05/06/2026
Tolstoj, nel Libro di lettura, ha scritto due racconti, uno si intitola «Il ciliegio a grappoli», l’altro si intitola «Come camminano gli alberi».
Fanno così: Lev Nikolaevič aveva bisogno di mettere in ordine il suo giardino, e aveva visto che, sopra un sentiero, era nato un ciliegio a grappoli, e aveva ordinato di tagliarlo.
Un servo aveva cominciato a tagliarlo, poi era arrivato Tolstoj in persona e aveva detto «Quando si lavora bisogna essere allegri», e si era messo a tagliare anche lui. E l’albero aveva tremato, e d’un tratto qualcosa, da dentro l’albero, era come se avesse gridato e l’albero era caduto, pieno di fiori e di api. «Mi dispiace», aveva detto il servo. «Mi dispiace anche a me», aveva detto Tolstoj.
Dopo qualche anno, Tolstoj aveva visto che su un altro sentiero era cresciuto un ciliegio a grappoli. L’era andato a guardare, e aveva visto che era nato da uno dei rami del ciliegio a grappoli che avevano tagliato insieme al servo. Il racconto l’aveva intitolato «Come camminano gli alberi». [...]
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[...] Se, per una ragione qualsiasi, vi dovesse succedere di ricominciare a vivere, non abbiate paura degli insuccessi.
Viktor ŠKlovskij, Racconto sull’OPOJAZ, in «Formal’nyj metod. Antologija russkogo modernizma» [Il metodo formale. Antologia del modernismo russo, 2016].