25/03/2026
Dopo questo Referendum e conseguente al suo risultato, anche per come si è evidenziato geograficamente e anagraficamente, sono ancora più convinto che il potere, in quanto sostantivo, si sconfigga da se. In questa sorta di virus sono contenuti degli elementi, o impulsi, che stimolano gli anticorpi democratici e di coscienza. Questi elementi sono: l'arroganza, il senso d'impunità e di onnipotenza che confluiscono in un atteggiamento irriguardoso e irrispettoso sia delle componenti istituzionali, sia delle istanze che arrivano dalla Società civile in termini di dissenso. Tutto questo genera un vero e proprio distacco dalla realtà, un'incapacità di leggere gli avvenimenti, la distanza dalla società civile. Alla luce di questa premessa non vi è alcun dubbio sul fatto che questo voto contrario alla riforma della Giustizia di questo Governo, che personalmente ritenevo e ritengo assolutamente iniqua e ipocrita perché scritta più per autoassolversi e autoassolvere la politica, piuttosto che ve**re incontro a reali esigenze dei cittadini di questo Paese. Non si fa politica con la vendetta e il rancore, e Grillo ce lo ha dimostrato in maniera lampante. Proporre una riforma che va a minare una delle testate d'angolo della nostra Costituzione poggiandola sul senso di vendetta contro i Giudici delle persone, la ritengo, oggettivamente, insensata e autolesionista. Dunque un voto contrario più politico che nel merito della riforma ma particolarmente giustificato per quei giovani che hanno visto mortificata la loro coscienza pacifista e la loro sensibilità verso l'ingiustizia della guerra e del genocidio dei palestinesi operato a Gaza. Sono stati trattati senza rispetto, con violenza, sminuendo il loro impegno civile e derubricandoli come estremisti che non avevavano a cuore Gaza e la pace ma, semplicemente e superficialmente, dei reietti della Società, pregiudizialmente schierati contro il Governo e sabotatori dell'ordine Costituito e dell'ordine pubblico. Un atteggiamento cieco e ignorante del fatto che questa è la generazione dell'Erasmus, una delle pochissime vere conquiste di questa triste Unione europea, che ha potuto e scelto di viaggiare, di confrontarsi con visioni e culture altre e spesso si sono prestati come volontari nei Paesi dove si soffre per mancanza di giustizia e di condizioni di vita dignitose. Se ne fregano delle questioni di piccolo cabotaggio della politica odierna riguardanti la semplice contrapposizione destra/sinistra, le guerre di posizione, i giochi di potere interni ai partiti, di una politica piccolo borghese nella visione, capace di guardare solo fino alla punta del suo naso. Questo voto è figlio della situazione internazionale ed ha una valenza che va oltre i confini del nostro Paese. Nei numeri della partecipazione traspare, inoltre, un altro messaggio fondamentale, riguardante quella parte del non voto consapevole che se chiamato su temi concreti e credibili risponde, e oggi quei cittadini pongono una domanda di cambiamento, chiedono radicalità nell'impegno e nei temi riguardanti il nostro modello sociale appiattito sugli interessi della finanza internazionale, sul potere esercitato dall'economia turbo capitalistica e diseguagliante che nega le opportunità invece di ampliarle; i giovani in particolare chiedono coraggio e responsabilità. Se la sinistra, in questo nostro Paese marginalizzato sulla scena internazionale, che oggi giustamente festeggia, non si fa carico di queste istanze con responsabiltà e coerenza, radicalizzando la propria proposta di governo istituzionale, si butta alle ortiche una grande opportunità. Gli esempi li abbiamo: Sanchez, la rinascita democrat negli Stati Uniti a partire da Mamdani a New York, Catherine Connolly in Irlanda, le elezioni legislative in Francia del 2024 nel secondo turno. Le scelte su riarmo e guerre, la redistribuzione della ricchezza, i diritti, la sanità, il lavoro e il sostegno alle fasce deboli della popolazione, saranno dirimenti. Naturalmente c'è la necessità impellente di una ricostruzione della credibilità e dell'autorevolezza della politica e del centrosinistra. Aristotele, nella retorica, afferma che non basta convincere, anche con argomenti logici, ma c'è la necessità, oltre al Logos, dell'Ethos in primis, ma anche del Pathos, senza l'Ethos però il resto decade.
Sandro Scalercio membro del direttivo PM