19/08/2026
🌟 Niente salario minimo, ma molte tutele.
🌟 È la sorpresa italiana che emerge dal confronto con gli altri sistemi retributivi europei.
👉 Infatti, in Italia non esiste una soglia salariale fissata per legge, eppure il lavoratore dipendente può contare su un sistema di garanzie economiche che, nel confronto con gli altri Paesi Ue, si presenta più articolato e favorevole.
✍ A metterlo in evidenza è l’approfondimento della Fondazione Studi dei Consulenti del lavoro, pubblicato il 6 agosto.
👉 La ragione sta nella struttura della retribuzione («tra le più articolate e complete in Europa»): il trattamento economico, in Italia, non si ferma alla paga base, ma comprende una lunga serie di elementi diretti, indiretti e differiti, fissati dalla legge e, soprattutto, dalla contrattazione collettiva: tredicesima, altre mensilità aggiuntive, trattamento fine rapporto (Tfr), altre tutele, come quelle per malattia o maternità. Insomma il Tec, «trattamento economico complessivo», introdotto dal decreto 1° Maggio, che supera il concetto semplice di paga oraria.
⛔ Qui, tuttavia, comincia anche il paradosso italiano: avere un sistema retributivo articolato, affidato ai Ccnl, non equivale ad avere lavoratori «meglio pagati». Le virtù del modello, infatti, si fermano davanti alle debolezze tipiche: salari reali che faticano a recuperare sull’inflazione, anche per via di rinnovi contrattuali troppo lenti (l’attesa media di 18,2 mesi); produttività stagnante e un cuneo fiscale e contributivo che continua a separare, in misura molto significativa, ciò che il lavoro costa all’impresa da quel che arriva in tasca del lavoratore, come emerge dalle analisi dell’Ocse nel «Taxing Wages 2026» e della Commissione europea nel «Country Report 2026». Il vantaggio del modello, pertanto, rischia di rimanere solo sulla carta.
🗞️ Su ItaliaOggi Sette (17-8-2026)
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