Progetto Meridiano

Progetto Meridiano I nostri valori si riconoscono nell'articolo 3 della nostra carta Costituzionale Ripartire dal sud.

Dall’idea di riscatto etico, sociale ed economico che è insito nella storia di chi vive affacciato sul mediterraneo; una terra di confine si, ma di un confine valicabile per scambi, confronto e condivisione. La vera ricchezza del sud è l’incontro con l’altro e con l’oltre che genera una continua contaminazione e volontà di una felice mediazione. Ripartire, dunque, dal nostro patrimonio, dalla forz

a della nostra storia, con lo sguardo rivolto all'orizzonte e l’impegno alla progettualità; per ricostruire fiducia, ricomporre comunità e creare opportunità. Perché questo si realizzi, è necessario restituire onorabilità alla politica nel suo nobile ruolo di servizio e che le Istituzioni democratiche tornino ad essere punto di riferimento a difesa dei diritti sanciti dalla nostra carta costituzionale. Il Comitato, nasce dalla volontà di promuovere un processo di riaggregazione delle associazioni, dei singoli cittadini, dei gruppi e di tutte quelle realtà sociali che, in modo nuovo e spesso fuori dai partiti tradizionali, operano sul territorio promuovendo il riscatto civile attraverso idee e progetti per la difesa dei diritti e la tutela dell’ambiente. Il nostro, vuole essere un soggetto di coordinamento di idee che allo stesso tempo si propone d’innovare la politica dandole un volto ed un’organizzazione nuova, meno burocratica, che favorisca la nascita e la crescita di una nuova e libera classe dirigente, in grado di riconoscere e districare i nodi della Calabria. I nostri valori si ispirano all’articolo 3 della Costituzione. Le nostre azioni perseguono i principi di uguaglianza sociale, rispetto per l’ambiente naturale a tutela del benessere e della salute delle persone, contrasto alle mafie e alla loro pervasività nelle Istituzioni e nella società, il lavoro come libera-azione attraverso il quale l’individuo realizza sé stesso nella comunità, l’espressione artistica e l’accesso alla conoscenza come spazio di libertà, patrimonio culturale e bene comune.

Quello che lascia inebetiti e diventa una tragedia nella tragedia è rappresentato dagli aguzzini che non sono i propriet...
02/06/2026

Quello che lascia inebetiti e diventa una tragedia nella tragedia è rappresentato dagli aguzzini che non sono i proprietari dell'Azienda o i loro tipici scagnozzi del luogo ma Pakistani e, cioè, migranti presumibilmente sfruttati come gli afgani uccisi che con il tempo hanno trovato riparo vendendosi al Padrone per un risibile potere con il quale vessare chi è più disgraziato di loro. Sono le dinamiche classiche dell'animo umano, latenti nella sua parte più bassa che già sono state portate alla luce da studi di psicologia sociale e dall'esperimento carcerario di Stanford (Philip Zimbardo, 1971) nei quali si dimostra che l'assegnazione di un potere facilmente può trasformare una vittima in carnefice. Mi torna alla mente il film "train de vie" del regista Radu Mihaileanu dove una comunità di ebrei per sfuggire alla deportazione da parte dei nazisti, utilizzano un treno fingendosi una parte nazisti e una parte deportati ebrei ma ad un certo punto i ruoli si concretizzano e la finzione diventa realtà; oppure il film "Django" di Quentin Tarantino dove un immenso Samuel lee Jakson impersona un nero che in una piantagione vessa gli schiavi di origine africana (la sua stessa gente) per conto del padrone schiavista. Oppressione, violenze, soprusi e sfruttamente generano traumi che per lo più sfociano in altra violenza trasformando in mostri le stesse vittime. La responsabilità della società cosi detta civile, o quella nelle Istituzione, che consuma in modo incosciente come se tutto piovesse dal cielo, è alta. Bisogna davvero cambiare cultura e ritrovare consapevolezza, altrimenti le parole di Pasolini che denunciava la società dei media e del consumo riconoscendogli il potere di fare più danni del fascismo, si materializzeranno sempre più.
Sandro Scalercio

02/06/2026

DALL'OSSERVATORIO SULLA (COSIDDETTA) RIGENERAZIONE Negli ultimi anni abbiamo riscoperto il valore dello spazio pubblico come infrastruttura centrale della vita collettiva, in contrapposizione agli esiti spesso devastanti di decenni di espansione urbana fondata sulla quantità più che sulla qualità. Le piazze storiche italiane restano un riferimento stabile: luoghi vivi di incontro, identità e socialità. Ben diverso è invece il destino di molte piazze contemporanee, nate negli ultimi vent’anni con l’obiettivo dichiarato di rigenerare tessuti urbani degradati e periferici. Nel Mezzogiorno, e in Calabria in particolare, questa stagione della rigenerazione urbana è arrivata tardi e spesso in modo confuso, nonostante ingenti investimenti pubblici e comunitari e una produzione normativa frammentaria e poco efficace.Salvo poche eccezioni, i risultati sono deludenti: molti nuovi spazi pubblici, spesso carenti sul piano progettuale e delle competenze, risultano oggi degradati, sottoutilizzati o incapaci di produrre una reale trasformazione sociale e urbana. Si tratta di evidenze che emergono anche da attività di monitoraggio condotte nel tempo in ambito universitario e di ricerca, attraverso osservatori sulle trasformazioni urbane e centri di analisi dedicati.
Il nodo non è soltanto tecnico-progettuale, ma profondamente culturale e amministrativo. Rigenerare non significa ridisegnare una piazza in termini formali, ma costruire nuovi valori urbani fondati su bellezza, decoro, cura, coesione sociale e qualità dello spazio pubblico. Significa soprattutto restituire centralità alle persone e non all’automobile, ma anche superare la logica del progetto “calato dall’alto”, affidato come soluzione autosufficiente al progettista, spesso in assenza di una committenza pubblica realmente consapevole, capace di guidare e verificare gli esiti delle trasformazioni.
Le esperienze più recenti in Calabria, dai capoluoghi ai centri minori, mostrano invece un quadro ricorrente: interventi costati milioni di euro che generano spazi privi di identità, non adottati dalla cittadinanza, poco vissuti e spesso privi di manutenzione.A ciò si sommano conflitti irrisolti tra funzioni commerciali, viabilità e spazio pubblico, esito di progettazioni frammentate e prive di visione unitaria. In questo scenario, la promessa della rigenerazione rischia di trasformarsi in una nuova stagione di desolazione urbana.
Un caso emblematico, recentissimo, è quello di Piazza Vittorio Emanuele a Castrovillari, dove un investimento di circa 1,5 milioni di euro si è tradotto in un grande spazio prevalentemente pavimentato, con arredi standardizzati e una debole identità paesaggistica. L’esito è un luogo oggi poco frequentato e non riconosciuto come spazio urbano significativo. Tra le criticità più evidenti emerge anche l’assenza di una strategia climatica e ambientale: la forte impermeabilizzazione dei suoli e la riduzione del verde contribuiscono ad accentuare l’effetto isola di calore e a peggiorare la gestione delle acque meteoriche, con ricadute potenzialmente critiche sull’assetto idrogeologico urbano. Una lettura storica del luogo avrebbe suggerito, al contrario, la reintroduzione di ampie aree verdi, superfici permeabili e un disegno paesaggistico contemporaneo capace di coniugare memoria e innovazione. Altre esperienze di analogo fallimento sono rintracciabili a Cosenza, nel caso ormai emblematico di Piazza Bilotti, enorme spazio minerale difficilmente vivibile soprattutto nei mesi estivi, o ancora ad Acri, dove la stessa “cura” rigenerativa, intrecciata ai processi di impoverimento sociale e desertificazione urbana, ha prodotto piazze svuotate della loro storica funzione pubblica. Luoghi che un tempo erano naturalmente abitati e attraversati dalle comunità locali appaiono oggi incapaci di generare relazioni, permanenza, identità.
È qui che emerge con evidenza il vero fallimento della cosiddetta rigenerazione urbana praticata negli ultimi anni: aver ridotto il progetto dello spazio pubblico a un esercizio edilizio, estetico o amministrativo, dimenticando che le città non si rigenerano attraverso nuove pavimentazioni, arredi seriali o operazioni di maquillage urbano. Le città si rigenerano soltanto quando tornano a produrre appartenenza, relazioni sociali, cultura urbana, qualità ecologica e visione collettiva.
Occorre allora abbandonare definitivamente la stagione delle opere pubbliche autoreferenziali e delle piazze concepite come vuoti monumentali, per aprire una nuova fase fondata sull’ascolto delle comunità, sulla competenza multidisciplinare, sulla cultura del paesaggio e sulla necessità di ricostruire un rapporto equilibrato tra natura, spazio urbano e vita sociale.Rigenerare dovrà significare soprattutto questo: restituire alle città, a quelle del Sud soprattutto, non soltanto nuovi spazi, ma nuove ragioni per essere vissute e tornare ad essere abitate.
di Giuseppe Scaglione - Architetto e Docente
Redazione Eco dello Jonio
Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.

La Sinistra distopicaFa specie non vedere nessuna adesione dei Partiti alla manifestazione di martedi 26 maggio 2026 mar...
26/05/2026

La Sinistra distopica
Fa specie non vedere nessuna adesione dei Partiti alla manifestazione di martedi 26 maggio 2026 marcando una distanza dalla Società civile che è davvero paradossale. La Sinistra partitica, per sua natura, dovrebbe sostenere le iniziative civiche quando il tema è d'interesse pubblico e riguarda diritti violati, mettendo cosi in rilievo il suo essere al servizio della cittadinanza e non pretendere il contrario. Nei Partiti si parla sempre di radicamento sul territorio e vicinanza alla gente e ai problemi ma non si chiarisce mai il come se poi sono le stesse segreterie a bloccare questo percorso per la fame di candidatura e posizionamento; infatti stando vicini ai bisogni veri e allargando le adesioni si ha meno facilità di controllo dall'alto del Partito. Le amministrative in Calabria segnano di nuovo il passo per la Sinistra che pure avrebbe dovuto raccogliere qualcosa dalla magnifica risposta di partecipazione popolare del Referendum, che ha dimostrato che sulle questioni di merito e a difesa della nostra Costituzione una parte del non voto, quello che da un valore politico a questa scelta si muove. Il risultato elettorale, a Reggio, a San Giovanni, per dirne alcune, dimostra che, se la Sinistra non fa la Sinistra, non attrae il non voto ed il resto vota a destra, dalla quale non ci si aspettano programmi, difesa dei diritti, redistribuzione delle risorse, ecosostenibilità e welfare. Oggi più che mai si chiede radicalità su questi temi ma a Sinistra si fanno orecchie da mercanti, si cerca di conservare più che rivoluzionare e naturalmente questo non funziona.

14/05/2026

L'intervento della Consigliera Rossella Gallo, nel consiglio comunale di Rende, è puntuale e preciso riguardo il nuovo regolamento comunale sui centri sociali, entrando nel merito dello stesso. Noi, come Associazione naturalmente interessati all'argomento, auspichiamo che tutte le Istituzioni comunali si dotino di regolamenti sulla gestione degli spazi comuni che facilitino la sussidiarietà dei cittadini e delle associazioni, sburocratizzandone l'accesso, senza gravarli di dazi e orpelli che minano l'idea di gratuità alla base dell'aggregazione, della partecipazione e del volotariato. Certamente il giudizio di Rossella Gallo, che sostanzia il suo voto contrario, può essere confutato, sempre nel merito, dalla maggioranza, o dall'Assessora al Welfare, che ha il diritto di difendere le proprie scelte ma ciò che risulta irricevibili sono gli improperi sulla pagina Facebook di Filorosso, di cui l'Assessora è una delle fondatrici, veri e propri vaneggiamenti sul fatto che Rossella Gallo, della quale ci onora la sua stima e amicizia, con il suo voto abbia voluto compiacere i compagni di Sinistra per Rende, che l'hanno sostenuta in campagna elettorale e che lei rappresenta in consiglio, definiti tristi e rancorosi, privi di visione politica, oppositori seriali e divisivi. Da chi si definisce di sinistra ci aspetteremmo più rispetto per la Democrazia e per il diritto altrui di dissentire senza per questo offendere e sminuire; questa si chiama arroganza. Purtroppo ormai, come nell'Area urbana c'è qualcuno che si sente più a nord di qualcun altro, cosi c'è una sinistra che si sente più a sinistra degli altri e magari anche più a nord e che smette di entrare nel merito e offende chi dissente. Noi di progetto Meridiano non possiamo fare altro, culturalmente e politicamente, nella pratica, nelle metodologia e nella forma mentis, che restare a Sud.

Dall’Eclissi del Verde al Deserto dell’Anima:​L’abbattimento sistematico degli alberi, ferocia evidente nelle città del ...
28/04/2026

Dall’Eclissi del Verde al Deserto dell’Anima:
​L’abbattimento sistematico degli alberi, ferocia evidente nelle città del Sud e non solo, non è un incidente tecnico ma il sintomo terminale di una scissione ontologica tra l’uomo e la vita. Questa iubris antropocentrica trasforma la natura in un elemento di disordine da cementificare, rinchiudendoci in scatole edilizie che sono prigioni psicologiche prima che fisiche. Vivendo ormai "davanti" al mondo e non più "nel" mondo, percepiamo l'esterno come sporco e pericoloso, rifugiandoci in un controllo artificiale che alimenta ansia e vuoto interiore.
​La privazione del verde è un assalto biologico: senza la stimolazione naturale di serotonina e ossitocina, la società precipita nella rabbia, che il sistema tenta di sedare non con la bellezza, ma con la medicina di sintesi e gli psicofarmaci. Questa decadenza è figlia di una classe dirigente priva di Paideia e formazione umanistica, tecnici e "titolati" che riducono l'albero a mero costo di manutenzione, ignorando la saggezza di Epicuro, Seneca e del Taoismo.
​La narrazione della "transizione ecologica" nasconde così la frattura metabolica del capitale che, come forza geologica, divora il futuro dei nostri figli. In questo deserto dei sensi, l'umanità rischia di sparire, diventando l’ingranaggio grigio di un meccanismo che ha dimenticato il colore dell'anima.

Dopo questo Referendum e conseguente al suo risultato, anche per come si è evidenziato geograficamente e anagraficamente...
25/03/2026

Dopo questo Referendum e conseguente al suo risultato, anche per come si è evidenziato geograficamente e anagraficamente, sono ancora più convinto che il potere, in quanto sostantivo, si sconfigga da se. In questa sorta di virus sono contenuti degli elementi, o impulsi, che stimolano gli anticorpi democratici e di coscienza. Questi elementi sono: l'arroganza, il senso d'impunità e di onnipotenza che confluiscono in un atteggiamento irriguardoso e irrispettoso sia delle componenti istituzionali, sia delle istanze che arrivano dalla Società civile in termini di dissenso. Tutto questo genera un vero e proprio distacco dalla realtà, un'incapacità di leggere gli avvenimenti, la distanza dalla società civile. Alla luce di questa premessa non vi è alcun dubbio sul fatto che questo voto contrario alla riforma della Giustizia di questo Governo, che personalmente ritenevo e ritengo assolutamente iniqua e ipocrita perché scritta più per autoassolversi e autoassolvere la politica, piuttosto che ve**re incontro a reali esigenze dei cittadini di questo Paese. Non si fa politica con la vendetta e il rancore, e Grillo ce lo ha dimostrato in maniera lampante. Proporre una riforma che va a minare una delle testate d'angolo della nostra Costituzione poggiandola sul senso di vendetta contro i Giudici delle persone, la ritengo, oggettivamente, insensata e autolesionista. Dunque un voto contrario più politico che nel merito della riforma ma particolarmente giustificato per quei giovani che hanno visto mortificata la loro coscienza pacifista e la loro sensibilità verso l'ingiustizia della guerra e del genocidio dei palestinesi operato a Gaza. Sono stati trattati senza rispetto, con violenza, sminuendo il loro impegno civile e derubricandoli come estremisti che non avevavano a cuore Gaza e la pace ma, semplicemente e superficialmente, dei reietti della Società, pregiudizialmente schierati contro il Governo e sabotatori dell'ordine Costituito e dell'ordine pubblico. Un atteggiamento cieco e ignorante del fatto che questa è la generazione dell'Erasmus, una delle pochissime vere conquiste di questa triste Unione europea, che ha potuto e scelto di viaggiare, di confrontarsi con visioni e culture altre e spesso si sono prestati come volontari nei Paesi dove si soffre per mancanza di giustizia e di condizioni di vita dignitose. Se ne fregano delle questioni di piccolo cabotaggio della politica odierna riguardanti la semplice contrapposizione destra/sinistra, le guerre di posizione, i giochi di potere interni ai partiti, di una politica piccolo borghese nella visione, capace di guardare solo fino alla punta del suo naso. Questo voto è figlio della situazione internazionale ed ha una valenza che va oltre i confini del nostro Paese. Nei numeri della partecipazione traspare, inoltre, un altro messaggio fondamentale, riguardante quella parte del non voto consapevole che se chiamato su temi concreti e credibili risponde, e oggi quei cittadini pongono una domanda di cambiamento, chiedono radicalità nell'impegno e nei temi riguardanti il nostro modello sociale appiattito sugli interessi della finanza internazionale, sul potere esercitato dall'economia turbo capitalistica e diseguagliante che nega le opportunità invece di ampliarle; i giovani in particolare chiedono coraggio e responsabilità. Se la sinistra, in questo nostro Paese marginalizzato sulla scena internazionale, che oggi giustamente festeggia, non si fa carico di queste istanze con responsabiltà e coerenza, radicalizzando la propria proposta di governo istituzionale, si butta alle ortiche una grande opportunità. Gli esempi li abbiamo: Sanchez, la rinascita democrat negli Stati Uniti a partire da Mamdani a New York, Catherine Connolly in Irlanda, le elezioni legislative in Francia del 2024 nel secondo turno. Le scelte su riarmo e guerre, la redistribuzione della ricchezza, i diritti, la sanità, il lavoro e il sostegno alle fasce deboli della popolazione, saranno dirimenti. Naturalmente c'è la necessità impellente di una ricostruzione della credibilità e dell'autorevolezza della politica e del centrosinistra. Aristotele, nella retorica, afferma che non basta convincere, anche con argomenti logici, ma c'è la necessità, oltre al Logos, dell'Ethos in primis, ma anche del Pathos, senza l'Ethos però il resto decade.
Sandro Scalercio membro del direttivo PM

17/03/2026
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28/02/2026

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Il segretario Pietro Tarasi accusa: «Disservizi continui e gestione inefficiente della rete». Chiesto un confronto pubblico a Sorical e Comune

21/02/2026

Domenico, il bimbo trapiantato a Napoli è morto. Lo rende noto l'avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi.

Abbandono progressivo del territorio.L'elevata situazione di rischio alluvione che l'area del Crati sta vivendo nelle ul...
13/02/2026

Abbandono progressivo del territorio.
L'elevata situazione di rischio alluvione che l'area del Crati sta vivendo nelle ultime 48/72 ore non è una casualità.
Da prima della pandemia, la nostra Associazione denuncia la perdita di centralità del fiume all'interno dell'ecosistema urbano, proponendo il modello di Bioregione urbana. L'assenza, infatti, di una visione e soprattutto di una pianificazione che tenga conto della complessa interazione tra aree urbane, rurali e naturali sta svuotando di significato il concetto di gestione del territorio. L'impegno da parte dai vari enti di governo nei confronti del cambiamento climatico fa "acqua da tutte le parti" in quanto ricorre a misure rimediali ed emergenziali obsolete. Non è sufficiente una pulizia sporadica e stagionale degli argini né le ordinanze prefettizie e sindacali per la chiusura degli istituti scolastici al fine di evitare conseguenze peggiori.
lo diciamo anche per non trovarci impreparati rispetto a condizioni climatiche di questo tipo. Bisogna investire risorse e attenzioni importanti con un approccio multidisciplinare. Una manutenzione sporadica e operata male come le spianate con le ruspe non risolvono problemi ma li amplificano. Il Comune ha fatto manutenzione nel fiume e la ditta preposta ha usato le ruspe spianando in modo indiscriminato il terreno; quando Il fondo del fiume viene appiattito così brutalmente, distrugge la biodiversità e gli habitat vitali per pesci, macroinvertebrati e organismi acquatici. Inoltre, rimuovendo ostacoli naturali come massi, ghiaia e vegetazione, l'acqua scorre più velocemente. La velocità maggiore aumenta l'energia distruttrice del fiume, elevando il rischio di inondazioni a valle. Le Amministrazioni, invece, dovrebbero individuare una diversa combinazione di strategie in base ai tipi di rischio, ai valori del contesto e alla sensibilità e alla capacità organizzativa delle istituzioni, puntando sul miglioramento del sistema di governance del territorio.
Siamo d'accordo con chi afferma, come il nostro amico Paolo Veltri che con coraggio e spirito attivista sta monitirando la situazione, che bisogna investire sul territorio e sulla questione idrogeologica tutte le risorse possibili e non sperperarle su grandi opere spesso inutili ma che soddisfano interessi milionari di parte.

Indirizzo

Via Dante Alighieri 25
Cosenza
87100

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