17/06/2026
Sui Monti Dauni, nell'angolo più a ovest della Puglia, in provincia di Foggia, ci sono due paesi piccolissimi: Faeto e Celle di San Vito. Sembrano due borghi come tanti. Ma basta fermarsi ad ascoltare la gente per accorgersi che qui succede qualcosa di unico.
Al mercato, davanti casa, tra vicini, gli abitanti parlano ancora il francoprovenzale. Non è una rievocazione, non è un esperimento: è la lingua di tutti i giorni. Una lingua romanza, parente stretta del francese e del provenzale, che arrivò su questi monti quasi 800 anni fa e non se n'è più andata.
A portarla furono i soldati di Carlo I d'Angiò, nella seconda metà del Duecento, stanziati qui dopo l'assedio di Lucera. Da allora quella parlata è passata di bocca in bocca, di padre in figlio, sopravvivendo a otto secoli di storia. Oggi Faeto e Celle di San Vito sono l'unica isola francoprovenzale di tutta l'Italia meridionale.
È un tesoro fragile. L'UNESCO ha inserito il francoprovenzale tra le lingue a rischio di estinzione: a parlarlo sono rimasti in pochi, e l'età media è alta. Per non farlo dimenticare, nel dicembre 2024 le Poste italiane gli hanno dedicato un francobollo.
Un frammento di Medioevo, ancora vivo, tra le montagne della Puglia.