Centro Famiglia Dueville

Centro Famiglia Dueville Il nuovo punto di riferimento per le famiglie del Comune di Dueville. Attività specifiche ed incont

Esposizione solare: essenziale sapere come gestirla, soprattutto nei primissimi anni di età! 👉🏻👉🏼👉🏾👉🏿 Approfittiamo dell...
19/06/2023

Esposizione solare: essenziale sapere come gestirla, soprattutto nei primissimi anni di età!
👉🏻👉🏼👉🏾👉🏿 Approfittiamo della diretta per capirne un po' di più, preve**re è meglio che curare!

📣 𝐋𝐨 𝐒𝐩𝐞𝐜𝐢𝐚𝐥𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐨𝐧𝐝𝐞
Nuovo appuntamento in diretta Facebook in cui i nostri specialisti risponderanno alle vostre domande!
Con l'arrivo dell'estate parliamo di come 𝐞𝐬𝐩𝐨𝐫𝐫𝐞 𝐜𝐨𝐫𝐫𝐞𝐭𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐥𝐚 𝐩𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐚𝐥 𝐬𝐨𝐥𝐞!
💻 22 giugno alle ore 12.00
👨‍⚕️ Dr. Luigi Naldi, Direttore Dermatologia Vicenza
❗️ Mandaci un messaggio privato con le tue domande! 📨
Lo Specialista risponderà live solo ai quesiti arrivati prima della diretta!

19/06/2023

Seconda giornata di aggiornamento a Roma.

Bambini ed esposizione a schermi (tv, smartphone, tablet, pc)…

Vi è una chiara associazione tra il tempo di esposizione e l’insorgere di problematiche psicosociali per il bambino: disturbi del sonno, deficit psico-somatici, deficit cognitivi.

Sotto i due anni l’esposizione agli schermi dovrebbe essere evitata.

Facile a dirlo da Pediatra, difficile a farlo da Padre.

Da domani - al mio rientro a casa - il cellulare sarà riposto all’ingresso. E chiederò questa cosa anche a mia moglie, ai nonni e a tutti quelli che si prendono cura della mia bimba.

Spero di riuscirci! I bambini sono ottimi imitatori e fanno quello che vedono fare!

Per i primi anni di vita dei vostri bimbi, gioco e interazione personale sono le uniche forme di intrattenimento consigliate!!!

19/06/2023

Agnellini fuori… terremoti in casa.

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“…Il mio bambino di tre anni fuori casa è molto riservato e si trattiene. Ma quando torna a casa diventa una iena!

Urla, piange, lancia i giocattoli, tira pugni, testate poi vuole ve**re in braccio ma prima di calmarsi e tornare il mio cuccioletto dà ancora delle sberle …”

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Quando si vive una frustrazione, il cervello reagisce con una scarica di adrenalina e cortisolo che servono a pompare energia per superare l’ostacolo.

E’ una cosa sana!

L’energia che attiva muscoli, pressione, frequenza cardiaca, respiro ecc… però è mossa da emozioni forti che, se non controllate, possono esprimersi come rabbia, azioni violente, pianto ecc…

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Tutti viviamo questi meccanismi ma noi adulti abbiamo una corteccia razionale matura che ci permette di porre un freno e impedire che uno sgarbo del capo ufficio diventi un pugno in faccia con conseguente licenziamento.

Nei bambini piccoli la corteccia, cioè la parte critica del cervello, è ancora immatura e questo controllo è quindi molto più difficile se non impossibile.

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E allora il “contenitore” che può accogliere l’inondazione di mediatori liberati dall’esperienza di un ostacolo sono… la mamma e il papà!

Educazione è anche aiutare i bambini a sviluppare un controllo di questa energia liberata per incanalarla positivamente in un percorso costruttivo e non distruttivo.

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Per capire meglio:

Se mentre sto costruendo una cosa mi capita un imprevisto che fa cadere dei pezzi… Mi arrabbio, ed è normale.

La rabbia può farmi dare un calcio e rompere tutto,

ma può diventare impegno e concentrazione per mettere con più attenzione e precisione quei pezzi al loro posto.

La reazione immediata è la stessa ma l'effetto dipende dalla capacità di gestirla.

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E allora:

Come si insegna ad un bambino a controllare la reazione violenta scatenata da una frustrazione?

Con il contenimento sicuro di un genitore che non si fa coinvolgere emotivamente, ma resta fermo e non permette il cortocircuito tra emozioni fuori controllo, sue e del bambino.

Detto meglio: usando la corteccia matura del genitore per dare aiuto e contenimento alla parte emotiva del bambino che è sfuggita al controllo.

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"Troppo complicato! Spiega meglio, che dobbiamo fare?"

"Dobbiamo fare" che le emozioni fuori controllo del bambino non travolgano le nostre!

La risposta alla rabbia del bambino non sia una rabbia che la sovrasti, ma una affettuosa fermezza che dia sicurezza e possibilità di riprendere il controllo.

Non servono minacce, botte, urla, sceneggiate… Il controllo non deve ve**re dalla paura!

Nel momento della liberazione di adrenalina non servono nemmeno trattative e discorsi complessi con la pretesa di convincere il bambino su qualcosa!

In questi momenti infatti la corteccia, oltre ad essere immatura è travolta dalle emozioni negative e non può ragionare!

Lo faremo dopo, con calma.

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La cosa giusta è riuscire a restare fermi sul fare sbagliato: il NO è no e basta.

Ma contemporaneamente spostare la censura sul “brutto capriccio” che sta disturbando e aiutare il bambino a riprendere il controllo.

E allora:

- Affettuosità e dolcezza assoluta sull’essere: “Tu sei sempre bello bravo e buono!”

- Fermezza assoluta sul fare sbagliato: “NO” resta no e basta.

- … e soccorso al bambino che si trova inondato di mediatori della rabbia.

“Povero piccino questo brutto capriccio ti sta facendo piangere… cacciamolo via!”

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Conta il non verbale. La comunicazione emotiva e i riferimenti sul giusto o sbagliato sono la mamma e il papà punto.

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Quale è l’obiettivo?

Insegnare al bambino a gestire le sue emozioni.

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La reazione bambina ad una frustrazione è togliere l’ostacolo punto. Eliminare chi si para davanti.

Nel periodo dei due tre anni gli scontri sono su piccole cose e l’ostacolo viene da mamma o papà, cioè le persone più importanti e amate che esistano.

Con loro la reazione aggressiva “omicida” è molto più facile da controllare.

E allora il periodo dei due tre anni è una palestra per imparare la gestione delle regole.

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Se questo esercizio manca, i bambini vincono tutti i capricci e diventano piccoli tiranni!

Ma in contesti allargati, quando improvvisamente devono scoprire di non essere il centro del mondo e confrontarsi con le regole sociali, per loro diventa tutto più difficile.

Fuori casa infatti troveranno mille limiti alla loro onnipotenza e si ritroveranno improvvisamente incapaci di gestirli.

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Effetto finale: grande insicurezza fuori casa, incapacità di reagire in situazioni difficili e accumulo di tensione che si sfoga in casa.

Agnellini fuori, terremoti dentro casa.

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E allora coraggio!!

Mamma e papà, insieme, senza mai contradirsi davanti al bambino… iniziamo!

“Affettuosa” + “Fermezza” = Sicurezza!

“Tu sei sempre bello bravo buono l’amore della tua mamma e del tuo papà…”
“giochiamo insieme, leggiamo favole, coccoliamoci tanto…”

“Ma non si fa! Se ho detto NO è NO”.

11/06/2023

Un papà può fare una differenza enorme durante il parto,
non solo sull'esperienza emotiva della futura mamma, ma anche,
e proprio attraverso la sua emotività, sull'esperienza fisica sua
e del suo bambino.

E' tutta una questione di ormoni, dopotutto, no?

Ricordati che un bacio e una carezza con voce sussurrata hanno il
potenziale di rilasciare tantissima ossitocina, l'ormone dell'amore (che guarda caso è anche quello che presiede travaglio, parto, allattamento e bonding)

Dal nostro libro "I miei quattro trimestri"


Buone notizie per le future mamme vicentine!
11/06/2023

Buone notizie per le future mamme vicentine!

15/01/2023

𝐀𝐥𝐥𝐚𝐭𝐭𝐚𝐫𝐞 “𝐚 𝐫𝐢𝐜𝐡𝐢𝐞𝐬𝐭𝐚” 𝐞̀ 𝐮𝐧𝐚 𝐛𝐫𝐮𝐭𝐭𝐚 “𝐭𝐫𝐚𝐝𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞” 𝐝𝐞𝐥 𝐭𝐞𝐫𝐦𝐢𝐧𝐞 𝐢𝐧𝐠𝐥𝐞𝐬𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐝𝐞𝐬𝐜𝐫𝐢𝐯𝐞𝐫𝐥𝐚.

È un termine che spesso genera un’idea distorta della relazione di allattamento poiché dà l’idea di un dare e un ricevere a senso unico, di un bambino che pretende e una mamma che acconsente a donarsi al bambino senza riserve.

𝗜𝗻 𝗿𝗲𝗮𝗹𝘁𝗮̀ 𝗹𝗮 𝗿𝗲𝗹𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝗮𝗹𝗹𝗮𝘁𝘁𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗲̀ 𝗽𝗶𝘂̀ 𝘂𝗻𝗮 𝗱𝗮𝗻𝘇𝗮 𝗽𝗲𝗿 𝗱𝘂𝗲, 𝗶𝗻 𝗰𝘂𝗶 𝗺𝗮𝗺𝗺𝗮 𝗲 𝗯𝗮𝗺𝗯𝗶𝗻𝗼 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗮𝗴𝗶𝘀𝗰𝗼𝗻𝗼 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗮 𝗯𝗮𝘀𝗲 𝗱𝗲𝗶 𝘀𝗲𝗴𝗻𝗮𝗹𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝘀𝗶 𝗺𝗮𝗻𝗱𝗮𝗻𝗼 𝗿𝗲𝗰𝗶𝗽𝗿𝗼𝗰𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲.

In Inglese, infatti, viene usato il termine 𝑏𝑟𝑒𝑎𝑠𝑡𝑓𝑒𝑒𝑑𝑖𝑛𝑔 𝑜𝑛 𝑐𝑢𝑒, allattare seguendo i segnali. E i segnali del bambino sono molti e differenziati.

Non esiste solo il pianto, che è un segnale tardivo dei bisogni del bambino.
Esistono i movimenti del corpo e del viso che mostrano il desiderio di essere preso in braccio, di stare a contatto e di trovare il seno; esistono le espressioni di tensione e rilassamento, l’intensità degli sguardi, i sorrisi e i corrucciamenti, i piccoli segnali sonori che manifestano l’interesse del bambino per la mamma e la sua voglia di interagire e di iniziare un “dialogo”.

𝗡𝗼𝗻 𝗰’𝗲̀ 𝗽𝗲𝗿𝗶𝗰𝗼𝗹𝗼 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗽𝗿𝗲𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗺𝗮𝗹𝗲 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗶 𝘀𝗲𝗴𝗻𝗮𝗹𝗶: 𝗰𝗼𝗻 𝘂𝗻 𝗻𝗲𝗼𝗻𝗮𝘁𝗼 𝗹𝗮 𝗰𝗼𝘀𝗮 𝗽𝗶𝘂̀ 𝘀𝗲𝗺𝗽𝗹𝗶𝗰𝗲, 𝗮𝗹 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗼 𝘀𝗲𝗴𝗻𝗼 𝗱𝗶 𝗱𝗶𝘀𝗮𝗴𝗶𝗼 𝗼 𝗮𝗴𝗶𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲, 𝗲̀ 𝗼𝗳𝗳𝗿𝗶𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝘀𝗲𝗻𝗼.

➤ Seguendo i segnali non si può sbagliare o “imporre” una poppata, perché il bambino ottiene il latte dal seno solo se attivamente poppa.

➤ Seguendo i segnali del bambino, tutto avviene naturalmente, e se la mamma interpreta male, il bambino lo farà capire con molta chiarezza permettendole di “correggere il tiro”.

Se non è quello che vuole, la risposta non verbale è chiarissima: smetterà di poppare, volterà la testa, respingerà il seno o guarderà la mamma senza succhiare attivamente, per poi staccarsi.

Con il tempo la mamma imparerà sempre meglio a capire il suo bambino senza bisogno di regole o manuali. Le regole e gli schemi hanno il grande difetto, dal punto di vista pratico, di non essere abbastanza flessibili da seguire il rapido sviluppo del bambino.

★ I bambini crescono in fretta, cambiando molto spesso ritmo, frequenza, e quindi ci sono periodi tranquilli e altri di allattamento intensivo anche di notte, ci sono giornate sì e giornate no… tutto questo non è il segnale di un problema, fa parte del normale andamento dell’allattamento, e forzarlo dentro uno schema non fa che complicare la vita del bambino e dei suoi genitori.

🗨️
Aɴᴛᴏɴᴇʟʟᴀ Sᴀɢᴏɴᴇ, Psɪᴄᴏʟᴏɢᴀ ᴇ Iʙᴄʟᴄ
𝑡𝑟𝑎𝑡𝑡𝑜 𝑑𝑎 antonellasagone.it/2020/07/04/allattare-a-richiesta-non-solo-nutrimento/




📷 reneejasmijn.fotografie

15/01/2023
31/12/2022

Non blocchiamo le loro emozioni: aiutiamoli a viverle e a gestirle al meglio!

31/12/2022
26/12/2022


𝐀 𝐯𝐨𝐥𝐭𝐞 𝐢 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐢 𝐦𝐢𝐧𝐮𝐭𝐢 𝐢𝐧 𝐜𝐮𝐢 𝐢 𝐛𝐢𝐦𝐛𝐢 𝐯𝐞𝐧𝐠𝐨𝐧𝐨 𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐦𝐚𝐭𝐢 𝐢𝐧 𝐟𝐚𝐬𝐜𝐢𝐚 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐮𝐧 𝐩𝐨𝐜𝐡𝐢𝐧𝐨 𝐭𝐮𝐫𝐛𝐨𝐥𝐞𝐧𝐭𝐢.

👉🏻Alcuni bimbi piagnucolano o si muovono tanto, le mamme sono ai loro primi tentativi e hanno timore di non stare facendo la cosa giusta, la fascia è ancora morbida, i bimbi sentono l'esitazione dell'inesperienza e non si accucciano, stendono le gambette e diventa difficile gestire la legatura.

𝘚𝘱𝘦𝘴𝘴𝘰 𝘲𝘶𝘦𝘴𝘵𝘢 𝘴𝘪𝘵𝘶𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘴𝘪 𝘤𝘰𝘯𝘤𝘭𝘶𝘥𝘦 𝘤𝘰𝘯 "𝘯𝘰𝘯 𝘤𝘪 𝘷𝘶𝘰𝘭𝘦 𝘴𝘵𝘢𝘳𝘦" 𝘴𝘪 𝘥𝘦𝘴𝘪𝘴𝘵𝘦 𝘦 𝘴𝘪 𝘱𝘦𝘯𝘴𝘢 𝘤𝘩𝘦 𝘭𝘢 𝘧𝘢𝘴𝘤𝘪𝘢 𝘯𝘰𝘯 𝘧𝘢𝘤𝘤𝘪𝘢 𝘱𝘦𝘳 𝘲𝘶𝘦𝘭 𝘣𝘢𝘮𝘣𝘪𝘯𝘰.

Invece se si fa un bel respiro, si dondola, si procede con grande lentezza, si canticchia, si offre al bambino la possibilità di fare amicizia con il supporto senza aver fretta di terminare, si cammina quando tutto è chiuso e si lascia trascorrere qualche minuto, i bimbi si affidano, pian piano si rilassano e in 5 minuti si addormentano.

𝙲𝚘𝚜𝚊 𝚎̀ 𝚜𝚞𝚌𝚌𝚎𝚜𝚜𝚘? 𝙰𝚕𝚕𝚘𝚛𝚊 𝚕𝚊 𝚏𝚊𝚜𝚌𝚒𝚊 𝚏𝚊 𝚙𝚎𝚛 𝚗𝚘𝚒?
A volte basta uscire dall'ottica della prestazione e della valutazione, entrare in relazione, non giudicare la propria tecnica o la reazione del bambino, accogliere le emozioni che arrivano e poi il resto viene da sè.
𝗜 𝗽𝗶𝗲𝗱𝗶𝗻𝗶 𝘀𝗶 𝗿𝗶𝗹𝗮𝘀𝘀𝗮𝗻𝗼, 𝗶𝗹 𝗰𝘂𝗹𝗲𝘁𝘁𝗼 𝘀𝗰𝗲𝗻𝗱𝗲, 𝗴𝗹𝗶 𝗼𝗰𝗰𝗵𝗶 𝘀𝗶 𝗰𝗵𝗶𝘂𝗱𝗼𝗻𝗼, 𝗹𝗲 𝗺𝗮𝗺𝗺𝗲 𝘀𝗼𝗿𝗿𝗶𝗱𝗼𝗻𝗼 ♥️

Mᴀɴᴜᴇʟᴀ Tᴏᴍᴀssᴇᴛᴛɪ, Psɪᴄᴏʟᴏɢᴀ Pᴇʀɪɴᴀᴛᴀʟᴇ
𝑡𝑟𝑎𝑡𝑡𝑜 𝑑𝑎 www.facebook.com/101065898205907/posts/326645868981241

𝒫𝓊ℴ𝒾 𝓁ℯℊℊℯ𝓇ℯ 𝒶𝓃𝒸𝒽ℯ:
𝐀𝐢𝐮𝐭𝐨! 𝐈𝐥 𝐦𝐢𝐨 𝐛𝐚𝐦𝐛𝐢𝐧𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐯𝐮𝐨𝐥𝐞 𝐬𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐧 𝐟𝐚𝐬𝐜𝐢𝐚!
facebook.com/story.php?story_fbid=513317494137160&id=100063767424770

24/12/2022

❤️Tanti auguri di buon Natale a tutti voi❤️

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