JobAut Impresa Sociale

JobAut Impresa Sociale Job Aut è un'impresa sociale senza scopo di lucro che promuove l'inserimento lavorativo degli adulti con autismo.

Ogni volta che parliamo con un datore di lavoro, c'è una frase che sentiamo spesso: "le sue competenze tecniche sono ecc...
04/09/2026

Ogni volta che parliamo con un datore di lavoro, c'è una frase che sentiamo spesso: "le sue competenze tecniche sono eccellenti, ma.…". Quel "ma" riguarda le capacità interpersonali.
Avere competente tecniche eccezionali o un quoziente intellettivo molto elevato, può non essere sufficiente. Il Job Outlook 2026 della National Association of Colleges and Employers indica infatti, tra le capacità maggiormente ricercate dalle aziende, saper lavorare in squadra e comunicare efficacemente. Le competenze tecniche sono importanti ma molto più staccate tra i desiderata.

Per una persona autistica, però, questa logica può apparire strana. Se mi assumi per svolgere un lavoro, perché il modo in cui guardo negli occhi, modulo la voce o sostengo una conversazione dovrebbe pesare più di quanto so realmente fare?
Per questo serve una distinzione importante ossia che lavorare in squadra non significa essere socialmente disinvolti. Significa condividere informazioni, rispettare gli impegni, coordinarsi con gli altri e contribuire ad un obiettivo comune. Queste sono compente professionali.
Il contatto visivo, lo small talk e la capacità di “vendersi” sono invece convenzioni sociali che non dimostrano necessariamente il valore di una persona.

Il paradosso è che spesso il colloqui non misura quanto sai fare il tuo lavoro ma quanto sei bravo a sostenere un colloquio. E questo per molte persone autistiche, rappresenta uno dei principali ostacoli all'ingresso nel mondo del lavoro.

Prepararsi è quindi fondamentale per mostrare, oltre alle proprie competenze tecniche, anche i punti di forza e il valore che si può portare in azienda. In JobAut possiamo aiutarti a preparare questo passaggio e ad affrontarlo senza dover nascondere chi sei.

Se sei una persona nello spettro autistico e vuoi entrare nel mondo del lavoro, inizia il tuo percorso da qui https://www.jobaut.it/per-chi-cerca-lavoro/inizia-il-tuo-percorso/

Raggiungeremo il nostro scopo sociale, quando queste notizie non dovranno più finire sul giornale. Ma la strada da perco...
01/09/2026

Raggiungeremo il nostro scopo sociale, quando queste notizie non dovranno più finire sul giornale.
Ma la strada da percorrere è ancora lunga. Per questo ringraziamo la Gazzetta di Reggio per l’ampio spazio dedicato all’inserimento lavorativo di Francesco de Riggi in GEP informatica.

Attraverso l’intervista a Maurizio Menniti, presidente di JobAut, l’articolo racconta il metodo utilizzato e la rete di persone che ha sostenuto il percorso.

Un risultato reso possibile dalla collaborazione con i professionisti dell’associazione Do-Mani, dall’impegno dei soci di GEP Daniele Villa, Davide Villa e Giorgio Berni e dal lavoro di Stefania Lasagni, responsabile del personale e di Sabrina Boschi dell'ufficio marketing. A questi si è aggiunto il supporto dell’Ufficio Collocamento Mirato.

Insieme hanno costruito le condizioni necessarie affinché l’inserimento fosse sostenibile e potesse andare a buon fine.

Oggi Francesco svolge il proprio lavoro con serietà, autonomia crescente e la consapevolezza di essere parte del gruppo.

Non è stato un gesto di disponibilità, né una concessione. Non è soltanto una bella storia da raccontare sui giornali, ma è un progetto organizzativo che crea valore per la persona, per i colleghi e per l’azienda.

Se vuoi costruire un percorso di inserimento lavorativo capace di creare valore anche nella tua azienda, contattaci su www.jobaut.it

Il 7% di ciò che le persone comunicano riguardo ai propri sentimenti e atteggiamenti deriva dalle parole utilizzate, il ...
28/08/2026

Il 7% di ciò che le persone comunicano riguardo ai propri sentimenti e atteggiamenti deriva dalle parole utilizzate, il 38% dal modo in cui quelle parole vengono pronunciate e il 55% dalle espressioni facciali.
Questo è il risultato emerso dagli studi del dottor Albert Mehrabian pubblicati nel suo libro Silent Messages.

Poiché l’autismo è clinicamente definito anche da difficoltà nella comunicazione sociale, ci si potrebbe aspettare che lo scambio di informazioni tra persone autistiche risulti particolarmente carente. Ma uno studio chiamato "Double Empathy theory", aggiunge l'altra metà, ossia che anche le persone neurotipiche possono non comprendere correttamente i segnali delle persone autistiche.

Nello studio, è stato utilizzato un esperimento simile al “telefono senza fili”. Una persona ascoltava una storia e la raccontava alla successiva, fino a creare catene di otto partecipanti.
Le catene erano composte da:
- sole persone autistiche;
- sole persone non autistiche;
- persone autistiche e non autistiche insieme.

Le catene composte esclusivamente da persone autistiche hanno trasmesso le informazioni con un’accuratezza paragonabile a quelle composte esclusivamente da persone non autistiche. Nelle catene miste, invece, sono andati persi più dettagli ed è stato percepito un rapporto meno positivo. Questo suggerisce che almeno una parte della difficoltà possa dipendere dal mancato allineamento tra i codici comunicativi, non da un’incapacità generale delle persone autistiche.

Immagina un colloquio. Il candidato autistico ascolta attentamente, risponde in modo preciso, ma guarda poco negli occhi, sorride raramente e usa un tono poco modulato.
Il selezionatore interpreta questi segnali secondo il codice neurotipico:
- poco contatto visivo = scarsa attenzione;
- espressione neutra = disinteresse;
- tono piatto = poca motivazione.
Il candidato, però, potrebbe essere attento, interessato e motivato. Non è necessariamente il suo messaggio a essere debole ma può essere il selezionatore a decodificarlo con il dizionario sbagliato.
Purtroppo però, nel colloquio è quasi sempre la persona autistica a pagare il prezzo dell’equivoco, perché è il selezionatore a decidere.

Quello che vogliamo dire alle aziende è di non trasformare il contatto visivo in una competenza, il sorriso in una prova di motivazione o la disinvoltura sociale in una misura del valore professionale. Il vero valore consiste nella capacità tecnica di svolgere una mansione.
Se vuoi saperne di più, visita il sito www.jobaut.it

Le buone idee non dovrebbero rimanere casi isolati. Un progetto che crea opportunità di lavoro per le persone nello spet...
25/08/2026

Le buone idee non dovrebbero rimanere casi isolati.
Un progetto che crea opportunità di lavoro per le persone nello spettro autistico non deve rimanere confinato nel luogo in cui è nato. Se funziona, deve poter essere replicato, adattato e portato anche altrove.
Con questo obiettivo siamo stati ospiti del Comune di Serra San Bruno, dove abbiamo incontrato il sindaco e l’assessore ai Servizi sociali.
Abbiamo parlato della possibilità concreta di avviare anche qui un progetto di inserimento lavorativo, partendo dai modelli già sperimentati in altri Comuni.
La parte più incoraggiante non è stata soltanto la disponibilità ad ascoltarci, ma aver trovato interlocutori sensibili, preparati e consapevoli dell’importanza del tema.
Il territorio delle Serre calabresi ha imprese importanti, persone laboriose e tutte le condizioni per costruire nuove opportunità.
Un progetto come questo potrebbe diventare un segnale forte, se viene costruito con metodo e con il coinvolgimento del territorio.
I presupposti ci sono tutti.
Se vuoi saperne di più e coinvolgere il tuo comune sul tema, visita il sito www.jobaut.it

In ogni azienda esistono due mansionari.Uno è scritto.L'altro devi indovinarlo.Il secondo contiene cose tipo:-“Se hai fi...
21/08/2026

In ogni azienda esistono due mansionari.
Uno è scritto.
L'altro devi indovinarlo.

Il secondo contiene cose tipo:
-“Se hai finito il lavoro, dovresti chiedere se c'è altro da fare.”
- “Quando il responsabile dice ‘non è urgente’, non significa necessariamente che puoi farlo la settimana prossima.”
- “Puoi contraddire un collega, ma in certi modi.”
- “Questa procedura è scritta così, però in realtà noi facciamo cosà.”
- “Non sei obbligato a pranzare con gli altri, ma se non lo fai mai qualcuno potrebbe interpretarlo male.”

Per un neurotipico molte di queste informazioni vengono ricostruite osservando l'ambiente. Per alcune persone autistiche possono restare letteralmente invisibili.

E c'è addirittura uno studio del 2026 sugli autistici nel mondo accademico intitolato significativamente “Tell Me What My Job Is”. La ricerca più ampia identifica come essenziali: chiarezza delle aspettative, istruzioni documentate e definizione di cosa costituisca un compito completato, tra gli interventi indicati direttamente dai lavoratori autistici.
Non sono poi le stesse cose che renderebbero migliore qualsiasi organizzazione a fare meglio il proprio lavoro? Forse ci vorrebbe più autismo

Devo dire all'azienda che sono autistico?Uno studio di Austism in Adulthood, condotto su 238 adulti autistici con esperi...
18/08/2026

Devo dire all'azienda che sono autistico?
Uno studio di Austism in Adulthood, condotto su 238 adulti autistici con esperienza lavorativa ha trovato che la principale preoccupazione legata alla disclosure era come gli altri li avrebbero percepiti e trattati. Molti comunicavano la diagnosi soltanto dopo l'insorgenza di problemi sul lavoro; solo poco più di un terzo giudicava positivamente l'impatto della disclosure a superiori e colleghi.

Quindi la domanda che faremmo all'azienda è: se una persona ha paura di dirti ciò di cui ha bisogno per lavorare bene, quanto è realmente inclusivo il tuo ambiente?
Dire di essere autistici non dovrebbe essere una prova di coraggio. E tu cosa faresti? Lo direste durante una selezione? Dopo l'assunzione? Mai?
Noi possiamo aiutarti. Visita il sito www.jobaut.it

“Non voglio entrare in una realtà dove sono costretta a fare masking mentre sto lavorando”.È il commento di una persona ...
14/08/2026

“Non voglio entrare in una realtà dove sono costretta a fare masking mentre sto lavorando”.
È il commento di una persona che ci ha scritto attraverso il sito JobAut.

Il concetto di masking, o mascheramento, è molto conosciuto tra le persone autistiche. Significa modificare o nascondere alcuni propri comportamenti per adeguarsi alle aspettative sociali delle persone neurotipiche.

Può voler dire, ad esempio:
- sforzarsi di mantenere il contatto visivo durante una conversazione;
- sopprimere movimenti spontanei o ripetitivi;
- controllare continuamente il proprio modo di parlare o di comportarsi;
- imparare a memoria regole, risposte o modalità di interazione sociale.

Tutti, in qualche misura, adattiamo il nostro comportamento quando siamo al lavoro. Recitiamo dei ruoli e non ci comportiamo in ufficio esattamente come sul divano di casa.
La differenza è quanto ci costa farlo.

Per una persona autistica controllare continuamente il proprio comportamento per apparire “adeguata” può richiedere un grande dispendio di energie. Energie che, paradossalmente, vengono sottratte proprio al lavoro.

E allora forse la domanda interessante per un’azienda non è: “Quanto riesce questa persona ad adattarsi a noi?”
Ma: “Quanto di ciò a cui le chiediamo di adattarsi è realmente necessario per fare bene il suo lavoro?”
Inclusione non significa eliminare regole, responsabilità o aspettative professionali.

Significa anche imparare a distinguere ciò che serve davvero per lavorare bene da ciò che abbiamo sempre considerato “normale” semplicemente perché la maggioranza fa così.
Se vuoi saperne di più su questo e altri argomenti, sul nostro sito www.jobaut.it trovi tanti altri approfondimenti

Una persona può essere perfettamente capace di svolgere un’attività e, contemporaneamente, non riuscire a sostenere l’in...
11/08/2026

Una persona può essere perfettamente capace di svolgere un’attività e, contemporaneamente, non riuscire a sostenere l’intero “pacchetto lavoro” per cinque giorni alla settimana.

Perché il lavoro non è soltanto il lavoro.
È svegliarsi alle 6.30. Il tragitto. Arrivare in un ambiente rumoroso. Capire chi è di cattivo umore. Essere interrotti. Cambiare improvvisamente priorità. Pranzare con altre persone. Rispondere al telefono. Tornare a casa. Recuperare. E ricominciare.

In uno studio pubblicato sul Journal of Autism and Developmental Disorders, condotto su 85 adulti autistici con esperienza lavorativa, la sensibilità a luce e suoni è risultata il fattore dell’ambiente di lavoro valutato più negativamente.
Essere capaci di fare un lavoro non significa necessariamente riuscire a sostenerne il costo.

E allora alle aziende facciamo una domanda: quando un inserimento non funziona, siamo sicuri che il problema sia il compito?
O potrebbe essere tutto quello che gli abbiamo costruito intorno?

Se vuoi costruire un inserimento lavorativo sostenibile, contattaci su www.jobaut.it

Il termine psicologico teoria della mente descrive la capacità di riconoscere e comprendere i pensieri, le convinzioni, ...
07/08/2026

Il termine psicologico teoria della mente descrive la capacità di riconoscere e comprendere i pensieri, le convinzioni, i desideri e le intenzioni degli altri, per dare un senso al loro comportamento e prevedere cosa intendono fare in seguito.

Le persone non autistiche tendono a “leggere la mente” degli altri in modo intuitivo. Interpretano le espressioni del viso, il linguaggio del corpo, il tono della voce e i segnali del contesto. Riescono così a comprendere non soltanto ciò che viene detto, ma anche ciò che l’altra persona pensa, prova o si aspetta senza esprimerlo apertamente. La persona autistica può percepire e comprendere più facilmente il mondo fisico rispetto a quello sociale.

Se ci pensiamo bene, sul lavoro, però, queste difficoltà possono essere trasformate in buone pratiche organizzative utili a tutti.

Se i messaggi sociali ed emotivi presenti nello sguardo, nel tono della voce o nel comportamento possono essere difficili da interpretare, la buona pratica per tutti è non affidare le informazioni importanti a questi segnali. Un responsabile contrariato dovrebbe spiegare direttamente quale problema ha rilevato, senza aspettarsi che il collaboratore lo capisca da solo. Questo eviterebbe fraintendimenti tipici delle aziende "pensavo avessi capito".

Se una persona può interpretare letteralmente ciò che le viene detto, è meglio evitare indicazioni come “fallo appena puoi”, “vedi tu” o “dovresti arrivarci”. Un compito dovrebbe avere una priorità, una scadenza e un risultato atteso chiaramente definiti. Questo riduce incomprensioni anche tra colleghi neurotipici, perché “appena puoi” può significare oggi per qualcuno e la prossima settimana per qualcun altro.

Essere molto onesti e riconoscere immediatamente un errore non dovrebbe diventare uno svantaggio. Un’organizzazione sana non premia chi riesce a nascondere meglio un problema, ma chi lo segnala in tempo e contribuisce a risolverlo. La buona pratica è quindi concentrarsi su cosa è accaduto, come correggerlo e come evitare che si ripeta.

Anche la gestione di un conflitto può diventare complessa quando i diversi punti di vista rimangono impliciti. Rendere espliciti i fatti, le esigenze delle persone coinvolte e il risultato da raggiungere facilita la mediazione. Vale per una persona autistica, ma anche per due colleghi neurotipici convinti, entrambi, che il proprio punto di vista sia evidente.

Se nel mondo ci fosse più autismo, ci sarebbero più buone pratiche per tutti. Istruzioni chiare, priorità definite, responsabilità riconoscibili, feedback diretti e procedure comprensibili riducono errori, conflitti e perdite di tempo in tutta l’organizzazione.

Adattare il modo di lavorare alle esigenze delle persone neurodivergenti non significa creare un’organizzazione parallela. Significa migliorare la qualità del lavoro per tutti.

www.jobaut.it

Potrebbe capitarti di chiederti perché sia normale candidarsi a un lavoro che richiede due anni di esperienza quando tu ...
04/08/2026

Potrebbe capitarti di chiederti perché sia normale candidarsi a un lavoro che richiede due anni di esperienza quando tu ne hai diciannove mesi.

Potrebbe capitarti di non comprendere perché, durante un colloquio, ti chiedano di raccontare esperienze che sono già scritte nel tuo curriculum.

Potresti pensare che parlare dei tuoi punti di forza e dei tuoi successi possa farti apparire presuntuoso.

Potresti pensare che, quando ti chiedono quali siano i tuoi punti deboli, la risposta giusta sia semplicemente dire la verità.

Se ti riconosci in una o più di queste situazioni, vogliamo dirti una cosa importante.

Le domande, le preoccupazioni e la confusione che puoi provare durante la ricerca di un lavoro non dipendono dalla tua intelligenza, dalle tue competenze, dalla tua voglia di lavorare o dall’impegno che ci metti. Dipendono dal fatto che il tuo cervello e quello di una persona neurotipica elaborano le informazioni in modo diverso.

Non c’è nulla di sbagliato nel modo in cui funziona il tuo cervello. Funziona semplicemente in modo diverso da quello delle persone che non sono nello spettro dell’autismo.

La maggior parte delle persone che si occupa di selezione del personale, però, è neurotipica. Per questo motivo, durante un colloquio o una selezione, può essere necessario imparare a comunicare le proprie capacità in un modo che chi ti sta valutando riesca a comprendere, affinché il tuo valore possa essere visto per quello che è.

JobAut può aiutarti a far emergere le tue capacità e a individuare opportunità lavorative compatibili con le tue caratteristiche.

Compila il form presente sul sito alla paginahttps://www.jobaut.it/per-chi-cerca-lavoro/inizia-il-tuo-percorso/ e raccontaci chi sei, cosa sai fare e quale lavoro ti piacerebbe svolgere.

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Via Ardione 10
Correggio
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