07/02/2024
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UN TESORO CALABRESE SCONOSCIUTO A LONDRA: LE COLONNE LIGNEE NORMANNE DI TERRETI
In un’apposita sala nel Victoria & Albert Museum di Londra sono esposte quattro colonne lignee con la scritta sul cartello indicativo “Provenienza: Calabria (Italy), Chiesa di Santa Maria in Terreti”.
L’Abbazia di Santa Maria di Terreti, costruita sulle colline alle spalle della città di Reggio Calabria per controllare i percorsi della transumanza dall’Aspromonte al mare, era un monastero di fondazione bizantina, intitolato alla Vergine Theotòkos. Il monastero è attestato già nell’anno 1000, quando era ricordato il suo egumeno San Tommaso da Reggio, e forse ospitava persino uno “scriptorium”.
La chiesa, orientata da est verso ovest, era una costruzione piuttosto complessa, lunga circa 23 metri e larga circa 11 a tre navate, con una copertura a volte semicilindriche su pilastri, cupola semisferica schiacciata alla sommità a conclusione della navata centrale sostenuta da quattro archi a sesto acuto, abside centrale a volta semisferica, absidi laterali con volte semicilindriche, mentre il pavimento davanti all’altare maggiore era impreziosito da un mosaico.
Fu ricostruita da Ruggero II all’inizio del XII secolo e fu tenuta in gran conto dai Normanni che la privilegiarono moltissimo, perfino con concessioni di sale da prelevare dalla struttura delle saline ioniche. In età contemporanea fu data in commenda a personaggi molto in vista della Curia Romana, fra cui anche cardinali come Marzio Ginetti, legato di Papa Urbano VIII a Colonia nel 1635.
Nel corso dei secoli fu ripetutamente danneggiata da vari sismi che caratterizzano questo territorio, particolarmente distruttivi furono quelli del 1783 e del 1908. Nel 1915 le autorità la demolirono definitivamente tramite cariche di dinamite e il suo sedime destinato ad accogliere il cimitero di Terreti.
Di essa rimangono alcuni ruderi, nonché parti di pavimento a mosaico e colonne, riposizionati presso la Chiesa degli Ottimati nei pressi del Castello Aragonese di Reggio Calabria. Dell’arredo artistico dell’abbazia facevano parte anche due colonnine istoriate e molte placche arabeggianti di gesso, ritrovate sempre nell’area della chiesa, e conservate nel Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria.
Ma il tesoro più importante che il tempo ha risparmiato dal suo inesorabile passaggio è un set di quattro colonne magnificamente scolpite formanti parte di un pulpito, tutte con base circolare e capitello squadrato. Due delle colonne sono poggiate su leoni accovacciati. Tutte le quattro facce dei capitelli mostrano un misto di immagini religiose e ornamenti decorativi. Le colonne erano in origine colorate e conservano evidenti tracce di pittura rossa, verde e gialla su una prima mano di bianco. Le colonne, alte più di due metri, e di oltre 27 centimetri di diametro, sono costituite da un tronco intero di noce e hanno i capitelli, la parte alta del fusto e l’abaco interamente scolpiti a tutto tondo, con raffigurazioni di santi: San Paolo, Santo Stefano e San Michele Arcangelo, dei profeti Ezechiele e Zaccaria e di altre figure umane fra cui una nobildonna che si inginocchia davanti ad un frate; personaggio questo, forse, da identificarsi in Adelasia, la moglie di Ruggero I il Normanno, che si distinse per la protezione accordata ai monasteri calabresi.
Dalla documentazione del museo londinese si evince che le quattro colonne esposte sono state acquistate a Napoli nel 1886 da mister E. N. Rolfe, un incaricato del museo, presso l’antiquario Gaetano Pepe, con una spesa complessiva di circa 207 sterline, e da qui inviate a Londra.
Questi gioielli rari di arredamento del Basso Medioevo italiano dovrebbero essere fatti conoscere anche nella nostra regione, testimonianza del nostro passato che la maggior parte dei calabresi ignora.
Alfonso Morelli team Mistery Hunters
Tratto dagli studi del Prof. Francesco Arillotta