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03/09/2020

Corigliano-Rossano – Il Comune che con l’avvento del Sindaco Flavio Stasi è caduto dalla padella nella brace, si pone anche contro la legislazione italiana.

Cosenza 3 settembre 2020 - Come già comunicato nei giorni scorsi, di fronte all’assoluta antidemocraticità del Sindaco di Corigliano-Rossano Flavio Stasi, la Casil è stata costretta ad interessare l’Ispettorato per la pubblica amministrazione presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il quale in aderenza alla richiesta aveva interessato il Segretario Generale del Comune a riscontrare entro 15 giorni la richiesta segnalata dalla Casil, che reclama il riconoscimento dei diritti economici e contributivi al Dirigente Sindacale Casil presso il Comune, nel rispetto della L. 151/2001, per avere assistito la propria madre nel periodo 16.07.2011 al 30.04.2012.

Ebbene la CASIL il 28 agosto ha sollecitato il medesimo Ispettorato presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri di intervenire fermamente sull’omissione da parte del Comune e più precisamente contro il segretario generale che si è reso responsabile della violazione.

Ed ecco che puntualmente l’Ispettorato ieri 2 settembre nel riscontrare la nota CASIL ha invitato con diffida il segretario generale ad adempiere, ricordandogli testualmente che “gli esiti delle verifiche svolte dall’Ispettorato costituiscono obbligo di valutazione ai fini dell’individuazione delle responsabilità e delle eventuali sanzioni disciplinari di cui all’art. 55, per l’amministrazione medesima”. (Dgl. 165/2001).

L’arroganza provocatoria del segretario generale del Comune di Corigliano-Rossano che evidentemente ha recepito appieno la direttiva del Sindaco Flavio Stasi, non intimidisce la Dirigenza CASIL che non mancherà di attivare parallele iniziative in sede civile, amministrativa e per tutti i riflessi di rilevanza penale.

Non si escluda la richiesta del Commissario ad acta.

Nei confronti del Sindaco Flavio Stasi confermiamo il nostro giudizio negativo a guidare il Comune di Corigliano-Rossano e conseguentemente di volersi fare da parte ed eventualmente ritornare in politica soltanto quando avrà maturato le condizioni utili alle esigenze dei cittadini, a meno che non intenda continuare ad adeguare i propri comportamenti non al cambiamento ma all’andazzo politico che caratterizza altri sindaci della nostra martoriata Calabria e che respingiamo ed avversiamo, condannandolo con fermezza.
Franco Scrivano Segretario Generale Casil

01/09/2020

Corigliano-Rossano - Col Sindaco Flavio Stasi si è caduti dalla padella nella brace

Cosenza 29 agosto 2020 - E’ come dire si stava meglio quando si stava peggio.
Altra delusione quella dell’elezione di Flavio Stasi a Sindaco del Comune di Corigliano-Rossano. In effetti si ha la percezione che il Comune sia destinato ad una preoccupante deriva che non lo farà uscire dalla crisi che lo attanaglia e lo soffoca nella crescita, negandogli il ruolo che invece la fusione dovrebbe assegnargli.
Difatti il potenziale di una nuova città autonoma anche economicamente, viene mortificato da chi dimostra di non conoscere gli elementi basilari della democrazia che vuole il rispetto verso il prossimo e non l’arroganza del potere.
Investito direttamente, dopo il fallimento di portare alla ragione ancorché alla legalità sul diritto del nostro dirigente Sindacale e dipendente del medesimo Comune di percepire la retribuzione con conseguente riconoscimento della relativa contribuzione, dal 16.07.2011 al 30.04.2012, per avere utilizzato la previsione della legge dello Stato italiano 151/2000, è fatto che non può essere circoscritto al caso ma ad una regola insita nell’arroganza di un giovane evidentemente ancora in erba politicamente per poter guidare il cambiamento di un Comune come Corigliano-Rossano.
La vecchia politica di dimenticarsi dell’elettore dopo il voto – come affermava il grande Antonio De Curtis in arte Totò, non paga più, come non paga più il richiamo all’antifascismo su cui amici del Sindaco Stasi, hanno costruito le loro fortune, cavalcandolo per circa 70 anni.
Oggi il popolo vuole vedere i fatti e possibilmente toccarli con mano.
Non dare neppure una semplice risposta, seppure negativa, alla cortesia riservatagli dalla Casil, investendolo direttamente della problematica che non onora nessuna comunità pubblica, e tantomeno un Comune delle dimensioni di Corigliano-Rossano, è fatto grave che mina la democrazia ed evidenzia in termini esponenziali il discrimine e l’abuso che si mette in atto approfittando della leva di comando, atteso che ad altri il Comune ha riservato ben altro atteggiamento, riconoscendogli quanto dovuto per legge dello Stato, ma negato da circa un decennio a persona evidentemente scomoda o non allineata, perché pensante.
Neppure una nota dell’Ispettorato del Lavoro di Cosenza ha sortito gli effetti dovuti, a conferma di quanta sia grande la cultura istituzionale di certi democratici.
Evidentemente con l’avvento del giovane Stasi, il Comune di Corigiano-Rossano si è posto al di fuori delle regole dello Stato Italiano, autodeterminandosi Repubblica autonoma.
Fare il politico non è una professione e non è neppure ordinata dal medico curante. Ne consegue che in luogo di attaccarsi ad una poltrona a danno della cittadinanza sarebbe il caso di trovare altro impegno.
Cosicché non possiamo che definire pessima l’amministrazione guidata dal Sindaco Stasi, il quale ha anche dimostrato di essere un muro di gomma sul quale imbattere anche i suggerimenti costruttivi utili ad una crescita di società civile.
Abbiamo sbagliato a sottoporre all’attenzione del Sindaco Stasi ciò che gli amministrativi eludono ? In termini di correttezza istituzionale certamente no, benché il passaggio ha fatto perdere ulteriore
tempo al riconoscimento dei diritti del lavoratore.
Si vede che Stasi è un altro Sindaco dedito alla resistenza giudiziaria, tanto a pagare è sempre pantalone.
Ma ha sbagliato e di grosso il Sindaco Stasi a non accusare neppure la ricezione della nostra garbata lettera, atteso che non tralasceremo alcuna azione per portare alla democrazia, oggi sospesa, la gestione del Comune di Corigliano-Rossano, che non ha bisogno di un Sindaco della raccomandazione ma del rispetto del diritto e per tutta la collettività nel rispetto delle regole, e che Stasi forse ritiene essere un opzional.
Ed in questo quadro che la Casil ha chiesto ed ottenuto un fermo intervento dell’Ispettorato della Funzione Pubblica presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri , il quale ha ricordato al Segretario Comunale, anch’egli sordo alle numerose sollecitazioni del lavoratore che il Comune è obbligato a rispondere entro 15 giorni.
Ma è notorio che il cattivo odore del pesce proviene dal capo.
Ed infatti non ha avuto diversa sorte la nota di richiamo agli obblighi della Pubblica Amministrazione, dell’Ispettorato della funzione pubblica presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Non è detto che a questo punto non addiveniamo a chiedere una visita ispettiva e comunque l’azione penale ed il ricorso d’urgenza con la nomina di un commissario ad acta.
Il Covid 19 doveva rappresentare un momento di riflessione ma anche di riorganizzazione della macchina comunale, obbligando i dipendenti con grado a rispettare il prossimo evadendo le richieste sia in positivo che in negativo, anche elaborando un documento utile per tutte le occasioni, da inviare anche senza avere dato importanza alla richiesta, ma per dare almeno una parvenza che l’utente è ascoltato.
L’arroganza del potere c***a con le buone intenzioni in campagna elettorale per usurpare il voto.
Non c’è più spazio per ritenere la poltrona un impiego, essa dev’essere scomoda se si vuole fare gli interessi della collettività.
Non sono sufficienti né scaricabarile e neppure il silenzio. Necessita fare, anche sbagliando ma mai privilegiare l’arroganza.
Comunque riteniamo che per la comunità di Corigliano-Rossano l’elezione del Sindaco Stasi sia stata una iattura, al quale consigliamo di farsi da parte. Non è cosa sua governare un Comune dalle dimensioni e delle aspettative ed importanza come Corigliano-Rossano.
Dal canto nostro, oggi, abbiamo sollecitato l’Ispettorato per la funzione pubblica presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri di adottare fermi provvedimenti contro il Segretario Generale del Comune di Corigliano-Rossano, per aver disatteso il richiamo agli obblighi della pubblica amministrazione, mentre abbiamo dato mandato ai nostri legali per la evidente rilevanza penale.

Franco Scrivano Segretario Generale Casil

24/03/2020

SONO LE PORHERIE EUROPEE....ALLA RUSSIA ABBIAMO APPLICATO LE SANZIONI PER VOLONTÀ DEI SOLITI NOTI .....È NONOSTANTE CIÒ PUTIN CI È VENUTO IN SOCCORSO. EBBENE I SOLITI NOTI NON HANNO DATO IL VIA LIBERA AGLI AEREI RUSSI DI SORVOLARE GLI SPAZI AEREI PER FAR GIUNGERE I SOCCORSI ALL'ITALIA. ... È CONSEGUENTEMENTE GLI AEREI RUSSI HANNO DOVUTO PEREGRINARE PER I CIELI ALLUNGANDO LA ROTTA PER GIUNGERE IN ITALIA......QUESTA OGGI È L'EUROPA ....!

12/04/2018

Meglio se il Sindaco di Fuscaldo Gianfranco Ramundo esternasse meno entusiasmo.

Cosenza 11 aprile 2018 - Ne sentiamo di disgustevoli affermazioni ma a Fuscaldo non sembra ci sia alcun limite.
E’ consolidata l’attività antidemocratica, approssimativa e per nulla immune da indagini eppure si tenta di costruirvi sopra un’aureola, ribadendo che l’amministrazione lavora in assoluta trasparenza e legalità, quando basti ricordare per tutto che non riscontra alcuna nota sindacale, applica i contratti di lavoro secondo una logica tutta locale, gestisce percorsi legislative secondo gli umori di qualche dipendente anche a tempo determinato, non informa il personale di modificazioni d’orientamento, spesso contrastante con le disposizioni legislative, privandolo anche di eventuale diritto di impugnazione.
Non riconosce diritti a lavoratori evidentemente scomodi mentre li facilita e li costruisce invece a favore di baciati dalla fortuna come la funzionaria Rachelina Abbruzzino assunta illegittimamente, senza alcun concorso ma con una semplice illegittima transazione che l’ha portata a rivestire la posizione apicale in cambio di un rifiuto di alcuni spiccioli economici.
Ci sarebbe da piangere ed invece a Fuscaldo si ride. Come si è riso e festeggiato l’arrivo di un’assoluzione del Sindaco Gianfranco Ramundo con la motivazione “il fatto non costituisce reato”,
Non siamo giustizialisti ma neppure sprovveduti.
L’entusiasmo che continua a privilegiare la vita politica del primo cittadino Ramundo dopo la sentenza di assoluzione “ perché il fatto non costituisce reato” si badi bene “non per non aver commesso il fatto” la dice lunga . Il Tribunale non ha dichiarato l’inesistenza del fatto grave ma che esso non costituisce reato.
Non conosciamo ancora la stesura della motivazione che ha portato il tribunale a non ravvisare la rilevanza penale, ma che riteniamo abbia prevalso l’interesse della pubblica amministrazione di assicurare la normale funzionalità dell’attività comunale. E se così fosse allora sarebbe ugualmente grave, ovverosia ci troveremmo in presenza di un giudizio che se va bene per il ladruncolo che per necessità ruba un tozzo di pane al supermercato non potrebbe trovare giustificazione nella condotta della guida della Pubblica Amministrazione che deve privilegiare soltanto la regola che valeva per la “moglie di Cesare”.
La vita politica non può essere condizionata dalla giustizia e ancor peggio per il terzo grado di giustizia. Essa per essere specchiata va salvaguardata da qualsiasi sospetto e se l’azione giudiziaria bussasse alla porta il politico è tenuto moralmente a farsi da parte per riprendere l’attività politica soltanto dopo aver concluso a suo favore l’iter giudiziario.
Il sospetto è fatto grave che non può essere cancellato da una sentenza di primo grado, atteso che esso è come “il venticello della calunnia” ben rappresentato nell’opera il Barbiere di Siviglia di Rossini.
E’ vero che le sentenze vanno rispettate ma al pari possono essere commendate e se del caso anche criticate.
Ed è proprio il caso di quella che ha mandato giorni addietro il Sindaco di Fuscaldo assolto “perché il fatto non costituisce reato”, atteso che se gli atti che hanno spinto l’amministrazione ad assumere elementi sotto la vigenza dello stato di dissesto e quindi vietato dalla legge adducendo lo stato di necessità come sembra abbiano anche testimoniato alcuni, il fatto non risulta affatto veritiero, dal momento che l’assunzione con destinazione il settore finanziario si poteva ben coprire con il funzionario Marinelli, messa da parte pur avendo sempre rivestito l’incarico senza mai mandare in dissesto il medesimo Comune, ed evitando tra l’altro l’assunzione del dott. Chiodo indagato ad Aprigliano per peculato. In quanto poi al settore urbanistico esso poteva essere ricoperto dal funzionario ing. Scofano, anch’egli messo da parte, pur avendo sempre assunto l’incarico che oggi gli viene riconfermato dopo la br**ta esperienza che si è registrata con l’assunzione dell’ing. Fernandez indagato a Cosenza ed a Paola.
Ebbene che ci sarebbe da festeggiare non ci è dato sapere.
I cortigiani hanno ripetuto i loro inchini esternando i loro complimenti ed auguri, come se l’attività quotidiana all’interno del Comune non fosse puntualmente viziata da omissioni ed abusi ancorché da attività antidemocratica.
Ricordiamo per tutto che sin dal primo mandato il Sindaco Ramundo e la funzionaria Abbruzzino unitamente al segretario comunale di turno non hanno mai riscontrato una sola lettera della Casil né tanto meno hanno chiuso vertenze che si trascinano da tempo immemore ed alcune anche dal lontano 2001/2003.
Franco Scrivano Segretario Generale Casil

06/08/2015

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C O M U N I C A T O

Cosenza 6 agosto 2015 - Paola (Cs) – Sulla protesta del gestore del Lido “Holiday Beach” – La solidarietà della Casil -

A differenza di tutti gli imprenditori locali che non hanno solidarizzato con il gestore del lido “Holiday Beach”, per la clamorosa protesta messa in atto contro il mare sudicio, la Casil si schiera al suo fianco perché deve essere posta la parola fine sullo scandalo della vera e propria truffa che annualmente si consuma a danno dei turisti, per quel poco che sono ancora rimasti.
In effetti l’aumento delle presenze sul Tirreno cosentino è dato più dal ritorno di quanti hanno avuto o hanno tutt’ora interessi in loco e non alla vera scelta di soggiorno.
La nostra solidarietà al gestore del Lido paolano Roberto Prenestì è totale perché se non si m***a la protesta il Tirreno cosentino e la Calabria saranno destinati alla desolazione più assoluta.
I convegni ed i vari studi che si consumato di anno in anno a ridosso dell’estate se non in piena estate non hanno alcun senso se non quello di dispendio di economie che spesso si rivelano per alcuni veri e propri affaropoli.
Gli interventi vanno programmati ed avviati oggi per il prossimo anno, ovvero per il futuro. Nessuno può permettersi ancora di truffare ignari turisti che dalle belle cartoline scelgono la Calabria quasi fosse la terra promessa.
Gli attuali imprenditori devono capire una volta per tutte che se non si ribellano come ha fatto il sig, Prenestì, mettendoci non solo la propria faccia, per tutti, quanto anche le proprie economie penalizzando la propria famiglia, la loro attività è destinata a chiudere battenti.
La nostra non vuole essere incitamento alla disobbedienza o alla ribellione ma semplicemente un modo come un altro, permesso dalla democrazia, per protestare nel proprio singolo interesse e per la collettività.
Quale mare da bere si ha specialmente sul Basso Tirreno cosentino se in certi momenti della giornata è una vera e propria fogna a cielo aperto?
Ebbene che fanno tanti controllori a non elevare multe salate ai trasgressori e/o mandando a casa tanti Sindaci legati più alla poltrona che agli interessi generali?
Perché non perseguire i trasgressori, vuoi politici come gestori degli impianti di depurazione, titolari di scarichi abusivi, e perché no anche dei villeggianti che buttano in mare di tutto senza risparmiare neppure “pannolini” di bimbi e di adulti, insabbiando con gioia e sorrisi di compiacimento la cacchina dei propri pargoli, mentre gli accaniti fumatori occultano sotto la sabbia le loro cicche? Perché non si sequestrano i beni di quanti lasciano i propri rifiuti sulla sabbia quasi fosse un abbellimento e non un modo come un altro per mettere in mostra la propria inciviltà?
Contro tutto l’attuale degrado gli imprenditori devono protestare e con fermezza se del caso anche abbassando le proprie saracinesche per allargare il dissenso agli abitanti. Solo così qualcuno non dormirà la notte per studiare la problematica senza avere il cruccio della tangente spicciola.
Continuare ad abbassare il capo porterà certamente a sopravvivere, ma ancora per poco, però allontanerà per sempre non solo i turisti veri quanto anche i figli migliori della nostra terra in cerca di fortune altrove, atteso che in Calabria c’è chi non pensa a loro ad iniziare dai propri genitori che nulla fanno per poter tramandare loro la propria attività, così come l’hanno ereditata dai loro antenati.
Se il video diramato dal sig. Prenestì in circa 24 ore sembra aver superato le 35.000 visualizzazioni, vuol dire che esiste ancora un popolo attento che vorrebbe raggiungere la Calabria. Ed allora gli imprenditori anziché porsi di traverso all’azione del collega imprenditore Prenestì, lamentandosi quale causa del calo delle presenze, facciano qualcosa per attirare quel bacino d’utenza e renderla fiera di propagandare le bellezze naturali che la Calabria ancora custodisce con gelosia, contro la volontà politica ignorante e distratta, e soprattutto sponsorizzando i mari ed i monti che in uno alle altre attrazioni madre natura ci ha riservato, quale premio per le tante intelligenze date alla luce e favorendo i tanti cultori storici nazionali ed internazionali che vi hanno fatto riferimento anche per i loro studi, per lo sviluppo delle loro scienze.
Noi non conosciamo il sig Prenestì ma riteniamo che se ha protestato platealmente lo ha fatto non solo per il calo dei propri affari economici ma anche se non soprattutto perché non sa più cosa rispondere ai villeggianti protestanti e minacciosi di andare via senza pagare il conto, per colpa di quella parte di classe politica imbelle, ciarlatana e clientelare che sembra lavorare soltanto per il tanto peggio tanto meglio …, ovvero per i loro sporchi e loschi interessi di bottega e criminali, invece di individuare le origini dell’inquinamento e della sporcizia e risolvere una volte per tutte le gravi carenze che porteranno alla desertificazione del genere umano e con esso quello animale sia marino che terrestre.
Cosenza 6 agosto 2015
Franco Scrivano Segretario Generale Casil

10/11/2014

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C O M U N I C A T O

Ma Trenitalia sponsorizza il trasporto privato su gomma?

Cosenza 10 novembre 2014 -E’ legittimo il nostro dubbio!
Oggi non ci soffermiamo sul disservizio dei ritardi cronici per i quali la magistratura non ritiene la rilevanza penale proprio perché cronici (e quindi non occasionali, diciamo noi), né tanto meno sulle carrozze da destinare alla demolizione in luogo del trasporto pubblico e neppure all’immagine che da la strada ferrata piu’ prossima al pascolo che non ad una discarica, ma siamo attratti dai “cervelloni” che predispongono gli orari ferroviari, atteso che sembrano piu’ sponsorizzante il servizio di trasporto privato su gomma che non il servizio pubblico su rotaia.
In effetti osservando gli orari di Trenitalia Calabria si ha la conferma con quanto pressapochismo vengono redisposti.
Prendendo a caso e per il momento la tratta ferroviaria Cosenza-Sapri, con fermata in tutti i Comuni eccetto le stazioni di Grisolia, Santa Maria del Cedro e Acquafredda (altra decisione assurda quanto inspiegabile), non troviamo alcun senso logico constatare che da previsioni di treni che si susseguono in pochi minuti si passi a fasce vuote di diverse ore.
Ma lo sconcerto si ha quando al susseguirsi dei treni non si da la possibilità ai pendolari di raggiungere il posto di lavoro in orario per la illogica previsione a cui si aggiungono i ritardi quotidiani.
Orbene quali sono le difficoltà insorm***abili atti ad assicurare ai pendolari di raggiungere il posto di lavoro contrattualmente previsto e non secondo scelte illogiche? Uno dei treni esposti a maggiori lamentele è il 12682 in composizione a Sibari col n.12681, con arrivo a Cosenza alle ore 7,31 a da qui in partenza per Sapri alle ore 7,39, e con fermata in tutte le stazioni eccetto le tre già indicate sopra. Ebbene è possibile che i pendolari non possano usufruire di un treno in partenza da Cosenza alle ore 7,10/7,15 e debbano optare, con aggravio anche economico, per il trasporto su gomma perchè Trenitalia si ostina a prevedere un treno in partenza da Cosenza che non soddisfa nessuno, dal momento che da Paola per l’alto tirreno cosentino nessun pendolare arriva in orario sul posto di lavoro se non partendo alle ore 6,30 per rimanere alcune ore all’addiaccio nei periodi invernali e sotto la calura nel periodo estivo?
Quali sono gli obiettivi che persegue Trenitalia nella scelta inconcludente di un orario non consono alle esigenze dei pendolari? Perché non anticipare la partenza da Cosenza del treno 12682 di circa trenta minuti? Anche i pendolari e gli studenti proveniente da Sibari godrebbero di un diverso orario. Infatti arrivando a Castiglione cosentino alle ore 7,05 in luogo delle previste 7,27, gli studenti avrebbero tutto il tempo per raggiungere l’Unical, sistemare i propri effetti ed andare in orario a lezione. Ed a tutto concedere perché Trenitalia se ha difficoltà a modificare l’orario dell’attuale 12681 che a Cosenza diventa 12682, non preveda Cosenza quale termine di corsa del treno 12681 e anticipi la partenza del treno 12691 in partenza da Cosenza alle ore 7,50, stabilendone il nuovo orario alle ore 7,15 ? Con tale modificazione anche i viaggiatori diretti al nord con cambio a Paola avrebbero maggiore tempo per la coincidenza?
In conclusione raccogliendo la protesta dei pendolari che dovrebbero usufruire del treno 12682 delle ore 7,39 in partenza da Cosenza, sollecitiamo Trenitalia a prevedere un anticipo della partenza da Cosenza almeno del treno 12682 dalle attuali 7,39 alle ore 7,10/7,15 sia per soddisfare ed aumentare i fruitori del servizio che per evitare l’assottigliamento del proprio bacino d’utenza a tutto vantaggio del trasporto privato su gomma che certamente inquina piu’ del trasporto su rotaia. E di conseguenza invitiamo Trenitalia a rivedere la propria posizione nel predisporre il nuovo orario ferroviario che andrà in vigore dal prossino 14 dicembre 2014, adeguandola alle esigenze del pendolari, così come da noi indicato, ovverosia prevedendo un treno in partenza da Cosenza per Sapri alle ore 7,10/7,15. E ciò senza alcuna lievitazione delle corse

Franco Scrivano Segretario Generale Casil

13/09/2014

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La Regione Calabria è ormai sinonimo di vergogna! Se non si vota subito si commissari. – Oggi anche la Chiesa cattolica ostacola il voto.

I balletti dei politici in atto alla Regione Calabria mettono in luce quale considerazione si ha degli elettori.
Si è sempre affermato “meglio una pessima democrazia che una dittatura” ma riteniamo che il detto sia superato, atteso che in Italia e così anche in Calabria la democrazia appare sempre più un opzional. A Roma abbiamo un governo di nominati. In Calabria invece è il Consiglio ad autonominarsi eletto. Fatto sta che i consiglieri dalle 10.000,00 euro mensili non intendono andare via occupando di fatto il Palazzo. Una vergogna nella vergogna! C’è chi invoca discontinuità, evidentemente di se stessi, ma non si dimette. E c’è chi come Magarò, che alla vigilia dello scioglimento della consiglio restituisce il telefonino, invocando etica e moralità, mentre lo ha utilizzato per oltre quattro anni senza risparmiarsi ed a spese della comunità regionale.
Sull’operato di Magarò quale presidente dell’antimafia calabrese ci siamo soffermati tempo fa in termini molto critici e non intendiamo riprendere l’argomento per evitare di promuoverne visibilità.
I politici calabresi a parole si stracciano le vesti per il popolo mentre rafforzano il loro stato matriarcale instaurato nel sud con l’Unità d’Italia, il cui unico interesse è stato quello della spoliazione delle risorse del meridione per aiutare la povera Lombardia e soprattutto le casse vuote del Piemonte.
Non ci incanta perciò la querelle tra destra e sinistra, attribuendosi la volontà di andare alle elezioni quando di concerto lavorano perché la legislatura duri all’infinito, in spregio alle leggi democratiche ed agli interessi della Calabria.
A dare man forte a prorogare le elezioni ci mancava anche la Chiesa che ricorda la data del 23 novembre già fissata per l’elevazione a Santo del Beato Nicola Saggio di Longobardi (CS), infischiandosi dei disastri e della povertà in cui vive la Calabria e dell’esigenza di uscire al più presto possibile dall’assurda illegittima ed illecita situazione.
Rispettiamo l’esigenza dei fedeli che vorranno recarsi a Roma per la importante funzione ma se non andiamo errati la Chiesa non può e non deve interferire nelle scelte dello Stato estero e laico in cui vive da ospite al pari di altre religioni a cui, peraltro, ha contribuito in maniera determinante all’instaurazione, porgendo sempre l’altra guancia ai governi italiani che si sono succeduti e che in nome dello stato laico hanno rivisitato i Patti Lateranensi e la volontà popolare.
Se la Regione Calabria dovesse spostare in avanti la data delle elezioni non è dovuto al senso del cattolicesimo locale ma all’interesse personale dei consiglieri tra i quali si annidano molti anticlericali ed avversari del credo della Chiesa cattolica.
Forse sarebbe stato meglio che la Chiesa invocasse per la Calabria un commissariamento a tempo indeterminato, ovvero fino a quando non emergeranno nuovi volti non contaminati dal vecchiume arrogante e provocatorio.
Il Prefetto di Catanzaro è stato nominato dal Tar commissario ad acta per l’indizione delle elezioni regionali, nel caso in cui entro i dieci giorni successivi alla decisione della magistratura la Presidente F.F. Antonella Stasi, non le avesse indette.
Ebbene il Prefetto Cannizzaro, nonostante non ne avessimo eccessiva simpatia, è obbligato ad evitare di largheggiare e favorire i politici aggrappati alla sedia regionale, applicando nella giusta misura la chiarissima decisione del Tar, atteso che le elezioni andavano consumate a giugno e da allora i politici-onorevoli starebbero rubando soldi alle casse del bilancio regionale, ancorchè stiano consolidando l’apparato clientelare con nomine illegittime ed illecite confidando nella lentezza della giustizia che a dire il vero a volte ci lascia perplessi, tanto da dubitare sulla sua imparzialità fino ad avere il sospetto che sia forte con i deboli e debole con i forti.
Da tempo i politici calabresi non sono credibili e tutti hanno l’esigenza di legarsi a carri per essere eletti, perdendo conseguentemente la loro autonomia e per alcuni diventare letteralmente zerbini ed asserviti alla malavita organizzata, come letteratura giudiziaria insegna.
Nessuna illusione perciò circa una migliore nuova legislatura ma alle elezioni bisogna andare e subito per stroncare illegittimità ed illeciti correnti ed avere una controparte legittimata, pur consci che siamo in presenza di un becero clientelismo che affoga ogni aspettativa.
Le tanto decantate “primarie” per noi non sono indice di democrazia, in quanto questa si esplicita con l’elezione del Consiglio regionale e non per sciogliere i nodi all’interno dei singoli partiti e/o movimenti politici, i cui responsabili non hanno il coraggio di scegliere il migliore, utilizzando per la loro inconsistenza le risorse del già disastrato bilancio regionale.
Chi vuole le primarie se le faccia per tempo ed a proprie spese. Riteniamo, pertanto, che la legge sul finanziamento di queste sia incostituzionale la cui porcata è avallata dagli organi centrali per riempire le scarne casse della politica, quasi fosse l’ unico obiettivo da conseguire.
Con molto rispetto per la Chiesa di Roma ma non ingerisca nei fatti interni alla regione altrimenti le altre religioni potrebbero presentare le loro esigenze fino a far ritenere utile per la democrazia e salutare per il bilancio regionale non andare più a votare.
In definitiva che si vada a votare prima che il popolo si svegli dal torpore e dalla sudditanza, oggi considerato da molti “pecorone” ed “utile idiota”, altrimenti ai politici non resterebbe che andare a lavorare i campi e se del caso anche a pascolare il gregge: quello vero!
Cosenza 13 settembre 2014
Franco Scrivano Segretario Generale Casil

05/04/2014

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Fuscaldo: -L’incoerenza tra la professione e la politica.

Cosenza 4 aprile 2014 - L’avvocato Giacomo Middea del Foro di Paola, giustamente ha esultato, con comunicato apparso sui quotidiani locali, per aver fatto assolvere il dipendente del Comune di Fuscaldo L.E. dall’accusa di assenteismo per fatti che sarebbero accaduti tra il 30.10.2008 ed il 5.11.2008.
In questa sede quindi non siamo a censurare l’attività professionale dell’avvocato Middea, cui peraltro non ci compete, ma del politico e capo gruppo di minoranza che all’epoca dei fatti ricopriva il medesimo avv. Giacomo Middea in seno al Comune di Fuscaldo.
In effetti il dipendente comunale L.E. all’epoca dell’addebito veniva preso di mira per la sua appartenenza alla Casil e non ci sembra che il capo gruppo e consigliere di minoranza avv. Giacomo Middea avesse mai preso le difese del dipendente e neppure della Dirigente sindacale della Casil, quanto per ritorsione sindacale su chiusa nell’autorimessa della Polizia municipale di Fuscaldo, facendole condividere il posto di lavoro con le autovetture ed i gas tossici.
In quella circostanza censurammo anche la decisione della Procura di Paola che nell’azione spregevole del Comune non riscontrò rilevanza penale “essendovi rimasta appena 14 giorni in quei locali malsani!!!”, limitazione che comunque si ebbe grazie all’attività ed alle proteste della Casil, benché qualcuno si accreditò ingiustamente di essere stato il promotore della revoca e non l’artefice. Ma questa è altra cosa.
Ritornando alla censura verso il politico Middea ricordiamo che il medesimo dai banchi d’opposizione non fece registrare alcuna propria attività quando lo stesso lavoratore L.E. entrò nelle buone grazie del Comune con tante di scuse e libertà di disimpegno lavorativo, immediatamente dopo essere stato convinto a rassegnare le dimissioni dal Sindacato Casil senza neppure inviare la dovuta comunicazione.
Né l’avv. Middea ha speso una sola parola quando L.E. fu invitato ( si fa per dire), a non andare a votare per il rinnovo della RSU( Rappresentanza sindacale unitaria), per evitare il raggiungimento del quorum necessario alla validazione delle stesse.
Ne consegue che se nulla abbiamo da esprimere in negativo sulla condotta professionale di avvocato da parte di Giacomo Middea, molto, invece, abbiamo da ridire sul politico Middea e sull’atteggiamento del Comune che non si smentisce mai in quanto ad illegittimità ed antidemocraticità, grazie anche a certa “dirigenza” che sembra ammainare la propria autorevolezza a favore dell’indennità di funzione che si assicura assecondando anche nelle illegittimità le amministrazioni che si susseguono nel tempo..
Ancora una volta si ha la conferma che per i politici nostrani la Casil non solo risulta scomoda quanto ne rappresenta il loro collante.
Franco Scrivano Segretario Generale Casil

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