La Piazza della Repubblica è posta a ridosso del centro storico di Eboli, ed un tempo veniva fruita da coloro che intendevano recarsi fuori dalle mura della città. Essa è stata intesa, quindi, sempre come uno spazio necessariamente marginale, conseguenza della impossibilità di realizzare spazi collettivi all’interno della cinta muraria. Oggi, invece, con l’espansione verso il mare, che ha introdot
to inevitabilmente una trasformazione gerarchica del tessuto urbano, la piazza risulta essere un grande slargo, avulso da qualsiasi contesto, accentrata in se stessa dal suo immenso ovale e nulla più.La leggenda vuole che Eboli sia stata fondata da E***o, figlio di Telone, Re di Capri e della bellissima Ninfa Sebedi, ma si tratta, come si diceva di leggenda. Il nome, nel corso dei secoli, ha subito molte variazioni: dalle origini all’alto Medioevo, almeno quelli conosciuti, sono stati Ebhura; Eburae; Eburum; Ebulo; Ebulum; Evoli ed in ultimo Eboli. Con certezza, invece sappiamo che molti popoli si sono avvicendati sul territorio e tra questi ricordiamo gli Osci, le tribù Sabeliche e le Sanniti, gli Etruschi ed i Greci. La Storia di Eboli è ricca di testimonianze: la prima presenza documentata risale all’epoca eneolitica (2500-1800 a.C.) testimoniata dal ritrovamento di tombe collettive, tipiche della civiltà detta “del Gaudo” , in località Madonna della Catena. Altri ritrovamenti archeologici hanno confermato la presenza sul territorio sia all’età del bronzo (XVI- IX sec. sia all’età del ferro (IX- VII sec. I corredi tombali ritrovati, testimoniano anche la colonizzazione in periodo greco ed etrusco ed il successivo periodo di riscatto della cultura italica, attorno alla fine del V secolo. Se i reperti delle necropoli non hanno lasciato segni di presenza stanziale sul territorio, questi sono però presenti a partire dal IV sec. a.C. Il più antico insediamento è stato localizzato a Montedoro, la collina che sovrasta il centro storico, con due tratti di cinta muraria costruiti l’uno in opera poligonale e l’altro in blocchi quadrangolari. Poco più a sud, in località San Cosma e Damiano, è stato riportato alla luce un quartiere artigianale costituito da tre fornaci risalenti al III secolo a.C. al quale si aggiunge nel II sec. un impianto per la fusione dei metalli, il tutto situato sulla vecchia Via Popilia. Altra importante testimonianza è il ritrovamento nel 1971 dei resti di una villa romana d’epoca imperiale. Il complesso sorse come domus patrizia ed i grandi ambienti della domus, a seguito di una crisi economica del II sec. furono suddivisi per ricavare un maggior numero di locali di dimensioni minori. Il complesso costituisce l’unica documentazione dell’abitato di Eburum. Altra grande testimonianza dell’esistenza e dell’importanza di Eburum è data dalla “stele di Eburum” (piedistallo di una statua dedicata Tito Flavio Silvano) del 183 d.C. che attesta la rilevanza che Eboli ha avuto sotto l’Impero Romano, tanto da diventare Municipium, che gli permetteva di governarsi con proprie leggi. Dopo la caduta dell’Impero Romano, Eburum fu distrutta da Alarico nel 410 d.C. e successivamente saccheggiata e devastata dai Saraceni nel IX e X sec. La città rifiorì con i Normanni, gli Angioini e gli Aragonesi i quali innalzarono strutture fortificate ed importanti edifici di culto tuttora esistenti, come il Castello e la Basilica di San Pietro alli Marmi. Il centro antico è ben racchiuso nelle sue mura e possiamo anche ora determinare le cinque porte che lo conteneva: la Porta di Santa Caterina sorgeva tra la Chiesa di Santa Maria della Pietà e la Chiesetta di San Giuseppe, era certamente la più importante e l’unica documentata anche fotograficamente, tanto che fino a qualche decennio fa, per indicare Piazza della Repubblica (quando si chiamava ancora Piazza Francesco Spirito) si usava dire: “fora ‘a port”, cioè fuori dalla porta. Vi era poi Porta Borgo, situata all’inizio di Via Borgo delimitata dal ponte (ancora visibile almeno per un lato) sul torrente Tufara; più a nord Porta Barbacani situata nei pressi di Ponte San Biagio; Porta Santa Sofia chiudeva la parte alta della città e Porta Pennino situata ad occidente dove oggi si apre Corso Garibaldi.