Dolo New Maps

Dolo New Maps Doloè un comune italiano di 15 099 abitanti della città metropolitana di Venezia, in Veneto. È sede d Il suo sviluppo inizia, però, solo nel Basso Medioevo.

Geografia
Il territorio del comune si trova al centro della Riviera del Brenta, estendendosi su entrambe le rive del Naviglio. In corrispondenza del centro di Dolo, il Naviglio si sdoppia formando la cosiddetta isola Bassa. L'area è solcata da numerosi altri corsi d'acqua, piccoli rii e canali di scolo come la Seriola, il Serraglio, il Brentoncino e il Tergolino. Toponimo
Secondo un documento cons

ervato nell'archivio di Stato di Padova, nel 1241, nel territorio di Dolo era situata una torre, tuttavia su questa la fonte non aggiunge altro, inoltre, anche un disegno databile al 1463 raffigura una torretta di modeste dimensioni in corrispondenza della sponda settentrionale del Brenta. Come alcuni sostengono da questa tipologia strutturale sarebbe derivato il toponimo Dolo, difatti queste venivano chiamate, in latino, dolon e in volgare, a seconda del luogo, dolo o dolone, dolione,dulone, dosone dojone, dogone e dongione. A località chiamate Dollo e Dullo fanno riferimento almeno quattro atti notarili del XIII secolo. Il toponimo Dolo viene rintracciato per la prima volta in modo certo nei Diari di Marin Sanudo databili al 30 settembre 1513. Egli annotò:

''Se intese i nemici, levati eri di Piove di S**o, aver brusato alcune case di zentilhomeni e di altri et alcune non aver toco [=toccato], e aver passà tutto il campo la Brenta e la cha' dil Dolo, brusato e ruinato quante case hanno trovato, e ale Gambarare, a San Bruson brusà assa' case di Valieri e Badoeri et altri. Item, vegnando di Padoana, hanno brusà molte case poste su la Brenta, et hanno passato la Brenta a guazo [=a guado], ch'è bassa a la cha' dil Dolo, tutto il campo e il viceré''

Sull'etimologia del toponimo sono state avanzate altre 4 ipotesi:

deriverebbe dal nome Dauli e Dotto -famiglie con possedimenti sul territorio-, non storicamente riconosciute;
dal diminutivo di nomi medievali (Davulus e Dadulus);
nel 1978 Alessandro Baldan afferma che ''il nome di Dauli deriva da Ca' del Bosco'', un agglomerato di case che sorgeva a est di Dolo, infatti 'dauli' in Greco significa '' da luoghi boscosi e legna'';
dalla figura di Dolo Dotto, il quale aveva possedimenti nel territorio; secondo documenti la zona veniva chiamata '' volta di Dolo Dotto'' e le abitazioni ''le case di Dolo'' o ''del Dolo''. Storia
Madonna dei Molini
La statua della "Madonna dei Molini" è esposta sulla facciata principale del vecchio molino demaniale di Dolo. Una leggenda di tempi relativamente recenti racconta di un cieco da oltre 40 anni, tale Giovanni Candian, che il 17 aprile 1813 fu miracolato dalla Madonna riacquistando improvvisamente la vista. Subito, la "Madonna dei Molini" divenne oggetto di devozione da parte dei cittadini dolesi. Dolo fu probabilmente una mansione romana e un borgo medioevale. Tra il XII e il XIV secolo il comune di Padova si espande a danno dei comuni limitrofi e della Repubblica di Venezia, per difendersi dalla quale costruisce numerose città e opere fortificate fornite di uomini in armi (a Stra, Camponogara, Sambruson, Dolo, Mirano ecc.) soprattutto sotto la signoria dei Carraresi, che costruirono, ad esempio, il castello di Oriago, ma soprattutto utilizzarono l'area paludosa tra Arino e Cazzago come zona difensiva costruendo quattro torri (torre di Arino; torre di Cazzago; torre Asinara e torre della Stradella). Questo sistema difensivo venne definito ''serraglio''. Tra il 1405 e il 1406 ha luogo l'ultima guerra tra Carraresi e la Repubblica di Venezia la quale conquista Padova e tutti i suoi territori. Il territorio dolese dunque passa sotto la Serenissima ma continua ancora a dipendere, religiosamente, dalle parrocchie di Fiesso d'Artico e di Sambruson (sotto la diocesi di Padova) e amministrativamente dalle ''ville'' (comune rurale dotato di autonomia) di Ca' del Bosco e di Alture di Sambruson. Per tutto il XV secolo Venezia sorvolò su moltissime zone le quali caddero nelle mani di monasteri e famiglie confinanti, altre zone vennero, invece, messe all'asta così passarono, ad esempio, nelle mani di grandi famiglie come i Malatesta nel 1470-73 (Mira, Sambruson e Lova). Cristoforo Contarini acquistò Ca' del Bosco che poi rivendette a Guio Ferragù; Marco della Scola, tra gli altri territori, prese l'Isola del Maltempo e Andrea Corbelli i campi della Molinella. Terreni ''carraresi'' andarono anche a Rambaldo Capodivacca, egli acquistò nel 1406 13 campi e mezzo ad oriente del centro di Dolo e nel 1413 prese in affitto territori dalle monache benedettine di S.Maria Fistomba. Alla sua morte i territori passarono alla figlia Francesca e al marito Dolo Dotto il quale propose iniziative di recupero del pascolo e dell'agricoltura. Nel 1405 dopo che Dolo Dotto si impadronisce della zona dove passava strada della Fornace le monache di S.Maria di Fistomba per permettere alle derrate agrarie di arrivare al monastero fecero costruire una strada (strada delle Monache) che partiva dalla punta orientale dell'Isola del Maltempo e giungeva fino a Cazzago. Nel 1459 il monastero, e di conseguenza tutti i suoi territori (compreso Cazzago e Ca' del Bosco), furono uniti al monastero padovano di Santo Stefano. Tra il 1464 e il 1467 Dolo Dotto muore e i territori passano in eredità ai figli, in seguito, tra il 1508 e il 1516 il territorio venne saccheggiato durante la guerra tra Venezia e la lega di Cambrai. Negli ultimi decenni del XV secolo il territorio ebbe un cospicuo sviluppo dato dalla costruzione dei mulini, pontili e squeri. Il nuovo paese si caratterizzò fin da subito per la vivacità dei commerci e da qui nacque la necessità di unire le numerose ville sotto un unico toponimo e in un unico comune autonomo. Le tre parti però non giunsero mai a ad unità amministrativa, per cui il toponimo, entrato veramente in utilizzo nei documenti ufficiali nel 1540, comprendeva solamente l'area compresa tra i due comuni di Ca' del Bosco ed Isola di Sambruson. Nel 1572 alla villa mancava solamente un'autonomia religiosa così la popolazione prese l'occasione della visita del vescovo Nicolò Ormanetto alla parrocchia di Fiesso per farsi promettere l'esercitazione della cura delle anime se la chiesa fosse stata ingrandita. Così nel 1576 Dolo venne colpito dalla peste ma se la cavò egregiamente affidandosi a San Rocco al quale venne così dedicata la Chiesa. Nel 1579 la chiesa non era ancora terminata ma la popolazione esortò il nuovo vescovo, Federico Corner, ad elevarla a luogo di ''cura d'anime'', questo così inviò don Camillo Ronconi a risolvere alcuni problemi; egli infatti:

terminò la costruzione della chiesa;
concordò al sacerdote-rettore di Dolo per il suo mantenimento un'entrata di 16 ducati dai parroci di Sambruson e di Fiesso e di 44 ducati dalla popolazione di Dolo;
stabilì che la nuova parrocchia avrebbe dovuto estendersi sulle terre di Ca' del Bosco, sulle isole del Maltempo e delle Acque e sulla Giudecca. Tutti gli abitanti di queste zone erano così compresi tranne quelli della Giudecca. La chiesa venne così completata nel 1580 e nel 1581 nacque la chiesa di Dolo, ''figlia'' delle ''matrici'' di Fiesso e Sambruson ma non una vera e propria parrocchia. Successivamente divenne indipendente dalla parrocchia di Sambruson e p***e, però, i territori della Giudecca. Per tutto il Settecento i veneziani vedevano nel Naviglio del Brenta il naturale proseguimento del Canal Grande e ogni anno trascorrevano lunghi periodi di villeggiatura nelle loro dimore di campagna. Col tempo l'influenza veneziana trasforma Dolo in un luogo ricco di eleganti palazzi e famoso per le conversazioni nei salotti che faranno del paese uno dei luoghi d'incontro più frequentati della Riviera del Brenta. Sotto Napoleone Bonaparte (dal 1797), Dolo divenne comune del Distretto di Venezia. Dopo il 1815 appartenne al Regno Lombardo-Veneto e, nel 1866, entrò a far parte del Regno d'Italia. L'8 luglio 2015 una violenta tromba d'aria, di grado F4 della Scala Fujita, si è abbattuta su Dolo. Il fenomeno, durato quasi 10 minuti, ha coinvolto altresì i comuni di Mira e Pianiga. Il tornado ha percorso 11.5 km e ha avuto una larghezza variabile dai 500 m al chilometro. Vi sono stati gravi danni materiali a case, automobili e infrastrutture nonché una vittima, 72 feriti e alcune centinaia di sfollati[4]. Il Brenta
Nel 1457 dopo i danni apportati alle colture nel 1446-47 e la distruzione del ponte di Bassano venne autorizzato lo scavo in territorio di Sambruson di un canale, lo ''sborador'', tramite il quale far defluire in laguna le acque del Brenta. La costruzione iniziò solo nel 1459, questo aveva inizio a Mira Taglio e portava le acque brentane a Giare. Doveva avere una larghezza sui 35 metri, il suo alveo doveva essere un metro e mezzo più alto di quello del Brenta. Doveva passare a un tiro di pietra dalla torre di Sambruson, in linea retta, e sul nuovo canale dovevano venir costruiti due ponti. Di questi due ne venne costruito solo uno presso l'incile, in questo modo gli edifici a destra dello sborador rimasero isolati e perciò, secondo attestazioni, almeno dal 1470 nacque un terzo comune sul territorio parrocchiale di Sambruson, con le terre di Alture e Sambruson Torre: Isola di Sambruson. Nel 1460 iniziarono i lavori per rettificare tre anse del Brenta, presso Ca' di Dolo ''super Miram'' (oltre Mira), la volta di Dolo Dotto e presso Mira. Lo scopo era quello di far scorrere il flusso del Brenta più velocemente evitando così la troppa pressione sugli argini. I lavori vennero ostacolati dagli elevati costi così si decise di impiegare persone condannate dallo Stato come manodopera, non si sa ancora, però, se i lavori vennero effettivamente iniziati e portati a termine. Nel 1488 il Senato, data l'inefficienza dello sborador, approvò la costruzione del Brenta Nova che, utilizzando il tratto iniziale dello sborador, portasse le

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CAMPONOGARA: Casa singola di ca. 110 mq disposta su un unico livello e caratterizzata dagli ampi spazi abitativi. Da riattare. Con ca. 450 mq di giardino privato. Situata su quartiere residenziale.

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Bellissima foto di gruppo a fine giornata. Grazie a tutte le/i partecipanti e grazie alla Dott.ssa Viviana Cortesi Ardizzone.
Il piacere dello stare insieme

20/12/2017

Si continua con le nostre specialtà dedicate alle Festività!
Ve la facciamo semplice... che cenone sarebbe senza polpettone? ;)
Scegli la qualità, passa a trovarci nella nostra macelleria a Dolo in via Cantiere 33!

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13/12/2017

Per cominciare in bellezza il tuo pranzo o cenone delle Feste, scegli la qualità dei nostri buonissimi affettati!
Successo assicutato ;)

Indirizzo

Via B. Cairoli
Dolo
30031

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