24/08/2025
*di Pino Aprile
BUON COMPLEANNO MET
MEGLIO SOLI CHE RUOTE DI SCORTA
Il Movimento 24 agosto per l'Equità territoriale (Met) nacque sei anni fa, in un bosco lucano. Quando Salvini, ubriaco di mojitos e sondaggi che davano la Lega verso il 40 per cento, chiese pieni poteri ed elezioni a ottobre, dopo quasi dieci anni che mi si chiedeva di dar seguito politico all'ondata di consapevolezza meridionalistica nata da “Terroni”, diedi un appuntamento in un luogo difficile da raggiungere.
Pensavo che saremmo stati da 20 a 40. Ne giunsero 600, alcuni dall'estero. C'era di tutto, incluso una mezza dozzina di briganti in mimetica a cui dovetti spiegare che al militare mi presero “sulla carta”, ovvero abile arruolato a patto che me ne restassi a casa, perché in qualsiasi esercito sarei un vantaggio per il nemico quanto a capacità bellica.
Ognuno aveva un suo progetto, inconciliabile con gli altri. Ma tutti (volli credere) pensavamo che lo si sarebbe superato per amor di Sud. Le iscrizioni superarono abbondantemente le duemila.
Mi fu chiesto di presiedere il Movimento che creavo e accettai annunciando le mie dimissioni al primo congresso e la preghiera di “uccidere freudianamente” presto il padre, con delicatezza, per poter io finalmente rimettere la mia barca in acqua e andare al mare, continuando a scrivere di Sud.
Quello che accadde, non so se “per colpa della pandemia” o “grazie alla pandemia”, fu pesante: per il congresso si dovette attendere la possibilità di uscire dall'isolamento casalingo e riunirsi. Il dibattito ridotto alla rozzezza rivelatrice dei social fece emergere posizioni politiche di esclusione reciproca e troppe ambizioni personali.
Fui accusato di voler “consegnare il Movimento” a uno o l'altro degli schieramenti partitici (colossale sciocchezza: un Movimento meridionalista può solo essere estraneo al sistema che creò e alimenta la Questione meridionale). In una riunione del direttivo, subii un tentativo di aggressione fisica (non credevano che avrei confermato le dimissioni, per consentire al Movimento di eleggere la sua struttura dirigente).
Per un iperteso come me, quelle inaudite botte di pressione non furono un bene: per tre volte finii in terapia intensiva e interventi al cuore e al cervello (emorragia cerebrale).
Sono stati momenti brutti, ma (pur se i medici non sanno spiegarsi perché) non sono un vegetale umano, come previsto e anche l'emiparesi della parte sinistra del corpo scomparve.
Ho avuto molto tempo per riflettere e divido il percorso mio e del Movimento, in fasi:
1 – limitarmi alla divulgazione delle ragioni della Questione meridionale e della colonizzazione del Sud a vantaggio del potere economico padano, tramite lo Stato, fintamente unitario, e governi coloniali di ogni colore, grazie a partiti “nazionali” solo nel nome. Pensavo che non possano esser “di parte” i diritti costituzionali negati al Sud, e che i politici, specie meridionali, di qualsiasi orientamento, avrebbero potuto/dovuto agire per l'Equità: l'ospedale, il treno, la scuola se mancano, mancano ai figli di tutti;
2 – nasce il Met, il neo-meridionalismo diveniva sempre più tema su cui i partiti non potevano più sorvolare, ma (a parte pochi ed eroici parlamentari e amministratori del Sud, subito emarginati) il modo di agire rimaneva lo stesso: a chiacchiere per l'Equità, al voto, come comanda il Nord (dalla Conferenza Stato-Regioni e all'Associazione dei Comuni si votava per l'autonomia differenziata e si lasciava passare il furto dei fondi della perequazione orizzontale a danno dei Comuni più poveri);
3 – il periodo peggiore: il tentativo dei partiti nazionali di fare del Met una loro ruota di scorta, “coprendosi a Sud” e l'uscita (o espulsione) di quanti si erano prestati a questo; la proliferazione di nuove sigle di diversa inclinazione politica e di peso nullo o quasi, per generare confusione (incluso chi attaccava il Met dall'interno e da sinistra di Che Guevara, per poi fare un accordo elettorale con la Lega);
4 – il tentativo del Met di influire sulle scelte dei partiti nazionali, alleandosi in elezioni locali ed europee (grazie anche all'esperienza dell'allora segretario Piernicola Pedicini) e la presa d'atto che la strada era troppo erta per le risorse disponibili e forse inutile;
5 – l'attivazione, a opera del Met, della Rete dei sindaci, perché sui problemi comuni si potessero superare le differenze di partito. Giunsero risultati notevoli, per il timore delle segreterie nazionali di perdere il controllo dei dirigenti locali a Sud.
Con lavorio evidente ma non dichiarato, il rischio è stato, per ora, sventato: sindaci di centrosinistra fanno rete (ma minoritari nella rete) per i candidati dell'area e sindaci di centrodestra idem (vedi in Puglia e in Calabria). La regola che divide il Sud e lo rende perdente, è ripristinata;
6 – generosi tentativi di unificazione dei vari gruppi e movimenti del Sud si schiantano contro lo scoglio di differenze di obiettivo, di percorso, incompatibilità personali, irrinunciabili richieste di visibilità. Il risultato è la conferma della frammentazione. La speranza è che prima o poi non vada così, ma intanto va così;
7 – al momento, la conclusione (che è quella tratta dal congresso del Met) è che si debba cercare ogni modo per influire sulle scelte politiche per il Sud, ostacolando le negative (tutte, praticamente, dalle infrastrutture alle aree interne) e in questo, agire con quanti vorranno condividere le iniziative; mentre alle elezioni, la scelta prioritaria è andare da soli, salvo circostanze particolari, da valutare caso per caso.
Parrebbe un bilancio magro, ma non è vero, perché il Met, oggi, è un Movimento compatto, con una condivisione di intenti fortissima, una struttura efficiente, frutto di confronti in un congresso che ha stupito gli ospiti per livello e profondità degli interventi.
Il Met, nonostante continui tentativi di cooptarlo, svuotarlo, pur con la proliferazione di sigle che come prima cosa chiedono l'adesione del Met, per fare quanto è comodo non tanto al Sud, ma ad altri o a partiti nazional-padani, è il principale punto di riferimento del neo-meridionalismo. Una generazione di dirigenti politici si sta formando.
Il mio compito, come dissi il 24 agosto di sei anni fa, era di rendermi superfluo e scivolare via dal gruppo dirigente che doveva nascere dal “conflitto democratico”. Credo che, nonostante le mie insufficienze, la missione sia compiuta: sono nel Met, avendo rinunciato a ogni incarico, semplice iscritto e con rinuncia anche al diritto di voto, ma liberamente a sostegno di una struttura che è forte e giovane, di cui ho stima e fiducia totale ed è ben sintetizzata nella figura della segretaria nazionale, Rossella Solombrino.
Auguri Sud, buon compleanno, Met.
ISCRIVITI QUI 👇 👇 👇
https://www.movimentoequitaterritoriale.it/contatti/