ANPI sezione Corridonia "Sesto Luciani"

ANPI sezione Corridonia "Sesto Luciani" Associazione Nazionale Partigiani Sezione di Corridonia

L'Associazione fu costituita il 6 giugno 1944, a Roma, dal CLN del Centro Italia, mentre il Nord era ancora sotto l’occupazione nazifascista. Nel corso del primo Congresso del 1947 – dove fu nominato Presidente Nazionale Arrigo Boldrini “Bulow”, prima medaglia d’oro al V.M. della Resistenza, che resterà in carica fino al 2006 – venne ribadito l’impegno della Resistenza a consolidare le Istituzion

i e in particolare fu sottolineato che l’antifascismo doveva essere inteso come lotta contro chi minacciava le libertà individuali, negava la giustizia sociale e discriminava i cittadini. Oggi l’ANPI è ancora in prima linea nella custodia e nell’attuazione dei valori della Costituzione, quindi della democrazia, e nella promozione della memoria di quella grande stagione di conquista della libertà che fu la Resistenza.

07/09/2026

"L'ANPI nazionale aderisce e partecipa al presidio promosso per le ore 13 del 9 settembre davanti a Montecitorio contro l'approvazione del cosiddetto "disegno di legge contro l'antisemitismo" perché esso nasconde la possibilità di una gravissima lesione ai diritti di libertà politica, culturale e accademica, colpendo così le manifestazioni di posizioni critiche nei confronti di Israele, delle sue politiche e delle sue responsabilità nei confronti del popolo palestinese.

Il contrasto e la condanna dell'antisemitismo, espressione delle formazioni che si richiamano alle ideologie suprematiste, xenofobe e razziste, condannate dalla storia e che violano l'art. 3 della Costituzione, è stato, è e sarà un impegno costante dell'ANPI che in più occasioni ha anche chiesto e sollecitato l'intervento delle istituzioni preposte al rispetto delle leggi italiane.

Assieme, il Comitato Nazionale ribadisce l'importanza di un dialogo franco, aperto e continuo con le comunità ebraiche sia a livello nazionale che territoriale - in particolare in un momento storico così tragico - per la ricerca di un terreno comune sui temi dell'antifascismo e delle celebrazioni del 25 aprile, nella chiarezza del confronto politico.

Il Comitato Nazionale ribadisce che l'ANPI, richiamandosi ai principi fondativi della Resistenza, della Costituzione italiana e del diritto internazionale, ha assunto da sempre una posizione netta di condanna delle politiche israeliane nei confronti del popolo palestinese. Quanto sta avvenendo a Gaza non può essere letto come una semplice operazione militare e certamente mai come legittima difesa, ma configura una sistematica distruzione di un popolo attraverso uccisioni di massa di civili, inclusi migliaia di bambini, distruzione deliberata di ospedali, scuole, università e luoghi di culto, imposizione di condizioni di vita incompatibili con la sopravvivenza, blocco degli aiuti umanitari e uso della fame come arma di guerra.

Inoltre la violenza scatenata dai coloni, appoggiata dalle forze militari di Israele nei territori della Cisgiordania, è intollerabile, è contro il diritto internazionale, è contro tutte le risoluzioni dell'ONU ed è volta solo al progetto di distruzione totale o parziale di una intera popolazione.

Il Comitato Nazionale dell'ANPI denuncia la complicità del governo italiano nella politica criminale di Israele, in quanto il governo non ha mai fatto cessare il commercio di armi con Tel Aviv e si è opposto in ogni modo alla sospensione dell'accordo commerciale fra Unione Europea e Israele, nonostante tale accordo fosse esplicitamente condizionato dal rispetto dei diritti umani.

Per l'ANPI, la questione palestinese non è solo geopolitica, ma profondamente etica e storica. L'associazione richiama il dovere della Memoria: chi ha conosciuto il fascismo, le deportazioni, le leggi razziali e i crimini contro l'umanità non può restare indifferente davanti al popolo palestinese che è stato privato di diritti, terra e futuro.

In questa prospettiva, la difesa del popolo palestinese non è mai assimilata all'antisemitismo, che l'ANPI condanna senza ambiguità. Al contrario, ribadiamo la fermezza dei nostri principi e dei nostri valori nella Memoria della dolorosissima storia del popolo ebraico, delle persecuzioni e delle discriminazioni, che culminarono con il nazifascismo, con le leggi razziali del 1938, fino all'abisso della Shoah.

La posizione dell'ANPI sulla Palestina si colloca in una visione coerente con i valori della Resistenza, dell'antifascismo e della Costituzione italiana: opposizione a ogni forma di colonialismo, apartheid e genocidio; difesa del diritto internazionale; solidarietà attiva con i popoli oppressi, lotta ad ogni forma di razzismo e discriminazione razziale.

L'ANPI rimane fermamente convinta del diritto all'autodeterminazione di tutti i popoli, come stabilito dalle norme del diritto nazionale ed internazionale e per questa ragione ribadisce la richiesta al governo italiano di immediato riconoscimento dello Stato di Palestina".

✍🏻 Comitato nazionale ANPI

05/09/2026

“RICOSTITUZIONE DEL PARTITO FASCISTA”. FUTURO NAZIONALE SOTTO INDAGINI DELLA PROCURA MILITARE

Roberto Vannacci finisce sotto la lente della Procura Militare di Roma con l’ipotesi di violazione della legge Scelba. Insieme al generale, ora presidente di Futuro Nazionale, i pm citano il coordinatore nazionale del partito, Massimiliano Simoni, e il responsabile del programma, Lorenzo Gasperini.

La notizia degli accertamenti avviati dalla Procura militare di Roma su Futuro Nazionale — con l'ombra della violazione della Legge Scelba sulla ricostituzione del Partito Fascista — segna un punto di non ritorno.
Siamo di fronte a un cortocircuito istituzionale grave e privo di precedenti recenti.

L'Arma e le Forze Armate appartengono alla Repubblica Antifascista nata dalla Resistenza. Che settori delle istituzioni con le stellette si organizzino a formazioni che richiamano apertamente l'ideologia fascista è una coltellata alla Costituzione.

La militarizzazione della politica e la politicizzazione dei corpi dello Stato sono i sintomi tipici di tutte le derive antidemocratiche. Chi indossa una divisa giura fedeltà ai valori democratici della Costituzione, non al fascismo ed alla propaganda dell'odio, del razzismo e della caccia agli oppositori.

Gli accertamenti della magistratura militare e ordinaria sono un atto dovuto e sacrosanto. Rappresenta la difesa della Democrazia.
Tutti i partiti sinceramente democratici, la società civile e il mondo del lavoro facciano muro compatto a difesa della Costituzione, che è il presidio della nostra libertà.

Nessuno spazio ai fascismi, dentro e fuori le istituzioni.

Vicini alle madri e alle famiglie dei morti nel genocidio di Srebrenica; ancora una volta si umiliano le vittime ...
29/08/2026

Vicini alle madri e alle famiglie dei morti nel genocidio di Srebrenica; ancora una volta si umiliano le vittime ...

Ci sono periodi in cui mi prendo il tempo per guardarmi attorno, cercando di approfondire ciò che accade. Sono stati giorni drammatici: i numerosi femminicidi, le guerre, i criminali al potere sempre più spregiudicati, la violenza diffusa, il disastro in Nepal. Ci sarebbero tante cose da dire, da scrivere, da riflettere.
Ma oggi una notizia più di altre mi ha fatto sobbalzare, ovvero la notizia che il ministro della giustizia serbo ha garantito a Ratko Mladic, ex leader militare serbo-bosniaco e criminale di guerra, morto ieri in carcere, i massimi onori di Stato e militari.

Mladic è noto per il genocidio di Srebrenica del 1995, durante la guerra nei Balcani, quando oltre ottomila musulmani bosniaci furono uccisi nel giro di pochi giorni, oltre agli stupri e alle violenze. Il massacro di Srebrenica è stato il più grave crimine contro l’umanità commesso dopo la seconda guerra mondiale in Europa.

Ieri sera gli ultras serbi della Stella Rossa Belgrado hanno addirittura celebrato il criminale di guerra con striscioni allo stadio “eterna gloria e gratitudine”.

Questo mondo che tradisce la memoria fa paura ed ancora più paura fanno il silenzio e l’indifferenza.

Anche la nostra pagina, che riguarda una piccola sezione di provincia dell'associazione, è stata presa d'assalto da ques...
23/08/2026

Anche la nostra pagina, che riguarda una piccola sezione di provincia dell'associazione, è stata presa d'assalto da questi bot, scatenando di conseguenza una serie di insulti e cattiverie, non solo nei nostri confronti, da parte dei soliti malevoli leoni da tastiera che sfogano nei social tutti i loro peggiori istinti
Più di 7.000 reazioni e quasi altrettanti commenti offensivi
Questo fenomeno dovrebbe inquietarci tutti: quando si dà stimolo alla cattiveria umana e agli sfoghi di pancia, la situazione puo' diventare pericolosa anche al di fuori del mondo virtuale.
Dovremmo cominciare a preoccuparci e a cercare soprattutto un rimedio

Il vecchio trucco orrendo di alimentare consensi (e macchine del fango social) con utenti inesistenti, bot e fabbriche di poveri lavoratori sottopagati che dall’altra parte del mondo inventano profili per dare forza a un politico e distruggerne un altro. Una delle cose più oscene (tra le tante) dei social. E spesso la propaganda è così ossessiva che neanche ci si ricorda di cambiare i nomi, o scrivere in italiano, oppure organizzare “bene” lo sh*tstorm.

Capita ovunque, sopratutto nella destra cosiddetta sovranista. Leggete questa riflessione di Italia Mattanza tv di Antonio Francesco Spitale e fatevi la vostra opinione.

“Si celebrano i record di follower e il primato in Europa con oltre 23 milioni di seguaci, ma a guardare bene tra i commenti e le interazioni la realtà sembra ben diversa.
Tra profili che rispondono "Namste ji" o ripetono a pappagallo “She expressed herself in the senate" a distanza di poche ore, e liste infinite di nomi legati a subcontinenti lontani, il grande impero social della premier si regge in gran parte su una misteriosa truppa di fan... decisamente esotici!

- Il grande bluff dei numeri: Milioni di seguaci sbandierati come trionfo popolare, quando gran parte della "ciurma" è composta da account fantasma dall'altra parte del pianeta.
- L'internazionale sovranista (del click): Profili con nomi improbabili che spuntano sotto ogni post per scrivere rigorosamente in inglese maccheronico o lanciare un caloroso “Namste ji!".

- La fabbrica del consenso finto: Quando non hai abbastanza italiani che ti applaudono davvero, ti tocca comprare o importare l'entusiasmo digitale per fare scena nei salotti buoni della propaganda.
Sovranisti nei comizi, ma globalisti coi bot: se togli i fan di Bollywood, alla "Regina" resta giusto lo zoccolo duro dei soliti fedelissimi!”.

15 agosto 2026 a Fano: FERMIAMO IL GENOCIDIOlungo la spiaggia per ricordare i bimbi uccisi a Gaza con il sudario in cui ...
16/08/2026

15 agosto 2026 a Fano: FERMIAMO IL GENOCIDIO
lungo la spiaggia per ricordare i bimbi uccisi a Gaza con il sudario in cui sono stati scritti i loro nomi.
Altri se ne sono aggiunti e purtroppo non saranno gli ultimi
Peace for Palestine

Andare nei luoghi ...
12/08/2026

Andare nei luoghi ...

12/08/2026

SANT’ANNA DI STAZZEMA, 12 AGOSTO 1944

Erano le sette del mattino.

Le SS salirono in tre colonne, con i fascisti del posto a fare da guida. Rastrellarono le case una per una, radunarono le famiglie nelle stalle e sul sagrato della chiesa, e le mitragliarono. Sui corpi gettarono le bombe a mano, poi le panche della chiesa, poi la benzina, e diedero fuoco.

In poco più di tre ore.

560 persone. Oltre 130 bambini.

La più piccola si chiamava Anna Pardini e aveva venti giorni.

Don Innocenzo Lazzeri si offrì al posto dei suoi parrocchiani: lo uccisero con loro. Genny Bibolotti Marsili scagliò uno zoccolo in faccia a un SS per dare a suo figlio Mario, sei anni, il tempo di scappare: Mario si salvò, lei no. Medaglia d’Oro al Valor Civile alla memoria.

Poi il silenzio, per cinquant’anni. Le carte dell’inchiesta finirono chiuse nell’”armadio della vergogna”, ritrovato solo nel 1994 in uno scantinato della Procura militare di Roma.

Nel 2005 il Tribunale militare di La Spezia condannò all’ergastolo dieci ex SS. Nessuno di loro ha mai scontato un solo giorno di carcere: la Germania non li ha mai estradati e nel 2012 la Procura di Stoccarda ha archiviato tutto.

Per questo la memoria non è e non può essere un rito.

Oggi Sant’Anna è Parco Nazionale della Pace. Le case bruciate sono rimaste dove erano. Ci si sale a piedi, e si legge una lapide dopo l’altra: interi cognomi ripetuti dieci, dodici volte. Famiglie cancellate in una mattina d’agosto.

Onore ai martiri di Sant’Anna di Stazzema.





Storie ...
12/08/2026

Storie ...

"L'ultima volta che vedo la mia mamma, per terra, c'è un pollo sulla sua testa. Lo mando via e prendo tra le mani la testa della mia mamma, quasi non la riconosco: gliela rimetto a posto, così… a posto con le mie mani... alla mia mamma. Io li sogno ogni notte, tutti quei morti".

Quando i nazifascisti arrivarono a Sant'Anna di Stazzema, Cesira Pardini aveva 18 anni.

Viveva con sua madre, Bruna, e con le sue quattro sorelle: Adele, Siria, Maria e Anna. Quest'ultima, pensate, aveva appena 20 giorni di vita.

I nazisti le catturarono tutte. Le condussero a un muro, insieme ad altre persone. E poi spararono, spararono, spararono, fino a eliminarne 560.

Bruna, la mamma, fu ammazzata con un colpo in testa da un fascista: "Salvatevi, salvatevi se potete", urlò l'attimo prima. Il suo corpo finì su quello di Cesira, che cadde all'indietro finendo in una stalla. Lei si salvò così, trascinando poi all'interno Adele, Lilia e Maria.

Anna no. Anna, la più piccola, la ritrovarono poco dopo: era tra le braccia della madre. Respirava ancora, in quel momento. Cesira la prese su di sé e iniziarono a fuggire, inseguite dai nazisti. Ce la fecero a scappare. Ma, una volta messe in salvo le sue sorelle, Cesira decise di tornare indietro perché sperava che qualcuno fosse ancora vivo.

E in mezzo a tutti quei cadaveri, trovò un bambino: riuscì a mettere in salvo anche lui, dopo aver protetto le sue sorelle (due delle quali, tra cui la piccola Anna, moriranno pochi giorni dopo per le ferite riportate).

Ecco, ricordare Cesira Pardini, ricordare la sua storia e quella delle vittime di Sant’Anna di Stazzema, non è retorica: è un argine. Un argine contro chi oggi prova a ripulire il fascismo, a dire che “non è stato poi così male”, a equiparare carnefici e vittime, a cancellare il 25 aprile e il suo significato.

Significa ricordare che il fascismo non è un’opinione: è un crimine.

E che ogni volta che qualcuno lo minimizza, lo giustifica o ne rievoca i simboli, quel qualcuno sta calpestando il sangue di 560 innocenti. E la storia di persone come Cesira Pardini.

04/08/2026

Cinquantadue anni fa, all'uscita della galleria degli Appennini, una bomba squarciava la quinta carrozza del treno Italicus. Dodici persone persero la vita, quarantotto rimasero ferite. Un atto criminale, vile e premeditato di matrice neofascista, come scritto nero su bianco nelle sentenze.

Tra chi sopravvisse alla deflagrazione c'era Silver Sirotti, 24 anni, controllore ferroviario originario di Forlì. Avrebbe potuto mettersi in salvo, ma scelse di non farlo. Prese un estintore ed entrò nella carrozza in fiamme per cercare di strappare alla morte i passeggeri intrappolati. Alcuni testimoni oculari raccontano di una figura eretta tra le fiamme, che continuava a spostare lamiere cercando di liberare chi era rimasto imprigionato, finché una vampata lo travolse.

Per quel gesto estremo di umanità e coraggio, Silver Sirotti è stato insignito della Medaglia d'oro al valor civile alla memoria.

Ricordare la strage dell'Italicus significa riconoscere la verità storica di quella violenza, un terrorismo fascista che colpì deliberatamente i cittadini comuni, i lavoratori, i viaggiatori proprio come avverrà pochi anni dopo con la strage di Bologna.

Significa tenere viva la memoria del sacrificio di Silver Sirotti come antidoto all'indifferenza e alla rimozione.

E quest'anno nessuno del governo presente alla commemorazione. Forse perché la matrice neofascista è  stata finalmente d...
02/08/2026

E quest'anno nessuno del governo presente alla commemorazione. Forse perché la matrice neofascista è stata finalmente definita con sentenza?

Bologna, 2 agosto 1980. Ore 10.25. Una bomba esplode nella sala d’aspetto di seconda classe della stazione centrale, gremita di viaggiatori in partenza per le vacanze.

Ottantacinque morti, oltre duecento feriti: la più grave strage nella storia dell’Italia repubblicana.

Ci sono voluti decenni di processi per stabilire quello che le sentenze oggi affermano: la matrice neofascista dell’attentato e i depistaggi messi in atto da settori degli apparati dello Stato e dalla loggia P2 per coprirne gli autori.

A quarantasei anni di distanza, l’orologio della stazione resta fermo alle 10.25. Non è un gesto simbolico: è un impegno. Perché la memoria non muore, e non muore la richiesta di verità piena portata avanti dall’Associazione dei familiari delle vittime.

L’ANPI è a fianco di Bologna oggi come ogni 2 agosto: ricordare le vittime significa difendere la Costituzione nata dalla Resistenza e chiudere ogni spazio a chi ancora oggi si richiama a quella matrice.

ANPI provinciale Bologna




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