08/03/2025
Sulla vergognosa scena dell’altra sera, che sembrava una curva da stadio, stendiamo un pietoso velo. Ma c’è un punto che ancora sfugge a molti cittadini – e anche al nostro lacrimante sindaco :mettere in discussione la legittimità di certi atti è una cosa. Mettere alla berlina le persone dall’alto del proprio invisibile sgabello dorato (o permettere che accada, se si è admin di una pagina pubblica) è un’altra.
Questa differenza dovrebbe essere ovvia, e invece non lo è. E questo è molto inquietante.
Quando si insultava chi distribuiva quei famigerati volantini (che riportavano fatti reali), qualcuno ha pensato che dietro c’erano persone in carne e ossa? Persone che, esattamente come il sindaco, possono soffrire e piangere? O l’empatia vale solo per chi ci sta simpatico, per il nostro personale santo eroe, mentre gli altri possono crepare male? �Vi proponiamo allora un semplice test: chiedete a un bambino cosa lo farebbe più piangere, cosa gli sembrerebbe più uno scemo attacco, cattivo e senza senso:
-“Hai sbagliato, se hai copiato devi dirlo alla maestra. Potresti prendere una nota.”�-“Sei un ratto di fogna, fai schifo, vattene via, non ti voglio a casa mia, questa non è più casa tua se ti comporti così, nessuno ti vuole, vatti a nascondere, fai così solo perchè tu vuoi essere come me ma non ce l’hai fatta, sei solo invidioso di me perchè tu sei un bambino senza peli e io ho i baffi”
Se un bambino può capirlo, perché molti adulti no?
Le parole hanno un peso. Online e dal vivo. E se non sappiamo più distinguere una critica da un attacco personale, abbiamo un problema molto serio.