07/07/2026
E così, anche un’altra edizione va in archivio e ci ritroviamo a fare i conti con la fatica di riprendere i ritmi della quotidianità. E già ci mancate!
Il primo, immenso grazie va a tutti voi che avete scelto di esserci anche quest’anno, sfidando un caldo torrido. Un grazie gigantesco agli artisti e ai gruppi che hanno infiammato il palco e il Dj Set nei brughi: si sono esibiti tutti a titolo gratuito, sposando l'idea di solidarietà e volontariato che da sempre è il nostro motore.
Grazie di cuore anche alle band che si sono candidate ma che, per questioni di spazio, non abbiamo potuto accogliere: speriamo davvero di avervi con noi la prossima volta.
E poi il ringraziamento più grande, quello al nostro straordinario Staff: siete la nostra meraviglia!
Siamo strafelici di come sia andata e già carichi per il futuro. Ogni anno cerchiamo di fare un passo avanti, ma senza mai intaccare la filosofia che abbiamo costruito nel tempo. Rustici e saverghi, sì, ma sempre col sorriso.
Quest’anno abbiamo potenziato la logistica, aggiungendo un punto Focaccette per snellire le code e, il sabato, una cassa supplementare. La domenica, invece, abbiamo commesso un errore di valutazione: chiudendo uno dei due punti e centralizzando la frittura nella parte superiore, abbiamo inevitabilmente creato un po’ di attesa. Ne faremo tesoro per l'anno prossimo, facendoci trovare pronti. Sempre in quest'ottica, abbiamo ulteriormente potenziato il bar sui prati dietro il palco aperto già da qualche stagione, con l'unico obiettivo di ridurre i tempi di attesa e garantirvi serate migliori.
Tutto questo per dirvi che nelle lunghe riunioni invernali, oltre agli aspetti tecnici e organizzativi, il pensiero fisso è sempre uno: ridurre le code e farvi stare bene all'ANPI.
Potrà sembrare poca cosa, ma moltiplicare i punti frittura e i bar significa raddoppiare gli sforzi logistici, i giorni di preparazione e i costi. Significa soprattutto chiedere un sacrificio enorme ai nostri volontari. Banalmente, creare una nuova "squadra focaccette" significa che il cambio turno che speravi arrivasse alle 21:30 semplicemente non esiste più: ti tocca ti**re dritto tutta la sera, perché il tuo ricambio sta già friggendo da un'altra parte.
Ecco perché non ci stancheremo mai di ringraziare, uno per uno, i nostri volontari: la spina dorsale e l’anima di Crevari Invade.
SIAM QUESTI!
Crevari Invade non è un evento fine a se stesso. Per noi è il traguardo di un percorso lungo 12 mesi, una sorta di compleanno in grande stile che festeggiamo ogni anno a giugno.
Ma prima di tutto, Crevari Invade è Crevari stessa e la sua comunità. È il 25 aprile, il 1° maggio, i tornei di cirulla e le cene improvvisate all’ANPI. Sono i tornei di calcetto alla parrocchia, le birre in Società e la palestra “Brigata Piva”. È il piacere puro di stare insieme per organizzare qualcosa o anche solo per fare due chiacchiere. È l’antifascismo vissuto non come ideale astratto, ma come pratica quotidiana e impegno reale.
Significa rifiutare che questo paradiso si trasformi in un "non-luogo" turistico o in un quartiere dormitorio vista mare. La festa è solo la punta dell'iceberg, l'atto più vistoso di una resistenza culturale che ci permette di mantenere vivo questo paese ogni singolo giorno dell’anno, in tutte le stagioni.
Crevari Invade è la dimostrazione che — persino in tempi bui come questi — esiste una via alternativa fatta di socialità, mutualismo, organizzazione dal basso, autogestione e responsabilità condivisa. Valori che abbiamo ereditato da chi c’era prima di noi e che intendiamo consegnare intatti, ma attualizzati, alle future generazioni.
Nessuna retorica: sappiamo bene che non sposteremo gli equilibri globali partendo da un paese di meno di mille abitanti, né abbiamo la presunzione di farlo. Non vogliamo cambiare il mondo; ci basta cambiare un poco noi stessi e la realtà che ci circonda.
Per questo l’amore e la partecipazione che riscontriamo ogni anno (dove tra staff e "clienti" non fa poi molta differenza) ci riempiono d'orgoglio e ci caricano di responsabilità. Ed è per lo stesso motivo che, se anche fossimo una piccola sagra di paese con pochissima affluenza, il nostro senso di appartenenza non cambierebbe di un millimetro. Siamo cresciuti tanto rispetto agli esordi di inizio anni '90, ma lo spirito e l'approccio sono rimasti identici.
Noi "Siam Questi" non perché la festa è diventata la grande realtà che conoscete oggi; al contrario, Crevari Invade è diventata ciò che è oggi proprio perché Siam Questi. Lo siamo collettivamente: senza leader, senza gerarchie e senza divisioni generazionali. E finché Siam Questi, possiamo guardare tutti a testa alta e con la coscienza pulita.
Forse non salveremo il mondo dalle sue derive retrograde, razziste e autoritarie, ma statene certi: saremo l’ultima barricata a cadere!