06/10/2023
“Diamante Futura”
Riflessioni
Il gruppo politico che attualmente si rivede nelle idee di “Diamante Futura” è stato un attore protagonista nelle varie competizioni comunali che si sono susseguite a Diamante negli ultimi trent’anni.
Al fine di chiarire gli obbiettivi politici e sociali che ci hanno sempre contraddistinto, “Diamante Futura” ha pubblicato in data 18.12.2022, in data 07.08.2023 e in data 27.09.2023 le riflessioni che di seguito saranno riproposte e che riguardano il progetto da sviluppare affinché i futuri rappresentanti del popolo siano supportati da un consenso cittadino non riconducibile agli apparati lobbistici che hanno da sempre alterato gli equilibri democratici della nostra comunità.
Dopo la scomparsa di Paolo De Luna e di Giuseppe Tursi, “Diamante Futura” sta soffrendo per la mancanza del loro illuminato contributo culturale e in tal senso ci corre l’obbligo di evidenziare come sia Paolo che Giuseppe abbiano avuto la capacità di fondere e far convivere le loro esperienze e le loro idee, provenienti dalla sinistra storica e radicale, con i diversi valori sociali di cui erano portatori la maggior parte dei soggetti facenti parte dell’originario gruppo politico.
Nel rispetto della tradizione culturale che ci ha sempre contraddistinto nel passato vorremmo costruire anche in futuro una fucina democratica che sia in grado di far nascere, applicando la Socratica arte della maieutica, una nuova classe dirigente che non sia schierata in difesa di specifici interessi di parte ma che sia dedicata alla ricerca del bene comune.
Tutti, più o meno, magari con un differente ordine di priorità, abbiamo effettuato, in passato, scelte politicamente inadeguate.
È proprio per cercare di riscattare gli errori compiuti nel passato e per cercare di contribuire alla stesura di un progetto che sappia interpretare le necessità socio-economiche che ci riguardano come comunità civica, che “Diamante Futura” spera in nuove partecipazioni culturali in modo che il progetto politico da elaborare sia il frutto di variegati contributi discendenti da democratiche posizioni sociali, ideologiche e partitiche.
Le adesioni potranno essere effettuate in forma pubblica, mediante facebook, e/o in privato, contattando tramite whatsapp direttamente la responsabile dell’associazione Delia Mele al cell. n° 335/1382960.
INTERVENTO DEL 18.12.23
Preliminarmente, devo ringraziare il gruppo Attiva-Mente per avere dato alla cittadinanza la possibilità di discutere pubblicamente dei problemi che affliggono il paese.
Come cittadino, vorrei poter dare il mio piccolo contributo alla non semplice soluzione di indicare nuove proposte politiche in grado di creare una prospettiva al nostro futuro.
Per raggiungere l’obiettivo, però, penso che sia necessario che molti dei presenti, a partire da me, debbano avere l’onestà intellettuale di fare un’autocritica sul proprio operato di soggetto politicamente impegnato nelle competizioni elettorali che si sono susseguite negli ultimi trent’anni e oltre.
Solo se saremo in grado di assumere un atteggiamento critico nei confronti della nostra storia politica, forse, potremo tracciare le nuove linee guida per un futuro migliore.
Sono certo che se Paolo De Luna fosse stato ancora insieme a noi, sia come cittadino che come cofondatore di “Diamante Futura”, avrebbe sottoscritto la relazione che guiderà questo mio intervento.
Colgo l’occasione, pertanto, per ricordare la figura professionale e politica di Paolo De Luna che, sia da medico che da amministratore comunale, Sindaco prima e Consigliere comunale dopo, ha dedicato la sua vita al servizio della comunità di appartenenza.
Tutti voi conoscete quale ruolo determinante abbia rivestito il gruppo politico “Diamante Futura” nell’ultima competizione elettorale.
Anche a voler valutare col senno del poi la posizione assunta in quell’occasione, devo confessare che ancora oggi, non sono pentito della scelta di campo operata; ho scelto quello che ritenevo fosse il meno peggio.
In tal senso ero e sono convinto che l’elezione a Sindaco del sen. Magorno avrebbe potuto costituire un valore aggiunto per gli interessi generali della comunità amministrata.
Infatti, in onestà, non si può non riconoscere come il Sindaco Magorno, sia all’inizio del suo mandato che durante il periodo pandemico, abbia dimostrato grandi doti gestionali, sia sotto l’aspetto amministrativo che sanitario.
Successivamente, invece, da quando la funzione di Sindaco è stata quasi permanentemente esercitata in modo delegato, Diamante non ha avuto più un riferimento apicale eletto dal popolo; popolo a cui ogni Sindaco deve rispondere direttamente, senza interlocuzioni politiche interposte da altri soggetti che non sono stati legittimati da quell’investitura totalitaria e popolare di cui il Sindaco è destinatario.
In verità, speravo che intorno a Ernesto fosse possibile ipotizzare una nuova impostazione e ristrutturazione dell’attuale maggioranza, ma le comunicazioni ufficiali e ufficiose con cui il Sindaco ha più volte confermato la sua ferma intenzione di non ricandidarsi nelle prossime elezioni comunali pongono molti elettori, anche quelli che notoriamente gli sono stati più vicini, di fronte a scelte tese alla ricerca di una diversa e innovativa rappresentanza consiliare.
Come spesso accade nella vita, ognuno di noi, alcune volte, anche contro la sua stessa volontà, viene chiamato a svolgere un ruolo civico di grande rilevanza sociale.
Con l’appropinquarsi delle elezioni amministrative ritengo sia necessario sviluppare un dibattito socio-culturale sul futuro del nostro territorio e della nostra comunità; un dibattito politico che trovi il suo epicentro democratico nella capacità di un’autodeterminazione collettiva capace, tra l’altro, di disinnescare la guerra fratricida attualmente in corso in nome e per conto degli opposti dispotismi che sono in campo: quello di Diamante e quello di Cirella.
Per evitare di incorrere negli errori del passato, vorrei offrire alla vostra valutazione la mia ricetta, frutto di alcune riflessioni derivanti da un’analisi politica che fotografa il passato e si proietta nel futuro.
È notorio come tutte le congiunture negative determinino grandi cambiamenti.
La pandemia, la guerra in Ucraina, l’inflazione, il caro vita, il caro bollette e la crisi energetica, stanno creando grandi metamorfosi sociali.
Non v’è dubbio che il mondo, l’Europa e anche l’Italia siano ad una svolta epocale.
Dalla logica del bipolarismo si è passato a una fase di incertezze e di ricerca di nuovi equilibri.
Sta cambiando l’Europa o, forse, per effetto della pandemia e della guerra, si sta formando l’Europa e tutti siamo combattuti fra il dubbio e l’aspettativa.
È cambiata l’Italia, e il partito con il simbolo della fiamma tricolore, nella piena legittimazione popolare, ha conquistato il governo nazionale.
Tutto intorno a noi è in movimento, mentre a Diamante tutto resta immobile.
Ognuno di noi, in qualità di cittadino, indipendentemente dall’appartenenza politica, sarebbe perfettamente in grado di tracciare le linee guide da perseguire per una corretta gestione amministrativa.
Tutti, magari con un differente ordine di priorità, sappiamo benissimo quello che si dovrebbe fare:
• creare nuove opportunità di sviluppo turistico;
• creare nuovi posti di lavoro;
• creare servizi sociali efficienti e puntuali.
In definitiva, e l’elenco potrebbe essere molto più lungo, creare le condizioni per “una migliore qualità della vita”.
Tutto fattibile, a condizione che ci sia un progetto e che ci sia anche la capacità di attuarlo.
Il governo comunale dovrebbe avere la competenza di assumere decisioni in grado, tra l’altro, di far funzionare al meglio la macchina amministrativa.
Far funzionare i servizi di RSU, migliorare il traffico e i parcheggi, far funzionare i servizi comunali.
Tutto questo non è politica, è lavoro!
Sono conti da far tornare, finanza da gestire, decisioni da assumere e rendere operative.
Diamante ha bisogno di una rappresentanza politico-amministrativa che sia funzionale al decollo socio economico della comunità amministrata.
Diamante ha bisogno di una squadra che ponga al centro dell’amministrazione il primato della politica, ma che sia guidata da chi è in grado di creare sviluppo.
Ma lo sviluppo non si fa con le affermazioni; lo sviluppo si programma.
Prima di stilare programmi bisogna fare analisi, studiare i dati, fare una diagnosi seria.
Gli investitori sono un elemento fondamentale per lo sviluppo, ma il presupposto necessario per attrarre gli investitori sono le idee e la stabilità.
Mentre le idee sono espressione del talento imprenditoriale, la stabilità è rappresentata da una somma di elementi riguardanti legalità e ordine pubblico.
Serve certezza che la P.A. rispetti i diritti di chi ad essa si rivolge, sia per chiedere un permesso di costruire o una licenza commerciale o, ancora, per contestare una contravvenzione o un tributo erroneamente applicato.
Quindi, risposte certe e non discrezionali, risposte rapide, sulla base di procedure chiare e uguali per tutti.
Per quanto riguarda l’ordine pubblico, e quindi la tutela della sicurezza quotidiana dei singoli e delle imprese, bisogna necessariamente creare occupazione e lavoro.
L’occupazione e il lavoro sono condizioni indispensabili per eliminare tutti i tipi di criminalità, ivi compreso lo spaccio della droga ad essa direttamente collegabile.
Ma cosa fare per creare sviluppo?
Se ci guardiamo attorno ci renderemo conto che il Padreterno ha dato a Diamante, gratis, un territorio che è un piccolo giardino dell’Eden, con un mare fantastico e un clima dolce e temperato.
Di tutto ciò noi non abbiamo alcun merito, ma grazie a questi doni Diamante e Cirella sono stati meta privilegiata dei primi pionieri delle vacanze.
Noi non abbiamo saputo aggiungere nulla.
La nostra vocazione turistica è rimasta tale e quale, senza mai riuscire a esprimersi.
La stagione turistica dura solo qualche settimana, pochi giorni di caos che centuplicano le presenze, esaltando i limiti della nostra offerta, pochi giorni in cui l’organizzazione dei nostri servizi va in “tilt”, scontentando tutti.
Eppure la nostra economia vive in funzione di quei pochi giorni.
Sole e mare non bastano più e, oltretutto, non sono una nostra esclusiva.
Ogni anno che passa aumentano le esigenze del turista tipo e, contemporaneamente, aumenta la concorrenza.
Gli orizzonti turistici si sono allargati anche grazie al trasporto aereo e marittimo a basso costo.
La nostra offerta è sempre ferma, carente.
Dobbiamo uscire dall’ottica del monoprodotto “Sole-mare”, cercando di dare un valore aggiunto alla nostra offerta per renderla più appetibile e ba***re una stagionalità di pochi giorni.
Pensate se solo riuscissimo a raddoppiare la nostra attuale stagione turistica (e sarebbe un obbiettivo minimo rispetto alle potenzialità del nostro territorio).
Per iniziare basterebbe solo il raddoppio.
Il raddoppio di quelle poche settimane vorrebbe dire il raddoppio delle presenze, il raddoppio degli incassi degli esercizi commerciali, il raddoppio dei nostri redditi e, conseguentemente, una rivalutazione secca dei valori immobiliari.
Maggiore ricchezza, maggiore sviluppo, maggiori investimenti, un migliore sfruttamento delle nostre risorse naturali e non, sulla base di un progetto capace di pianificare e non solo di sognare, un nuovo raddoppio.
I giovani, le risorse migliori da mettere in campo per costruire il cambiamento da progettare, non hanno interlocutori e sono costretti a emigrare o ad arrangiarsi, gravando sui già magri bilanci familiari.
Quindi, la soluzione ai problemi insiti nell’analisi finora raccontata deve necessariamente partire dal Comune.
Un Comune è una grande azienda pubblica.
Rispetto ad una impresa cambiano parzialmente gli obbiettivi.
I dividenti dell’azienda comune sono il benessere sociale; il valore aggiunto non è nel miglior rapporto qualità-costo del manufatto prodotto, bensì nel Welfare che raggiunge la collettività.
L’idea che ci riguarda ha come presupposto gli investimenti.
Gli investimenti sono alla base dei programmi di sviluppo, lo sviluppo crea posti di lavoro, il lavoro genera la ricchezza, la ricchezza genera investimenti e, conseguentemente, nuovi posti di lavoro.
Il futuro di Diamante è legato ad un dive**re che aggreghi le forze che vogliono governare il fare, e non governare e basta.
Un dive**re che sia capace di organizzare la “macchina Comune” non a misura delle vecchie procedure e dei vizi consolidati, ma una macchina veloce con processi decisionali rapidi in grado di ve**re incontro alle esigenze dell’utente cittadino.
Una vera e propria “Casa Comune” che deve essere vissuta come luogo dove i problemi si risolvono e non dove si inventano.
I servizi devono essere forniti direttamente dagli Enti pubblici o in collaborazione di partner privati, ma sempre con l’obbiettivo di fornire il servizio migliore al costo più conveniente per la collettività.
È altresì necessario avviare le opere di “manutenzione ordinaria” di cui il paese ha bisogno e che sono state sempre disattese; illuminazione, manti stradali, parcheggi ordinati, pulizia, spazi pubblici e giardini, sono il biglietto da visita che il Paese mostra a chi arriva, sono le misure, se trascurati, dei disagi quotidiani che vessano il cittadino e il turista.
L’offerta turistica che, tramite il comune, dovrà essere collegata ai mercati nazionali e internazionali dovrà puntare a destagionalizzare la vacanza a Diamante.
Per questo ritengo sia indispensabile proporre a tutti gli operatori del settore ricettivo un booking centralizzato capace di far giungere l’offerta turistica di Diamante anche laddove il singolo non riuscirà mai ad arrivare.
Bisogna uscire dalle “forche caudine” del solito agosto e del solito festival del “Peperoncino”, con la riqualificazione e l’allargamento dell’offerta.
Immediatamente serve recuperare, mettere in sicurezza e riattrezzare l’area portuale, in attesa di risolvere i problemi che ostano alla realizzazione del porto turistico e delle infrastrutture connesse.
Il lungomare non dovrà essere più solo il luogo dei passi perduti, ma un centro propulsivo, vitale, luogo di incontri ma anche di commercio, di divertimento e di scambio, sfruttando anche le opportunità derivanti dai locali comunali esistenti nel piano sottostante, che andrebbero tutti recuperati.
La realizzazione di un grande progetto ambientale finalizzato all’istallazione di pannelli fotovoltaici capaci di coprire i consumi elettrici comunali e la costruzione di grandi parcheggi custoditi, posizionati nei punti strategici delle direttrici d’arrivo, offriranno l’occasione per ampliare le entrate comunali, riequilibrare il gettito tributario in favore dei residenti ed accedere ai finanziamenti, anche bancari, necessari per valorizzare l’intero territorio.
In particolare mi riferisco alla valorizzazione di Cirella, dei suoi ruderi, di quel gioiello abbandonato che è il suo anfiteatro.
Se coperto con una cupola azionata idraulicamente, l’anfiteatro di Cirella offrirebbe, in tutte le stagioni, occasione di crescita attorno a manifestazioni artistiche di valenza nazionale e internazionale, dedicate a un target di utenti che non frequentano il nostro comprensorio nel mese di agosto.
Per un migliore futuro di Diamante tutti noi dovremmo essere impegnati a creare sviluppo e riqualificazione territoriale, in un’ottica coerente con le esigenze di una migliore vivibilità della cittadinanza, avendo sempre ben presente che il territorio è un bene non riproducibile e che va preservato con intelligenza e oculatezza, in modo che lo sviluppo e la protezione della natura possano convivere nella giusta alchimia, producendo le migliori condizioni di vita possibile.
Diversamente, senza tale azione dinamica, saremo destinati a vivere nell’attuale immobilismo, inseriti nella desolante continuità del passato e delle emergenze che ci appartengono permanentemente, senza riuscire a programmare un futuro diverso e produttivo.
Ormai a Diamante, per citare Marcello Veneziani, “ci manca il respiro, e non sappiamo dire in che senso e in che modo; è come se fossimo sotto una cappa”.
La pandemia ha già ampliato gli aspetti negativi del vivere in comunità, determinando una restrizione senza precedenti delle relazioni pubbliche della vita.
Quindi, la pandemia prima e la guerra ora ci stanno abituando a vivere supinamente in un “Nuovo Regime”; un regime strettamente legato e connesso al ceto dominante che sta governando da decenni la nostra città.
In un regime che, come nelle monarchie tradizionali, utilizza la locuzione “il re è morto, viva il re”, per annunciare la fine di un’A.C. e contemporaneamente la nascita di altra A.C., in piena continuità con quella precedente, inneggiando ad un cambiamento che non cambia niente.
Da molti decenni abbiamo affidato la guida della nostra comunità a soggetti che non hanno saputo introdurre un’innovativa qualità della vita.
Dobbiamo guardare ai fatti, perché sono i fatti che determinano l’opinione da cui derivano le azioni umane.
A Diamante serve una nuova classe politica, una classe dirigente nuova che abbia una nuova visione della vita e del mondo.
Molti di noi sono responsabili d’aver determinato la nascita dei C.C. che si sono susseguiti a Diamante nell’ultimo ventennio.
Per quanto mi riguarda chiedo umilmente scusa per gli errori commessi, anche se posso confessare, a cuore aperto, che mi sono sempre battuto per alternative di rinnovamento che non hanno mai trovato un congruo consenso del corpo elettorale.
Nell’ultima competizione amministrativa, senza esito favorevole, ho lottato perché fosse candidato a sindaco un giovane professionista, un avvocato ormai famoso anche se non è solito frequentare la storica “piazza” del paese né il lungomare del centro urbano.
Ma proprio alcuni giovani, quelli che avrebbero dovuto sostenere la novità politica da posizionare alla guida del paese, inebriati da una civica ed irresponsabile “invidia” generazionale, hanno proditoriamente barattato il nuovo con il vecchio.
Posso aver perso la battaglia politica tesa al rinnovamento, ma ciò non significa che avessi torto.
Una volta i giovani erano il futuro.
C’era la convinzione che il domani sarebbe stato migliore del passato.
C’era in sostanza l’idea che i giovani rappresentassero un progresso inarrestabile, collettivo e individuale.
In questa situazione stagnante, che si riflette sull’intero sistema sociale, non c’è da stupirsi che i giovani più insofferenti e ambiziosi vadano a cercare occasioni di lavoro altrove.
Qui rimangono coloro i quali confidano di poter essere in qualche modo cooptati nel sistema produttivo grazie ad appoggi politici o familiari.
Io voglio ancora credere e auspicare nella partecipazione diretta anche di chi, lontano dalla nostra comunità, vive in altri comuni d’Italia o all’estero.
Con il passare del tempo le sfide impossibili continuano ad animare il dibattito pubblico e politico.
La sfida che abbiamo davanti a noi è più culturale che politica.
Dobbiamo mettere in atto delle politiche moderne e innovative, che offrano ai giovani la possibilità di essere qui insieme a noi, anche se lontani.
La facilitazione e le innovazioni tecnologiche già promuovono la partecipazione in presenza senza esserlo.
Lo Smart Working e i collegamenti telematici consentono ora di eliminare la presenza fisica senza rinunciare al contributo intellettivo.
La società contemporanea è ormai contraddistinta da nuovi fenomeni sociali.
Automobili, navi e aerei che si guidano da sé, operazioni chirurgiche guidate a distanza robot e intelligenza artificiale.
Come l’automatismo ha invaso pervasivamente il nuovo mondo del lavoro, così noi dovremmo aprire la porta ad una diversa partecipazione attiva di tutti coloro i quali vogliano contribuire, anche da posizioni esterne, al risorgimento socio-politico della nostra comunità.
Conclusioni
Sono certo che la soluzione dei problemi amministrativi che ci riguardano sia legata alla costruzione di una squadra che contenga la forza innovativa dei giovani e l’esperienza dei meno giovani; una squadra formata senza esclusioni e veti precostituiti nei confronti di alcuno, ma frutto di una meticolosa ricerca degli elementi capaci di ascoltare gli altri e di attuare un rivoluzionario processo di cambiamento.
Ogni rivoluzione sociale ha bisogno di cantori che sappiano vestire di parole giuste i rischiosi cambiamenti di costume da perseguire, nel pieno rispetto dei diritti dei cittadini.
A mio avviso è necessario pensare a nuovi assetti istituzionali comunali che, in trasparenza, facciano funzionare al meglio la macchina amministrativa promuovendo una partecipazione attiva alla vita dell’Ente Comune, sia dei singoli cittadini che delle rappresentanze intermedie del corpo elettorale.
In tal senso, per esempio, per iniziare si potrebbe pensare:
alla modifica dello statuto, in modo che, per meglio far esercitare il controllo del C.C. sulla G.M., il Sindaco possa nominare fino a quattro assessori esterni;
all’istituzione di commissioni consiliari ove sia previsto anche il coinvolgimento e la partecipazione di soggetti esterni, in rappresentanza delle migliori energie sociali;
alla costituzione di un Osservatorio stabile per i problemi dell’ordine pubblico e del disagio sociale;
alla creazione di un’agenzia per la riqualificazione, il coordinamento e la gestione dei servizi turistici.
alla reintroduzione della commissione edilizia, in modo da rendere più trasparente e partecipato il rilascio dei permessi di costruire;
alla costituzione di una civica commissione ambientale che esprima un parere sulle opere da realizzare nell’intero territorio comunale;
Quindi, bisognerà immaginare istituzioni comunali nuove, capaci di generare la partecipazione e il coinvolgimento delle migliori energie sociali, per avviare un grande disegno culturale di riqualificazione e di riconversione che dal basso sappia dare un senso unitario e identitario alla nostra comunità; una comunità che deve ritrovare la libertà e la gioia collettiva del bene comune, riscoprendo l’essere e non l’avere.
Dunque, più coraggio e meno codardia, più coraggio e meno moralismi, più coraggio e meno conformismo.
Dobbiamo riscoprire una “polis” nella quale si ritrovi la libertà di tutti gli amministrati e la loro capacità di autodeterminazione per quanto concerne il rispetto delle regole e della legalità.
Per questi motivi invito tutti a gridare con viva voce che serve un cambiamento vero e che, diversamente dal passato, non accettiamo più le paurose risposte fatte di quei silenzi che finora hanno generato la desolante realtà che ci circonda.
Occorre passare dalle parole ai fatti.
Tanti di noi, che in passato hanno aderito a liste comunali contrapposte, ora sono pronti a lavorare per creare una sincera concordia capace di unirci in una pace sociale che consenta di ragionare onestamente e senza pregiudizi su meritocratiche figure civiche da coinvolgere nella costituzione di una nuova squadra in grado di esprimere il prossimo governo comunale; un governo comunale che supportato da una maggioranza e da un’opposizione sappia perseguire gli interessi generali dell’intera comunità adamantina.
Speriamo che la prossima volta sia la volta giusta e che non si debba ancora scegliere il meno peggio.
F.to
Giuseppe Savarese
INTERVENTO DEL 07.08.2023
Dopo aver letto il Manifesto / Proposta politica a firma di Luigi Fabiani riteniamo sia necessario offrire anche il nostro contributo al futuro che riguarda la nostra comunità cittadina.
Il gruppo politico “Diamante Futura” è stato sempre portatore di quelle idee socio-politiche d’avanguardia che oggi cominciano a fare capolino tra chi è impegnato ad elaborare un nuovo programma amministrativo su cui incardinare le future alleanze politiche delle elezioni comunali.
“Diamante Futura” è convinta che in politica può essere anche legittimo difendere le proprie posizioni, ma se non si ha una nuova proposta di società e di sviluppo non è possibile incarnare alcun processo innovativo in grado di attrarre il consenso elettorale.
Non bastano i messaggi fake news per indirizzare l’opinione pubblica verso una coalizione politica vuota, costruita per apparire e non per essere, anche se supportata da movimenti pseudoculturali e sigle autoreferenziali che non rappresentano alcuna idea.
I movimenti politici senza idee sono come le piante a cui sono state tagliate le radici e i germogli, possono sembrare rigogliose, ma non hanno futuro.
Sono destinate alla morte.
Nonostante la presenza dei soliti mercenari che fanno quadrato attorno ai casati obsoleti che hanno determinato la decrescita sociale della nostra comunità, si deve lavorare per aprire uno spaccato politico che lasci trasparire un futuro disegnato e programmato da quelle generazioni che sono attualmente escluse dalla gestione della cosa pubblica.
La conquista della Casa Comunale vissuta come un libidinoso traguardo di potere personale rappresenta l’antitesi di una politica che, come la religione, dovrebbe essere alimentata da un trascendentale atto di fede che trova la sua essenza in un futuro inquadrato in una cornice etica che tende al raggiungimento del bene collettivo.
Invece, se si valuta in modo critico la storia politica che ci riguarda siamo costretti a giudicare negativamente l’effetto provocato dalle egoistiche scelte operate negli ultimi vent’anni.
Speriamo che gli anticorpi sociali presenti nel corpo elettorale siano in grado di indirizzare il consenso civico verso quel rinnovamento politico necessario per arginare il grigio conformismo della conservazione.
Comunque, non bisogna essere pessimisti sul dive**re che riguarda la nostra comunità.
Riteniamo sia possibile coniugare uno sviluppo sostenibile con un percorso di crescita sociale capace di soddisfare i bisogni della gente, senza compromettere le esigenze delle future generazioni.
La scelta di uno sviluppo sostenibile impone la necessità di ripensare a politiche in grado di ammortizzare l’impatto provocato dalle attività economiche con le normali esigenze di vita della parte più fragile e bisognosa che vive nella nostra città.
Un compito arduo ma non impossibile, se si riscopre l’eticità dell’azione politica e un conseguente comportamento altrettanto virtuoso della classe dirigente.
Ma la classe dirigente non si inventa, si forma.
Ed è per questo che auspichiamo un cambio radicale dei metodi che finora hanno selezionato la classe politica chiamata ad amministrare.
La quantità dei voti ottenuti per essere eletto non dovrebbe essere l’unico elemento da valutare per rivestire la carica di membro del Governo Comunale.
Il Sindaco è l’unico eletto legittimato a ricoprire direttamente la carica apicale della G.M. che, nella sua composizione globale, a nostro avviso, dovrebbe poi essere rappresentativa delle migliori energie intellettive riscontrabili nella società civile esterna al C.C..
La permanente inclusione dei cittadini nella vita della P.A. dovrebbe trovare il suo equilibrio sociale in un contesto che sia in grado di consentire una partecipazione civica ai lavori delle eventuali commissioni consiliari previste dallo statuto comunale, in modo da ricercare le soluzioni amministrative più idonee per il raggiungimento del bene comune.
Esiste, quindi, un largo spazio sociale per indirizzare attivamente il corpo elettorale in una logica amministrativa che veda prevalere una separazione tra il potere esecutivo del governo comunale e la rappresentanza politica presente in C.C.
Il Sindaco eletto direttamente dal popolo nomina autonomamente gli assessori individuati anche all’esterno del C.C. che, a sua volta, controlla politicamente l’operato del Sindaco e, tramite le Commissioni Consiliari, supporta l’operato della G.M. indicando gli obbiettivi politico - amministrativi da perseguire.
Tale visione istituzionale rappresenta una rivoluzione colturale indispensabile sia per giungere ad un nuovo ordine sociale della comunità amministrata che per stroncare gli interessi personali di quelle famiglie che hanno perseguito illeciti profitti rivestendo ruoli direttamente nella G.M.
Serve, quindi, una P.A. moderna e rivoluzionaria che realizzi riforme sociali coincidenti con i problemi connessi con la coscienza e con la libertà di coscienza.
Bisogna introdurre una seria politica di formazione giovanile che sappia valorizzare, anche in un’ottica di revisionismo storico, alcuni progetti strategici che sono stati perseguiti senza esito da alcuni amministratori comunali lungimiranti ma inascoltati.
Più cultura amministrativa, orientata nel senso di una formazione rigorosa ed autentica.
Una formazione destinata ad incidere sulla coscienza degli eletti e pensata ad hoc per la loro crescita e per la loro maturazione individuale e generale.
Una formazione in grado di supportare un’esperienza che rivesta ruoli istituzionali di grande rilevanza sociale e politica, in modo che possa essere reciso il funesto laccio di quella burocrazia di palazzo che ha finora strangolato molte intelligenze e tante energie intenzionate ad imboccare la strada del fare.
È forse sbagliato credere e sperare che un giorno si possa realizzare ciò che si desidera ardentemente?
La sfida è grande, la speranza e i sogni sono infiniti.
Speriamo che qualcuno li raccolga e li sappia coltivare in un’ottica tesa al bene comune, così da consentire una sopravvivenza migliore a chi avrebbe voluto realizzarli.
Ecco perché guardiamo con fiducia al futuro che ci riguarda e da cui ci aspettiamo grandi cose e grandi svolte, soprattutto perché sappiamo quanto sia difficile tentare di percorrere una strada nuova all’interno di un palazzo così buio e così scuro.
Ci affidiamo dunque alla saggezza, alla concretezza e alla determinazione degli attori in campo, nella speranza che da un nuovo impegno possa davvero sorgere e spuntare un’alba nuova sia a Diamante che a Cirella.
F.to
Giuseppe Savarese
INTERVENTO DEL 27.09.23
Sono iniziate le grandi manovre finalizzate alla conquista del palazzo municipale.
Alle prossime elezioni amministrative la maggioranza uscente ipotizza una riproposizione quasi integrale dell’attuale quadro politico e propone come futuro capolista il vicesindaco Pino Pascale.
Marcello Pascale, capo dell’opposizione consiliare, ha annunciato che sarà presente con una sua lista, riveduta e corretta rispetto a quella precedente.
Achille Ordine, indicato come capolista da “Diamante PUNTO ZERO” e dal gruppo politico riconducibile a Gaetano Sollazzo, si proporrà come alternativa ai contrapposti schieramenti uscenti dal C.C., quello di maggioranza e quello di opposizione.
Le sfide sono aperte e il risultato positivo sarà certamente conquistato dalla squadra che offrirà al corpo elettorale una credibilità a cui affidare la speranza di cambiamento tanto invocato dall’intera comunità amministrata.
“Diamante Futura” sarà, come sempre, una protagonista di primo piano nello scenario politico cittadino e supporterà elettoralmente chi sarà in grado di garantire un rinnovamento culturale che sappia guardare al passato e prolungare la vita attiva dei meno giovani.
Per quanto ci riguarda siamo ancora convinti che esista un largo spazio sociale in grado di far vivere una protesta elettorale che rappresenti una vera svolta culturale contro il conformismo che ha determinato le aberrazioni sociali perpetrate da decenni in danno delle generazioni future.
Siamo certi che il 2024 sarà l’anno in cui Diamante voterà per un nuovo “ordine” cittadino
Pronostico?
Speranza?
Preferiamo dire: certezza.
Certezza del risultato, ma soprattutto certezza che il nuovo “ordine” saprà rivisitare quelle idee innovative osteggiate in passato dal potere domestico e dalle “arroganze intellettuali “che lo hanno rappresentato.
Forse è il momento giusto.
Finora, probabilmente, le politiche praticate da “Diamante Futura” non sono state sottoposte al corpo elettorale nei tempi e nei modi più opportuni.
Per comprenderne il vero senso rivoluzionario bisognerebbe studiare quali sono state le proposte d’avanguardia che, a partire dal 1997 e fino al 2019, il gruppo consiliare di “Diamante Futura” ha sottoposto alle valutazioni dei vari C.C. di cui ha fatto parte.
Un’analisi storica degli ultimi trent’anni farebbe emergere con chiarezza come il progetto di sviluppo riconducibile all’azione politica di “Diamante Futura” sia, oggi più di ieri, ancora vivo ed attuale.
Una lettura revisionistica del passato farebbe meglio comprendere quale sia stata l’ambizione di “Diamante Futura” e chi, tra i discendenti in campo, sia in grado di offrire un indipendente ancoraggio ad uno dei valori difficilmente riscontrabili in politica: la coerenza; qualità che non vuol dire restare acriticamente legati ad un’idea, ma riuscire a farla vivere in modo autonomo nel tempo.
Uno squarcio revisionistico in cui inquadrare la guida apicale di una nuova classe dirigente che sappia farsi carico orgogliosamente della storia e del patrimonio umano da cui proviene.
Per “Diamante Futura” il revisionismo civico altro non è che la rivisitazione vera degli avvenimenti storici da cui far partire una luce che illumini sia la strada del futuro che le coscienze di coloro i quali hanno perduto la nozione e il ricordo del passato: di cosa sia stata Diamante, la famosa “perla del tirreno”.
F.to
Giuseppe Savarese