04/08/2026
Corteo NO Ponte, 8 agosto 2026 – Chiudiamo la Stretto di Messina SpA
Quella del Ponte sullo Stretto è una storia di sprechi, di risorse sottratte alla collettività per il tornaconto di pochi, di procedure speciali e “buchi neri” finanziari.
Dalla legge istitutiva della Stretto di Messina SpA nel 1981 alla legge obiettivo del 2001; dalla rimozione del tetto massimo per gli stipendi dei dirigenti della Stretto di Messina SpA alle deroghe in materia di appalti: un elenco infinito, in cui si intrecciano norme specifiche per il Ponte e una disciplina più generale che favorisce la grande imprenditoria della devastazione.
Nei Sud di questo paese lo sperpero di denaro pubblico e il tradimento delle promesse fatte alla cittadinanza rappresentano l’agire quotidiano della classe politica e dirigente. Si tratta di una modalità di governo ben precisa, che si presenta con le stesse caratteristiche in tutti i territori; “grandi opere” e “grandi eventi” sono utilizzate per posticipare in eterno la promessa di sviluppo per i territori, mentre sotto il tappeto si nascondono decenni di mancati interventi strutturali che hanno portato alla creazione di “zone di sacrificio”, dove violenza socio-ambientale, sfruttamento ed oppressione si alimentano reciprocamente: da Bagnoli a Taranto, passando per Crotone e per tutti quei luoghi aggrediti da forme di speculazione estrattiva, devastazione e saccheggio dei territori – come il Ponte sullo Stretto di Messina.
Come già evidenziato durante le tappe precedenti di questo percorso collettivo, i Sud sono stati storicamente laboratorio di modelli di sviluppo e di abitare mortiferi, fondati sulle disuguaglianze strutturali tra Nord e Sud e sui rapporti centro-margine, frutto di secolari logiche coloniali, patriarcali e genocidiarie. Modelli che negano sistematicamente il diritto all’abitare, la libertà di movimento e la possibilità stessa di esistere, producendo così una gerarchia dei territori e dei popoli che li abitano.
Per questo, la lotta che combattiamo a Messina, diventa simbolo e punto di partenza per tutte le plurime forme di resistenza sparse nei nostri Sud, nel determinare inediti spazi necessari di conflitto sociale ed autodeterminazione collettiva: quella del No Ponte diventa una lotta collettiva diffusa contro lo sperpero di denaro pubblico; contro le grandi opere inutili e dannose, che saccheggiano corpi e territori; contro una classe privilegiata fatta da grandi imprenditori, politici e soggetti legati alla criminalità organizzata che continua ad arricchirsi sui nostri lutti e dolori.
Le crisi strutturali (sanitarie, socio-ambientali ed economiche) che attraversano i Sud, ne alimentano la spirale di spopolamento/abbandono e li spingono verso il baratro della valorizzazione estrattiva e bellica, costituiscono il terreno concreto su cui qualsiasi riflessione politica è chiamata a misurarsi, assumendo come punto di prospettiva la questione irrisolta dei territori meridionali, delle isole e delle periferie, troppo spesso strumentalizzate o invisibilizzate.
Noi partiamo dalla proposta e rivendicazione collettiva di voler chiudere la Stretto di Messina SPA e tutti gli agglomerati economico-politici che sfruttano i fondi che vengono stanziati per i nostri Sud, per riprodurre marginalizzazione e precarietà.
Per questo torniamo in piazza, perché rifiutiamo di delegare una lotta che è delle persone che abitano i territori dello Stretto, dei Sud, e di chi ci accompagna in solidarietà.
L’8 agosto la marea di Messina diventerà il nostro decreto popolare di chiusura della Stretto di Messina SpA.