05/31/2026
Dare del “no vax” a una persona può essere diffamazione... anche se in realtà é una medaglia al valore.
Negli ultimi anni il termine “no vax” è stato spesso usato non per descrivere una posizione, ma per screditare, isolare e delegittimare chiunque esprimesse dubbi, chiedesse trasparenza o rivendicasse libertà di scelta.
Una pronuncia del Tribunale di Perugia ha riconosciuto il carattere diffamatorio dell’attribuzione dell’etichetta “no vax” a un magistrato, evidenziando come quella definizione fosse idonea a lederne reputazione e credibilità professionale.
Perché il punto giuridico è semplice: la libertà di espressione non autorizza la gogna.
Nel diritto conta il contesto e quando un’etichetta viene usata:
per ridicolizzare,
per insinuare ignoranza o pericolosità,
per colpire la reputazione personale o professionale,
allora può superare il limite della critica lecita.
In una democrazia, dissentire non può diventare un insulto.
Il diritto tutela la reputazione anche contro le etichette ideologiche usate come arma sociale. Cit. Avv. Andrea Perillo