16/12/2025
Da giorni è pubblica la notizia della scomparsa di Angelica Causil, persona trans di origine colombiana, irreperibile dal 25 novembre, per la quale è stata aperta un’indagine tra Napoli e Cosenza. Una scomparsa formalmente denunciata, che coinvolge più territori, su cui si stanno muovendo procure e forze dell’ordine. Un fatto grave, che riguarda il diritto fondamentale alla vita, alla verità.
Eppure, attorno a questa vicenda, regna un silenzio assordante. Le grandi testate giornalistiche nazionali, e molte regionali, hanno scelto di non vedere, di non raccontare, di relegare il caso ai margini dell’informazione o di ignorarlo del tutto. Questo silenzio non è casuale, né neutro: è una scelta politica. È il riflesso di una gerarchia delle vite che decide quali scomparse meritano attenzione e quali possono essere lasciate nell’ombra.
Quando a scomparire è una persona trans, migrante, precaria, la macchina dell’informazione rallenta, si inceppa, tace. La notizia perde “appeal”, non fa titolo, non genera indignazione. Solo quando la violenza esplode nella sua forma più estrema — quando arriva la morte — allora, forse, diventa degna di spazio. Questo meccanismo è parte della violenza stessa: una violenza strutturale che passa attraverso l’invisibilizzazione, la rimozione, la normalizzazione dell’assenza.
Il silenzio mediatico che circonda la scomparsa di Angelica Causil non è solo una mancanza di informazione: è una lesione dei diritti, perché sottrae attenzione pubblica, rallenta la pressione collettiva, indebolisce la richiesta di verità e giustizia. È una forma di complicità con un sistema che tollera che alcune vite possano sparire senza lasciare traccia, senza interrogare la coscienza pubblica.
Denunciamo con forza questa responsabilità. Denunciamo un giornalismo che si proclama imparziale ma riproduce esclusione. Denunciamo un sistema dell’informazione che parla di diritti solo in astratto, ma li nega nei fatti, scegliendo chi è degno di essere raccontato e chi no. Denunciamo un ordine sociale in cui la violenza viene riconosciuta solo quando è irreversibile, quando è troppo tardi.
Pretendiamo che la scomparsa di Angelica Causil venga trattata per ciò che è: un fatto grave, urgente, politico, che riguarda tuttə. Pretendiamo visibilità, attenzione, continuità informativa. Pretendiamo che l’informazione faccia il suo dovere: rompere il silenzio, rendere pubbliche le ingiustizie, stare dalla parte dei diritti e non del loro occultamento.
Perché il silenzio non è mai neutro.
E perché ogni vita conta, anche quando il sistema fa finta di no.