La Base // Cosenza

La Base // Cosenza La Base non è soltanto un luogo, ma uno spazio politico. Questo peso deve trasformarsi in una forza propulsiva .

Siamo un'unione di persone, gruppi e comitati che negli ultimi decenni hanno condotto e promosso iniziative politiche, sociali e culturali. Abbiamo tutte e tutti un'impellente esigenza: organizzarci per cambiare tutto ciò che di ingiusto c'è nella nostra terra. Noi siamo alla base: con il nostro lavoro e le nostre vite produciamo la ricchezza e mandiamo avanti tutto, portando il peso delle ingiust

izie e delle disuguaglianze di questa società. Questo peso lo possiamo e lo vogliamo rovesciare su chi, al contrario di noi, è sempre stato al vertice. Vogliamo ribaltare il presente e la piramide di cui noi siamo alla base.

________________________________________________

Siamo aperti tutti i giorni dal lunedì al venerdì a partire dalle ore 9. Alla Base, tra i vari servizi potrete trovare: WiFi gratuito, caffè e tisane, bevande fresche, spazio fasciatoio, colonnina per manutenzione e ricarica biciclette, ma soprattutto un luogo accogliente, sicuro e inclusivo.

Sabato siamo statə ad Amendolara per rompere il silenzio: come realtà sociali calabresi e meridionali, come sindacati di...
07/06/2026

Sabato siamo statə ad Amendolara per rompere il silenzio: come realtà sociali calabresi e meridionali, come sindacati di base, abbiamo alzato la testa per Waseem, Amin, Ullah e Safi.

Sul luogo del loro omicidio abbiamo portato la nostra rabbia e una posizione chiara: il caporalato non è un'emergenza, ma un sistema criminale e cosciente, che si regge sulla grande proprietà terriera e sulla grande distribuzione alimentare organizzata.

Senza comprendere cosa ci sta dietro non è possibile capire e combattere il fenomeno del caporalato.

Da un lato ci sono i padroni che si arricchiscono sfruttando e azzerando la dignità umana nelle nostre campagne; dall'altro c'è la complicità dello Stato che, attraverso leggi razziste come la Bossi-Fini, produce programmaticamente invisibilità e ricattabilità legando il permesso di soggiorno al contratto di lavoro, costringendo migliaia di persone ad accettare condizioni di lavoro disumane pur di non tornare nelle terre da cui sono scappate o di vivere nell’oblio.

Non accetteremo passerelle né lacrime di coccodrillo dalla politica complice, da chi si ricorda del Sud solo in prossimità delle campagne elettorali. La Calabria che lotta dal basso non si piega di fronte a nessuno, nè ai padroni nè ai loro complici: la nostra mobilitazione per i diritti, la sicurezza e la dignità di chi lavora si fermerà solamente quando MAI PIÙ SCHIAVI non sarà solo una scritta sull’asfalto ma una realtà tangibile e consolidata.

Domani la Calabria che non cede alla rassegnazione sarà ad Amendolara.Di fronte alla barbarie dello sfruttamento e del c...
05/06/2026

Domani la Calabria che non cede alla rassegnazione sarà ad Amendolara.
Di fronte alla barbarie dello sfruttamento e del caporalato, risponderemo collettivamente, con le nostre voci e i nostri corpi.

Amin, Ullah, Safi e Waseem sono vittime di precise scelte politiche che in questi decenni hanno precarizzato il lavoro e le nostre vite, negato alloggi dignitosi, criminalizzato le migrazioni, dato carta bianca a chi sfrutta in nome del profitto di pochi.

Non ci giriamo dall'altra parte. Saremo lontani da chi si ricorda della Calabria solo quando ci sono passerelle da attraversare e da coloro che vorrebbero nascondere le proprie responsabilità politiche.

Invitiamo tutti e tutte, ad unirsi al concentramento, alle ore 16, presso la Stazione di rifornimento IP, lungo la 106 (luogo dell'eccidio), e da lì proseguire in corteo verso il lungomare.

Si consiglia di arrivare entro le 15.30, a pochi metri dal luogo del concentramento sarà possibile lasciare i propri mezzi.

𝗜𝗟 𝗖𝗔𝗣𝗢𝗥𝗔𝗟𝗔𝗧𝗢 𝗨𝗖𝗖𝗜𝗗𝗘. 𝗟𝗔 𝗖𝗔𝗟𝗔𝗕𝗥𝗜𝗔 𝗔𝗟𝗭𝗔 𝗟𝗔 𝗧𝗘𝗦𝗧𝗔!𝗣𝗨𝗟𝗟𝗠𝗔𝗡 𝗗𝗔 𝗖𝗢𝗦𝗘𝗡𝗭𝗔 𝗘 𝗦𝗣𝗘𝗭𝗭𝗢𝗡𝗘 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗘 𝗥𝗘𝗔𝗟𝗧𝗔̀ 𝗦𝗢𝗖𝗜𝗔𝗟𝗜! Sabato 6 giugno sce...
04/06/2026

𝗜𝗟 𝗖𝗔𝗣𝗢𝗥𝗔𝗟𝗔𝗧𝗢 𝗨𝗖𝗖𝗜𝗗𝗘. 𝗟𝗔 𝗖𝗔𝗟𝗔𝗕𝗥𝗜𝗔 𝗔𝗟𝗭𝗔 𝗟𝗔 𝗧𝗘𝗦𝗧𝗔!

𝗣𝗨𝗟𝗟𝗠𝗔𝗡 𝗗𝗔 𝗖𝗢𝗦𝗘𝗡𝗭𝗔 𝗘 𝗦𝗣𝗘𝗭𝗭𝗢𝗡𝗘 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗘 𝗥𝗘𝗔𝗟𝗧𝗔̀ 𝗦𝗢𝗖𝗜𝗔𝗟𝗜!

Sabato 6 giugno scendiamo in piazza ad Amendolara contro il caporalato e il sistema politico-economico che lo sostiene. Come collettivi e movimenti calabresi, rilanciamo con forza l’appello alla mobilitazione lanciato da USB Calabria: davanti alla morte di Waseem, Amin, Ullah e Safi non possiamo restare in silenzio.

La realtà nelle nostre campagne, nella Piana di Sibari come in tutta Italia, è fatta di turni massacranti, paghe misere e schiavismo. Questa strage ha dei responsabili politici ben precisi: dietro i caporali c'è un sistema che trae profitto dallo spremere e trattare come oggetti i braccianti.

Il caporalato è il risultato diretto di leggi sul lavoro non rispettate e di leggi razziste sull'immigrazione. Dall'introduzione della legge Bossi-Fini in poi, lo Stato italiano ha scientemente scelto di criminalizzare i migranti. Legando il permesso di soggiorno al contratto di lavoro, queste norme non hanno contrastato l'illegalità, l'hanno prodotta, privando migliaia di persone della dignità giuridica e trasformandole in carne da macello per imprenditori senza scrupoli.

Le leggi dello Stato creano la gabbia, ma sono gli imprenditori senza scrupoli e i padroni delle aziende agricole a stringere il cappio. Chi si arricchisce sulla fatica dei braccianti non può più nascondersi dietro la scusa della "crisi" o della grande distribuzione: sfruttare, sottopagare e abbandonare i lavoratori al caldo e alla fatica è una scelta criminale e cosciente di chi fa impresa sul territorio.

Sfruttamento e caporalato si sradicano garantendo diritti, tutele e paghe dignitose a chi lavora.

Stiamo organizzando un pullman in partenza da Cosenza, a breve ulteriori aggiornamenti, per prenotare un posto contattaci in DM o al 3931629227 (Antonio).

Invitiamo i cittadini, i movimenti sociali e le associazioni a unirsi a noi e allo Spezzone Sociale. Non accetteremo passerelle o lacrime di coccodrillo da parte di chi ha costruito le condizioni per far prosperare questo sfruttamento.

A bruciarli lo sfruttamento. A rinchiuderli e  metterli nelle  mani dei caporali  le leggi della frontiera.Nessuno si se...
02/06/2026

A bruciarli lo sfruttamento. A rinchiuderli e metterli nelle mani dei caporali le leggi della frontiera.

Nessuno si senta assolto.

Amendolara, Cosenza, 1 giugno 2026

Immagine di

Un quartiere nato per accogliere persone che scappano da guerre e povertà, diventato nel tempo spazio di resistenza, aut...
01/06/2026

Un quartiere nato per accogliere persone che scappano da guerre e povertà, diventato nel tempo spazio di resistenza, autorganizzazione e lotta.
Prosfygika, ad Atene, è molto più di un complesso abitativo: è una comunità viva che da decenni si oppone a sgomberi, speculazione e repressione.

Qui, tra edifici segnati ancora dai colpi della guerra civile, si costruiscono ogni giorno pratiche collettive: assemblee, mutuo aiuto, spazi femministi, produzione condivisa.

Questo evento benefit nasce per sostenere questa esperienza di occupazione e autonomia, che continua a resistere nonostante minacce, sfratti e violenza istituzionale.

Significa supportare una realtà che mette al centro solidarietà, internazionalismo e giustizia sociale.

Partecipare vuol dire contribuire concretamente alla difesa di uno spazio liberato e alla possibilità che continui a esistere.

Perché Prosfygika non è solo un luogo: è un esempio di come si può vivere e lottare insieme.

29/05/2026

Da questa mattina stiamo presidiando il porto di Gioia Tauro con 5 barche della Thousand Madleens per rilanciare lo sciopero generale indetto per oggi da GPI e dai sindacati di base e per dire no all'economia di guerra.

Nel porto calabrese sono stazionano attualmente 16 container contenenti acciaio balistico, fermi grazie alle mobilitazioni che abbiamo portato avanti in questi mesi.

Da ieri la nave portacontainer MSC Manasvi, con destinazione Israele, staziona davanti al porto di Gioia Tauro con l'incarico di prelevare 8 di questi container.

Per questo da questa mattina all'alba stiamo presidiando l'entrata del porto di Gioia Tauro con lea flotilla e abbiamo appena avuto notizia del fatto che, finalmente, la portacontainer sta andando via senza aver effettuato alcun carico.

Se I governi e le multinazionali sono complici del gemcodio non lo saranno I popoli.

Fermiamo la filiera bellica, fuori la guerra dai nostri porti e dalle nostre fabbriche!

Con la Palestina fino alla vittoria 🇵🇸

Il dibattito sul nuovo ospedale dell’area urbana cosentina è la fotografia perfetta della distanza tra la politica local...
21/05/2026

Il dibattito sul nuovo ospedale dell’area urbana cosentina è la fotografia perfetta della distanza tra la politica locale e la realtà. Da un lato ci sono foto, video e rendering, oltre a un finto scontro tra Regione e Comune, tra centrodestra e centrosinistra, sulla localizzazione della nuova infrastruttura. Dall’altro ci sono i numeri del disastro sanitario, sempre peggiori. Ambulanze che non arrivano, medici che non ci sono, decessi evitabili ed emigrazione sanitaria che non accenna a diminuire.

La questione sanitaria è una cosa seria e il dibattito più urgente dovrebbe riguardare il modello di sanità pubblica che si intende ricostruire. Una sanità efficiente deve anticipare le emergenze e costruire le condizioni affinché non si arrivi all’ospedalizzazione. Il modello sanitario necessario è decentralizzato e si basa su prevenzione, assistenza domiciliare e presenza capillare sul territorio. Ci vogliono costringere a parlare di rendering, ma il tema ineludibile è questo e lo viviamo quotidianamente sulla nostra pelle.

Ed è qui che emerge una questione volutamente nascosta dalla narrazione trionfalistica di queste settimane, quella del personale sanitario.

Con quali medici, infermieri, operatori e specialisti dovrebbe funzionare il nuovo hub? Come si pensa di colmare una carenza di personale che oggi mette già in ginocchio gli ospedali esistenti? E soprattutto, come si sopravvive nel frattempo?

Mentre il nuovo ospedale viene raccontato come la soluzione definitiva a tutti i problemi della sanità cosentina e calabrese, il presente continua infatti a essere segnato da una realtà drammatica. A partire dall’Annunziata, che vive da anni carenze croniche di personale e condizioni di enorme difficoltà, fino ai presidi territoriali svuotati, chiusi o soppressi nel corso degli anni e poi ciclicamente trasformati in promesse elettorali.

Commissariamento o meno, il piano di rientro continua a pesare come un macigno sulla sanità regionale.

Le pezze non bastano più. Non bastano i medici cubani utilizzati per tamponare l’emergenza. Non bastano i tirocinanti di infermieristica mandati in corsia a sostituire personale assente.

Per questo il nuovo ospedale rischia di diventare l’ennesimo specchietto per le allodole, una grande opera venduta come soluzione miracolosa mentre si continua a ignorare il vero problema, cioè lo smantellamento progressivo della sanità pubblica territoriale e l’assenza di investimenti pubblici.

E tutto questo rischia di avere un costo enorme anche sul piano urbano e sociale. Per l’area a sud, da Cosenza fino alla Presila, oggi non esiste alcun piano di rilancio. Esiste soltanto il rischio di uno svuotamento progressivo della città, funzionale all’espansione edilizia verso nord e agli interessi della speculazione immobiliare.

Ancora una volta il territorio viene trattato come uno spazio da piegare a uno sviluppo improvvisato. Si inseguono finanziamenti e grandi opere senza chiedersi quale impatto avranno sul tessuto urbano, sui quartieri e sugli equilibri sociali e territoriali della città.

Il rischio è che il nuovo ospedale diventi l’ennesima occasione utile soprattutto ad alimentare la rendita immobiliare e gli interessi dei soliti palazzinari, mentre intere zone della città vengono lasciate all’abbandono.

In tutto questo, l’amministrazione comunale di Cosenza appare completamente marginale rispetto a decisioni che riguardano direttamente la vita delle cittadine e dei cittadini. Nessuna capacità di incidere, nessuna proposta strategica, nessuna visione di città. Allo stesso modo, Regione Calabria in questi anni non ha avanzato uno straccio di progetto per Cosenza né destinato risorse.

Dopo aver lasciato Palazzo dei Bruzi in dissesto economico e aver costretto i cosentini a pagare a caro prezzo, di tasca propria, le conseguenze del disastro amministrativo, il centrodestra si è totalmente disinteressato alla città.

Franz Caruso e Roberto Occhiuto stanno condannando Cosenza al declino.

Per questo il 26 maggio scenderemo in piazza e ci uniremo alla mobilitazione in Piazza Kennedy: la discussione sul nuovo ospedale non può essere ridotta a una disputa localistica. La vera questione è politica e interessa quale modello sanitario e quale idea di futuro immaginiamo per il nostro territorio.

06/05/2026

LA LUNGA FRATTURA.
Dalla crisi globale al «Blocchiamo tutto» è il testo redatto dalla redazione di InfoAut, edito da DeriveApprodi, che discuteremo insieme ad autori e autrici sabato 16 maggio a La Base.

Sarà un’occasione di confronto sulla fase politica attuale e sulle possibilità che si sono aperte lo scorso autunno con le mobilitazioni del «Blocchiamo tutto», che hanno riportato in piazza, dopo anni, milioni di persone in tutto il Paese.

Si tratta di momenti di mobilitazione sociale che hanno rimesso al centro il protagonismo di lavoratori e lavoratrici e del mondo giovanile, in una fase segnata dal regime di guerra permanente, dall’avanzata delle destre sovraniste e da una drammatica crisi sociale ed economica. Il libro, partendo dalle mobilitazioni dello scorso autunno, ripercorre a ritroso la storia recente fino alla grande recessione del 2008, che viene indicata dagli autori e dalle autrici come l’origine della “lunga frattura”.

Crediamo che interrogarsi collettivamente sia un esercizio fondamentale per comprendere e ampliare queste fratture, per cogliere le importanti possibilità politiche che la fase attuale ci offre, per rilanciare la mobilitazione nel Paese.

Ci raccontano spesso che il Primo Maggio debba essere soltanto una giornata di leggerezza e spensieratezza: una parentes...
03/05/2026

Ci raccontano spesso che il Primo Maggio debba essere soltanto una giornata di leggerezza e spensieratezza: una parentesi innocua fatta di concerti e slogan, prima del ritorno alla normalità.
Ma per noi il Primo Maggio deve essere altro.

Deve essere il giorno in cui ci riconosciamo negli stessi occhi stanchi, nella stessa rabbia e nelle stesse paure. Il giorno in cui comprendiamo che precarietà, lavoro povero e assenza di prospettive non sono problemi individuali, ma una condizione collettiva.
La leggerezza che rivendichiamo non è quella di una festa vuota, ma quella che vorremmo nelle nostre vite: senza sfruttamento, senza ricatti, con la possibilità di immaginare il futuro senza paura.

Venerdì Piazza Kennedy ha raccontato questo: la possibilità di ritrovarsi e respirare insieme. Tra bandiere, interventi, laboratori, musica e abbracci, abbiamo rimesso al centro un’idea semplice: il Primo Maggio appartiene a chi lotta.

Abbiamo parlato contro la guerra, mentre gli Stati si riarmano. Abbiamo parlato di lavoro povero, mentre ci raccontano la favola della dignità garantita da stipendi insufficienti. Abbiamo parlato di libertà e futuro, perché liberarsi dalla precarietà è il primo passo per una vita degna.

Qualcuno ci vorrebbe rassegnati. Ma dalla piazza è arrivato un messaggio chiaro: il malessere può diventare forza.

Per un giorno si è vista un’altra città: viva, capace di discutere e immaginare alternative. I volti, gli interventi, la musica e le persone rimaste fino a notte hanno dato forma a qualcosa che va oltre un evento: un immaginario collettivo che resiste.

E mentre le guerre continuano a devastare popoli e territori, dalla piazza si è alzata una voce netta: “No alla guerra.”

Il Primo Maggio non può esistere solo un giorno l’anno. Deve tornare nei quartieri, nei luoghi di lavoro, nelle scuole. Deve diventare pratica collettiva e solidarietà concreta.

A tutte e tutti quelli che c’erano va il nostro grazie.
Perché venerdì non abbiamo solo riempito una piazza: abbiamo ricordato che la speranza può ancora avere voce, musica e coraggio.

L’altra politica. Ne discutiamo il 4 maggio alle 17:30 presso La Base, insieme a Luca Raffini, coautore del testo e doce...
30/04/2026

L’altra politica.

Ne discutiamo il 4 maggio alle 17:30 presso La Base, insieme a Luca Raffini, coautore del testo e docente di Sociologia politica all’Università di Genova, e Giulio Citroni, docente di Scienza politica all’Università della Calabria.

Il volume, redatto collettivamente da studiose e docenti provenienti dalla maggior parte degli atenei italiani, analizza esperienze, azioni e pratiche politiche sviluppate nei nostri territori.

Si tratta di percorsi che danno forma e vitalità a uno spazio di “altra politica”, al di fuori dei confini delle istituzioni della democrazia rappresentativa.

Dalle nuove lotte per il lavoro alle trasformazioni dei movimenti sociali, le autrici esplorano il complesso intreccio tra mutamento sociale e politico.

A partire da questa ricerca, discuteremo insieme anche del nostro contesto locale, interrogandoci sull’azione politica che portiamo sul territorio attraverso le lenti analitiche proposte nel libro.

Indirizzo

Via Macallè 17
Cosenza
87100

Sito Web

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando La Base // Cosenza pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Condividi