12/03/2021
Le dimissioni di Zingaretti hanno creato un’onda di sgomento e di incredulità in tutto il Partito Democratico e non solo. Molte sono state le prese di posizioni unitarie all’interno del partito per chiedergli di ripensare alla sua decisione ed anche la manifestazione delle Sardine, sebbene discutibile nei modi, è stato il riconoscimento che il lavoro di Zingaretti ha inciso nell’opinione pubblica. La scossa, la rabbia e lo sconcerto sono serviti però a dare la giusta spinta alla discussione e a cominciare una riflessione di questi ultimi anni.
Sono stati due anni durissimi. Nel 2018 Il PD ha raggiunto il suo minimo storico, è andato all’opposizione del Governo gialloverde, rischiando la marginalità nel panorama politico, si è caricato poi la responsabilità di formare il Governo Conte bis, ha subito una scissione che lo ha fatto diventare la quarta forza parlamentare, ha contribuito responsabilmente alla formazione del Governo Draghi. Siamo diventati il primo partito e, soprattutto, siamo usciti dall’isolamento politico, a partire dalle Europee del 2019, il PD è tornato centrale, è tornato a vincere nei Comuni e Regioni.
Adesso il Partito Democratico deve affrontare le questioni che il gesto, doloroso e generoso di Zingaretti, ha messo sul piatto della discussione: essere un partito di donne e uomini dentro ad una stagione nuova.
L’esperienza di Piazza Grande non si è conclusa, il progetto non si è esaurito, non è un’eredità quella che dobbiamo raccogliere.
E’ il testimone per andare avanti.
Abbiamo la responsabilità di mettere in atto la rigenerazione del Partito Democratico, dobbiamo prima di tutto cambiare il PD, la forma partito, l’organizzazione sui territori, rimettere al centro le regole. Dobbiamo curare le relazioni, tornare ad essere un luogo accogliente per i giovani, per le donne, per i tantissimi volontari delle associazioni, del mondo della cultura e dello sport. Abbiamo la necessità di abbattere steccati, di far vivere il partito in ogni suo luogo e in tutte le sue forme.
Abbiamo la responsabilità di dar senso al campo largo della sinistra, partendo dall’arco di alleanze consolidate con il Movimento 5 stelle e Leu.
Facciamo di queste responsabilità delle opportunità. Ognuno, militante, dirigente, elettore, donna e uomo di sinistra, deve sentire su di sè un pezzetto di questa sfida, perché le soluzioni non verranno dall’alto, ma dal basso.
Serve un segretario per evitare mesi di discussione intorno al nostro ombellico. Un segretario solido e riconosciuto, che abbia tra gli obiettivi quello di ridefinire il PD, al di là delle correnti, che prepari un congresso tematico, come era già nelle intenzioni di Zingaretti, premessa affinché le primarie non siano ancora una conta interna. Al PD non serve un leader che risolva i problemi, il leaderismo non è nel nostro DNA. Serve un progetto, una visione politica. Non è da ora che cerchiamo la nostra identità, ma adesso ne va della nostra sopravvivenza, insieme a quella della sinistra di questo paese.
Crediamo che la candidatura di Enrico Letta sia quella giusta in questo passaggio. Le parole che ha espresso sono quelle che ci rappresentano: amore, passione, verità. “Io ci sono” vuol dire essere aperti, progressisti, riformisti, di sinistra. “Io ci sono” ha in sé l’alto valore della politica, che è il servizio, che è quello che dobbiamo ricostruire se vogliamo dare speranza e futuro alle nuove generazioni.
Allora…NOI CI SIAMO.
Piazza Grande Empolese Valdelsa