FEM.IN. Cosentine in lotta

FEM.IN.  Cosentine in lotta Percorso di lotta femminista intersezionale a Cosenza.

11/03/2026

L’8 marzo siamo scese in piazza perché la violenza non è un’eccezione: è un sistema.

È nel lavoro precario, nella dipendenza economica, nel controllo dei nostri corpi, nella sanità privatizzata.
È nelle case, nelle scuole, nelle istituzioni che limitano la nostra autonomia.
È nella guerra.
Contro patriarcato, sfruttamento, riarmo e silenzio: lottiamo insieme.

Grazie a Paola Costanzo per il video.

11/03/2026

L’8 marzo siamo scese in piazza perché la violenza non è un’eccezione: è un sistema.
È nel lavoro precario, nella dipendenza economica, nel controllo dei nostri corpi, nella sanità privatizzata.
È nelle case, nelle scuole, nelle istituzioni che limitano la nostra autonomia.
È nella guerra.
Contro patriarcato, sfruttamento, riarmo e silenzio: lottiamo insieme.

Grazie a Paola Costanzo per il video ❤️

05/03/2026

Soprattutto in queste ore è importante ribadire quanto la guerra sia strettamente connessa al sistema patriarcale.
Un sistema che schiaccia, che riduce in frantumi corpi, luoghi e comunità.
Un sistema che fa delle vite delle persone carne da macello, esattamente come la violenza maschile che continua, anche nel nostro Paese, a produrre una vittima ogni due giorni.

L’8 marzo scendiamo in piazza per un corteo che dica no alla guerra e al sistema produttivo che ci vuole sfruttate, ricattabili, silenziate e schiave.

📌 DOMENICA 8 MARZO - ORE 17:00 - AUTOSTAZIONE DI COSENZA

📍 TI SENTI AL SICURO QUI?In occasione dell’8 Marzo lanciamo un’indagine sulla sicurezza negli spazi che attraversiamo qu...
03/03/2026

📍 TI SENTI AL SICURO QUI?

In occasione dell’8 Marzo lanciamo un’indagine sulla sicurezza negli spazi che attraversiamo quotidianamente.

Stiamo tappezzando tutta l’area urbana da Cosenza all’UNICAL di adesivi con una domanda semplice ma potente:
👉 TI SENTI AL SICURO QUI?

Inquadrando il QR code sotto questa domanda, si accede ad un questionario anonimo.

Troppo spesso il tema della “sicurezza” viene strumentalizzato da chi non ha cura delle nostre vite. Dare valore alle esperienze concrete e quotidiane, alle paure, alle nostre strategie è il primo passo per sovvertire una narrazione che vorrebbe la sicurezza come controllo e repressione.

Se trovi lo sticker, fermati, scansiona e raccontaci la tua esperienza.

Fateci spazio, riprendiamoci la Città!

Ci vediamo l’8 marzo alle ore 17:00 all’Autostazione di Cosenza da cui partiremo per il corteo! ❤️‍🔥

Per l’8 marzo chiamiamo in piazza tutte le persone che sentono l’urgenza di rendere ancora più visibile la natura strutt...
27/02/2026

Per l’8 marzo chiamiamo in piazza tutte le persone che sentono l’urgenza di rendere ancora più visibile la natura strutturale della violenza che attraversa le nostre vite e che continua a limitare l’autodeterminazione delle donne e delle soggettività marginalizzate.

Scenderemo per le strade di Cosenza per ricordare a chi ancora lo nega che la violenza patriarcale non si manifesta solo nei femminicidi, ma in tutte quelle condizioni materiali che rendono fragile l’autonomia delle donne e, insieme ad essa, quella di tutte le persone subalterne, esposte ogni giorno al ricatto.

Il patriarcato è nel lavoro precario e sottopagato, nella svalutazione continua delle nostre competenze, nella dipendenza economica prodotta da un sistema che si regge sullo sfruttamento e sull’invisibilità del lavoro di cura.
È in un sistema sanitario impoverito, che ostacola l’accesso alla salute e limita la libertà di scegliere sui nostri corpi.
È nelle scuole e nelle università segnate da precarietà, molestie e gerarchie, dove il sapere non è mai neutro ma attraversato da rapporti di potere.

È nella violenza domestica, fatta di controllo psicologico, economico e fisico, ed è nella violenza digitale, dove molestie, esposizione e sorveglianza diventano strumenti di disciplinamento e silenziamento.
È nelle politiche securitarie che, attraverso la repressione, soffocano il concetto di consenso, normalizzano l’abuso e disumanizzano le vittime, private di autodeterminazione e di possibilità di difesa.

La violenza maschilista si legittima anche nelle condizioni imposte alle donne migranti, esposte a sfruttamento, razzismo e negazione sistematica dei diritti. Si riproduce nella guerra, che rafforza le gerarchie patriarcali, militarizza i territori e normalizza la violenza come strumento di governo del mondo.

La violenza maschilista e patriarcale non è fatta di episodi isolati: è un unico sistema fondato sul controllo dei corpi, sulla limitazione dell’autonomia e sulla riproduzione delle disuguaglianze.

L’8 marzo scendiamo in piazza per ribadire che questo sistema si regge
sulla limitazione della nostra autonomia,
sulla nostra precarietà,
sul nostro silenzio.

28/01/2026
Il femminicidio avvenuto a Mileto, in cui Assunta Currà è stata uccisa dal marito nel contesto di una separazione e l’uo...
25/01/2026

Il femminicidio avvenuto a Mileto, in cui Assunta Currà è stata uccisa dal marito nel contesto di una separazione e l’uomo si è poi tolto la vita, non è una tragedia privata né un fatto eccezionale. È l’ennesima espressione di una violenza machista strutturale, ancora profondamente radicata nei nostri territori come nel resto del Paese, che colpisce l’autodeterminazione delle donne e la loro libertà di scegliere, lasciare, sottrarsi.

Quando una donna decide di interrompere una relazione e riprendere possesso della propria vita, questa scelta continua a essere vissuta da una cultura patriarcale dominante come una minaccia intollerabile. È qui che si rivela la matrice della violenza: l’idea che i legami affettivi coincidano con la proprietà, che l’altrə sia qualcosa da possedere e controllare. Non amore, ma dominio. Non relazione, ma contratto asimmetrico.

La dinamica del femminicidio-suicidio rende tutto questo ancora più evidente. La violenza patriarcale non colpisce solo le donne che la subiscono: gli uomini che la agiscono sono prodotti di modelli culturali che impongono il controllo come misura dell’identità e la perdita di potere come fallimento totale. Questo non assolve, ma chiarisce: l’uomo violento è plasmato dal patriarcato, incapace di pensare la relazione fuori dalla logica del possesso, fino a distruggere l’altra e sé stesso.

Continuare a leggere questi fatti come episodi isolati significa essere ciechi di fronte a una violenza sistematica e sistemica, che attraversa relazioni, linguaggi, istituzioni e dispositivi normativi. Una violenza che riguarda tutte e tutti, perché plasma il modo in cui desideriamo, ci leghiamo, esercitiamo potere.

Non è un caso che questa stessa logica emerga anche sul piano legislativo. La cancellazione della parola “consenso” dal disegno di legge sullo stupro non è una svista tecnica, ma un atto politico. È il segnale di un sistema che continua a negare pienamente la soggettività delle donne e a normalizzare l’idea che il rifiuto possa essere ignorato o punito. Il parallelismo con la violenza nelle relazioni non è forzato: è lo stesso impianto patriarcale che agisce su piani diversi, dal diritto alla vita quotidiana.

Da una prospettiva transfemminista, diciamo con chiarezza che la violenza non è un destino né una devianza, ma il prodotto di un ordine simbolico e materiale fondato su gerarchie di genere, controllo dei corpi e negazione dell’autodeterminazione.

Smontare questo ordine è una responsabilità collettiva, che non può limitarsi alla commemorazione delle vittime né alla gestione emergenziale della violenza.

L’8 marzo si avvicina.Come ogni anno abbiamo l’onere e la responsabilità di occupare questo spazio in città con parole d...
24/01/2026

L’8 marzo si avvicina.
Come ogni anno abbiamo l’onere e la responsabilità di occupare questo spazio in città con parole d’ordine che rispecchino tutta la nostra rabbia e tutto il nostro amore.

Per questo invitiamo tuttə a un’assemblea organizzativa:

📅 Domenica 8 febbraio

🕔 Ore 17:00

📍 La Base – Via Macallè 17, Cosenza

Un momento per incontrarci, confrontarci e costruire insieme l’8 marzo che vogliamo.

📩 Per qualsiasi info: scrivici!

Da giorni è pubblica la notizia della scomparsa di Angelica Causil, persona trans di origine colombiana, irreperibile da...
16/12/2025

Da giorni è pubblica la notizia della scomparsa di Angelica Causil, persona trans di origine colombiana, irreperibile dal 25 novembre, per la quale è stata aperta un’indagine tra Napoli e Cosenza. Una scomparsa formalmente denunciata, che coinvolge più territori, su cui si stanno muovendo procure e forze dell’ordine. Un fatto grave, che riguarda il diritto fondamentale alla vita, alla verità.

Eppure, attorno a questa vicenda, regna un silenzio assordante. Le grandi testate giornalistiche nazionali, e molte regionali, hanno scelto di non vedere, di non raccontare, di relegare il caso ai margini dell’informazione o di ignorarlo del tutto. Questo silenzio non è casuale, né neutro: è una scelta politica. È il riflesso di una gerarchia delle vite che decide quali scomparse meritano attenzione e quali possono essere lasciate nell’ombra.

Quando a scomparire è una persona trans, migrante, precaria, la macchina dell’informazione rallenta, si inceppa, tace. La notizia perde “appeal”, non fa titolo, non genera indignazione. Solo quando la violenza esplode nella sua forma più estrema — quando arriva la morte — allora, forse, diventa degna di spazio. Questo meccanismo è parte della violenza stessa: una violenza strutturale che passa attraverso l’invisibilizzazione, la rimozione, la normalizzazione dell’assenza.

Il silenzio mediatico che circonda la scomparsa di Angelica Causil non è solo una mancanza di informazione: è una lesione dei diritti, perché sottrae attenzione pubblica, rallenta la pressione collettiva, indebolisce la richiesta di verità e giustizia. È una forma di complicità con un sistema che tollera che alcune vite possano sparire senza lasciare traccia, senza interrogare la coscienza pubblica.

Denunciamo con forza questa responsabilità. Denunciamo un giornalismo che si proclama imparziale ma riproduce esclusione. Denunciamo un sistema dell’informazione che parla di diritti solo in astratto, ma li nega nei fatti, scegliendo chi è degno di essere raccontato e chi no. Denunciamo un ordine sociale in cui la violenza viene riconosciuta solo quando è irreversibile, quando è troppo tardi.

Pretendiamo che la scomparsa di Angelica Causil venga trattata per ciò che è: un fatto grave, urgente, politico, che riguarda tuttə. Pretendiamo visibilità, attenzione, continuità informativa. Pretendiamo che l’informazione faccia il suo dovere: rompere il silenzio, rendere pubbliche le ingiustizie, stare dalla parte dei diritti e non del loro occultamento.

Perché il silenzio non è mai neutro.
E perché ogni vita conta, anche quando il sistema fa finta di no.

CONSULTORIO DI CELICO: DALLA LOTTA CONTRO LA CHIUSURA NEL 2021 ALLA NUOVA RIAPERTURA DI OGGI. LA LOTTA PAGA, SEMPRE. Nel...
24/11/2025

CONSULTORIO DI CELICO: DALLA LOTTA CONTRO LA CHIUSURA NEL 2021 ALLA NUOVA RIAPERTURA DI OGGI. LA LOTTA PAGA, SEMPRE.

Nel 2021 avevamo denunciato le condizioni critiche della struttura e l’assenza di strumenti essenziali, a partire dall’ecografo, e di personale sanitario. Da allora non abbiamo mai smesso di vigilare e di fare pressione affinché quel presidio territoriale tornasse a vivere.

Oggi, grazie a queste mobilitazioni, assistiamo a una nuova riapertura del consultorio di Celico, finalmente dotato di un ecografo all’avanguardia, capace di garantire diagnosi e monitoraggi adeguati.
È previsto anche un aumento del personale, passo fondamentale per restituire stabilità e continuità a un’équipe che per troppo tempo è stata lasciata senza risorse.

Questa inaugurazione arriva proprio nei giorni in cui si parla di violenza sulle donne: ricordiamo che i consultori sono presidi fondamentali di prevenzione, grazie alla loro funzione educativa nei confronti degli adolescenti e alla capacità di intercettare, accogliere e indirizzare correttamente situazioni di violenza domestica e non solo. Dove c’è un consultorio funzionante, c’è una possibilità in più di liberarsi dalla violenza.

Ogni servizio socio-sanitario gratuito e ad accesso libero è un avamposto indispensabile per la salute psicofisica delle persone, senza discriminazioni di classe. Ed è proprio per questo che l’attuale governo sta tentando di sabotare questi presidi, inserendovi associazioni “per il benessere delle donne” che, dietro una facciata pseudo-volontaria, portano avanti valori che colpevolizzano e controllano i corpi femminili, attaccando il diritto all’aborto e all’autodeterminazione.

Noi vogliamo più consultori, più servizi pubblici gratuiti, più spazi capaci di accogliere, curare e sostenere le comunità.�Vogliamo una vera medicina territoriale, che faccia prevenzione delle malattie oncologiche — sempre più diffuse e sempre più incidenti in età giovanile — e che garantisca supporto alla salute mentale, soprattutto nel delicatissimo periodo perinatale.

Basta tagli alla sanità pubblica.�Basta presenze pro-life nei consultori.�Vogliamo presidi che proteggano, non che giudichino.

A causa dell’allerta meteo di oggi, il presidio previsto alle 18:00 in piazza XI Settembre è rimandato. Resta invece con...
22/11/2025

A causa dell’allerta meteo di oggi, il presidio previsto alle 18:00 in piazza XI Settembre è rimandato.

Resta invece confermato il corteo notturno del 25, con partenza alle 19:00 dal Rettorato ❤️‍🔥

Il 25 novembre non è un giorno di dolore, ma un giorno di lotta e rivendicazione. Il 25 novembre urleremo la nostra rabb...
15/11/2025

Il 25 novembre non è un giorno di dolore, ma un giorno di lotta e rivendicazione. Il 25 novembre urleremo la nostra rabbia contro ogni forma di vittimizzazione.
La violenza di genere non è una categoria di comportamento patologica, ma una manifestazione di potere.
Potere che controlla, valuta, seleziona, esclude.
Potere che attraversa bandi, cattedre, corridoi, uffici, chat di lavoro e bar di quartiere.

Il 25 novembre cammineremo unitə attraversando l’università,
non per chiedere sicurezza, ma per restituire senso e vita agli spazi del sapere, e rivendicare il nostro spazio di lotta!

Manifesteremo compatte per ribadire che la neutralità è una menzogna,
che il patriarcato non è un fantasma teorico ma un’infrastruttura,
che la violenza è organizzata, sostenuta, finanziata con pratiche sociali, economiche e politiche che continuano a sostenere un sistema oppressivo, escludente e violento!

Le istituzioni sono tutte ipocrite e complici: commemorano, posano, dichiarano dolore
solo quando la violenza arriva alla morte.
Ma restano complici ogni giorno nell’esercizio di violenza contro ogni corpo non privilegiato:
nelle molestie nei luoghi di lavoro, nei dipartimenti, nei locali,
nei silenzi che occultano, nei sorrisi che minimizzano,
nelle città e nelle università dove telecamere e slogan si sostituiscono alla cura e alla responsabilità collettiva.

Non marceremo solo per ricordare:
marceremo per sovvertire.
Per ribadire che la cultura non è neutra, che i nostri corpi non sono passivi e le nostre sono urla di rabbia!

Porta uno strumento qualsiasi per fare rumore, la tua voce, il tuo corpo vivo.
Non chiediamo protezione. Pretendiamo trasformazione, cura, partecipazione!

Ci vediamo il 22 novembre in piazza XI Settembre a Cosenza alle ore 18:00 e anche il 25 novembre alle ore 19:00 al Rettorato dell’Unical per partire nella nostra marcia notturna.
Riprendiamoci le piazze, riprendiamoci le città.
Le strade sicure le fanno le persone che le attraversano.

Indirizzo

Cosenza
87100

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