Diamante Futura

Diamante Futura Organizzazione aperta a tutti coloro che vogliono contribuire a cambiare il modo di amministrare il

24/06/2024

L’invidioso
È con quest’ultima pubblica riflessione che lascio il gruppo “Diamante Futura”, ringraziando tutti coloro i quali, finora e per molti anni, hanno affiancato il mio percorso di uomo e di leader politico, che a partire dal 1997 è stato impegnato nella ricerca di una più efficiente classe dirigente per l’amministrazione della nostra città.
In quest’ultima competizione amministrativa sono stato un elettore della lista “Nuova Era”, capeggiata da un giovane avvocato che ho sempre ritenuto fosse vocato per una corretta gestione della cosa pubblica, in un’ottica finalizzata al bene comune.
Diversamente da quella di tanti altri, la mia posizione non è stata dettata da interessi di parte, ma è scaturita unicamente dall’amor patrio che ha sempre guidato la vita che mi appartiene.
È stato il naturale affetto che mi lega a una terra, un luogo, una comunità di cui mi sento parte, erede, figlio e genitore.
La nostra terra e la nostra città sono un bene da tutelare, una matrice e una radice da amare.
Per quanto mi riguarda ho sempre considerato il mondo intero come la mia patria, però, con il passare del tempo, è stata accentuata la necessità di avere un confine, un perimetro in cui muovermi.
Le linee di confine sono come i lineamenti del volto: danno compimento alla tua fisionomia e gli infondono la tua inconfondibile identità.
Speriamo che coloro i quali sono stati destinati a governare il futuro della nostra comunità siano in grado di superare quegli egoismi privati, che, in modo occulto, sono alimentati dalla distorta velleità che è insita nell’animo di chi gestisce il potere.
“Diamante Futura” si arroga il merito di aver partorito i due capilista che ultimamente si sono contrapposti per la conquista della carica di sindaco: Pino Pascale e Achille Ordine.
La mia scelta di voto è stata molto sofferta, ma, come sempre, ho scelto di votare chi ho ritenuto fosse la migliore e più innovativa speranza per l’interesse della comunità amministrata.
Una scelta leale e palesemente pubblica, diversa dalle ingannevoli recite con cui altri hanno tentato di irretire gli elettori.
Strumentalmente sono stato pubblicamente incensato per le mie doti umane e professionali ed ora, quello stesso adulatore, in preda ad un delirio di onnipotente follia, cerca di attribuirmi la responsabilità della sua doppia sconfitta elettorale.
Vorrebbe attribuirmi una interessata scelta di campo.
In tal senso aspetto di conoscere quali possano essere i miei futuri interessi, così come sono ansioso che siano resi noti tutti gli interessi perseguiti nel mio privilegiato ruolo di appartenente allo staff del sindaco che ha governato l’ultimo quinquennio.
Nella mia vita non mi sono mai servito dell’Inno di Mameli per indossare l’abito del patriota, ma il mio operato di cittadino e di amministratore è stato indissolubilmente legato all’amor patrio che nutro per la mia città e per la mia comunità
Diversamente dallo sconfitto, ho affrontato la mia vita da laico, senza mai profanare l’Immacolata Concezione con richieste finalizzate ad ottenere privilegi terreni.
L’invidia è certamente il sentimento che affiora nel mercenario quando questi incontra un patriota.
Per concludere, agli invidiosi voglio inviare un affettuoso saluto pubblico, richiamando un pensiero del grande Totò:
“A volte,
ciò che provoca l'invidia non è il tuo denaro,
la tua auto o le cose che hai,
perché può succedere che l'invidioso abbia tutto questo o anche di più.
Quello che causa l'invidia
è la tua essenza,
è la tua energia,
è ciò che sai fare bene e lui no,
è il successo con la tua famiglia,
sono i tuoi talenti,
la tua aura,
le tue relazioni ...
Il modo con cui gestisci i tuoi valori attraverso la vita,
quelle cose che ti fanno risplendere e che nessuno mai potrà spegnere.
Questo è ciò che uccide qualsiasi persona invidiosa
e non immagini nemmeno cosa darebbe per avere
quella luce che proviene dal tuo essere
e che mai potrà copiare.” (Totò)
Pino Savarese

10/04/2024

La politica e il dive**re

Si è sempre saputo che la politica sia dive**re e che il dive**re comporti il nuovo, o meglio l’inatteso.
Di qui segue la necessaria prudenza in ogni azione che è un po' un soppesare con oculatezza cosa potrebbe accadere.
Certo, nelle umane vicende gioca un ruolo non secondario il caso, ma è di primaria rilevanza che la politica sappia con intelligenza raggiungere nel modo migliore gli obbiettivi preposti.
Gli obbiettivi sono lo stimolo per ogni azione umana, ma non basta che si raggiunga il fine; è necessario che questo non offenda l’onesto e il giusto.
Il fine deve essere buono, in modo che la società possa discernere il bene dal male.
Invece, molti candidati presenti nelle liste che si contendono la guida dell’A.C. riconducono l’utile al proprio interesse e per raggiungere il fine giustificano tutto senza preclusione di sorta.
L’importante è che non vengano formalmente infranti il codice civile e il codice penale.
Ma il “giusto” e l’”onesto” non rientrano nell’ambito giuridico; fanno parte invece della dimensione etica dell’uomo.
Oggi tutto si inserisce in una sorta di spettacolarizzazione della politica.
La politica come spettacolo dove tutto è lecito e dove i social permettono tutto, ma anche il suo contrario, e quindi, in modo paradossale, gli elettori si trovano difronte alla convivenza di due tendenze ufficialmente opposte e ambedue legittimate.
La prima è appunto quella della omologazione attraverso il “politicamente corretto”; la seconda è l’assoluta liberalizzazione dei costumi.
Ma il giusto e l’onesto non sono altro che persone responsabili, la cui libertà d’azione è riconoscibile all’interno di norme etiche ritenute indiscutibili.
“Errore”, “peccato”, “colpa” sono termini che scaturiscono da una riconosciuta distinzione tra ciò che è bene e ciò che è male.
Nel caso che ci riguarda bisogna attivare un processo di selezione logica che sappia valorizzare coloro i quali accolgono senza offendere il giusto e l’onesto.
Le formazioni politiche e gli schieramenti che li rappresentano devono essere l’espressione di valori da ricercare nell’ambito di una dimensione etica riconducibile all’appartenenza e all’accoglienza.
Appartenenza e accoglienza, due facce rappresentative di una stessa comunità politica.
Infatti, l’appartenenza si concretizza quando l’accoglienza produce un legame che vincola l’accolto con la comunità che si è fatta carico della sua esistenza.
Ciò che conta, pertanto, è il vincolo comunitario e non la mera coesistenza in uno stesso spazio.
In politica esistono più che opinabili “coesistenze” a cui le persone giuste e oneste non riescono, né intendono, abituarsi.
Quindi, possiamo ancora ben sperare che il singolo non sia scollegato dalla collettività a cui appartiene e che la politica cittadina si faccia carico di recuperare quei valori etici che devono sempre illuminare l’operato delle rappresentanze istituzionali che liberamente e democraticamente vengono elette per sedere nei banchi del Consiglio e del Governo comunale.
Libertà e democrazia, valori questi che non sono emanazioni esclusive della maggioranza politica che governa, ma sono espressione dell’intera comunità amministrata e soprattutto delle minoranze che in questa coesistono.

26/03/2024
DIAMANTE FUTURALa libertà di essere Avevo anticipato che “Diamante Futura”, come sempre, sarebbe stata una protagonista ...
26/03/2024

DIAMANTE FUTURA
La libertà di essere

Avevo anticipato che “Diamante Futura”, come sempre, sarebbe stata una protagonista di primo piano nello scenario delle prossime elezioni comunali.
I fatti mi danno ragione.
Io vorrei solo ricordare che il gruppo politico che ho l’onore di rappresentare è saldamente ancorato a quei valori umani che hanno caratterizzato l’impegno politico di tanti amici come il Dott. Paolo De Luna e Giuseppe Tursi che, pur non facendo più parte di questo mondo, ancora illuminano l’azione politica che ci riguarda.
Ora che siamo al giro di boa per la definizione delle liste e per l’elaborazione dei programmi elettorali, si è aperta una becera e strumentale polemica politica che vorrebbe distorcere i positivi giudizi profusi dal Sindaco Magorno nei confronti del mio operato sul “porto”, attribuendo agli stessi il valore di una regia finalizzata a minare la compattezza di altre formazioni in campo.
In verità posso tranquillamente affermare che non c’è nulla di nuovo sotto il sole.
Per quanto ci riguarda tengo a precisare che le lusinghiere valutazioni esternate sulla mia persona da Ernesto Magorno non fanno mutare la conclamata posizione che “Diamante Futura” ha ufficializzato nelle varie “riflessioni” pubblicate sul sito del gruppo.
Non abbiamo a tutt’oggi stabilito se saremo direttamente in campo e a chi, eventualmente, sarà destinato il nostro sostegno elettorale, nell’interesse della comunità amministrata e nel rispetto della dignità umana.
I desiderata e gli obbiettivi politici che “Diamante Futura” ha sempre perseguito sono ben chiaramente rappresentati nel testo pubblicato, in data 27 settembre 2023 sul sito del gruppo e che di seguito viene integralmente riproposto ponendo in evidenza delle parti più salienti.
Pino Savarese

Riflessioni di “Diamante Futura” del 27.09.203

05/02/2024

DIAMANTE FUTURA
Passato, presente e futuro.
RIFLESSIONI
L’inverno 2023/24 si presenta con tutte le incognite legate alle prossime elezioni amministrative e con le polemiche che fisiologicamente accompagnano la fase pre-elettorale.
L’appuntamento che ci attende è molto importante; vanno poste le basi per incardinare il processo innovativo necessario a determinare il futuro sviluppo sociale della nostra comunità.
Inevitabilmente, com’è possibile constatare quotidianamente, gli interessi di parte tendono a prendere il sopravvento su quelli più generali e questo è un problema che riguarda indistintamente maggioranza e opposizioni sia interne che esterne al C.C.
Le due coalizioni che si presume si opporranno alla maggioranza uscente saranno sicuramente rivali e nella campagna elettorale sarà certo chiarito quale delle tre coalizioni ha le carte maggiormente in regola per guidare il paese.
Ai cittadini poco interessano le discussioni geopolitiche sul futuro sviluppo economico mondiale; sono interessati, invece, ad una Casa Municipale trasparente, a infrastrutture degne di un paese civile, a una burocrazia che non sia una remora per ogni iniziativa, a una fiscalità comunale equa, a una gestione della casa pubblica che elimini le maggiori sacche di povertà esistenti nella nostra comunità e che bonifichi il terreno ove attualmente cresce la criminalità organizzata.
Da chi governa si attendono risposte concrete e non più promesse di tipo elettorale.
Si tratta di una sfida ambiziosa: trasformare e rinnovare l’A.C.
Una sfida difficile, ma che può essere vinta se non prevarranno quelle posizioni personalistiche che hanno sempre inquinato la vita amministrativa della nostra città.
Tanti giovani stanno lavorando alla formazione di una squadra in grado di modificare l’assetto di potere legato alle famiglie storicamente presenti nell’A.C. e che dovrebbero sentirsi responsabili per non aver consentito un ricambio generazionale della nostra classe dirigente.
Per quanto mi riguarda confesso di sentirmi colpevole.
Colpevole di essere invecchiato tra i banchi del C.C. e di non essermene andato via prima, di non aver lasciato libero il mio posto ai tanti giovani che cercano di sostituire chi giovane non lo è più.
Colpevole di aver avuto la presunzione di essermi sentito politicamente migliore dei giovani che ci circondano, che ritenevo fossero nati vecchi.
Colpevole di non essere riuscito a determinare un’alternanza politico-istituzionale virtuosa e innovativa, a servizio della collettività amministrata, senza la presenza di soggetti che ambiscono all’occupazione del potere per scopi personali.
Da giovane, fin da quando mi sono affacciato alla politica attiva candidandomi a Sindaco di Diamante, credevo che il rinnovamento, quello vero, quello culturale e morale, fosse la carta giusta da offrire al corpo elettorale per far uscire Diamante dalle forche caudine che hanno sempre bloccato l’innovazione e i processi di sviluppo.
Il risultato elettorale non mi è stato favorevole, ma non è detto che avessi torto.
Ancora oggi sono convinto che è necessario affidare ai giovani la costruzione del loro futuro e che il ricambio generazionale debba avve**re non rottamando le persone ma nel rispetto della storia che appartiene ad ogni essere umano.
Senza conoscere le ragioni che hanno determinato lo “status quo” della nostra comunità e senza la conoscenza delle diverse identità politiche esistenti nel nostro tessuto sociale non è possibile, con cognizione di causa, essere un protagonista in grado di trasformare la “Casa Municipale” in una “Casa Comune” da vivere come luogo dove i problemi si risolvono e non dove si inventano.
Nella prossima tornata elettorale saremo di fronte a una scelta fondamentale: la scelta fra il passato e il futuro.
Viviamo in un periodo di profonda trasformazione e di rapido rinnovamento della società, ove le vecchie forme non funzionano più e i vecchi modi di vita si dimostrano inadeguati.
Quindi, anche le procedure comunali devono essere ristrutturate.
Il prossimo Sindaco, chiunque esso sia, dovrà essere in grado di mettere in pista una macchina amministrativa capace di partorire processi decisionali rapidi, per andare incontro alle esigenze dell’utente cittadino.
Non è più tempo di equilibrismi individuali finalizzati a perseguire interessi particolari.
Bisogna lavorare tutti insieme per far nascere a Diamante una nuova stagione, attraverso una visione politica in grado di ipotizzare un futuro comparato con il passato.
In quest’ottica noi vecchi siamo indispensabili, rappresentiamo la biblioteca a cui attingere le informazioni necessarie per analizzare criticamente la storia che riguarda la nostra comunità.
I vecchi sono portatori della memoria e delle responsabilità politiche che ci appartengono.
I giovani devono saper guardare rispettosamente alle azioni e alle responsabilità degli anziani, nella consapevolezza che senza memoria non si esiste e senza responsabilità non meritiamo di esistere.
Passato e futuro, vecchi e giovani, due facce di una medaglia che mette a confronto le cose di ieri, le cose di oggi e quelle che volgono al futuro.
Non bisogna avere nostalgia della politica passata; sarebbe improprio e improponibile un salto indietro.
Nel rapporto tra gli uomini e le cose il presente e il futuro vincono sempre sul passato.
Non si può avere nostalgia del telefono a gettoni nell’era degli smartphone.
La politica non può essere fondata sulla nostalgia ma è bello, giusto e perfino utile attingere ai pozzi antichi della nostalgia.
Pino Savarese

06/10/2023

“Diamante Futura”
Riflessioni

Il gruppo politico che attualmente si rivede nelle idee di “Diamante Futura” è stato un attore protagonista nelle varie competizioni comunali che si sono susseguite a Diamante negli ultimi trent’anni.
Al fine di chiarire gli obbiettivi politici e sociali che ci hanno sempre contraddistinto, “Diamante Futura” ha pubblicato in data 18.12.2022, in data 07.08.2023 e in data 27.09.2023 le riflessioni che di seguito saranno riproposte e che riguardano il progetto da sviluppare affinché i futuri rappresentanti del popolo siano supportati da un consenso cittadino non riconducibile agli apparati lobbistici che hanno da sempre alterato gli equilibri democratici della nostra comunità.
Dopo la scomparsa di Paolo De Luna e di Giuseppe Tursi, “Diamante Futura” sta soffrendo per la mancanza del loro illuminato contributo culturale e in tal senso ci corre l’obbligo di evidenziare come sia Paolo che Giuseppe abbiano avuto la capacità di fondere e far convivere le loro esperienze e le loro idee, provenienti dalla sinistra storica e radicale, con i diversi valori sociali di cui erano portatori la maggior parte dei soggetti facenti parte dell’originario gruppo politico.
Nel rispetto della tradizione culturale che ci ha sempre contraddistinto nel passato vorremmo costruire anche in futuro una fucina democratica che sia in grado di far nascere, applicando la Socratica arte della maieutica, una nuova classe dirigente che non sia schierata in difesa di specifici interessi di parte ma che sia dedicata alla ricerca del bene comune.
Tutti, più o meno, magari con un differente ordine di priorità, abbiamo effettuato, in passato, scelte politicamente inadeguate.
È proprio per cercare di riscattare gli errori compiuti nel passato e per cercare di contribuire alla stesura di un progetto che sappia interpretare le necessità socio-economiche che ci riguardano come comunità civica, che “Diamante Futura” spera in nuove partecipazioni culturali in modo che il progetto politico da elaborare sia il frutto di variegati contributi discendenti da democratiche posizioni sociali, ideologiche e partitiche.
Le adesioni potranno essere effettuate in forma pubblica, mediante facebook, e/o in privato, contattando tramite whatsapp direttamente la responsabile dell’associazione Delia Mele al cell. n° 335/1382960.
INTERVENTO DEL 18.12.23
Preliminarmente, devo ringraziare il gruppo Attiva-Mente per avere dato alla cittadinanza la possibilità di discutere pubblicamente dei problemi che affliggono il paese.
Come cittadino, vorrei poter dare il mio piccolo contributo alla non semplice soluzione di indicare nuove proposte politiche in grado di creare una prospettiva al nostro futuro.
Per raggiungere l’obiettivo, però, penso che sia necessario che molti dei presenti, a partire da me, debbano avere l’onestà intellettuale di fare un’autocritica sul proprio operato di soggetto politicamente impegnato nelle competizioni elettorali che si sono susseguite negli ultimi trent’anni e oltre.
Solo se saremo in grado di assumere un atteggiamento critico nei confronti della nostra storia politica, forse, potremo tracciare le nuove linee guida per un futuro migliore.
Sono certo che se Paolo De Luna fosse stato ancora insieme a noi, sia come cittadino che come cofondatore di “Diamante Futura”, avrebbe sottoscritto la relazione che guiderà questo mio intervento.
Colgo l’occasione, pertanto, per ricordare la figura professionale e politica di Paolo De Luna che, sia da medico che da amministratore comunale, Sindaco prima e Consigliere comunale dopo, ha dedicato la sua vita al servizio della comunità di appartenenza.
Tutti voi conoscete quale ruolo determinante abbia rivestito il gruppo politico “Diamante Futura” nell’ultima competizione elettorale.
Anche a voler valutare col senno del poi la posizione assunta in quell’occasione, devo confessare che ancora oggi, non sono pentito della scelta di campo operata; ho scelto quello che ritenevo fosse il meno peggio.
In tal senso ero e sono convinto che l’elezione a Sindaco del sen. Magorno avrebbe potuto costituire un valore aggiunto per gli interessi generali della comunità amministrata.
Infatti, in onestà, non si può non riconoscere come il Sindaco Magorno, sia all’inizio del suo mandato che durante il periodo pandemico, abbia dimostrato grandi doti gestionali, sia sotto l’aspetto amministrativo che sanitario.
Successivamente, invece, da quando la funzione di Sindaco è stata quasi permanentemente esercitata in modo delegato, Diamante non ha avuto più un riferimento apicale eletto dal popolo; popolo a cui ogni Sindaco deve rispondere direttamente, senza interlocuzioni politiche interposte da altri soggetti che non sono stati legittimati da quell’investitura totalitaria e popolare di cui il Sindaco è destinatario.
In verità, speravo che intorno a Ernesto fosse possibile ipotizzare una nuova impostazione e ristrutturazione dell’attuale maggioranza, ma le comunicazioni ufficiali e ufficiose con cui il Sindaco ha più volte confermato la sua ferma intenzione di non ricandidarsi nelle prossime elezioni comunali pongono molti elettori, anche quelli che notoriamente gli sono stati più vicini, di fronte a scelte tese alla ricerca di una diversa e innovativa rappresentanza consiliare.
Come spesso accade nella vita, ognuno di noi, alcune volte, anche contro la sua stessa volontà, viene chiamato a svolgere un ruolo civico di grande rilevanza sociale.
Con l’appropinquarsi delle elezioni amministrative ritengo sia necessario sviluppare un dibattito socio-culturale sul futuro del nostro territorio e della nostra comunità; un dibattito politico che trovi il suo epicentro democratico nella capacità di un’autodeterminazione collettiva capace, tra l’altro, di disinnescare la guerra fratricida attualmente in corso in nome e per conto degli opposti dispotismi che sono in campo: quello di Diamante e quello di Cirella.
Per evitare di incorrere negli errori del passato, vorrei offrire alla vostra valutazione la mia ricetta, frutto di alcune riflessioni derivanti da un’analisi politica che fotografa il passato e si proietta nel futuro.
È notorio come tutte le congiunture negative determinino grandi cambiamenti.
La pandemia, la guerra in Ucraina, l’inflazione, il caro vita, il caro bollette e la crisi energetica, stanno creando grandi metamorfosi sociali.
Non v’è dubbio che il mondo, l’Europa e anche l’Italia siano ad una svolta epocale.
Dalla logica del bipolarismo si è passato a una fase di incertezze e di ricerca di nuovi equilibri.
Sta cambiando l’Europa o, forse, per effetto della pandemia e della guerra, si sta formando l’Europa e tutti siamo combattuti fra il dubbio e l’aspettativa.
È cambiata l’Italia, e il partito con il simbolo della fiamma tricolore, nella piena legittimazione popolare, ha conquistato il governo nazionale.
Tutto intorno a noi è in movimento, mentre a Diamante tutto resta immobile.
Ognuno di noi, in qualità di cittadino, indipendentemente dall’appartenenza politica, sarebbe perfettamente in grado di tracciare le linee guide da perseguire per una corretta gestione amministrativa.
Tutti, magari con un differente ordine di priorità, sappiamo benissimo quello che si dovrebbe fare:
• creare nuove opportunità di sviluppo turistico;
• creare nuovi posti di lavoro;
• creare servizi sociali efficienti e puntuali.
In definitiva, e l’elenco potrebbe essere molto più lungo, creare le condizioni per “una migliore qualità della vita”.
Tutto fattibile, a condizione che ci sia un progetto e che ci sia anche la capacità di attuarlo.
Il governo comunale dovrebbe avere la competenza di assumere decisioni in grado, tra l’altro, di far funzionare al meglio la macchina amministrativa.
Far funzionare i servizi di RSU, migliorare il traffico e i parcheggi, far funzionare i servizi comunali.
Tutto questo non è politica, è lavoro!
Sono conti da far tornare, finanza da gestire, decisioni da assumere e rendere operative.
Diamante ha bisogno di una rappresentanza politico-amministrativa che sia funzionale al decollo socio economico della comunità amministrata.
Diamante ha bisogno di una squadra che ponga al centro dell’amministrazione il primato della politica, ma che sia guidata da chi è in grado di creare sviluppo.
Ma lo sviluppo non si fa con le affermazioni; lo sviluppo si programma.
Prima di stilare programmi bisogna fare analisi, studiare i dati, fare una diagnosi seria.
Gli investitori sono un elemento fondamentale per lo sviluppo, ma il presupposto necessario per attrarre gli investitori sono le idee e la stabilità.
Mentre le idee sono espressione del talento imprenditoriale, la stabilità è rappresentata da una somma di elementi riguardanti legalità e ordine pubblico.
Serve certezza che la P.A. rispetti i diritti di chi ad essa si rivolge, sia per chiedere un permesso di costruire o una licenza commerciale o, ancora, per contestare una contravvenzione o un tributo erroneamente applicato.
Quindi, risposte certe e non discrezionali, risposte rapide, sulla base di procedure chiare e uguali per tutti.
Per quanto riguarda l’ordine pubblico, e quindi la tutela della sicurezza quotidiana dei singoli e delle imprese, bisogna necessariamente creare occupazione e lavoro.
L’occupazione e il lavoro sono condizioni indispensabili per eliminare tutti i tipi di criminalità, ivi compreso lo spaccio della droga ad essa direttamente collegabile.
Ma cosa fare per creare sviluppo?
Se ci guardiamo attorno ci renderemo conto che il Padreterno ha dato a Diamante, gratis, un territorio che è un piccolo giardino dell’Eden, con un mare fantastico e un clima dolce e temperato.
Di tutto ciò noi non abbiamo alcun merito, ma grazie a questi doni Diamante e Cirella sono stati meta privilegiata dei primi pionieri delle vacanze.
Noi non abbiamo saputo aggiungere nulla.
La nostra vocazione turistica è rimasta tale e quale, senza mai riuscire a esprimersi.
La stagione turistica dura solo qualche settimana, pochi giorni di caos che centuplicano le presenze, esaltando i limiti della nostra offerta, pochi giorni in cui l’organizzazione dei nostri servizi va in “tilt”, scontentando tutti.
Eppure la nostra economia vive in funzione di quei pochi giorni.
Sole e mare non bastano più e, oltretutto, non sono una nostra esclusiva.
Ogni anno che passa aumentano le esigenze del turista tipo e, contemporaneamente, aumenta la concorrenza.
Gli orizzonti turistici si sono allargati anche grazie al trasporto aereo e marittimo a basso costo.
La nostra offerta è sempre ferma, carente.
Dobbiamo uscire dall’ottica del monoprodotto “Sole-mare”, cercando di dare un valore aggiunto alla nostra offerta per renderla più appetibile e ba***re una stagionalità di pochi giorni.
Pensate se solo riuscissimo a raddoppiare la nostra attuale stagione turistica (e sarebbe un obbiettivo minimo rispetto alle potenzialità del nostro territorio).
Per iniziare basterebbe solo il raddoppio.
Il raddoppio di quelle poche settimane vorrebbe dire il raddoppio delle presenze, il raddoppio degli incassi degli esercizi commerciali, il raddoppio dei nostri redditi e, conseguentemente, una rivalutazione secca dei valori immobiliari.
Maggiore ricchezza, maggiore sviluppo, maggiori investimenti, un migliore sfruttamento delle nostre risorse naturali e non, sulla base di un progetto capace di pianificare e non solo di sognare, un nuovo raddoppio.
I giovani, le risorse migliori da mettere in campo per costruire il cambiamento da progettare, non hanno interlocutori e sono costretti a emigrare o ad arrangiarsi, gravando sui già magri bilanci familiari.
Quindi, la soluzione ai problemi insiti nell’analisi finora raccontata deve necessariamente partire dal Comune.
Un Comune è una grande azienda pubblica.
Rispetto ad una impresa cambiano parzialmente gli obbiettivi.
I dividenti dell’azienda comune sono il benessere sociale; il valore aggiunto non è nel miglior rapporto qualità-costo del manufatto prodotto, bensì nel Welfare che raggiunge la collettività.
L’idea che ci riguarda ha come presupposto gli investimenti.
Gli investimenti sono alla base dei programmi di sviluppo, lo sviluppo crea posti di lavoro, il lavoro genera la ricchezza, la ricchezza genera investimenti e, conseguentemente, nuovi posti di lavoro.
Il futuro di Diamante è legato ad un dive**re che aggreghi le forze che vogliono governare il fare, e non governare e basta.
Un dive**re che sia capace di organizzare la “macchina Comune” non a misura delle vecchie procedure e dei vizi consolidati, ma una macchina veloce con processi decisionali rapidi in grado di ve**re incontro alle esigenze dell’utente cittadino.
Una vera e propria “Casa Comune” che deve essere vissuta come luogo dove i problemi si risolvono e non dove si inventano.
I servizi devono essere forniti direttamente dagli Enti pubblici o in collaborazione di partner privati, ma sempre con l’obbiettivo di fornire il servizio migliore al costo più conveniente per la collettività.
È altresì necessario avviare le opere di “manutenzione ordinaria” di cui il paese ha bisogno e che sono state sempre disattese; illuminazione, manti stradali, parcheggi ordinati, pulizia, spazi pubblici e giardini, sono il biglietto da visita che il Paese mostra a chi arriva, sono le misure, se trascurati, dei disagi quotidiani che vessano il cittadino e il turista.
L’offerta turistica che, tramite il comune, dovrà essere collegata ai mercati nazionali e internazionali dovrà puntare a destagionalizzare la vacanza a Diamante.
Per questo ritengo sia indispensabile proporre a tutti gli operatori del settore ricettivo un booking centralizzato capace di far giungere l’offerta turistica di Diamante anche laddove il singolo non riuscirà mai ad arrivare.
Bisogna uscire dalle “forche caudine” del solito agosto e del solito festival del “Peperoncino”, con la riqualificazione e l’allargamento dell’offerta.
Immediatamente serve recuperare, mettere in sicurezza e riattrezzare l’area portuale, in attesa di risolvere i problemi che ostano alla realizzazione del porto turistico e delle infrastrutture connesse.
Il lungomare non dovrà essere più solo il luogo dei passi perduti, ma un centro propulsivo, vitale, luogo di incontri ma anche di commercio, di divertimento e di scambio, sfruttando anche le opportunità derivanti dai locali comunali esistenti nel piano sottostante, che andrebbero tutti recuperati.
La realizzazione di un grande progetto ambientale finalizzato all’istallazione di pannelli fotovoltaici capaci di coprire i consumi elettrici comunali e la costruzione di grandi parcheggi custoditi, posizionati nei punti strategici delle direttrici d’arrivo, offriranno l’occasione per ampliare le entrate comunali, riequilibrare il gettito tributario in favore dei residenti ed accedere ai finanziamenti, anche bancari, necessari per valorizzare l’intero territorio.
In particolare mi riferisco alla valorizzazione di Cirella, dei suoi ruderi, di quel gioiello abbandonato che è il suo anfiteatro.
Se coperto con una cupola azionata idraulicamente, l’anfiteatro di Cirella offrirebbe, in tutte le stagioni, occasione di crescita attorno a manifestazioni artistiche di valenza nazionale e internazionale, dedicate a un target di utenti che non frequentano il nostro comprensorio nel mese di agosto.
Per un migliore futuro di Diamante tutti noi dovremmo essere impegnati a creare sviluppo e riqualificazione territoriale, in un’ottica coerente con le esigenze di una migliore vivibilità della cittadinanza, avendo sempre ben presente che il territorio è un bene non riproducibile e che va preservato con intelligenza e oculatezza, in modo che lo sviluppo e la protezione della natura possano convivere nella giusta alchimia, producendo le migliori condizioni di vita possibile.
Diversamente, senza tale azione dinamica, saremo destinati a vivere nell’attuale immobilismo, inseriti nella desolante continuità del passato e delle emergenze che ci appartengono permanentemente, senza riuscire a programmare un futuro diverso e produttivo.
Ormai a Diamante, per citare Marcello Veneziani, “ci manca il respiro, e non sappiamo dire in che senso e in che modo; è come se fossimo sotto una cappa”.
La pandemia ha già ampliato gli aspetti negativi del vivere in comunità, determinando una restrizione senza precedenti delle relazioni pubbliche della vita.
Quindi, la pandemia prima e la guerra ora ci stanno abituando a vivere supinamente in un “Nuovo Regime”; un regime strettamente legato e connesso al ceto dominante che sta governando da decenni la nostra città.
In un regime che, come nelle monarchie tradizionali, utilizza la locuzione “il re è morto, viva il re”, per annunciare la fine di un’A.C. e contemporaneamente la nascita di altra A.C., in piena continuità con quella precedente, inneggiando ad un cambiamento che non cambia niente.
Da molti decenni abbiamo affidato la guida della nostra comunità a soggetti che non hanno saputo introdurre un’innovativa qualità della vita.
Dobbiamo guardare ai fatti, perché sono i fatti che determinano l’opinione da cui derivano le azioni umane.
A Diamante serve una nuova classe politica, una classe dirigente nuova che abbia una nuova visione della vita e del mondo.
Molti di noi sono responsabili d’aver determinato la nascita dei C.C. che si sono susseguiti a Diamante nell’ultimo ventennio.
Per quanto mi riguarda chiedo umilmente scusa per gli errori commessi, anche se posso confessare, a cuore aperto, che mi sono sempre battuto per alternative di rinnovamento che non hanno mai trovato un congruo consenso del corpo elettorale.
Nell’ultima competizione amministrativa, senza esito favorevole, ho lottato perché fosse candidato a sindaco un giovane professionista, un avvocato ormai famoso anche se non è solito frequentare la storica “piazza” del paese né il lungomare del centro urbano.
Ma proprio alcuni giovani, quelli che avrebbero dovuto sostenere la novità politica da posizionare alla guida del paese, inebriati da una civica ed irresponsabile “invidia” generazionale, hanno proditoriamente barattato il nuovo con il vecchio.
Posso aver perso la battaglia politica tesa al rinnovamento, ma ciò non significa che avessi torto.
Una volta i giovani erano il futuro.
C’era la convinzione che il domani sarebbe stato migliore del passato.
C’era in sostanza l’idea che i giovani rappresentassero un progresso inarrestabile, collettivo e individuale.
In questa situazione stagnante, che si riflette sull’intero sistema sociale, non c’è da stupirsi che i giovani più insofferenti e ambiziosi vadano a cercare occasioni di lavoro altrove.
Qui rimangono coloro i quali confidano di poter essere in qualche modo cooptati nel sistema produttivo grazie ad appoggi politici o familiari.
Io voglio ancora credere e auspicare nella partecipazione diretta anche di chi, lontano dalla nostra comunità, vive in altri comuni d’Italia o all’estero.
Con il passare del tempo le sfide impossibili continuano ad animare il dibattito pubblico e politico.
La sfida che abbiamo davanti a noi è più culturale che politica.
Dobbiamo mettere in atto delle politiche moderne e innovative, che offrano ai giovani la possibilità di essere qui insieme a noi, anche se lontani.
La facilitazione e le innovazioni tecnologiche già promuovono la partecipazione in presenza senza esserlo.
Lo Smart Working e i collegamenti telematici consentono ora di eliminare la presenza fisica senza rinunciare al contributo intellettivo.
La società contemporanea è ormai contraddistinta da nuovi fenomeni sociali.
Automobili, navi e aerei che si guidano da sé, operazioni chirurgiche guidate a distanza robot e intelligenza artificiale.
Come l’automatismo ha invaso pervasivamente il nuovo mondo del lavoro, così noi dovremmo aprire la porta ad una diversa partecipazione attiva di tutti coloro i quali vogliano contribuire, anche da posizioni esterne, al risorgimento socio-politico della nostra comunità.
Conclusioni
Sono certo che la soluzione dei problemi amministrativi che ci riguardano sia legata alla costruzione di una squadra che contenga la forza innovativa dei giovani e l’esperienza dei meno giovani; una squadra formata senza esclusioni e veti precostituiti nei confronti di alcuno, ma frutto di una meticolosa ricerca degli elementi capaci di ascoltare gli altri e di attuare un rivoluzionario processo di cambiamento.
Ogni rivoluzione sociale ha bisogno di cantori che sappiano vestire di parole giuste i rischiosi cambiamenti di costume da perseguire, nel pieno rispetto dei diritti dei cittadini.
A mio avviso è necessario pensare a nuovi assetti istituzionali comunali che, in trasparenza, facciano funzionare al meglio la macchina amministrativa promuovendo una partecipazione attiva alla vita dell’Ente Comune, sia dei singoli cittadini che delle rappresentanze intermedie del corpo elettorale.
In tal senso, per esempio, per iniziare si potrebbe pensare:
 alla modifica dello statuto, in modo che, per meglio far esercitare il controllo del C.C. sulla G.M., il Sindaco possa nominare fino a quattro assessori esterni;
 all’istituzione di commissioni consiliari ove sia previsto anche il coinvolgimento e la partecipazione di soggetti esterni, in rappresentanza delle migliori energie sociali;
 alla costituzione di un Osservatorio stabile per i problemi dell’ordine pubblico e del disagio sociale;
 alla creazione di un’agenzia per la riqualificazione, il coordinamento e la gestione dei servizi turistici.
 alla reintroduzione della commissione edilizia, in modo da rendere più trasparente e partecipato il rilascio dei permessi di costruire;
 alla costituzione di una civica commissione ambientale che esprima un parere sulle opere da realizzare nell’intero territorio comunale;
Quindi, bisognerà immaginare istituzioni comunali nuove, capaci di generare la partecipazione e il coinvolgimento delle migliori energie sociali, per avviare un grande disegno culturale di riqualificazione e di riconversione che dal basso sappia dare un senso unitario e identitario alla nostra comunità; una comunità che deve ritrovare la libertà e la gioia collettiva del bene comune, riscoprendo l’essere e non l’avere.
Dunque, più coraggio e meno codardia, più coraggio e meno moralismi, più coraggio e meno conformismo.
Dobbiamo riscoprire una “polis” nella quale si ritrovi la libertà di tutti gli amministrati e la loro capacità di autodeterminazione per quanto concerne il rispetto delle regole e della legalità.
Per questi motivi invito tutti a gridare con viva voce che serve un cambiamento vero e che, diversamente dal passato, non accettiamo più le paurose risposte fatte di quei silenzi che finora hanno generato la desolante realtà che ci circonda.
Occorre passare dalle parole ai fatti.
Tanti di noi, che in passato hanno aderito a liste comunali contrapposte, ora sono pronti a lavorare per creare una sincera concordia capace di unirci in una pace sociale che consenta di ragionare onestamente e senza pregiudizi su meritocratiche figure civiche da coinvolgere nella costituzione di una nuova squadra in grado di esprimere il prossimo governo comunale; un governo comunale che supportato da una maggioranza e da un’opposizione sappia perseguire gli interessi generali dell’intera comunità adamantina.
Speriamo che la prossima volta sia la volta giusta e che non si debba ancora scegliere il meno peggio.
F.to
Giuseppe Savarese

INTERVENTO DEL 07.08.2023
Dopo aver letto il Manifesto / Proposta politica a firma di Luigi Fabiani riteniamo sia necessario offrire anche il nostro contributo al futuro che riguarda la nostra comunità cittadina.
Il gruppo politico “Diamante Futura” è stato sempre portatore di quelle idee socio-politiche d’avanguardia che oggi cominciano a fare capolino tra chi è impegnato ad elaborare un nuovo programma amministrativo su cui incardinare le future alleanze politiche delle elezioni comunali.
“Diamante Futura” è convinta che in politica può essere anche legittimo difendere le proprie posizioni, ma se non si ha una nuova proposta di società e di sviluppo non è possibile incarnare alcun processo innovativo in grado di attrarre il consenso elettorale.
Non bastano i messaggi fake news per indirizzare l’opinione pubblica verso una coalizione politica vuota, costruita per apparire e non per essere, anche se supportata da movimenti pseudoculturali e sigle autoreferenziali che non rappresentano alcuna idea.
I movimenti politici senza idee sono come le piante a cui sono state tagliate le radici e i germogli, possono sembrare rigogliose, ma non hanno futuro.
Sono destinate alla morte.
Nonostante la presenza dei soliti mercenari che fanno quadrato attorno ai casati obsoleti che hanno determinato la decrescita sociale della nostra comunità, si deve lavorare per aprire uno spaccato politico che lasci trasparire un futuro disegnato e programmato da quelle generazioni che sono attualmente escluse dalla gestione della cosa pubblica.
La conquista della Casa Comunale vissuta come un libidinoso traguardo di potere personale rappresenta l’antitesi di una politica che, come la religione, dovrebbe essere alimentata da un trascendentale atto di fede che trova la sua essenza in un futuro inquadrato in una cornice etica che tende al raggiungimento del bene collettivo.
Invece, se si valuta in modo critico la storia politica che ci riguarda siamo costretti a giudicare negativamente l’effetto provocato dalle egoistiche scelte operate negli ultimi vent’anni.
Speriamo che gli anticorpi sociali presenti nel corpo elettorale siano in grado di indirizzare il consenso civico verso quel rinnovamento politico necessario per arginare il grigio conformismo della conservazione.
Comunque, non bisogna essere pessimisti sul dive**re che riguarda la nostra comunità.
Riteniamo sia possibile coniugare uno sviluppo sostenibile con un percorso di crescita sociale capace di soddisfare i bisogni della gente, senza compromettere le esigenze delle future generazioni.
La scelta di uno sviluppo sostenibile impone la necessità di ripensare a politiche in grado di ammortizzare l’impatto provocato dalle attività economiche con le normali esigenze di vita della parte più fragile e bisognosa che vive nella nostra città.
Un compito arduo ma non impossibile, se si riscopre l’eticità dell’azione politica e un conseguente comportamento altrettanto virtuoso della classe dirigente.
Ma la classe dirigente non si inventa, si forma.
Ed è per questo che auspichiamo un cambio radicale dei metodi che finora hanno selezionato la classe politica chiamata ad amministrare.
La quantità dei voti ottenuti per essere eletto non dovrebbe essere l’unico elemento da valutare per rivestire la carica di membro del Governo Comunale.
Il Sindaco è l’unico eletto legittimato a ricoprire direttamente la carica apicale della G.M. che, nella sua composizione globale, a nostro avviso, dovrebbe poi essere rappresentativa delle migliori energie intellettive riscontrabili nella società civile esterna al C.C..
La permanente inclusione dei cittadini nella vita della P.A. dovrebbe trovare il suo equilibrio sociale in un contesto che sia in grado di consentire una partecipazione civica ai lavori delle eventuali commissioni consiliari previste dallo statuto comunale, in modo da ricercare le soluzioni amministrative più idonee per il raggiungimento del bene comune.
Esiste, quindi, un largo spazio sociale per indirizzare attivamente il corpo elettorale in una logica amministrativa che veda prevalere una separazione tra il potere esecutivo del governo comunale e la rappresentanza politica presente in C.C.
Il Sindaco eletto direttamente dal popolo nomina autonomamente gli assessori individuati anche all’esterno del C.C. che, a sua volta, controlla politicamente l’operato del Sindaco e, tramite le Commissioni Consiliari, supporta l’operato della G.M. indicando gli obbiettivi politico - amministrativi da perseguire.
Tale visione istituzionale rappresenta una rivoluzione colturale indispensabile sia per giungere ad un nuovo ordine sociale della comunità amministrata che per stroncare gli interessi personali di quelle famiglie che hanno perseguito illeciti profitti rivestendo ruoli direttamente nella G.M.
Serve, quindi, una P.A. moderna e rivoluzionaria che realizzi riforme sociali coincidenti con i problemi connessi con la coscienza e con la libertà di coscienza.
Bisogna introdurre una seria politica di formazione giovanile che sappia valorizzare, anche in un’ottica di revisionismo storico, alcuni progetti strategici che sono stati perseguiti senza esito da alcuni amministratori comunali lungimiranti ma inascoltati.
Più cultura amministrativa, orientata nel senso di una formazione rigorosa ed autentica.
Una formazione destinata ad incidere sulla coscienza degli eletti e pensata ad hoc per la loro crescita e per la loro maturazione individuale e generale.
Una formazione in grado di supportare un’esperienza che rivesta ruoli istituzionali di grande rilevanza sociale e politica, in modo che possa essere reciso il funesto laccio di quella burocrazia di palazzo che ha finora strangolato molte intelligenze e tante energie intenzionate ad imboccare la strada del fare.
È forse sbagliato credere e sperare che un giorno si possa realizzare ciò che si desidera ardentemente?
La sfida è grande, la speranza e i sogni sono infiniti.
Speriamo che qualcuno li raccolga e li sappia coltivare in un’ottica tesa al bene comune, così da consentire una sopravvivenza migliore a chi avrebbe voluto realizzarli.
Ecco perché guardiamo con fiducia al futuro che ci riguarda e da cui ci aspettiamo grandi cose e grandi svolte, soprattutto perché sappiamo quanto sia difficile tentare di percorrere una strada nuova all’interno di un palazzo così buio e così scuro.
Ci affidiamo dunque alla saggezza, alla concretezza e alla determinazione degli attori in campo, nella speranza che da un nuovo impegno possa davvero sorgere e spuntare un’alba nuova sia a Diamante che a Cirella.
F.to
Giuseppe Savarese

INTERVENTO DEL 27.09.23

Sono iniziate le grandi manovre finalizzate alla conquista del palazzo municipale.
Alle prossime elezioni amministrative la maggioranza uscente ipotizza una riproposizione quasi integrale dell’attuale quadro politico e propone come futuro capolista il vicesindaco Pino Pascale.
Marcello Pascale, capo dell’opposizione consiliare, ha annunciato che sarà presente con una sua lista, riveduta e corretta rispetto a quella precedente.
Achille Ordine, indicato come capolista da “Diamante PUNTO ZERO” e dal gruppo politico riconducibile a Gaetano Sollazzo, si proporrà come alternativa ai contrapposti schieramenti uscenti dal C.C., quello di maggioranza e quello di opposizione.
Le sfide sono aperte e il risultato positivo sarà certamente conquistato dalla squadra che offrirà al corpo elettorale una credibilità a cui affidare la speranza di cambiamento tanto invocato dall’intera comunità amministrata.
“Diamante Futura” sarà, come sempre, una protagonista di primo piano nello scenario politico cittadino e supporterà elettoralmente chi sarà in grado di garantire un rinnovamento culturale che sappia guardare al passato e prolungare la vita attiva dei meno giovani.
Per quanto ci riguarda siamo ancora convinti che esista un largo spazio sociale in grado di far vivere una protesta elettorale che rappresenti una vera svolta culturale contro il conformismo che ha determinato le aberrazioni sociali perpetrate da decenni in danno delle generazioni future.
Siamo certi che il 2024 sarà l’anno in cui Diamante voterà per un nuovo “ordine” cittadino
Pronostico?
Speranza?
Preferiamo dire: certezza.
Certezza del risultato, ma soprattutto certezza che il nuovo “ordine” saprà rivisitare quelle idee innovative osteggiate in passato dal potere domestico e dalle “arroganze intellettuali “che lo hanno rappresentato.
Forse è il momento giusto.
Finora, probabilmente, le politiche praticate da “Diamante Futura” non sono state sottoposte al corpo elettorale nei tempi e nei modi più opportuni.
Per comprenderne il vero senso rivoluzionario bisognerebbe studiare quali sono state le proposte d’avanguardia che, a partire dal 1997 e fino al 2019, il gruppo consiliare di “Diamante Futura” ha sottoposto alle valutazioni dei vari C.C. di cui ha fatto parte.
Un’analisi storica degli ultimi trent’anni farebbe emergere con chiarezza come il progetto di sviluppo riconducibile all’azione politica di “Diamante Futura” sia, oggi più di ieri, ancora vivo ed attuale.
Una lettura revisionistica del passato farebbe meglio comprendere quale sia stata l’ambizione di “Diamante Futura” e chi, tra i discendenti in campo, sia in grado di offrire un indipendente ancoraggio ad uno dei valori difficilmente riscontrabili in politica: la coerenza; qualità che non vuol dire restare acriticamente legati ad un’idea, ma riuscire a farla vivere in modo autonomo nel tempo.
Uno squarcio revisionistico in cui inquadrare la guida apicale di una nuova classe dirigente che sappia farsi carico orgogliosamente della storia e del patrimonio umano da cui proviene.
Per “Diamante Futura” il revisionismo civico altro non è che la rivisitazione vera degli avvenimenti storici da cui far partire una luce che illumini sia la strada del futuro che le coscienze di coloro i quali hanno perduto la nozione e il ricordo del passato: di cosa sia stata Diamante, la famosa “perla del tirreno”.
F.to
Giuseppe Savarese

Indirizzo

Diamante
87023

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