09/05/2024
Il 9 maggio 1978 l’Italia venne scossa da due avvenimenti improvvisi: l’uccisione di Peppino Impastato a Cinisi per mano della mafia e il ritrovamento del corpo di Aldo Moro, presidente della Democrazia Cristiana, in via Caetani a Roma dalle Brigate Rosse. Due simboli di un’Italia che cercava di lottare contro due mali, la mafia e il terrorismo.
Peppino Impastato fu assassinato con una carica di tritolo posta sui binari della ferrovia per ordine del boss Gaetano Badalamenti. Peppino nacque in una famiglia mafiosa, ma fin da giovanissimo prese le distanze da quegli ambienti, provando a combattere il potere delle cosche, il clima di omertà e l’impunità che lo circondava; per questo motivo fu cacciato di casa dal padre.
Il suo omicidio avvenne qualche giorno prima delle elezioni cui era candidato al Consiglio comunale di Cinisi. Pochi giorni dopo gli elettori votarono comunque il suo nome, riuscendo ad eleggerlo simbolicamente. Un anno dopo, il 9 maggio 1979, i cittadini di Cinisi organizzarono la prima manifestazione nazionale d’Italia contro la mafia.
Dopo la morte del marito e l’uccisione del figlio, Felicia aprì la sua casa a quanti volevano conoscere Peppino: «Perché mi piace parlarci, perché la cosa di mio figlio si allarga, capiscono che cosa significa la mafia. E ne vengono, e con tanto piacere per quelli che vengono! Loro si immaginano: “Questa è siciliana e tiene la bocca chiusa”. Invece no. Io devo difendere mio figlio, politicamente, lo devo difendere. Mio figlio non era un terrorista. Lottava per cose giuste e precise». Ai giovani che le chiedevano cosa potessero fare per lottare contro la mafia, Felicia rispondeva: «Tenete la testa alta e la schiena dritta» e, lei che aveva frequentato soltanto le elementari, aggiungeva: «Studiate, perché studiando si apre la testa e si capisce quello che è giusto e quello che non è giusto».
Il giorno del suo funerale l’hanno ricordata con un manifesto in cui lei, con il suo sorriso, apre la porta-finestra della sua casa, “Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato”. Cento passi più in là, la casa del boss che ha ordinato l’assassinio del figlio accoglie l’“Associazione Culturale Peppino Impastato”, che ha costruito una biblioteca e un’emeroteca e promuove iniziative culturali e pubblicazioni. Dal 2014 sono cominciate le trasmissioni di “Radio Cento Passi”, ispirate all’esperienza di Peppino a “Radio Aut”.
Per questo la nostra biblioteca è intitolata a Peppino: perché è una porta aperta, una seconda casa per le persone attente ai valori della cultura, dell’aggregazione, del volontariato, della tolleranza, della solidarietà e soprattutto “creativi”, allegri e sorridenti 😊