tesi smentita dai fatti: tale misura esiste in oltre l'80% dei Paesi europei, senza che si siano verificati gli scenari catastrofici profetizzati dalla destra. La ministra ci spieghi piuttosto come sia possibile che, malgrado il 96-97% dei lavoratori sia coperto dai contratti collettivi firmati dalle principali organizzazioni sindacali e datoriali, secondo Eurostat il 9% dei lavoratori full-time sia in povertà assoluta". Lo affermano in una nota i parlamentari del M5S nelle commissioni Lavoro di Camera e Senato. Secondo i pentastellati "in questi anni l'ostinata contrarietà del Governo Meloni al salario minimo, dettata unicamente da una posizione ideologica, ha contribuito a lasciare milioni di lavoratori esposti a retribuzioni insufficienti, mentre l'inflazione ha eroso il loro potere d'acquisto. Calderone farebbe bene ad ascoltare chi, come il capo economista dell'Ocse, Stefano Scarpetta, ha definito 'inspiegabile' l'assenza di una simile misura in Italia, richiamando l'attenzione sui minimi salariali estremamente bassi in alcuni settori. Di certo, gli italiani credono più alle parole di Scarpetta che a quelle di una ministra che, da quando è in carica, ha anteposto gli interessi della propria categoria professionale a quelli delle lavoratrici e dei lavoratori italiani''.

14/10/2026

🔴Dpfp: Tridico (M5S), dati Istat dimostrano che con Meloni italiani più poveri
Roma, 12 ott. (LaPresse) - “I dati Istat sulla propensione al consumo, al risparmio e sul potere d’acquisto dei lavoratori italiani sono drammatici e fotografano un’Italia che fa fatica. Il governo Meloni dovrebbe fare mea culpa e invece fa spallucce, incapace di trovare soluzioni concrete al crollo dei salari reali e di ascoltare le nostre proposte di buon senso che vanno dal salario minimo all’ampliamento della no tax area per le famiglie a basso reddito. Quello della politica redistributiva è il fallimento più grande del governo Meloni”, così in una nota Pasquale Tridico, capodelegazione del Movimento 5 Stelle al Parlamento europeo. “L’audizione sul DPFP 2026 di Francesco Maria Chelli, presidente dell’Istat, davanti alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato non lascia scusanti al governo: nel secondo trimestre 2026 la propensione al risparmio delle famiglie è diminuita dell’1,2%, il potere d’acquisto dello 0,9%. Il confronto con il periodo precedente alla nascita del governo Meloni è poi impietoso: dal 2021 al 2026 le retribuzioni reali contrattuali hanno perso il 9,4%, quelle reali il 9,3%. Questo dimostra senza tema di smentita che le politiche del governo Meloni hanno impoverito i lavoratori italiani”, conclude Tridico.

14/10/2026

🔴Dpfp: Patuanelli (M5S), dati Istat su salari pietra tombale su governo
Roma, 12 ott. (LaPresse) - “Mentre in questi anni cresceva la propaganda del Governo, tra famiglie nel bosco, referendum persi e polemiche costruite ad arte per distogliere l’attenzione dai problemi veri, il Paese reale si impoveriva. Silenziosamente, ma inesorabilmente. Oggi arriva la chiusura del cerchio. L’audizione dell’Istat sul DPFP è una vera e propria pietra tombale sulla narrazione economica del Governo Meloni: rispetto al primo trimestre del 2021, le retribuzioni reali degli italiani hanno perso il 9,4% del loro potere d’acquisto. Un dato devastante, che racconta cinque anni di impoverimento e che oggi torna a peggiorare. Prima il picco inflazionistico del 2022-2023, la prima grande emergenza economica che il Governo Meloni non ha saputo affrontare. Poi il parziale recupero dei salari reali nel biennio 2024-2025, poco più di un pannicello caldo rispetto alle perdite accumulate. Infine, nel 2026, una nuova impennata dell’inflazione che ha interrotto anche quel timido recupero. E nel frattempo? Pressione fiscale ai massimi degli ultimi undici anni, produzione industriale in difficoltà, prezzi dei beni essenziali sempre più pesanti sui bilanci familiari e dinamiche inflazionistiche lasciate senza un adeguato presidio pubblico. Questo è il Paese reale. Quello che non trova spazio nei video celebrativi della Presidente del Consiglio, nelle conferenze stampa trionfalistiche e nei continui diversivi della propaganda di destra. Non è soltanto il fallimento di una politica economica. È il fallimento di un’intera narrazione costruita per nascondere la distanza crescente tra il Palazzo e la vita quotidiana degli italiani. Questo si chiama menefreghismo istituzionale e arroganza di chi governa. Oggi, a mettere nero su bianco la distanza tra propaganda e realtà, non è l’opposizione. È l’Istat”. Lo scrive sui social il vicepresidente M5S Stefano Patuanelli.

13/10/2026

I grandi "successi" sulle retribuzioni sbandierati da Meloni in questi anni si sono disintegrati sull'odierna stima dell'Istat, consegnata al Parlamento.

Rispetto al primo trimestre 2021, nel secondo trimestre 2026 le retribuzioni di fatto hanno perso il 9,3% del loro potere d'acquisto. Un salasso spaventoso.

Andiamo con la memoria ai dibattiti televisivi e alle intemerate della premier in cui si comunicava trionfalmente il netto recupero del potere d'acquisto dei salari. B***e colossali, già ampiamente respinte dagli italiani che ogni giorni fanno benzina, vanno a comprare frutta e verdura fresca al supermercato, provano a gestire prestiti e mutui.

13/10/2026

Al fianco di Maria Terranova, sindaca di Termini Imerese, che ha scelto di non concedere il patrocinio ai festeggiamenti in onore di San Daniele, dopo aver appreso che tra gli artisti proposti figurava un cantante che ha pubblicamente rivendicato la propria vicinanza ad ambienti mafiosi.

L’antimafia si pratica ogni giorno, con scelte nette e coraggiose. Perché Falcone e Borsellino non sono santini da esibire alle commemorazioni e dimenticare quando c’è da scegliere da che parte stare.

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