20/05/2018
"Con riferimento alle regioni del Sud si è deciso, contrariamente al passato, di non individuare specifiche misure con il marchio 'Mezzogiorno' nella consapevolezza che tutte le scelte politiche previste dal presente contratto sono orientate dalla convinzione verso uno sviluppo economico omogeneo per il Paese, pur tenendo conto delle differenti esigenze territoriali con l'obiettivo di colmare il gap tra Nord e Sud".
Queste le 7 righe, alla 48esima pagina, al 25esimo punto del programma, dedicate al Sud, da parte del prossimo governo Lega e Movimento 5 Stelle. Non una parola nel merito, neanche un riferimento alle varie specificità del sud, nessuna idea su come rilanciare il turismo, l'agroalimentare, realizzare le infrastrutture necessarie, riorganizzare il settore pubblico, sostenere gli amministratori locali e sconfiggere la criminalità organizzata.
Non una parola sugli strumenti e le politiche da adottare. Su come superare gli effetti distorsivi della globalizzazione, porre un freno alla fuga del capitale umano, incentivare le iniziative private. Solo un passaggio retorico, vuoto, messo lì tanto per dire, sette righe che offendono milioni di cittadini che pur hanno tributato un plebiscito al movimento 5 stelle alle scorse elezioni. Un colpo di spugna che cancella l’impegno dei governi di centro sinistra degli ultimi anni che avevano posto in modo serio e puntuale i problemi del mezzogiorno nella loro agenda. Forse in maniera non pienamente sufficiente o esaurientemente incisiva, ma l'avevano fatto. Decontribuzione, credito d'imposta, reddito d'inclusione, strumenti importanti come le Zes e “resto al sud”. Passi in avanti che oggi corrono il rischio di divenire vani. Manca nel programma di governo della Lega e del M5S l'analisi e la conoscenza delle questioni e dei problemi strutturali del mezzogiorno. Manca un’analisi e un piano di valorizzazione delle straordinarie potenzialità del meridione. Eppure l'intero Paese cresce solo se cresce il mezzogiorno perché centrale nel mediterraneo e perché ricco di risorse, materiali ed immateriali, per lo sviluppo dell’intero paese. Di fronte ad un contratto che non tiene conto di tutto ciò ci batteremo, come sempre abbiamo fatto, affinché questa periferia possa ritornare al centro dell’azione di governo. E pretenderemo la serietà e l’attenzione necessarie per affrontare la questione.
Il divario tra Nord e Sud del Paese permane ed è ancora forte, essendo uno dei più consistenti dell’Occidente. Per questo rifiutare di attuare politiche specifiche per il mezzogiorno, mirate a superare l’attuale squilibrio è sintomo di una visione politica miope oltre che dannosa.
La questione meridionale è questione nazionale e come tale deve essere affrontata all’interno di un disegno globale di sviluppo che prenda atto della forte interdipendenza tra il sud e il nord del nostro Paese.
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